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martedì 27 ottobre 2015

La completa armatura di Dio (parte VI): la spada dello Spirito, che è la parola di Dio

Lo Spirito del SIGNORE ha parlato per mio mezzo
e la sua parola è stata sulle mie labbra.
2Samuele 23:2 

1. LA SPADA



[...] e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio [...]
Efesini 6:17b


Nel sesto capitolo della lettera agli Efesini, l'apostolo Paolo esorta i credenti di questa comunità a rivestirsi della "completa armatura di Dio", prendendo l'esempio dei componenti dell'armatura romana per descrivere le realtà spirituali che ogni cristiano deve vivere nella sua vita per restare saldo contro le insidie del diavolo. Vengono descritti quindi la cintura della verità, la corazza della giustizia, i calzari dello zelo dato dal vangelo, lo scudo della fede, l'elmo della salvezza ed infine proprio la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 

Il termine greco usato per definire questa spada è machaira, un sostantivo che identifica un coltello o una spada che ha la caratteristica specifica di avere un solo taglio1. Questa parola viene utilizzata da Paolo anche in Romani 8:35 e 13:4 in relazione alla spada intesa come pericolo per i discepoli di Cristo, e alla spada come strumento di punizione da parte dei magistrati romani, contro coloro che fanno il male. I contesti paolini in cui viene utilizzata, quindi, sono quelli relativi alla persecuzione - da un lato - e al giudizio retributivo di Dio attraverso gli uomini - dall'altro. Chiaramente la situazione della lettera agli Efesini, riguarda gli strumenti che i credenti hanno a loro disposizione per combattere i principati, le potenze, i dominatori di questo mondo di tenebre e le forze spirituali della malvagità, pertanto la spada di cui Paolo sta parlando è una spada utile ed efficace in modo specifico per questo scopo. Una spada - unico componente prettamente offensivo dell'armatura - che ha autorità, che è capace di infierire con successo contro le forze spirituali della malvagità. Una spada che simboleggia lo Spirito, parola di Dio.

2. LA PAROLA DI DIO



Nel Nuovo Testamento, troviamo due termini ad indicare la "parola", ossia rhēma (utilizzato nel nostro contesto di Ef 6:17) e logos. I due termini sono sostanzialmente sinonimi, e la loro differenza sta nel fatto che logos può indicare anche una persona (era volgarmente, l'avvocato) ed ha un significato più generale (vocabolo, termine, voce, lemma, definizione, frase, espressione, etc.), mentre rhēma rappresenta solo una sfumatura di logos: il verbo o comunque una parola legata all'azione e a fatti concreti2. Laddove logos identifica la Parola di Dio nella totalità dei libri biblici, rhēma invece indica solo le singole parole, locuzioni, frasi, espressioni e sentenze scritte nella sacra Scrittura3. La spada dello Spirito quindi, in questo caso specifico, è rappresentata dalle parole di Dio, dalle particolari affermazioni o proclamazioni contenute nella Parola di Dio complessiva, ossia la Bibbia. 

La parola rhēma si trova nella lettera agli Efesini solo due volte, ed è a questo punto importante poter leggere questa sua seconda ricorrenza, presente nel quinto capitolo.

Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.
Efesini 5:25-27 
 
Da questo meraviglioso testo, comprendiamo che l'acqua della parola di Dio purifica la chiesa, lavandola da macchie e difetti per renderla santa e irreprensibile. Le parole di Dio, inoltre, sono anche una concreta arma affilata contro le potenze demoniache, un'arma che possiede l'autorità necessaria a riportare una completa vittoria in questo combattimento spirituale. Esse infatti descrivono i decreti eterni di Dio, ai quali ogni creatura e creazione devono essere sottomessi. Osserviamo dunque questo duplice aspetto del rhēma di Dio: acqua per la purificazione della chiesa (e la purificazione della Chiesa nella parola di Dio è la vittoria della Chiesa sul mondo - cfr. 1Gv 2:14) e spada per la distruzione dei dominatori di questo mondo di tenebre e la realizzazione del regno di Dio. 

Il rhēma di Dio è lo strumento che egli affida ai credenti per combattere il buon combattimento della fede e poter restare in piedi nel giorno malvagio, dopo aver compiuto tutto il proprio dovere. Ma a tempo debito, interverrà direttamente il Logos di Dio, per portare a conclusione la guerra spirituale e stabilire eternamente e pienamente il suo regno:

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola ("Logos" in originale) di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell'ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI.
Apocalisse 19:11-16 

3. LO SPIRITO E LA PAROLA DI DIO

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
2Timoteo 3:16,17 

Scrivendo a Timoteo, l'apostolo Paolo afferma che ogni Scrittura è theopneustos. Questo aggettivo greco è formato dal sostantivo theos, "Dio", e dal verbo pneō, ossia "soffiare". Ogni Scrittura quindi è soffiata da Dio, laddove questo soffio rappresenta il respiro, ma anche lo Spirito, in greco pneuma. La Scrittura dunque è "soffiata da Dio" o "prodotta per azione dello Spirito di Dio", ed è in questa circostanza più che in ogni altra (assieme all'originale atto della creazione) che si uniscono lo Spirito Santo e la parola di Dio, che in sinergia hanno portato alla luce tutti i libri biblici. Questa "ispirazione" non prevede l'annullamento della volontà, delle emozioni, dei ricordi e della personalità degli autori umani dei vari testi, ma al contrario abbraccia tutti questi componenti, illuminandoli, fecondandoli e producendo come risultato un testo scritto da uomini ma formato da Dio, in quanto parola di Dio.

Così come lo Spirito Santo ha generato l'incarnazione di Cristo (Lc 1:35), egli ha generato anche la composizione della Sacra Scrittura. La stessa ombra della potenza dell'Altissimo che ha portato al concepimento verginale in Maria, ha portato anche un "concepimento spirituale" negli autori biblici, operando sovrannaturalmente in entrambe le occasioni.   

L'unione tra Spirito e Parola però non è terminato con la redazione della Bibbia, infatti continua ancora oggi proprio per il fatto che la spada dello Spirito, è la Parola di Dio.

Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.
1Corinzi 2:12-15  

Lo Spirito che viene da Dio ci fa conoscere le cose che Dio ci ha donate. Ci fa conoscere la nostra identità di figli di Dio (Rm 8:15), la liberazione dal peccato e dalla morte (Rm 8:2), ma anche ogni altro insegnamento (1 Gv 2:27). E' lo Spirito Santo infatti che istruisce i credenti, e lo fa prima di tutto attraverso la Scrittura che egli ha ispirato, e in secondo luogo attraverso attestazioni e doni spirituali. La Bibbia contiene il messaggio di Dio per l'uomo, ma nessun uomo può comprenderlo realmente senza essere nato dall'alto ed essere illuminato dallo Spirito di Dio. Non si tratta di comprensione intellettuale, ma di esperienza e consapevolezza spirituale, qualcosa che può derivare solo ed esclusivamente dallo stesso Spirito che ha portato alla scrittura della Bibbia. Lo Spirito Santo è l'autore divino dei libri biblici e solo lui può applicare le verità scritturali nella vita delle persone, in modo che possano viverle appieno. 

4. RIVESTENDOCI DELLA COMPLETA ARMATURA DI DIO












Con questo studio si conclude il ciclo di approfondimenti relativi alla completa armatura di Dio. Abbiamo visto come ogni verità spirituale rappresentata da un componente dell'armatura sia strettamente legata alle altre, proprio perchè l'armatura è solo un simbolo dell'armonico insieme degli insegnamenti biblici che sono propri di ogni figlio di Dio. Di sei componenti, quattro sono unicamente di difesa, uno serve sia per la difesa che per l'offesa e uno soltanto ha lo scopo esclusivo di affondare nell'attacco, per conseguire la vittoria.

La spada dello Spirito, è la parola di Dio. Le parole dello Spirito lavano e purificano la Chiesa e al tempo stesso distruggono le opere e il regno di Satana, un pezzo alla volta. Le parole di Dio portano sulla terra la volontà di Dio che è fatta nel cielo, edificando la Sposa di Cristo e il Regno stesso del Signore. Questa è l'eccellente arma di ogni cristiano contro le potenze delle tenebre: la luce della parola creatrice di Dio. Una luce che costruisce un Regno pieno di amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Gal 5:22). Nel giorno malvagio, dopo aver compiuto tutto il nostro dovere, potremo restare in piedi grazie alla verità, la giustizia, lo zelo, la fede, la salvezza e lo Spirito, che Dio ci ha donato. Con queste realtà dentro e attorno a noi, i cieli infuocati si dissolveranno, ma noi potremo restare saldi nella sua promessa, e vedere la creazione di nuovi cieli e una nuova terra, nei quali abiti finalmente la giustizia.

Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. 
2Pietro 3:11-13


Note

[1] http://www.treccani.it/enciclopedia/machaira/ 
[2] http://www.puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Logos_rhema_ideolog_R34.htm
[3] Id. Ibid.

domenica 21 dicembre 2014

Il campo di attività


"Nel principio Dio creò i cieli e la terra"
Genesi 1:1

1.INTRODUZIONE
Il primo versetto della Genesi introduce immediatamente il concetto di tempo (nel principio) e di spazio spirituale e fisico (i cieli e la terra). L'esistenza del tempo e dello spazio rimarrà una costante non solo per tutta la Scrittura ma anche per tutta la storia del nostro universo e dell'intera umanità. Ogni riflessione, ogni racconto, ogni pensiero non può in alcun caso prescindere da un contesto storico e geografico, perché esso riveste il ruolo di custode delle circostanze che hanno dato alla nascita un determinato evento, offrendone la più corretta chiave di lettura. I migliori libri di storia presentano la vita dei grandi personaggi del passato motivando le loro azioni, spesso poco comprensibili al giorno d'oggi, con la frase "essendo figlio del suo tempo". Il luogo e la cultura in cui viviamo ci influenzano molto più di quanto possiamo immaginare. 
Nel 1942, lo scrittore cristiano Clive Staples Lewis pubblicò un libro epistolare nel quale immaginava una serie di lettere scritte dall'anziano demone Berlicche al suo giovane nipote Malacoda, con l'intento di istruirlo alla tentazione e alla dannazione del giovane essere umano a lui assegnato. Lo scopo di questo libro, intitolato "le lettere di Berlicche", era evidentemente quello di comprendere per antitesi chi è il vero cristiano e quali sono i maggiori pericoli nei quali può incorrere. Nell'ottava lettera del libro, troviamo queste parole:
Gli esseri umani sono anfibi - mezzo spirito e mezzo animale. (La risoluzione del Nemico di produrre un ibrido talmente ributtante fu una delle cose che decisero Nostro Padre a ritirargli il suo appoggio). Come spiriti essi appartengono al mondo dell'eternità, ma come animali sono abitatori del tempo. Ciò significa che, mentre il loro spirito può essere diretto verso un oggetto eterno, il loro corpo, le passioni e l'immaginazione sono in continuo divenire, poiché essere nel tempo significa mutare.
Questa semplice ma efficace immagine, raffigura l'esatta condizione dell'essere umano. Tanto che il libro dell'ecclesiaste afferma:

Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta.  
Ecclesiaste 3:11 

L'uomo è immerso nello scorrere del tempo, e per questo motivo non può comprendere appieno l'opera che Dio ha fatta, ma possiede comunque il pensiero dell'eternità ed il desiderio di una vita eterna. Queste considerazioni sono di fondamentale importanza per comprendere la cornice di ogni racconto biblico e persino di ogni aspetto dottrinale. Riconoscere e discernere il contesto culturale della Scrittura dalla fiamma eterna della Parola di Dio è il definitivo banco di prova di ogni ministro del Signore e, in ultima analisi, di ogni credente. Nel panorama biblico, la realtà dello scorrere del tempo viene mostrata dalla fedeltà di Dio per tutte le generazioni. Nel libro di Isaia leggiamo queste parole:

Chi ha operato, chi ha fatto questo?
Colui che fin dal principio ha chiamato le generazioni alla vita.
Io, il SIGNORE, sono il primo; io sarò con gli ultimi.
Isaia 41:4 

Il Signore stesso proclama la sua assoluta sovranità e la sua presenza per tutta la storia dell'uomo, dal primo all'ultimo. Di uguale importanza però, nella Bibbia ritroviamo anche la coordinata spaziale, oggetto specifico di questo studio. Come vedremo a breve, appena l'uomo viene creato, è deposto in un particolare ed importante luogo fisico; e ogni qualvolta il Signore entra nella storia per rivelare i suoi disegni, questi comprendono sempre uno specifico territorio per uno specifico tempo. Se è vero che i piani di Dio per l'umanità sono enormi come gli oceani, è sicuramente vero anche il fatto ch'egli desideri che ognuno di noi, come singole gocce, si ritrovi nel posto giusto al momento giusto. La perfezione di Dio infatti, è ben manifesta proprio nei dettagli.

2.EDEN
Dio il SIGNORE prese dunque l'uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. 
Genesi 2:15 

Nella narrazione del secondo capitolo di Genesi, immediatamente dopo aver creato l'uomo (v.7), il Signore pianta un giardino in Eden e vi pone l'uomo che aveva appena formato. E' un giardino speciale, pieno di ogni albero gradevole alla vista e buono per il nutrimento, tra i quali due alberi molto particolari: quello della vita e quello della conoscenza del bene e del male (v.9). In ebraico, "Eden" significa "delizia", "piacere", caratteristiche che ben si evidenziano nel primo territorio abitato dall'uomo. In questo contesto, Adamo riceve l'incarico di servire Dio lavorando e custodendo il giardino. Questo è un compito materiale, che rivela l'originaria intenzione del Signore di fare dell'uomo un suo amministratore; ma anche spirituale, in quanto l'uomo è chiamato a sovrintendere anche a due preziose realtà spirituali: la realtà della conoscenza del male e la realtà della vita eterna. Tutti conosciamo il fallimento di questo progetto e la relativa espulsione di Adamo ed Eva dal giardino delle delizie. Forse però non abbiamo riflettuto a lungo sul lavoro di giardiniere in sé e per sé. Nell'Antico Testamento, il giardino simboleggia il corpo dell'amata o dell'amato. Il Cantico dei Cantici infatti descrive la verginità della protagonista presentandola come "un giardino serrato" (4:12). Molto probabilmente, l'autore del vangelo di Giovanni riprende questa stessa interpretazione nel capitolo XX, quando Maria Maddalena scambia Cristo risorto per il custode del giardino. In questa occasione Gesù non si fa toccare né trattenere, venendo ritratto come l'amato del Cantico, che vuole dare tempo all'amore di trovarlo. Ebbene, il primo Adamo era senz'altro il soggetto principale dell'amore di Dio, l'amato di Dio, e riceve da Lui il compito di sorvegliare il giardino delle delizie: un luogo fisico che simboleggia e delimita la speciale comunione che egli aveva con il Creatore. Adamo doveva custodire questa creazione di Dio, ma anche ubbidire al Signore e rispettare la Sua volontà evitando di mangiare dall'albero del bene e del male. Il vero compito di Adamo dunque era quello di custodire il suo rapporto con Dio, custodire la fiducia che il Signore aveva riposto in lui. A causa del suo tradimento invece, è dovuto essere allontanato ed è stata necessaria l'incarnazione di Cristo come secondo Adamo (1 Co 15:45), per riconciliare l'umanità a Lui e restaurare il rapporto originale.

Il giardino di Eden perciò è stato il primo luogo geografico abitato e custodito dall'uomo, simbolo del prezioso rapporto tra quest'ultimo ed il Signore. Adamo è stato posto in questo specifico territorio per il suo pieno benessere spirituale, psicologico e fisico, secondo il motivo originario per cui è stato creato. Adamo come custode del giardino è senza ombra di dubbio un'immagine dell'uomo amato da Dio, chiamato a rispettare e custodire questo stesso amore.

3.SICHEM
Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va' via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va' nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».
Genesi 12:1-3 

Dopo il tentativo da parte degli uomini di riunirsi nel paese di Scinear per costruire una torre che arrivasse al cielo ed acquistare fama, il Signore interviene confondendo il loro linguaggio e disperdendo le persone indistintamente su tutta la faccia della terra. Da questo avvenimento passano diverse generazioni prima di trovare a Ur dei Caldei un nuovo protagonista del racconto biblico, di nome Abramo. La città di Ur secondo il libro apocrifo dei Giubilei (11:3) è stata costruita da Ur figlio di Kesed, discendente di Arpacsad e di Sem. Questa informazione non trova conferma né smentita nel libro di Genesi che semplicemente omette il particolare soffermandosi unicamente sulla linea dinastica specifica che da Sem arriva a Tera e ad Abramo. Dopo la morte di Aran, fratello di Abramo, il padre Tera si trasferisce con la famiglia di Abramo e con il nipote Lot nel paese di Caran; città conosciuta al giorno d'oggi con il nome di Harran, in Turchia, e distante indicativamente 400 km in linea d'aria da Ur. 

In questo contesto, il Signore chiama Abramo a lasciare la casa di suo padre e il paese nel quale stava vivendo, per andare verso un paese nuovo e sconosciuto. Insieme a questa richiesta, c'è la promessa di una benedizione speciale sulla sua famiglia, di generazione in generazione. Abramo ubbidisce e si reca subito nel territorio indicato dal Signore, fermandosi nella città di Sichem, dove riceve la promessa che la sua discendenza avrebbe abitato quel posto. Per questo motivo, qui egli erige un altare (Gen 12:6,7). 

Questo momento della vita di Abramo viene spesso sottovalutato, trovando negli eventi successivi (il viaggio in Egitto, la divisione con Lot, la vittoria dei re, la benedizione di Melchisedec, e soprattutto la nascita di Ismaele e Isacco) spunti più interessanti per una riflessione teologica. In realtà però la promessa di Sichem riveste un'importanza fondamentale. Essa infatti viene adempiuta centinaia di anni più tardi ai tempi di Giosuè (cfr Gs 24), quando proprio in questa località il popolo di Israele prometterà di servire ed ubbidire il Signore:

Il popolo rispose a Giosuè: «Il SIGNORE, il nostro Dio, è quello che serviremo, e alla sua voce ubbidiremo!» Così Giosuè stabilì in quel giorno un patto con il popolo, e gli diede delle leggi e delle prescrizioni a Sichem. Poi Giosuè scrisse queste cose nel libro della legge di Dio; prese una gran pietra e la rizzò sotto la quercia che era presso il luogo consacrato al SIGNORE. E Giosuè disse a tutto il popolo: «Ecco, questa pietra sarà una testimonianza contro di noi; perché essa ha udito tutte le parole che il SIGNORE ci ha dette; essa servirà quindi da testimonianza contro di voi; affinché non rinneghiate il vostro Dio».
Giosuè 24:24-27 

Sichem è il primo luogo in cui Abramo è stato condotto da Dio, è il posto dove egli riceve la promessa di abitazione della sua discendenza. 
Sichem è il luogo dove il popolo di Israele (discendente di Abramo) ha rinnovato il patto con il suo Dio. 

Al pari del giardino dell'Eden però, Sichem è anche il posto del tradimento di questa alleanza tra Dio e l'uomo, il luogo dove si tenne l'assemblea popolare che decise la divisione del regno di Israele ed il regno di Giuda (cfr. 2 Cronache 10:1) e dove si insediò Geroboamo, progettando e promuovendo l'apostasia e l'idolatria nazionale per mantenere il potere (cfr. 1 Re 12:25-33). Il Signore aveva promesso questo posto a tutta la discendenza di Abramo, ma a causa della sua ribellione, solo una parte alla fine ha abitato il paese, divenendo presto deportata in Assiria. Se il primo luogo abitato dall'uomo significava "delizia", questo luogo - abitato da un uomo speciale, chiamato da Dio a benedire le famiglie della terra - significa invece "spalla". Una parte del corpo dedicata al lavoro, ma che rappresenta anche la forza ed il vigore; con una possibile allusione negativa, legata appunto all'infedeltà di Israele (cfr. Nehemia 9:29 che seppur usando un altro termine ebraico, rimanda proprio a questa parte del corpo).


4.GERUSALEMME
Ancora una volta, un luogo geografico simboleggia nella Scrittura una chiamata all'intimità con il Signore, al servizio e alla vita di un patto relazionale. Ancora una volta, un territorio preciso rappresenta anche il tradimento da parte dell'uomo, e la perdita della sua identità sempre più lontana dal Creatore.

Dopo aver riflettuto sul giardino di Eden e sulla località di Sichem, diventa a questo punto fondamentale soffermarci ora sulla città di Gerusalemme. Chiunque abbia letto la Bibbia almeno una volta per intero, non può non essere rimasto stupito del fatto che questa città sia continuamente al centro dei racconti e degli avvenimenti dei vari testi, ricorrendo ben 771 volte, senza contare le volte in cui viene presentata con altri appellativi. La incontriamo per la prima volta nel libro di Genesi: 

Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era sacerdote del Dio altissimo. Egli benedisse Abramo, dicendo: «Benedetto sia Abramo dal Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra!  
Genesi 14:18,19 

Salem era appunto un vecchio nome di Gerusalemme, occupata a quel tempo dal clan amorrita dei Gebusei. Questo avvenimento avrà un profondo eco tanto nell'Antico Testamento (Salmo 110) quanto nel Nuovo (Ebrei 7). E' solo al tempo della monarchia di Israele, che il re Davide conquisterà la città, facendone la capitare del regno:

Allora il re, con la sua gente, si mosse verso Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano quel paese. Questi dissero a Davide: «Tu non entrerai qua; perché i ciechi e gli zoppi ti respingeranno!» Volevano dire: «Davide non entrerà mai». Ma Davide prese la fortezza di Sion, che è la città di Davide. Davide disse in quel giorno: «Chiunque batterà i Gebusei giungendo fino al canale e respingerà gli zoppi e i ciechi che sono gli avversari di Davide...». Da questo ha origine il detto: «Il cieco e lo zoppo non entreranno nel tempio». Davide abitò nella fortezza e la chiamò Città di Davide; e vi fece delle costruzioni intorno, cominciando da Millo verso l'interno.
2 Samuele 5:6-9


Gerusalemme sorge sull'altura di Sion, a 765 metri sul livello del mare, e per tal motivo è spesso chiamata con quest'ultimo nome. Dopo la conquista di Davide diventerà il centro politico e religioso di tutto Israele (sostituendo Silo, la precedente capitale), ospitando a partire dal regno di Salomone, il celebre ed importante Tempio. Tutto il popolo era chiamato a fare dei pellegrinaggi annuali durante la Pasqua, la Festa delle primizie e  la Festa delle capanne. Dopo la divisione tra Regno di Israele e Regno di Giuda, soltanto quest'ultimo ha tramandato la linea dinastica davidica e in buona misura la tradizione di fede in YHWH; contrapponendosi invece al Regno del Nord che ha attraversato numerosi colpi di stato, ed ha assimilato in forma maggiore le religioni dei popoli confinanti. Per la Scrittura dunque, Sion rappresenta il monte del Signore, il luogo dove vi è il Tempio Santo: l'unico posto del mondo in cui le preghiere fatte sono come se fossero espresse direttamente nel cielo. Sion è il cuore del futuro regno messianico (Salmo 2; Isaia 2), è il luogo della dimora del Signore (Salmo 9:11) da cui Egli stesso manda il suo soccorso (Salmo 20).

Dio è ben conosciuto in Giuda;
il suo nome è grande in Israele.
Il suo tabernacolo è in Salem,
e la sua dimora in Sion. 
Salmo 76:1,2

Il Tempio di Gerusalemme è stato distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C., e la popolazione di Giuda è stata deportata a Babilonia. Ma anche in questo esilio, tutti gli ebrei ortodossi continuavano a pensare a Gerusalemme:

Salmo 137:1 Là, presso i fiumi di Babilonia, 
sedevamo e piangevamo ricordandoci di Sion. 

La sua santità ed importanza spirituale è tale da formulare in questo Salmo un'auto-maledizione nel caso in cui ci si dimentichi di essa:

Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
resti la mia lingua attaccata al palato,
se io non mi ricordo di te,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.
Salmo 137:5,6 

Appare chiaro il fatto che la Bibbia presenta Gerusalemme come la città più importante del mondo. Certo, è stata la capitale del regno di Israele e successivamente di Giuda. Sicuramente è stata anche il centro delle attività religiose ebraiche, ma più di ogni altra cosa essa è il cuore del regno spirituale di Dio: tanto nell'antico Israele quanto nel futuro regno del Messia.
Non si tratta quindi di una semplice importanza politica, economica o geografica, ma piuttosto del luogo che il Signore ha scelto per dimorare e rappresentare in terra il Suo dominio e la Sua autorità. Così come il tabernacolo di Mosè è stato costruito secondo il modello spirituale (Esodo 25:9, Ebrei 8:5), anche Gerusalemme rappresenta una sua controparte celeste, come scopriamo nel libro dell'Apocalisse di Giovanni. Se le località precedenti erano importanti, comprendiamo ora che questa nuova città è invece veramente unica. Nei piani del Signore, l'uomo doveva abbandonare il giardino di Eden e distorcere la città di Sichem; ma a differenza di queste due località, la città di Gerusalemme non è mai stata abbandonata nei pensieri del Creatore, manifestando il desiderio di mantenerla come luogo di incontro con l'uomo nonostante i suoi tradimenti e la sua debolezza. Al ritorno dall'esilio, i giudei costruirono un secondo Tempio, ripristinando la vita religiosa perduta. Durante l'oppressione ellenistica venne difeso il culto a YHWH con tutte le risorse disponibili, riuscendo a riconsacrare il santuario profanato da Antioco Epifane IV. Dopo quasi due secoli da questo avvenimento, Gesù Cristo si è incarnato, nascendo a Betlemme. Come è evidente dalle narrazioni evangeliche, Gesù visse per la maggior parte della Sua vita terrena in Galilea, salendo a Gerusalemme in occasioni delle feste annuali. In particolare, il vangelo di Giovanni è scandito proprio dalle festività ebraiche, individuando almeno tre occasioni in cui il Signore si diresse nella capitale (Gv. 2:13., 5:1, 11:55). Nella terza occasione, celebrerà la Pasqua e sarà arrestato e ucciso sulla croce, prima di risorgere tre giorni dopo. 

Poi li condusse fuori fin presso Betania; e, alzate in alto le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato su nel cielo. Ed essi, adoratolo, tornarono a Gerusalemme con grande gioia; e stavano sempre nel tempio, benedicendo Dio.
Luca 24:50-53 

E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero:  «Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo».
Atti 1:10-11 


Betania è a pochi chilometri ad Est di Gerusalemme, sul monte degli Ulivi. Qui il Signore è asceso al cielo e nello stesso punto Egli ritornerà, per insediarsi definitivamente a Gerusalemme:

Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme,
la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate;
metà della città sarà deportata,
ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città.
Poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni,
come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi,
che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente,
e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente,
tanto da formare una grande valle;
metà del monte si ritirerà verso settentrione
e l'altra metà verso il meridione. 
Zaccaria 14:2-4 

Cristo ritornerà a Gerusalemme, spanderà uno spirito di supplicazione su Israele che finalmente potrà ravvedersi e riconoscerlo come Messia e Signore (Zac. 12:10). Ma anche all'inizio di questo nuovo regno, sarà ancora una volta scelta la stessa città come capitale spirituale del mondo:

«In quel giorno molte nazioni s'uniranno al SIGNORE
e diventeranno mio popolo;
io abiterò in mezzo a te
e tu conoscerai che il SIGNORE degli eserciti mi ha mandato da te.
Il SIGNORE possederà Giuda, come sua parte
nella terra santa,
e sceglierà ancora Gerusalemme.
Ogni creatura faccia silenzio in presenza del SIGNORE,
perché egli si è destato dalla sua santa dimora».

Zaccaria 2:11-13

Il SIGNORE degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte
un convito di cibi succulenti,
un convito di vini vecchi,
di cibi pieni di midollo,
di vini vecchi raffinati.
Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli
e la coperta stesa su tutte le nazioni.
Annienterà per sempre la morte;
il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso,
toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo,
perché il SIGNORE ha parlato.
Isaia 25:6-8

Dopo la Grande Tribolazione, durante il regno millenario di Cristo (Ap. 5), molte nazioni si uniranno al Signore e dovranno salire a Gerusalemme per rendergli omaggio. Nel monte Sion infatti Egli preparerà un convito per stipulare un patto di salvezza con le genti, esattamente come fece al tempo di Mosè con Israele, sul monte Sinai:

Poi Mosè e Aaronne, Nadab e Abiu e settanta degli anziani d'Israele salirono e videro il Dio d'Israele. Sotto i suoi piedi vi era come un pavimento lavorato in trasparente zaffiro, e simile, per limpidezza, al cielo stesso. Ma egli non stese la sua mano contro quegli eletti dei figli d'Israele; anzi essi videro Dio, e mangiarono e bevvero.
Esodo 24:9-11 

Successivamente, i cieli e la terra verranno distrutti per lasciare spazio ad una nuova ed eterna creazione:

E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
Apocalisse 21:2-4 

Gerusalemme viene presentata nel libro di Genesi come la città della Pace, e come abbiamo visto, è stata costituita dal Signore per ufficializzare una nuova unione con l'uomo, attraverso la morte e resurrezione di Cristo avvenute proprio in questo luogo. Sebbene al tempo presente essa sia contesa tra vari popoli e religioni, la sua identità resta legata indissolubilmente a Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo, che hanno aperto per questa dispensazione la salvezza a tutte le genti in tutto il mondo richiedendo un'adorazione in Spirito e verità (Gv. 4:23) slegata da templi e santuari; tuttavia all'inizio del futuro regno messianico il Signore richiamerà tutti i popoli della terra proprio in questo luogo, per inaugurare un tempo eterno di comunione e pace.

5.FINO ALL'ESTREMITA' DELLA TERRA
Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?» Egli rispose loro: «Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra».
Atti 1:6-8 

Facendo un passo indietro, credo sia opportuno approfondire i pensieri di Dio per questo tempo, così come sono rivelati ancora una volta nelle Scritture. Come abbiamo visto, Gerusalemme è considerata dal Signore la capitale del Suo Regno spirituale, il luogo dove tutti gli ebrei si dirigevano per rendergli culto e dove convergeranno tutti i popoli alla fine di questa età. Al presente però, viviamo nella dispensazione della Chiesa, in una "bolla temporale" il cui scopo è quello di far raggiungere la salvezza a tutti i gentili eletti, prima del ravvedimento di Israele e dell'instaurazione del regno millenario di Cristo (cfr. Romani cc. 9,10,11). 

Oggi non abbiamo la necessità di adorare Dio sul monte Sion, né in qualunque altra parte specifica del mondo, ma abbiamo solo l'indicazione di farlo secondo lo Spirito Santo ed in verità. La Chiesa è ovunque, lo Spirito è ovunque, e la missione di Dio per questo tempo è ovunque nel mondo. I versetti che abbiamo appena letto, all'inizio del libro degli Atti degli Apostoli, dichiarano proprio questo, allargando il campo di azione dei discepoli del Signore "fino all'estremità della terra". A Gerusalemme i discepoli ricevono il battesimo nello Spirito Santo e - secondo un moto centrifugo - possono adempiere a questo mandato. Essi rappresentano la Chiesa universale nella sua interezza, che attraverso la parola di Gesù e il battesimo nello Spirito, acquisisce il mandato e l'autorità su tutto il mondo, fino alle sue estremità. Se successivamente alla creazione, Dio aveva affidato ad Adamo ed Eva (Gen. 1:28) l'autorità per sottomettere la terra e tutti gli animali, in modo analogo ora - dopo la resurrezione di Cristo, il secondo Adamo e la primizia della resurrezione - Egli affida alla Chiesa il mandato di predicare e discepolare le genti di tutto il mondo, sul fondamento del potere di Cristo e con la garanzia della Sua presenza fino alla fine dell'età presente. La Chiesa universale dunque ha autorità su tutta la terra, per tutta la durata della dispensazione della Grazia, ma, come stiamo per constatare, i singoli apostoli ed i singoli credenti hanno un'incarico preciso e non vago in tutto questo, ricevendo da Dio il compito di predicare il vangelo ognuno in un territorio specifico. Questa distinzione non è politica o religiosa (in senso liturgico) ma piuttosto puramente spirituale, attingendo dalla volontà stessa di Dio rivelata di volta in volta ai singoli protagonisti. Avviciniamoci quindi a questo principio spirituale sempre all'interno della Scrittura, prima di giungere alle debite conclusioni nella nostra vita personale di credenti del XXI secolo, in attesa di ritornare tutti alla fine dei tempi - secondo un moto centripeto - proprio a Gerusalemme, luogo in cui questa epoca è iniziata.
6.CORINTO
Una notte il Signore disse in visione a Paolo: «Non temere, ma continua a parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in questa città». Ed egli rimase là un anno e sei mesi, insegnando tra di loro la Parola di Dio.
Atti 18:9-11 

Durante l'inverno che sta tra il 50 e il 51 d.C., l'apostolo Paolo è nel mezzo del suo secondo viaggio missionario. Reduce dal limitato successo della sua predicazione ad Atene, egli si dirige a Corinto. Anche in questa città riceve opposizione, ma presto si converte il capo della sinagoga ed altre persone con lui, formando il nucleo di una nuova chiesa locale appena venuta alla luce. E' in questo contesto che possiamo valorizzare i versetti appena letti. 

Il Signore parla in visione all'apostolo, confortandolo con la sicurezza della Sua presenza ed esortandolo alla predicazione, rivelandogli che aveva un popolo numeroso in quella città da raggiungere. Ricevendo questo riscontro, Paolo si ferma a Corinto per un anno e sei mesi, continuando a lavorare nel ministero per rafforzare e ingrandire la comunità. Dopo sei anni da quell'inverno però, ritroviamo la chiesa lacerata da divisioni interne, immoralità, dottrine proto-gnostiche e una profonda immaturità dei credenti. Paolo scrive due lettere per cercare di delineare una linea che salvasse la comunità, recandosi successivamente di persona a Corinto, ma le cose vanno di male in peggio e i credenti iniziano a dare ascolto a nuovi apostoli itineranti che insegnano dottrine legalistiche in contrasto con il Vangelo di Cristo. Paolo parte dalla città senza aver risolto nulla, arrivando ad Efeso e scrivendo quella che viene chiamata la "lettera severa" (2 Co 2:4). Successivamente riceve delle buone notizie da Tito, che annuncia il ravvedimento di molti credenti della comunità. Per questo motivo, e per evitare ulteriori ribellioni, l'apostolo scrive una nuova epistola, conosciuta come "seconda lettera ai Corinzi":

Poiché noi non abbiamo il coraggio di classificarci o confrontarci con certuni che si raccomandano da sé; i quali però, misurandosi secondo la loro propria misura e paragonandosi tra di loro stessi, mancano d'intelligenza. Noi, invece, non ci vanteremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi. Noi infatti non oltrepassiamo i nostri limiti, come se non fossimo giunti fino a voi; perché siamo realmente giunti fino a voi con il vangelo di Cristo. Non ci vantiamo oltre misura di fatiche altrui, ma nutriamo speranza che, crescendo la vostra fede, saremo tenuti in maggior considerazione tra di voi nei limiti del campo di attività assegnatoci, per poter evangelizzare anche i paesi che sono di là dal vostro senza vantarci, nel campo altrui, di cose già preparate. Ma chi si vanta, si vanti nel Signore. Perché non colui che si raccomanda da sé è approvato, ma colui che il Signore raccomanda.
2 Corinzi 10:12-18

I falsi apostoli che conoscevano i Corinzi si raccomandavano da sé, paragonandosi tra di loro stessi. Paolo invece non lo faceva perché non doveva dimostrare niente a nessuno, voleva solamente ubbidire alla voce del Signore: la stessa voce che anni prima gli aveva comandato di predicare e raggiungere il popolo che Egli aveva in quella città. Questa certezza gli consentiva di avere una fermezza straordinaria, confidando che sopra ogni cosa il Signore stesso si sarebbe preso cura di questo gregge. L'apostolo era perfettamente consapevole del campo di attività che aveva ricevuto da Dio. Il campo di attività rappresentato dagli stranieri incirconcisi (Gal. 2:7, 8), ma anche il campo di attività dei territori che si estendevano dalla Siria fino probabilmente alla Spagna (Rom 15:28), pur avendo alcune eccezioni in riguardo all'Asia minore e la Bitinia (Atti 16:6). L'obiettivo per Paolo era quello di assistere la chiesa di Corinto affinché potesse crescere nella fede, e poi continuare ad evangelizzare i paesi al di là del loro adempiendo alle opere già preparate dal Signore per lui (cfr. Ef. 2:10). Per questo motivo non ha senso raccomandarsi da soli: l'unica raccomandazione utile è quella del Signore, proprio in relazione ai doni e al ministero specifico affidato ad ogni singola persona. 

Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione presso di voi o da voi? La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne.
2 Corinzi 3:1-3 

La lettera di raccomandazione che deve avere ogni ministro di Dio è quella scritta con lo Spirito di Dio nei cuori delle persone attraverso il proprio servizio cristiano. Questa è la raccomandazione del Signore, la prova dell'attendibilità di un ministero che non potrà essere invalidato. 

Questo esempio evidenzia le conseguenze della grande missione che Gesù ha dato alla Chiesa universale. Essa ha autorità fino all'estremità della terra, ma nel I secolo l'apostolo Paolo ha ricevuto il mandato specifico solo per gli stranieri e per le regioni che arrivano fino alla Spagna ma, come già detto, con l'esclusione dell'Asia minore (che Paolo ha solo costeggiato nei suoi viaggi, fermandosi invece ad Efeso) e della Bitinia. Come mai? Perché nella Sua sovranità, il Signore ha voluto lavorare diversamente in queste regioni, con altre persone e altri tempi. Paolo aveva un campo di attività e il suo successo è da ricondursi alla fedeltà di lavoro entro i limiti di questo campo. Oltrepassarlo avrebbe significato anteporre il proprio vanto alla volontà di Dio, fallendo senza dubbio lo scopo per il quale era stato chiamato. Ogni cristiano lavora per le opere che sono state precedentemente preparate dal Signore per lui, ma proprio per questo motivo ogni cristiano deve crescere nella maturità e nel discernimento della propria chiamata e del proprio ministero, al fine di lavorare correttamente nel proprio campo, per la gloria di Dio. Il divieto dello Spirito Santo espresso in Atti 16:6 non è certamente un caso, ed è possibile trovare una possibile motivazione di questo strano impedimento nell'ultimo libro della Bibbia: l'Apocalisse di Giovanni. 

7.L'ASIA MINORE
Io, Giovanni, vostro fratello e vostro compagno nella tribolazione, nel regno e nella costanza in Gesù, ero nell'isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù. Fui rapito dallo Spirito nel giorno del Signore, e udii dietro a me una voce potente come il suono di una tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette chiese: a Efeso, a Smirne, a Pergamo, a Tiatiri, a Sardi, a Filadelfia e a Laodicea».
Apocalisse 1:9-11 

La tradizione cristiana associa l'Apocalisse all'apostolo Giovanni, nei suoi ultimi anni di vita. L'autore afferma di essere compagno degli altri credenti nella tribolazione, nel regno di Cristo e nella costanza di lavoro per il Signore. In esilio nell'isola di Patmos, egli vive un rapimento nello Spirito che lo porta a vedere e sentire una serie di rivelazioni destinate alle chiese di Efeso, Smirne, Pergamo, Tiatiri, Sardi, Filadelfia e Laodicea. L'attività ministeriale di Giovanni viene ricondotta soprattutto ad Efeso nella seconda metà del I secolo, ossia successivamente alla morte dell'apostolo Paolo; ed è interessante il fatto che tutte le altre città nominate sorgono nel territorio specifico e circoscritto dell'Asia minore, a poca distanza proprio da Efeso. Seguendone la disposizione sembra in effetti di riconoscere un ipotetico viaggio ministeriale dell'apostolo, residente ed operante in quella regione. La letteratura subapostolica presenta il vescovo Policarpo come discepolo dell'apostolo Giovanni: un cristiano nato, vissuto e morto a Smirne, proprio una delle sette città coinvolte dall'Apocalisse. Tutte queste testimonianze sono concordi nel presentare l'apostolo Giovanni come l'autorità apostolica indiscussa nella regione dell'Asia minore. Non appare chiaro se Giovanni si sia recato ad Efeso prima o dopo Paolo, ma in entrambe i casi non cambia la conclusione: l'impronta spirituale di questa regione viene infatti ricondotta in modo specifico all'apostolato di Giovanni. Riflettendo su questo fatto, possiamo valutare come chiave di lettura proprio il proposito di Dio per l'apostolo, per questa regione geografica e per quel tempo specifico. Non è sicuramente un caso che il Signore riveli a lui la condizione spirituale delle chiese dell'Asia e non invece della Grecia, o dell'Italia. Leggendo i primi tre capitoli, si evidenzia una nitidissima immagine della condizione spirituale di queste chiese; con i loro successi, i loro insuccessi e le sfide che devono superare per poter restare nell'approvazione di Cristo. Questi brani presentano delle novità assolute nella Scrittura ma riprendono anche degli elementi della letteratura profetica veterotestamentaria. Spesse volte infatti i profeti ricevevano degli oracoli per Israele, Giuda, e per le altre nazioni straniere; citando peccati specifici di questi popoli e castighi altrettanto specifici. In senso lato, il profetismo è l'interpretazione del presente dal punto di vista di Dio, e questi capitoli corrispondono in modo quantomai calzante a questa definizione. Dalla condizione spirituale di queste chiese, parte la proiezione degli avvenimenti futuri, ma spesso si sottovaluta il significato proprio di questo inizio. Solidificare la propria consapevolezza sul significato di questi pochi capitoli (1-3) significa infatti crescere nella comprensione del principio spirituale del "campo di attività" e del fatto che ogni crescita spirituale (personale o ministeriale) ed ogni rivelazione passa inderogabilmente da questa legge spirituale. Il Signore non affida ai Suoi ministri degli incarichi che sono al di fuori di quelli che aveva precedentemente preparato per loro, e tali incarichi riguardano un tempo ed uno spazio specifico. Partendo da questo tempo e da questo spazio, può concedere rivelazioni su eventi futuri e globali, ma anche questi casi non sono mai slegati dall'opportuno punto di partenza. Questo per un semplice motivo: l'ordine. Lo stesso Dio che ha creato il tempo, i cieli e la terra, ha anche predisposto il Suo proposito per ogni singolo luogo e momento affinché raggiungano lo scopo per ciascuno di essi. Nulla nella creazione è stato lasciato al caso, nulla nella Chiesa è stato lasciato al caso. Così come il corpo di Cristo trae sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte (Ef. 4:16), allo stesso modo la storia della creazione trae sviluppo nella misura del vigore di ogni minimo elemento. E, nella sovrana volontà di Dio, l'elemento dell'Asia minore del I secolo era stato affidato proprio al discepolo che Gesù amava, elemento che ha aperto la porta all'eccezionale rivelazione della fine di questo mondo e dell'inizio di una nuova ed eterna comunione con il Creatore. 

8.CONSIDERAZIONI FINALI
Il giardino di Eden ha rappresentato per Adamo la custodia della sua relazione con il Creatore, la città di Sichem ha manifestato la fedeltà di Dio per il Suo patto con Abramo ma anche il tradimento dell'uomo verso la propria famiglia ed il Signore stesso; la città di Salem-Gerusalemme è invece immagine della pace che Dio ha voluto ripristinare con l'umanità attraverso il sacrificio di Cristo. Da Gerusalemme è partita la missione della Chiesa universale ed a Gerusalemme essa sarà richiamata al momento del ritorno del Signore. In questo specifico periodo di tempo, Gesù ha affidato alla Chiesa il compito di fare discepoli "fino all'estremità della terra", ma questo grande incarico è diviso tra tutti i credenti di tutte le epoche. Ciascuno di essi infatti riceva da Lui un incarico legato alle opere personali precedentemente preparate, riferite ad un tempo ed una regione geografica specifica. Come nell'Antico Testamento il profeta Isaia ministrava a Gerusalemme e Michea, suo contemporaneo, nelle campagne rurali del Sud di Giuda; allo stesso modo nel Nuovo Testamento l'apostolo Paolo edificava chiese in tutta la Grecia e l'apostolo Giovanni sovrintendeva la regione dell'Asia minore. 

In tutto questo, non ci sono evidenze bibliche che portino a pensare che nel XXI secolo non sia più così, anzi, la trasversalità di questa legge spirituale attraverso i vari momenti della storia non fa altro che convalidarne la durata fino al ritorno di Cristo. Ogni cristiano - anche al giorno d'oggi - ha dunque dal Signore una chiamata unica e personale, legata al proprio tempo e al proprio luogo di vita (il proprio posto di scuola, di lavoro, di attività quotidiana) oppure per alcuni ad un'altra regione geografica raggiunta nell'ubbidienza missionaria. La consapevolezza della propria identità nel Signore porta inevitabilmente alla consapevolezza della propria chiamata specifica, in modo che ogni singolo figlio di Dio possa dare il proprio contributo per lo sviluppo della Chiesa locale ed universale, secondo il proposito eterno di Dio e per la Sua stessa gloria.

mercoledì 29 febbraio 2012

Ermeneutica biblica

Che cosa significa “ermeneutica”?

La parola “ermeneutica”, derivante dal greco antico significa letteralmente “l'arte di interpretare”. Rappresenta quindi la metodologia di interpretazione di un testo. E' un concetto nato in ambito religioso proprio per spiegare la Sacra Scrittura.
Con il passare del tempo però, questa accezione si è definita meglio come “ermeneutica biblica”, in quanto il termine semplice ha preso un senso comune più generale: la spiegazione di qualsiasi testo di difficile comprensione. Oggi infatti si parla anche – per esempio - di ermeneutica giuridica ed ermeneutica artistica.
L'ermeneutica biblica si avvale dell'opera di esegesi biblica e di critica testuale per raggiungere gli obiettivi di chiarimento e spiegazione. La prima è lo studio e l'investigazione relativa al contesto in cui è stato scritto un testo. Da chi è stato scritto e per quale destinatario. Si interessa anche del testo stesso, analizzando il significato delle parole e il modo in cui sono state usate.
La seconda invece è la scienza che cerca di ravvicinare il più possibile un testo alla sua forma originaria, ossia quella voluta dall'autore. Coinvolge una ricognizione della tradizione dell'epoca dello scritto; l'incrocio con commenti, citazioni, imitazioni e traduzioni presenti in altre opere e la definizione dei vari stati di modifica del testo avvenuta durante la trasmissione.

Alcune leggi relative all'interpretazione biblica

Per una corretta interpretazione biblica, si devono seguire alcune regole fondamentali, per evitare di giungere a conclusioni sbagliate.

E' fondamentale, per esempio, approfondire gli usi e costumi del tempo a cui si riferisce il brano. Studiare i luoghi descritti, la dinamica degli eventi narrati e l'obiettivo stesso del testo. In poche parole, interpretare in modo accurato.

Rut 4:7 C'era in Israele quest'antica usanza, per render valido un contratto di riscatto o di cessione di proprietà: uno si toglieva la scarpa e la dava all'altro; era il modo di testimoniare in Israele.

Possiamo vedere come in questo caso il brano ci venga in aiuto spiegando da solo un passaggio che altrimenti sarebbe oscuro e persino bizzarro. Molte volte però non è così, in quanto lo scrittore dà per scontato che chi legge sia vicino alla sua cultura. L'evangelista Matteo per esempio, destinando il suo Vangelo principalmente agli Ebrei, dà per scontato che molte pratiche nominate si conoscano per esperienza quotidiana. Per questo motivo non scende in nessuna spiegazione o descrizione, che invece concedono altri autori biblici con differenti destinatari. Ne consegue l'enorme importanza di questo approfondimento per comprendere il significato stesso dello scritto.

Un altro parametro da tenere sempre in considerazione, è lo studio del contesto.
Prendere versetti biblici ed estrapolarli dal loro contesto per scopi devozionali, può facilmente condurre a delle conclusioni estranee al messaggio biblico originale.

Osea 4:6a Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza.

Molte volte ho sentito parlare di questa frase per esempio, trasmettendo il messaggio che se non si frequenta la scuola biblica della comunità, si incorrerà sicuramente nell'aridità spirituale.
Ora: sicuramente l'insegnamento biblico è di enorme importanza per la chiesa. Ma in questo brano non si parla di questo e non si parla neanche di semplice ignoranza o mancanza di voglia di studiare la Bibbia.

Osea 4:6 Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza.
Poiché tu hai rifiutato la conoscenza,
anch'io rifiuterò di averti come mio sacerdote;
poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio,
anch'io dimenticherò i tuoi figli.


Leggendo il versetto per intero infatti, apprendiamo che la profezia è rivolta a Israele, che ha mostrato la propria mancanza di conoscenza rifiutando e dimenticando la legge e la parola di Dio.
La ribellione del popolo scelto da Dio, e il suo rifiuto a pentirsi della propria idolatria e ingiustizia sociale. Mancanza di conoscenza non come mancanza di informazione quindi, ma piuttosto come aperta disubbedienza.
Un destinatario e un messaggio molto diverso.

Bisogna inoltre leggere le Scritture distinguendo cosa è letterale e cosa è allegorico.
Sebbene la “scuola simbolica”si accosta alla narrazione superficiale di qualsiasi brano dell'Antico Testamento per scoprirvi un significato “spiritualizzato” e nascosto, questo modo di interpretazione è stato respinto dai riformatori protestanti perchè pregiudicherebbe la forza e l'impatto del testo. Nonostante questo però, i riformatori stessi riconoscono che un'interpretazione simbolica sia legittima in determinati contesti come per esempio il libro dell'Apocalisse.
Un altro esempio riguarda le parabole di Gesù. Ci sono situazioni in cui è indicato chiaramente che il messaggio è morale oppure allegorico, e non letterale. Situazioni da studiare e tenere in considerazione se non si vuole stravolgere il senso del testo.

Che cosa significa “contesto”?

Il contesto è l'insieme di elementi di un testo, presenti o sottintesi, messi in correlazione fra loro.
Rappresenta quindi l'intero brano che parla di un determinato argomento, il discorso completo.
Possiamo immaginare un'intervista televisiva basata su alcune domande e risposte che seguono un filo logico. La diretta integrale comprende il contesto delle risposte date. Operando un montaggio atto a isolare delle frasi pronunciate dall'intervistato, invece, vediamo una mancanza del contesto stesso che porta a una comprensione parziale se non addirittura completamente errata.
Sebbene sia meglio analizzare un determinato brano biblico studiando l'intero libro che lo contiene, a volte il suo contesto riguarda semplicemente un testo precedente e/o successivo molto più breve, che parla dello stesso argomento.

1Corinzi 7:1 Or quanto alle cose di cui mi avete scritto, è bene per l'uomo non toccar donna.

Per esempio, il contesto di questo versetto si può considerare l'intero capitolo settimo della lettera, che spiega in modo esaustivo quello che l'Apostolo Paolo voleva dire alla comunità di Corinto circa l'argomento del matrimonio. E' meglio però approfondire l'intera lettera, in modo da avere un chiaro quadro d'insieme.

Alcune figure di linguaggio presenti nella Bibbia.

La Bibbia è una collezione di libri differenti fra di loro per genere, stile narrativo, contesto storico e, molto spesso, autore. In questa grande varietà, troviamo una ricchezza di figure di linguaggio diverse.

Per fare alcuni esempi, abbiamo dei testi di cronaca storica che riportano con dovizia di particolare degli eventi accaduti in un determinato momento:

2Samuele 13:23 Due anni dopo, Absalom faceva tosare le sue pecore a Baal-Asor presso Efraim, e invitò tutti i figli del re.
2Samuele 13:24 Absalom andò a trovare il re e gli disse: «Ecco, il tuo servo ha i tosatori; ti prego, venga anche il re con i suoi servitori a casa del tuo servo!»
2Samuele 13:25 Ma il re disse ad Absalom: «No, figlio mio, non andiamo tutti, affinché non ti siamo di peso». Sebbene Absalom insistesse, il re non volle andare; ma gli diede la sua benedizione.


Lo scopo di questo genere è principalmente quello di raccontare una storia, di informare circa alcuni fatti.

Ma possiamo leggere anche delle figure di linguaggio poetico:

Cantico 2:3 Qual è un melo tra gli alberi del bosco,
tal è l'amico mio fra i giovani.
Io desidero sedermi alla sua ombra,
il suo frutto è dolce al mio palato.


Un linguaggio molto diverso dal precedente che mira a comunicare delle emozioni, più che delle informazioni.

Troviamo inoltre brani dal linguaggio allegorico:

Apocalisse 9:7 L'aspetto delle cavallette era simile a cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano come delle corone d'oro e la loro faccia era come viso d'uomo.
Apocalisse 9:8 Avevano dei capelli come capelli di donne e i loro denti erano come denti di leoni.
Apocalisse 9:9 Il loro torace era simile a una corazza di ferro e il rumore delle loro ali era come quello di carri tirati da molti cavalli che corrono alla battaglia.
Apocalisse 9:10 Avevano code e pungiglioni come quelli degli scorpioni, e nelle code stava il loro potere di danneggiare gli uomini per cinque mesi.


Questi testi appaiono criptici. Sono di fatto incomprensibili per chi non conosce il significato dei simboli utilizzati, e di difficile interpretazione anche per chi si applica al loro studio, come dimostra la varietà di interpretazione dell'Apocalisse presso le varie denominazioni della Chiesa Cristiana. E' verosimile che questo espediente si utilizzi per far comprendere un messaggio ad alcune persone e renderlo invece irraggiungibile per altre. Un esempio di questo utilizzo possiamo trovarlo nella spiegazione che Gesù dà al significato del suo parlare in parabole:

Marco 4:10 Quando egli fu solo, quelli che gli stavano intorno con i dodici lo interrogarono sulle parabole.
Marco 4:11 Egli disse loro: «A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché:
Marco 4:12 "Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati"».

giovedì 2 settembre 2010

Influenza spirituale

Luca 10:1 Dopo queste cose, il Signore designò altri settanta discepoli e li mandò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dov'egli stesso stava per andare.
Luca 10:2 E diceva loro: «La mèsse è grande, ma gli operai sono pochi; pregate dunque il Signore della mèsse perché spinga degli operai nella sua mèsse.
Luca 10:3 Andate; ecco, io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi.
Luca 10:4 Non portate né borsa, né sacca, né calzari, e non salutate nessuno per via.
Luca 10:5 In qualunque casa entriate, dite prima: "Pace a questa casa!"
Luca 10:6 Se vi è lì un figlio di pace, la vostra pace riposerà su di lui; se no, ritornerà a voi.


Matteo 18:18 Io vi dico in verità che tutte le cose che legherete sulla terra, saranno legate nel cielo; e tutte le cose che scioglierete sulla terra, saranno sciolte nel cielo.

Atti 5:12 Molti segni e prodigi erano fatti tra il popolo per le mani degli apostoli; e tutti di comune accordo si ritrovavano sotto il portico di Salomone.
Atti 5:13 Ma nessuno degli altri osava unirsi a loro; il popolo però li esaltava.
Atti 5:14 E sempre di più si aggiungevano uomini e donne in gran numero, che credevano nel Signore;
Atti 5:15 tanto che portavano perfino i malati nelle piazze, e li mettevano su lettucci e giacigli, affinché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra ne coprisse qualcuno.
Atti 5:16 La folla accorreva dalle città vicine a Gerusalemme, portando malati e persone tormentate da spiriti immondi; e tutti erano guariti.


Che cos'è l'influenza spirituale? Esiste, per iniziare?
Un credente ripieno dello Spirito Santo può influenzare spiritualmente altre persone?
Considerando l'insegnamento biblico, dobbiamo rispondere di sì. L'esempio più eclatante forse è la conversione di tremila persone a causa del discorso di Pietro, un pescatore illetterato ripieno dello Spirito Santo.
Questa influenza però non si confina solo nell'evangelizzazione ma coinvolge molti altri aspetti della vita cristiana: le guarigioni, i miracoli, il culto comunitario.
Ovviamente non era la semplice ombra di Pietro a guarire gli ammalati, così come la donna che soffriva di emorragia non fu guarita a causa del mantello di Gesù. Non si tratta dell'ombra o del vestito in sè ma della fede e della vicinanza alla presenza di Dio.

2Samuele 6:11 L'arca del SIGNORE rimase tre mesi in casa di Obed-Edom a Gat, e il SIGNORE benedisse Obed-Edom e tutta la sua casa.

Nell'Antico Testamento la presenza di Dio era dimorante nell'arca dell'alleanza. Possiamo vedere quali fenomeni sovrannaturali accadevano in presenza di questo contenitore. La distruzione inspiegata di statue di idoli, morte di uomini impuri, benedizione di uomini retti.
Queste non sono altro che conseguenze fisiche della manifestazione spirituale della presenza di Dio, che all'epoca dimorava nell'arca.

1Corinzi 3:16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?
1Corinzi 3:17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.


Da Pentecoste però le cose sono cambiate. lo Spirito Santo è stato dato ai figli di Dio come caparra e anticipo della resurrezione e della piena vita spirituale.
Ecco quindi come un figlio di Dio nato di nuovo può influenzare altri fratelli e altri non credenti nella misura in cui dà spazio allo Spirito Santo dentro di lui.
Tutto parte dall'esperienza della presenza di Dio di un singolo uomo, di una singola donna. Chi ricerca le profondità di Dio in modo sempre maggiore, le trova ed è realmente trasformato di gloria in gloria nell'immagine di Gesù fino a diventare simile a Lui. L'impatto che si ha in questo modo è eclatante e manifesta la gloria di Dio così come è stata manifestata dal Figlio di Dio per eccellenza. Questa legge spirituale si può applicare a ciascuno di noi, in vari gradi. Ogni cristiano può essere un catalizzatore della gloria di Dio, in grande , portando un risveglio nazionale; ma anche in piccolo, contribuendo a influenzare altre persone della chiesa semplicemente con la sua presenza, la sua lode a Dio, la sua preghiera. Una singola persona può richiamare lo Spirito di adorazione su un'intera comunità. Il Signore usa le persone per portare la Sua presenza dove vuole e cambiare le circostanze che desidera. Questo è anche il significato di Chiesa.

Ecclesiaste 4:9 Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.
Ecclesiaste 4:10 Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi!
Ecclesiaste 4:11 Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi?
Ecclesiaste 4:12 Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.


L'aiuto della comunità non è solo materiale ma soprattutto spirituale. C'è una componente visibile e riconoscibile ma vi è anche un fattore invisibile e spirituale. In alcuni casi possiamo considerarlo "l'unzione" dei ministri di Dio.
Questo è stato il modo in cui l'Apostolo Paolo ha evangelizzato tutto il mondo allora conosciuto. Questo è il modo in cui il Signore ha sparso la Sua parola fino alle estremità della Terra. Questo è il modo in cui ancora oggi Dio vuole influenzare la presente generazione, per portare a salvezza tutti i Suoi eletti.
Non è questione di gradi, non è questione di capacità naturali. E' solo questione di intimità nella relazione con il Signore Gesù. Non preghiera formale ma condivisione del proprio cuore per poter ricevere i tesori del cielo destinati per noi. Non conoscenze ma esperienze spirituali in prima persona. Questa è la scintilla. Da quì divamperà la gloria di Dio nella pienezza del Suo amore. Disponiamo il nostro cuore all'umiltà, all'ascolto e all'ubbidienza e saremo parte di questo fuoco consumante.
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