Giudici 13:13 L'angelo del SIGNORE rispose a Manoà: «Si astenga la donna da tutto quello che le ho detto.
Giudici 13:14 Non mangi nessun prodotto della vigna, né beva vino o bevanda alcolica, e non mangi niente d'impuro; osservi tutto quello che le ho comandato».
Giudici 13:15 Manoà disse all'angelo del SIGNORE: «Ti prego, permettici di trattenerti e di prepararti un capretto!»
Giudici 13:16 L'angelo del SIGNORE rispose a Manoà: «Anche se tu mi trattenessi non mangerei del tuo cibo; ma, se vuoi fare un olocausto, offrilo al SIGNORE». Manoà non sapeva che quello fosse l'angelo del SIGNORE.
Giudici 13:17 Poi Manoà disse all'angelo del SIGNORE: «Qual è il tuo nome, affinché, quando si saranno adempiute le tue parole, noi ti rendiamo onore?»
Giudici 13:18 L'angelo del SIGNORE gli rispose: «Perché mi chiedi il mio nome? Esso è meraviglioso».
Giudici 13:19 Manoà prese il capretto e l'oblazione e li offrì al SIGNORE su una roccia. Allora avvenne una cosa prodigiosa: Manoà e sua moglie stavano guardando,
Giudici 13:20 e mentre la fiamma saliva dall'altare al cielo, l'angelo del SIGNORE salì con la fiamma dell'altare. Manoà e sua moglie, vedendo questo, caddero con la faccia a terra.
Giudici 13:21 L'angelo del SIGNORE non apparve più né a Manoà né a sua moglie. Allora Manoà riconobbe che quello era l'angelo del SIGNORE
Giudici 13:22 e disse a sua moglie: «Noi moriremo sicuramente, perché abbiamo visto Dio».
Questo brano è inserito nel contesto dell'annuncio del concepimento e della nascita di Sansone, giudice di Israele. L'angelo del Signore non è un angelo qualsiasi bensì "L'angelo" ossia Dio stesso in una prefigurazione di Cristo (Teofania). Lo stesso Manoà alla fine lo riconosce infatti come tale. Il suo primo approccio nell'accogliere tale ospite è stato quello di invitarlo a cena. Era usanza dell'epoca infatti mostrare grande riguardo verso gli ospiti. E' interessante notare la risposta che diede il Signore: disse di non poter mangiare del suo cibo.
Per la cultura biblica, pranzare assieme significava avere comunione con i commensali, avere parte con loro in qualcosa, sia a livello familiare sia di amicizia. Per questo i farisei condannavano l'atteggiamento di Gesù che andava a pranzo con i peccatori. Secondo la mentalità veterotestamentaria significava avere a che fare con il loro peccato, contaminarsi. Non sapevano che il Suo scopo era proprio quello di caricarsi dei loro e dei nostri peccati per redimerci. Scopo unico e irrepetibile nella Storia.
Anche nel Nuovo Testamento questo pensiero a riguardo del pasto rimane.
1Corinzi 5:9 Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori;
1Corinzi 5:10 non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl'idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo;
1Corinzi 5:11 ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare.
In realtà non solo Dio non può nella Sua Santità avere parte con il peccato, non può neanche accettare il nostro cibo. Esso rappresenta le nostre opere, ciò che noi abbiamo da offrire a Lui. La verità è che non abbiamo nulla da potergli offrire.
In tutto questo però, il Signore ha trovato una soluzione in Gesù. Noi non possiamo offrirgli la cena, ma Lui può farlo con noi. Noi non possiamo contaminare Iddio con il nostro peccato, ma Lui può contaminare noi con la Sua Santità. Questa è la soluzione. In questo modo, rovesciando le parti, noi possiamo avere parte con il Signore. Non siamo più noi a offrire qualcosa però, bensì è Lui a offrirla a noi.
Matteo 26:26 Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo».
Matteo 26:27 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti,
Matteo 26:28 perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati.
Matteo 26:29 Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio».
Questo è il pane e il vino che ogni figlio di Dio è chiamato a mangiare, per avere parte al nuovo patto con il Signore. Questo è il pasto che Dio ci offre, rappresentante una nuova alleanza necessaria per potere avere comunione con noi. Nell'epoca attuale, chiunque tu sia, se hai creduto nel Signore Gesù hai avuto automaticamente parte a questa cena.
Essa però non è il fine ultimo:
Romani 8:24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora?
Romani 8:25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza.
Essa infatti è un memoriale, stabilito per rappresentare una realtà spirituale (quella della salvezza mediante il sacrificio di Cristo) finchè non arrivi il banchetto nuziale fra Gesù e la Chiesa. Questo è il pasto definitivo, la comunione perfetta che Dio ha progettato di avere con noi per l'eternità, quando Gesù tornerà a mangiare e bere con noi nel regno del Padre.
Accostiamoci dunque alla cena del Signore (alla Grazia del nuovo patto), consapevoli della grandiosità della Sua opera, manifestazione del Suo amore per noi. Ringraziamolo per questo enorme desiderio di avere comunione con noi. Ricerchiamo l'intimità che il Signore vuole avere con noi affinchè possiamo vivere delle benedizioni che Iddio ci ha accordato in Cristo nei luoghi celesti. Questo è il destino di ogni figlio di Dio. Essere figlio. Ricevere l'amore del Padre.
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venerdì 14 maggio 2010
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