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venerdì 16 maggio 2014

Chiesa invisibile

1.IL DONATISMO

Alla fine del III secolo d.C., il cristianesimo si era ben radicato nell'Impero romano: alcune analisi suggeriscono che il 10% della sua popolazione appartenesse a questa religione. Il cristianesimo si era sviluppato a tutti gli effetti come uno Stato nello Stato, mantenendo una stretta unione grazie alle celebrazioni ed alle autorità dei vescovi. La transizione dall'episcopato collegiale a quello monarchico infatti aveva favorito un certo equilibrio ed una certa coesione, anche se non mancarono occasioni di scontro tra la Chiesa d'Asia e quella d'Occidente. Ormai il gran numero di cristiani avevano prodotto anche una certa ricchezza e un'influenza nella società che infastidivano parecchio gli altri cittadini romani, soprattutto nella politica e nel governo.

Principalmente per queste ragioni, nel 303 d.C. l'imperatore Diocleziano (assieme a Massimiano, Galerio e Costanzo Cloro) emise una serie di editti volti a revocare i diritti legali dei cristiani, dando inizio all'ultima grande persecuzione. I cristiani erano tenuti a consegnare i propri testi sacri per destinarli al rogo, vedendosi confiscati tutti i beni delle chiese. I funzionari statali vennero arrestati e furono vietate cariche e privilegi ai credenti di alto rango. Molti morirono come martiri, mentre altri - definiti lapsi - per evitare i lavori forzati o la morte consegnarono le proprie copie delle Scritture e rinnegarono la propria fede con atti di adorazione agli dei pagani. 

La persecuzione si protrasse fino al 313, quando il successivo imperatore Costantino (assieme all'imperatore d'Oriente Licinio), promulgò l'editto di Milano che prevedeva per ogni cittadino la libertà di onorare le proprie divinità. 

Come era già accaduto nel 251 alla fine della persecuzione di Decio, anche in questa occasione si presentò il problema di come trattare i traditores, ossia coloro che appunto avevano fatto apostasia. Molti di essi infatti terminate le persecuzioni si ripresentarono nelle comunità chiedendo di essere riammessi. Alcuni di loro erano anche vescovi, e questo fatto non poté che complicare ulteriormente la problematica. Nelle chiese si svilupparono presto due correnti opposte: coloro che in modo intransigente non volevano riammettere nelle assemblee queste persone e coloro invece che erano più tolleranti e li accettavano previa penitenza, linea quest'ultima maggiormente abbracciata a livello generale. Questa diatriba si strinse ulteriormente attorno al seguente quesito: le ordinanze celebrate da un vescovo che era stato un traditor, avevano valore? In altre parole, i sacramenti avevano efficacia di per sé a causa della Grazia divina, oppure assieme a questo fattore era indispensabile anche la dignità di chi li amministrava? 

In questo contesto, a Cartagine nel 312 venne eletto come vescovo Ceciliano, consacrato da un ministro traditor. I vescovi della Numidia però non furono d'accordo, deposero Ceciliano, promossero Maiorino e poco dopo - nel 313 - a causa della morte di Maiorino nominarono al suo posto Donato di Case Nere. Vedendo minata la pace religiosa d'Africa, l'imperatore Costantino provvedette ad un tribunale composto da vescovi incaricati di risolvere il conflitto, che promulgarono un verdetto a favore di Ceciliano, condannando invece i seguaci di Donato. Questi ultimi si mantennero nelle loro posizioni, continuando ad alimentare quello che la storia tramanda come lo scisma donatista.

Il donatismo fu il primo vero problema ecclesiologico, presto affiancato da quello ben più grave dell'arianesimo. 

Nel 395, Agostino divenne vescovo di Ippona, consacrato dal Primate di Numidia. Egli si interessò anche al problema donatista, dissociandosi dal movimento con alcune considerazioni. La prima riguardava la natura della Chiesa, che le parabole di Cristo nei vangeli (in particolare, il grano e la zizzania, e la rete che cattura molti pesci nel tredicesimo capitolo di Matteo) rappresentano come composta sia da santi che da peccatori, quindi come un "corpo misto" che non deve essere prematuramente separato. La seconda considerazione riguardava la santità della Chiesa, che per Agostino non è derivata dalla santità dei suoi membri ma piuttosto quella di Cristo. La terza invece, di carattere pratico, nasceva dall'osservazione che i donatisti non avevano uno stile di vita all'altezza dei loro stessi princìpi morali. L'ultima considerazione sosteneva che tra la momentanea caduta dalla fede e lo scisma, il peccato più grave fosse senza dubbio lo scisma. 

I donatisti quindi concepivano la Chiesa come la società dei puri, completamente separata dal "mondo", rifiutando quindi anche quella relazione tra Impero e Chiesa che con Costantino stava cementandosi. Agostino invece, come appena visto, vedeva la Chiesa come un "corpo misto" composto sia da santi che da peccatori. Quest'ultima visione ha riscosso molto successo, ed è probabilmente alla base del concetto teologico di Chiesa invisibile. 

2.LA TEOLOGIA PROTESTANTE

Nel XVI secolo, Martin Lutero iniziò il grande movimento che viene comunemente conosciuto sotto il nome di "riforma protestante". Lutero considerava il credente, in quanto giustificato, dipendente dal potere della parola divina ed estraneo all'autorità ecclesiastica romana. In questa visione diventava presto chiara la distinzione tra la vera Chiesa, composta da tutti i santi rigenerati e per questo invisibile e conosciuta solo da Dio, e la Chiesa mista di giusti ed ingiusti. Tuttavia è Zwingli ad introdurre per primo il termine "Chiesa invisibile", associando ad esso la totalità dei veri credenti di ogni epoca, mentre egli identificava nella Chiesa visibile tutti coloro che si dichiarano apertamente cristiani, senza conoscere la loro effettiva rigenerazione spirituale. 

Nel 1562 il teologo e riformatore svizzero Heinrich Bullinger completò la redazione della seconda confessione elvetica, confessione di fede richiesta da Federico III del Palatinato che voleva motivare il proprio passaggio alla dottrina riformata. Tale confessione fu presto adottata da tutte le chiese riformate della svizzera tedesca. Anch'essa affronta la questione della Chiesa invisibile, affermando:
D’altra parte, tutti coloro che sono annoverati nella Chiesa non per questo sono vivi e veri membri della stessa. Vi sono infatti molti ipocriti che ascoltano la Parola di Dio esteriormente e ricevono pubblicamente i sacramenti e sembrano invocare Dio unicamente attraverso Gesù Cristo e confessare che Gesù Cristo è la sola loro giustizia, così come sembrano servire Dio, esercitare le opere di carità e, per un certo tempo sopportare pazientemente le calamità e le afflizioni, e tuttavia, dentro [interiormente], sono privi della vera illuminazione dello Spirito e della fede e sincerità di cuore e non perseverano fino alla fine; e così, alla fine, essi vengono scoperti e conosciuti per quello che sono. E’ dunque di essi che ha parlato l’Apostolo Giovanni dicendo: “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri” (1 Gv. 2:19). Ciononostante, per il tempo in cui fingono di temere e di amare Dio, vengono contati nella Chiesa, benché non siano affatto della Chiesa, esattamente come in una repubblica i traditori vengono contati nel numero dei cittadini prima che il loro tradimento sia scoperto e come il loglio e la paglia è mescolato con il grano, e come gli ascessi e le gobbe si trovino in un corpo sano, benché, in verità, si tratti piuttosto di malattie [tumori] e di deformità del corpo che non di vere membra dello stesso. La Chiesa di Dio viene perciò a ragione paragonata ad una rete che contiene ogni sorta di pesci e ad un campo in cui si trovino erbacce in mezzo al buon grano (Mt. 13:47ss; 13:24ss). Ma in tutto questo dobbiamo fare attenzione a non giudicare a non giudicare prima del tempo, per non correre il rischio di escludere e rigettare o togliere coloro che il Signore non vuole che siano tolti o coloro che non possiamo separare dalla Chiesa senza arrecarle un danno. D’altro canto bisogna vegliare per impedire che, se i fedeli si addormentano, i malvagi si facciano avanti e rechino danno alla Chiesa. [1]
Tra il 1643 e il 1646 invece si riunirono a Westminster teologi e delegati inglesi e scozzesi, incaricati di redigere un credo adatto per entrambi, sotto la convocazione di Carlo I d'Inghilterra, preoccupato per la guerra civile scoppiata per motivi religiosi. Questo scritto è conosciuto come la "confessione di fede di Westminster", e venne adottato in Inghilterra e in Scozia come documento ufficiale normativo della Chiesa. Su questo tema, la confessione dichiara:

Questa chiesa universale è stata a volte più, a volte meno, visibi­le e le chiese particolari, membri di essa, sono più o meno pure a seconda della misura in cui la dottrina dell'Evangelo viene insegnato ed abbracciato, le ordinanze amministrate ed il culto pubblico celebrato con più o meno purezza. [2]

La teologia protestante quindi abbraccia e sviluppa questo pensiero di Agostino, trasportandolo nel XVI secolo ed adattandolo alla nuova situazione religiosa e sociale. La separazione dalla Chiesa cattolica romana offre un grande incentivo per ripensare e consolidare questo concetto teologico acquisito ormai in modo definitivo.  

3.LE SACRE SCRITTURE

Come abbiamo visto precedentemente, la dottrina della Chiesa invisibile affonda le sue radici nella Sacra Scrittura. Sono numerosi i passi biblici che sostengono questo insegnamento, offrendo spesso sfumature differenti e complementari. Diventa opportuno dunque analizzare qualcuno di questi brani, per acquisire una maggiore consapevolezza sul tema. 

Principalmente possiamo riconoscere da una parte le esortazioni apostoliche nelle epistole a porre attenzione ai falsi fratelli/apostoli/profeti/dottori, e dall'altra gli insegnamenti di Gesù nei vangeli in relazione al Regno di Dio (Mt 13, Mc 4, Lc 8) e al giudizio (Mt 7).

Però ci furono anche falsi profeti tra il popolo, come ci saranno anche tra di voi falsi dottori che introdurranno occultamente eresie di perdizione, e, rinnegando il Signore che li ha riscattati, si attireranno addosso una rovina immediata. Molti li seguiranno nella loro dissolutezza; e a causa loro la via della verità sarà diffamata. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma la loro condanna già da tempo è all'opera e la loro rovina non si farà aspettare. 
2 Pietro 2:1-3 

Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri. 
1 Giovanni 2:19 

Le lettere degli Apostoli sono effettivamente chiare nel fatto che all'interno delle chiese ci siano anche persone che pur sembrando parte spirituale delle stesse in realtà non lo sono affatto, manifestandosi a tempo debito. 
Cristo stesso inoltre mette in guardia dai falsi profeti, esortando a riconoscere la genuinità della fede di ciascuno dai propri frutti:

«Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi. Un albero buono non può fare frutti cattivi, né un albero cattivo fare frutti buoni. Ogni albero che non fa buon frutto è tagliato e gettato nel fuoco. Li riconoscerete dunque dai loro frutti. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"  
Matteo 7:15-23 



La liberazione dai demoni e le opere potenti pur essendo eclatanti manifestazioni spirituali non garantiscono in modo certo da parte di chi li compie l'appartenenza a Cristo. In questo brano risulta curiosamente chiaro il fatto che queste espressioni di potenza non sono considerate come i "frutti buoni" appena illustrati dal Signore. I frutti buoni sono altri, e nascono prima di tutto dall'essere conosciuti da Gesù, e dal dimorare in Lui. 

Giovanni 15:6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 

I veri cristiani sono conosciuti da Cristo e dimorano in Lui. I falsi cristiani non sono conosciuti da Cristo ma sono similmente vicini a Lui, come un tralcio che non porta frutto perché, anche se vicino alla vite, in realtà non ne riceve la linfa. 

Infine vi sono i brani che ispirarono originariamente Agostino, ossia le parabole sul Regno, in particolar modo la parabola del grano e della zizzania e la parabola della rete che cattura molti pesci, che possiamo leggere di seguito:

«Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Così avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
Matteo 13:47 

La rete e la separazione dei pesci raccolti non vengono paragonati al mondo o alle nazioni (che potrebbero invece essere il mare), ma al Regno dei cieli. Cristo pertanto sta parlando della chiesa e del giudizio che alla fine dell'età presente separerà i malvagi dai giusti, che fino a quel momento sembravano essere parte dello stesso Regno spirituale. 
Nella parabola della zizzania invece:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo; il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno; il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell'età presente; i mietitori sono angeli. Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell'età presente. Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l'iniquità, e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti. Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda.
Matteo 13:37-43 

Tutti questi inequivocabili elementi conducono a riconoscere nella Chiesa una natura mista, che verrà purificata solamente alla fine dell'età presente, quando il Signore giudicherà ogni cosa secondo un giusto giudizio. Gli stessi elementi quindi, fungono da fondamento per la dottrina della Chiesa invisibile. 

4.CONCLUSIONI

Il concetto teologico della Chiesa invisibile prevede l'esistenza di una Chiesa visibile, nella quale siano presenti tanto gli effettivi eletti di Dio (la Chiesa invisibile), quanto degli impostori che lo sono soltanto apparentemente. 

Questo insegnamento è presente in modo molto chiaro nella Bibbia, ed è stato oggetto di particolare riflessione per Agostino d'Ippona e per i Riformatori che dovettero cercare un riscontro dottrinale per l'esistenza stessa di una Chiesa cattolica corrotta in un modo così grave. Il loro contributo quindi è stato essenziale per lo sviluppo di tale dottrina, che è entrata a pieno titolo nella teologia protestante, grazie anche alla formulazione di precise descrizioni nelle fondamentali confessioni di fede utilizzate soprattutto in Inghilterra, Scozia e Svizzera tedesca. 

Alcuni teologi moderni hanno esteso questo concetto secondo la teoria del "cristianesimo anonimo", portandola anche oltre i limiti fino ad ora condivisi della religione cristiana. 

Personalmente ritengo che la dottrina della Chiesa invisibile sia correttamente applicabile all'intera Chiesa cristiana, comprensiva di ogni sua denominazione. Penso infatti che in ogni comunità locale e in ogni denominazione cristiana vi siano veri credenti e falsi credenti. Questo non deve scoraggiare ma al contrario esortare all'esercizio della misericordia verso tutti, al discernimento, alla difesa della sana dottrina ed alla fiducia nella giustizia di Dio. 

Note:

Bibliografia:
Giancarlo Rinaldi, Cristianesimi nell'antichità, Ed. GBU.
Alister E. McGrath, Teologia cristiana, Ed. Claudiana. 

martedì 11 marzo 2014

La persecuzione dei figli della promessa

Nella lettera ai Galati, l'Apostolo Paolo scrive per riprendere queste comunità dalla pericolosa apertura dimostrata nei confronti di alcuni falsi dottori giudaizzanti che insegnavano la necessità di osservare la legge di Mosè ai fini della salvezza. Coinvolgendo in buona parte gli stessi temi della lettera ai Romani, egli dimostra tanto con l'Antico Testamento quanto con il ricordo delle rivelazioni e dimostrazioni spirituali che aveva già condiviso con loro, l'impotenza della legge e la superiorità della fede in Cristo, dalla quale scaturisce la vera libertà nello Spirito Santo. Fra i tanti esempi veterotestamentari che l'Apostolo riporta per convalidare il suo messaggio, troviamo anche quello di Ismaele, Isacco, Giacobbe ed Esaù. Attorno alle loro storie, testimoniate nella Genesi, egli tesse un importante insegnamento spirituale, di estrema profondità e attualità.
Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non prestate ascolto alla legge? Infatti sta scritto che Abraamo ebbe due figli: uno dalla schiava e uno dalla donna libera; ma quello della schiava nacque secondo la carne, mentre quello della libera nacque in virtù della promessa. Queste cose hanno un senso allegorico; poiché queste donne sono due patti; uno, del monte Sinai, genera per la schiavitù, ed è Agar. Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre. Infatti sta scritto: «Rallègrati, sterile, che non partorivi! Prorompi in grida, tu che non avevi provato le doglie del parto! Poiché i figli dell'abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito». Ora, fratelli, come Isacco, voi siete figli della promessa. E come allora colui che era nato secondo la carne perseguitava quello che era nato secondo lo Spirito, così succede anche ora. Ma che dice la Scrittura? «Caccia via la schiava e suo figlio; perché il figlio della schiava non sarà erede con il figlio della donna libera». Perciò, fratelli, noi non siamo figli della schiava, ma della donna libera. Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù.Galati 4:21-31; 5:1 

Paolo vede in queste vicende un principio spirituale per la Chiesa, due stirpi spirituali che sono destinate ad incrociarsi nel tempo. Da una parte infatti ci sono i credenti, che come Isacco sono "figli della promessa", generati da Dio per adempiere le opere precedentemente preparate dal Signore (Ef 2:10). Dall'altra, invece, ci sono i figli della carne, che come Ismaele ed Esaù vengono privati dell'eredità spirituale della propria famiglia, e che si ritrovano a perseguitare per gelosia i figli della promessa. I primi sono figli della donna libera, della Gerusalemme celeste. I secondi invece sono figli della schiava, della Gerusalemme terrena. E' interessante notare che tutti i personaggi biblici sono parte delle rispettive famiglie (Ismaele era figlio di Abramo tanto quanto Isacco ed Esaù era fratello gemello di Giacobbe, entrambi figli di Isacco stesso), e non persone esterne ad esse. Così come i dottori giudaizzanti che avevano influenzato i Galati si proponevano come veri cristiani, veri dottori delle Scritture, e non come pagani o idolatri. L'insidia dei figli della carne dunque è sempre stata e sempre sarà all'interno del popolo di Dio, e non all'esterno. Certo, le false religioni, filosofie e dottrine proliferano nel mondo che non conosce Cristo, ma all'interno della chiesa visibile ci sono altrettanti pericoli che il Nuovo Testamento identifica con molta chiarezza. Quasi ogni epistola infatti presenta avvertimento ai falsi profeti, falsi apostoli, falsi dottori che escono di mezzo a noi (1 Giovanni 2:19), dimostrando così di non essere mai stati in realtà "dei nostri". 

Colui che è nato secondo la carne dunque, è destinato a perseguitare colui che è nato secondo lo Spirito, anche ai giorni nostri. Ovviamente la persecuzione di cui si parla può manifestarsi in molti modi diversi, nel caso dei Galati si era realizzata attraverso una serie di insegnamenti che allontanavano dalla fede e dalla grazia genuina di Dio per avvicinare invece all'idea che il proprio comportamento e l'osservanza dei precetti di Mosè fossero fondamentali per la vita cristiana. I credenti avevano dunque conosciuto Cristo con la potenza dello Spirito Santo ma avevano accettato questi insegnamenti, tornando ad una vita carnale, basata sulle propria forza al posto di quella di Dio. 

Questo principio spirituale è ben visibile anche nel resto della Scrittura, e testimoniato da Gesù stesso. Nel Vangelo secondo Matteo, per esempio, al decimo capitolo, il Signore conferisce agli Apostoli il potere di scacciare gli spiriti immondi e guarire miracolosamente ogni malattia, affidando loro l'incarico di predicare alla casa d'Israele che "il regno di Dio è vicino". Dopo aver dato loro delle precise indicazioni pratiche però, li mette in guardia dalle persecuzioni che da lì a poco sarebbero cominciate.

«Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini; perché vi metteranno in mano ai tribunali [nell'originale: "sunedrion", i sinedri] e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per servire di testimonianza davanti a loro e ai pagani. 
[...]Un discepolo non è superiore al maestro, né un servo superiore al suo signore. Basti al discepolo essere come il suo maestro e al servo essere come il suo signore. Se hanno chiamato Belzebù il padrone, quanto più chiameranno così quelli di casa sua! Non li temete dunque; perché non c'è niente di nascosto che non debba essere scoperto, né di occulto che non debba essere conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre, ditelo nella luce; e quello che udite dettovi all'orecchio, predicatelo sui tetti. E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna. Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi valete più di molti passeri. Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. Perché sono venuto a dividere il figlio da suo padre, la figlia da sua madre, la nuora dalla suocera; e i nemici dell'uomo saranno quelli stessi di casa sua. Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; e chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. Chi non prende la sua croce e non viene dietro a me, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Matteo 10:16-18; 24-39 
Queste raccomandazioni del Signore, sono inserite in un contesto ben preciso: quello del popolo di Israele. La persecuzione profetizzata infatti, parte dalle sinagoghe, dai luoghi religiosi ebraici, per poi essere estesa ai governatori ed ai re, e coinvolgere in un secondo momento anche i pagani. Gli ebrei hanno chiamato Belzebù il Signore stesso. Hanno scambiato Dio per Satana, tanto erano mancanti di ogni discernimento spirituale. E se hanno scambiato Cristo per il demonio, a maggior ragione chiameranno così ogni Suo vero discepolo. La cosa triste però è che questa persecuzione non è confinata al mondo pagano ma al contrario coinvolge in prima persona il popolo di Dio. Proprio coloro che dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro il Signore, si sono ritrovati a perseguitare coloro che Lo conoscevano davvero. E questo, Paolo lo sapeva bene. Egli infatti era nel numero dei persecutori, nel numero dei "figli della carne".
Il martirio di Stefano, Pietro da Cortona.
Infatti voi avete udito quale sia stata la mia condotta nel passato, quand'ero nel giudaismo; come perseguitavo a oltranza la chiesa di Dio, e la devastavo; e mi distinguevo nel giudaismo più di molti coetanei tra i miei connazionali, perché ero estremamente zelante nelle tradizioni dei miei padri. Ma Dio che m'aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra gli stranieri. Galati 1:13-16a 
Paolo perseguitava la Chiesa, distinguendosi più di molti altri connazionali, ma l'azione sovrana di Dio lo ha chiamato mediante la Sua grazia, manifestandolo come "figlio della promessa", anche se agli occhi di tutti è stato per lungo tempo un persecutore della Chiesa, un "figlio della carne".

Nel brano di Matteo, il Signore indica una serie di cose ben precise, che si potrebbero riepilogare nel seguente modo:

1) La persecuzione dei credenti che conoscono il Signore da parte di quelli che non lo conoscono davvero, è normale. 

2) Tutto il consiglio di Dio, tutto il Vangelo va predicato ugualmente.

3) Non bisogna temere per la propria vita, perché Dio è sovrano e ricompenserà coloro che non Lo rinnegheranno. 


4) Seguire fedelmente il Signore può significare trovarsi divisi dalla propria madre, dal proprio padre, dalla propria famiglia. E non necessariamente perché gli altri componenti della famiglia non sono credenti.

In tutto questo però, c'è speranza. I figli della promessa sono chiamati a vincere il male con il bene, vincere la persecuzione dei figli della carne con la preghiera e le armi spirituali. C'è speranza che qualcuno di quelli che perseguitano i figli della promessa siano loro stessi del Signore, e che debbano ancora incontrarlo per la prima volta sul serio. 
Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese. Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente. Deve istruire con mansuetudine gli oppositori nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità, in modo che, rientrati in se stessi, escano dal laccio del diavolo, che li aveva presi prigionieri perché facessero la sua volontà.2 Timoteo 2:23-26 
Gli oppositori di cui Paolo parla con Timoteo, sono alcuni di quelli che hanno "deviato dalla verità", come si capisce leggendo tutto il secondo capitolo di questa epistola. Imeneo e Fileto, per esempio, che nomina apertamente. Ma, continua l'Apostolo, il solido fondamento di Dio rimane fermo portando questo sigillo: «Il Signore conosce quelli che sono suoi». Il servo del Signore deve applicare il discernimento, ma non deve giudicare, perché il giudizio appartiene a Dio e soltanto Lui conosce quelli che sono suoi. Noi non possiamo sapere se ai nostri oppositori sarà concesso dal Signore di ravvedersi oppure no, e per questo motivo dobbiamo istruire con mansuetudine ogni oppositore. Ed ancora una volta, Paolo non parla di oppositori pagani, ma cristiani! Come l'Apostolo stesso fu chiamato da Dio sulla via di Damasco quindi, anche altri oppositori possono ravvedersi e portare gloria a Dio, per questo motivo la Scrittura esorta a pregare e ad istruire con mansuetudine: due facce dello stesso combattimento della fede.

Conclusione

I credenti saranno sempre perseguitati da persone carnali, che pensano tuttavia di essere spirituali e di rendere un servizio a Dio, e questo si può vedere chiaramente in tutte le Scritture.

Per questo motivo è necessario impegnarsi nella predicazione del vangelo, nella preghiera e nell'insegnamento, sperando che Dio conceda agli oppositori di ravvedersi e vincere in questo modo "il male con il bene".


Bisogna inoltre impegnarsi a vegliare nel discernimento, per non cadere preda di false dottrine e ricadere nuovamente sotto il giogo della schiavitù.

In tutto questo inoltre, il Signore conosce i Suoi, e conosce ogni sofferenza ed ingiustizia subita. Egli saprà riconoscere ogni vero credente davanti al Padre al momento opportuno. Ognuno infatti avrà la sua ricompensa.
Vita eterna a quelli che con perseveranza nel fare il bene cercano gloria, onore e immortalità; ma ira e indignazione a quelli che, per spirito di contesa, invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia. Tribolazione e angoscia sopra ogni uomo che fa il male; sul Giudeo prima e poi sul Greco; ma gloria, onore e pace a chiunque opera bene; al Giudeo prima e poi al Greco; perché davanti a Dio non c'è favoritismo.Romani 2:7-11

mercoledì 30 ottobre 2013

Operai fraudolenti

Or voi, pur essendo savi, li sopportate volentieri i pazzi!
Infatti, se uno vi riduce in schiavitù, se uno vi divora, se uno vi prende il vostro, se uno s'innalza sopra di voi, se uno vi percuote in faccia, voi lo sopportate. Lo dico a nostra vergogna, come se noi fossimo stati deboli. 2Corinzi 11:19-21a

La seconda lettera ai Corinzi è stata scritta dall'Apostolo Paolo molto probabilmente tra la fine del 55 d.C. e l'inizio del 56 d.C. dopo che ebbe lasciato Efeso nel corso del suo terzo viaggio missionario.
La comunità fu fondata da Paolo stesso nel secondo viaggio missionario, quando insegnò nella sinagoga di Corinto e nella stessa città contribuendo alla conversione di Crispo (il capo della sinagoga) e Giusto (probabilmente Gaio Tizio Giusto, un romano che manifestava il proprio interesse per il Dio di Israele) membri fondatori della chiesa che ebbe il privilegio di essere curata direttamente dall'Apostolo per un anno e mezzo (cfr. Atti 18). Durante la sua assenza però, arrivarono alcuni falsi apostoli giudaizzanti che con lettere di raccomandazione (cfr. 3:1) imposero la loro autorità insegnando una dottrina che non comprendeva una rigida osservanza delle leggi ebraiche come capitò ai credenti Galati, ma piuttosto uno stile di vita libertino. Oltre a queste false dottrine, veniva messa messa in discredito la figura stessa dell'Apostolo (10:2). Egli quindi, venendo a conoscenza di questi fatti, scrisse alla comunità  per mettere in guardia da tali persone e dal loro insegnamento, con delle parole molto forti ma contemporaneamente cariche d'amore. 

LA MISURA DEL CAMPO DI ATTIVITA'

Poiché noi non abbiamo il coraggio di classificarci o confrontarci con certuni che si raccomandano da sé; i quali però, misurandosi secondo la loro propria misura e paragonandosi tra di loro stessi, mancano d'intelligenza. Noi, invece, non ci vanteremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi. Noi infatti non oltrepassiamo i nostri limiti, come se non fossimo giunti fino a voi; perché siamo realmente giunti fino a voi con il vangelo di Cristo. 
2Corinzi 10:12-14 



Trovo incredibile il fatto che in piena epoca apostolica ci fossero persone che si vantavano oltre misura, che si raccomandavano da sé. Eppure tanto allora quanto adesso sono presenti persone di questo tipo. La risposta di Paolo va oltre una semplice difesa, arrivando a presentare un vero e proprio insegnamento sulle caratteristiche dell'opera di Dio. Nella semplicità, leggiamo infatti che Paolo era certo di essere dentro la misura del campo di attività che il Signore aveva preparato per lui, e che questo limite comprendeva i credenti di Corinto. Ogni ministro di Dio ha una misura del proprio campo di attività, delle opere precedentemente preparate (Ef 2:10) secondo il proponimento del Signore per ciascuno di noi. C'è chi adempie fedelmente al proprio ministero sapendo discernere quello che non gli compete (cfr. Atti 16:7) e c'è chi si auto propone in ogni occasione e possibilità per la sua propria gloria. Paolo era certo di non aver oltrepassato i propri limiti ma di essere realmente giunto fino ai Corinzi con il vangelo di Cristo. 

PSEUDAPOSTOLOS

L'Apostolo Paolo descrive queste persone come pseudapostolos (11:13), un termine che compare solo questa volta in tutte le Scritture. L'elemento pseudo- significa "menzognero, falso, mendace". Essi vengono quindi smascherati come veri e propri falsi apostoli. 
Falsi apostoli nonostante le loro raccomandazioni, nonostante il loro vanto e il livello spirituale che ostentavano. Il vero dramma di questa situazione però non riguarda neanche questi personaggi ma piuttosto l'accoglienza che ricevettero dalla chiesa di Corinto. Ricordiamo che pochi anni prima la comunità era stata fondata da Paolo stesso, ed era stata curata personalmente da lui per un anno e mezzo. Dopo la sua partenza tuttavia, alle prime persone che si dicevano venire dalla chiesa di Gerusalemme, i Corinzi aprirono il proprio cuore con un'ingenuità e immaturità terribilmente pericolosa. Sicuramente il Signore invita ogni credente ad essere umile e mansueto, ma questa mansuetudine non deve essere manifestazione dei propri limiti. Anzi, al contrario, deve essere manifestazione della propria maturità. 

I DUE ERRORI 

Matteo 10:16 «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

Di fronte a questa situazioni, le reazioni più sbagliate sono essenzialmente due, diametralmente opposte. Da una parte infatti è possibile cadere nello sbaglio dei Corinzi ed abbracciare nuove dottrine e nuovi ministri senza un minimo di discernimento spirituale, arrivando addirittura a mettere in discussione la vera copertura spirituale della chiesa. Dall'altro, può sorgere la fobia dei falsi fratelli e chiudersi ad ogni elemento di novità arrivando a rinnegare addirittura le stesse indicazioni del Signore. Ricordiamo a questo proposito l'esortazione che fece lo stesso Paolo ai Tessalonicesi: 

Non spegnete lo Spirito.
Non disprezzate le profezie;
ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene.
1Tessalonicesi 5:19-21 

Come abbiamo visto, l'indicazione biblica ancora una volta sta nell'equilibrio. 
E' giusta la mansuetudine, ma è da stolti sopportare i pazzi!
E' giusta l'avvedutezza, ma è sbagliato spegnere lo Spirito!

LA PREGHIERA E L'INSEGNAMENTO

Leggendo i Vangeli apprendiamo di come il Signore Gesù visse il Suo ministero terreno alternando la preghiera e l'insegnamento. Ancora oggi le due grandi aree del combattimento spirituale restano queste. Laddove il diavolo non riesce a fare danno nella vita di preghiera di un credente, lo fa minando la sua dottrina. E chi resta solido nella sana dottrina verrà probabilmente attaccato sulla sfera dell'intimità con Dio e sulla vita di preghiera.

Dalla prima lettera ai Corinzi sappiamo che questa comunità era consapevole dei doni dello Spirito e delle realtà spirituali. Ricevettero però una seduzione subdola secondo la loro attitudine. 

Prendiamo consapevolezza da queste realtà ed esercitiamo il giusto discernimento nelle nostre vite chiedendo direzione al Signore. Vegliamo sulla nostra vita di preghiera, ma anche sulla dottrina su cui poggia la nostra fede. Non spegniamo lo Spirito, ma esaminiamo ogni cosa per poter ritenere il bene. Infine, facendo nostra l'esperienza dei fratelli di Corinto, non sopportiamo gli operai fraudolenti, ma prodighiamoci per smascherarli affinché la Chiesa del Signore - che pur sempre vivrà questa tensione - possa crescere sana in attesa dell'arrivo del suo Sposo. 

sabato 27 aprile 2013

Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel

1Re 16:29-33 Acab, figlio di Omri, cominciò a regnare sopra Israele [Il regno del Nord NdR] l'anno trentottesimo di Asa, re di Giuda; e regnò a Samaria, sopra Israele, per ventidue anni.  Acab, figlio di Omri, fece ciò che è male agli occhi del SIGNORE più di tutti quelli che l'avevano preceduto. Come se fosse stato per lui poca cosa abbandonarsi ai peccati di Geroboamo, figlio di Nebat, prese in moglie Izebel, figlia di Etbaal, re dei Sidoni, andò ad adorare Baal, a prostrarsi davanti a lui, e innalzò un altare a Baal, nel tempio di Baal, che costruì a Samaria. Acab fece anche l'idolo d'Astarte. Acab fece più di quello che avevano fatto tutti i precedenti re d'Israele per provocare lo sdegno del SIGNORE, Dio d'Israele.

Izebel, o Jezebel nella scrittura anglosassone, era una regina Fenicia nella città di Sidone. E' stata presa in moglie da Acab, re di Israele dall' 875 a.C. all' 852 a.C.
Il libro dei Re, nella Bibbia, non usa mezzi termini nell'identificare questo monarca con il peggiore tra tutti quelli succeduti al governo del regno del Nord.
Egli infatti, non solo adorò falsi dèi andando contro il comandamento del Signore (Esodo 20:3), ma costruì addirittura templi pagani a Samaria contaminando gravemente il paese che già risentiva di una debolezza spirituale.
Egli innalzò un tempio a Baal e un idolo di Astarte.
Baal era un'importante divinità fenicia associato alla tempesta, e alla fecondità; mentre Astarte  - anch'ella divinità fenicia - era legata ugualmente alla fertilità ma anche alla guerra.
Acab quindi importò in Israele le divinità del paese della moglie, iniziandone il culto tra il popolo scelto da Dio, provocando di conseguenza lo sdegno di Yahweh.

1Re 18:4 e quando Izebel sterminava i profeti del SIGNORE, Abdia aveva preso cento profeti, li aveva nascosti cinquanta in una spelonca e cinquanta in un'altra, e li aveva nutriti con pane e acqua.

La Scrittura descrive in modo intenso le vicende che legarono la famiglia reale al profeta Elia, chiamato a raddrizzare la fede della nazione ebraica mediante un confronto aperto tra il falso dio e Yahweh. Nel versetto che abbiamo appena letto, apprendiamo che questa regina straniera non si accontentò di avere portato i propri dèi nel paese di suo marito, ma promosse una vera e propria persecuzione dei profeti del Signore. Mentre Acab la lasciava fare.
Se questo monarca stato tra i peggiori di Israele, Iezebel era manovrata esplicitamente da forze sataniche. Nata e cresciuta con idoli vani (Is 44:9), a Israele mostrò appieno la sua influenza diabolica; al pari del Faraone che sterminò i bambini ebrei e di Erode, il promotore della strage degli innocenti.
In tutta la Bibbia vediamo che all'inizio di ogni nuova iniziativa del Signore, l'avversario diventa furente, accecato d'ira, violento e convulso come un serpente appena ferito. 
Ma allo sterminio del Faraone, Mosè sopravvisse
Alla strage di Erode, Gesù Cristo rimase incolume. 
E alla persecuzione di Izebel, nonostante morirono martiri innumerevoli servi del Signore, Elia sopravvisse e mostrò al popolo che Yahweh è l'unico vero Dio.

1Re 18:39 Tutto il popolo, veduto ciò, si gettò con la faccia a terra, e disse: «Il SIGNORE è Dio! Il SIGNORE è Dio!»
1Re 18:40 Elia disse loro: «Prendete i profeti di Baal; neppure uno ne scampi!» Quelli li presero, ed Elia li fece scendere al torrente Chison, e laggiù li sgozzò.

Elia sgozzò quattrocentocinquanta (18:22) profeti di Baal davanti a tutto il popolo di Israele.

Izebel però non si arrese nei suoi propositi malvagi.

1Re 19:1 Acab raccontò a Izebel tutto quello che Elia aveva fatto, e come aveva ucciso con la spada tutti i profeti.
1Re 19:2 Allora Izebel mandò un messaggero a Elia per dirgli: «Gli dèi mi trattino con tutto il loro rigore, se domani a quest'ora non farò della vita tua quel che tu hai fatto della vita di ognuno di quelli».

Ella giura sui suoi falsi dèi di uccidere Elia, dando sfogo a tutto il suo furore.

Per capire qualcosa di più di questa inquietante figura però, dobbiamo analizzare anche altri passi biblici, importanti per delineare in modo più specifico i comportamenti e le strategie di questa donna e, in un secondo momento, poter giungere a certe conclusioni.

1Re 21:5 Allora Izebel, sua moglie, andò da lui e gli disse: «Perché hai lo spirito così abbattuto, e non mangi?»
1Re 21:6 Acab le rispose: «Perché ho parlato a Nabot d'Izreel e gli ho detto: "Dammi la tua vigna per il denaro che vale; o, se preferisci, ti darò un'altra vigna invece di quella"; ed egli m'ha risposto: "Io non ti darò la mia vigna!"»
1Re 21:7 Izebel, sua moglie, gli disse: «Sei tu, sì o no, che eserciti la sovranità sopra Israele? Àlzati, mangia, e sta' di buon animo; la vigna di Nabot d'Izreel te la farò avere io».
1Re 21:8 Scrisse delle lettere a nome di Acab, le sigillò con il sigillo di lui, e le mandò agli anziani e ai notabili che abitavano nella città di Nabot.
1Re 21:9 In quelle lettere scrisse così: «Bandite un digiuno, e fate sedere Nabot in prima fila davanti al popolo;
1Re 21:10 mettetegli di fronte due malfattori, i quali depongano contro di lui, dicendo: Tu hai maledetto Dio e il re; poi portatelo fuori dalla città, lapidatelo, e così muoia».

In questo racconto infatti, vediamo che Izebel spinge suo marito alla menzogna e all'omicidio, promuovendo un abuso di potere. La sua influenza quindi non si limitava alla sfera religiosa/spirituale ma anche a quella morale e di governo, attraverso la manipolazione di Acab e la sollecitazione di iniziative perverse. Possiamo leggere una sottile manipolazione nelle sue parole: "Sei tu, sì o no, che eserciti la sovranità sopra Israele?". Una manipolazione volta a portare disagio e insicurezza, su cui fare leva per far dilagare il peccato. Se interveniva in questioni così insignificanti, chissà qual'era il suo coinvolgimento negli affari di stato.

Genesi 3:1 Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?»

Questa, è la stessa satanica strategia che portò al peccato di Adamo ed Eva.
Lo stesso disagio e la stessa insicurezza, instillate con una domanda apparentemente innocua, pronunciata in modo sottile ma letale.

1Re 21:25 In verità non c'è mai stato nessuno che, come Acab, si sia venduto a fare ciò che è male agli occhi del SIGNORE, perché era istigato da sua moglie Izebel.

A questo punto, il libro dei Re palesa quello che si poteva dedurre fin dall'inizio: l'istigazione di Izebel verso tutto ciò che è male agli occhi del Signore.
Acab sicuramente non era un re giusto, sotto il suo regno condusse numerose guerre. Ma seppe difendere Israele dai potentissimi Assiri. Nel momento di peggiore crisi, durante l'assedio di Samaria da parte del re di Siria, si rivolse al Signore riconoscendo la Sua autorità. 
Forse la sua peggiore azione fu proprio sposare Izebel e restare soggiogato dalle sue arti manipolatorie, dal suo carisma perverso. Senza la sua influenza infatti, le cose potevano andare in modo molto diverso. Il peccato più grande di Acab fu quello di tollerare Izebel.

Dopo questi avvenimenti, Elia mandò un suo discepolo a ungere Ieu (il capitano dell'esercito) come re di Israele, incaricandolo di uccidere Acaz.

2Re 9:7 Tu colpirai la casa di Acab, tuo signore, e io vendicherò il sangue dei profeti miei servi e il sangue di tutti i servi del SIGNORE, sparso dalla mano di Izebel.

Ieu ubbidisce, ed entra nel palazzo reale.

2Re 9:30 Poi Ieu giunse a Izreel. Izebel, che lo seppe, si diede il belletto agli occhi, si acconciò la capigliatura, e si mise alla finestra a guardare.
2Re 9:31 Mentre Ieu entrava per la porta della città, lei gli disse: «Porti pace, nuovo Zimri, uccisore del tuo signore?»
2Re 9:32 Ieu alzò gli occhi verso la finestra, e disse: «Chi è per me? chi?» E due o tre funzionari, affacciatisi, volsero lo sguardo verso di lui.
2Re 9:33 Egli disse: «Buttatela giù!» Quelli la buttarono; e il suo sangue schizzò contro il muro e contro i cavalli. Ieu le passò sopra, calpestandola;
2Re 9:34 poi entrò, mangiò e bevve, quindi disse: «Andate a vedere quella maledetta donna e sotterratela, poiché è figlia di un re».
2Re 9:35 Andarono dunque per sotterrarla, ma non trovarono di lei altro che il cranio, i piedi e le mani.
2Re 9:36 E tornarono a riferir la cosa a Ieu, il quale disse: «Questa è la parola del SIGNORE pronunciata per mezzo del suo servo Elia il Tisbita, quando disse: "I cani divoreranno la carne di Izebel nel campo d'Izreel;
2Re 9:37 e il cadavere di Izebel sarà, nel campo d'Izreel, come letame sulla superficie del suolo, in modo che non si potrà dire: 'Questa è Izebel'"».

Ieu, capitano dell'esercito con l'autorità di re da parte del Signore, ordina l'uccisione di Izebel nell'istante stesso in cui la vede, senza lasciare il tempo per altri vaneggiamenti. 
Lei si era truccata, intenta a circuire anche il nuovo re. Ma un uomo di carattere, nominato da Dio e con discernimento spirituale non poteva in alcun modo essere soggiogato da lei. Non poteva in alcun modo tollerarla. 

Qui termina la storia di Izebel, questa terribile donna Fenicia. Ma purtroppo il suo nome tornerà ancora una volta nella Bibbia. Nel Nuovo Testamento infatti troviamo ulteriori indicazioni.

Apocalisse 2:18-23 «All'angelo della chiesa di Tiatiri scrivi:
Queste cose dice il Figlio di Dio, che ha gli occhi come fiamma di fuoco, e i piedi simili a bronzo incandescente: "Io conosco le tue opere, il tuo amore, la tua fede, il tuo servizio, la tua costanza; so che le tue ultime opere sono più numerose delle prime. Ma ho questo contro di te: che tu tolleri Iezabel, quella donna che si dice profetessa e insegna e induce i miei servi a commettere fornicazione, e a mangiare carni sacrificate agli idoli. Le ho dato tempo perché si ravvedesse, ma lei non vuol ravvedersi della sua fornicazione. Ecco, io la getto sopra un letto di dolore, e metto in una grande tribolazione coloro che commettono adulterio con lei, se non si ravvedono delle opere che ella compie. Metterò anche a morte i suoi figli; e tutte le chiese conosceranno che io sono colui che scruta le reni e i cuori, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere.

Gesù comanda all'Apostolo Giovanni di scrivere delle lettere alle principali comunità cristiane del I sec d.C. Alla chiesa di Tiatiri, nell'odierna Turchia, riconosce le opere, l'amore, la fede, il servizio, la costanza. Ma anche una vigorosa riprensione: "tu tolleri Iezabel".
Una falsa profetessa nella chiesa stava inducendo i credenti alla fornicazione e all'idolatria. Gesù la identifica immediatamente con Iezabel, riconoscendo lo stesso problema spirituale di questa terribile donna vissuta quasi un migliaio di anni prima. 
Una nuova Iezabel che porta corruzione nella chiesa, senza volersi ravvedere dal suo comportamento satanico. Il Signore rivela la punizione che riguarda lei e coloro che commettono adulterio con lei. 
Ritorna alla memoria il brano di Ieu, con Izebel che si acconciava e imbellettava per sedurlo. Quanti cristiani di questa comunità saranno stati sedotti? Quanti credenti hanno mancato di discernimento e l'hanno lasciata fare? Considerando un'intervento in persona del Signore, stiamo parlando di tante persone. Magari anche nella leadership della comunità. Come il personaggio storico manipolava il re di Israele, è probabile che anche questa falsa profetessa facesse lo stesso con le guide della chiesa. 
Non ho la certezza che esista uno "spirito di Iezabel", ma ho la certezza che il diavolo va attorno come un leone ruggente cercando chi divorare (1 Pt 5:8) e per questo motivo dobbiamo restare sobri. Dobbiamo vegliare, essere svegli per potere avere discernimento su ciò che accade nella nostra vita, nella nostra famiglia e nella nostra chiesa. 
Questa donna è realmente esistita e una falsa profetessa ne ha calcato le orme in una chiesa cristiana. Può succedere ancora, magari ai giorni nostri? Personalmente, credo che sia già accaduto innumerevole volte. L'esortazione biblica del resto è molto chiara:

1Giovanni 4:1 Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo.

Ho trovato molto interessante il fatto che il termine di Ap 2:20 tradotto con "tolleri" - il verbo greco "eaō" - viene usato anche in altri brani evangelici e in particolare in un passo del Vangelo di Matteo.

Matteo 24:43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe [eaō] scassinare la sua casa.
Matteo 24:44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà.

Anche in questo contesto il termine viene espresso da Gesù per mettere in guardia da un pericolo concreto. Dopo il Suo discorso profetico, dopo aver predetto che <<molti verranno nel mio nome, dicendo: "Io sono il Cristo". E ne sedurranno molti.>>; dopo aver profetizzato della tribolazione, Egli esorta i discepoli alla vigilanza. Nessuno conosce il giorno del Suo ritorno e per questo motivo è necessario essere sobri e vigili per mantenersi puri. 
Il degrado spirituale e morale crescerà costantemente e prolifereranno falsi profeti, falsi apostoli, falsi dottori. Senza un sano discernimento spirituale, si subirà la loro seduzione. Questo è il messaggio di Gesù nel capitolo ventiquattro del Vangelo di Matteo.
Fratelli, noi siamo in questi tempi, noi siamo negli ultimi giorni (Eb 1:2).
Se sapessimo a quale ora della notte il ladro debba venire, gli lasceremmo scassinare la nostra casa? Tollerare falsi profeti e profetesse nelle nostre chiese è la stessa cosa. 
Questo non deve portarci a disprezzare il ministero e dono profetico (1 Tess 5:20) ma a usare discernimento ed esprimere giusti giudizi. 
Non dobbiamo tollerare Iezabel.

1Corinzi 5:11 Quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare.
1Corinzi 5:12 Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro?
1Corinzi 5:13 Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

Il termine "oltraggiatore" - in greco loidoros - significa anche "maldicente".
Qualcuno che continuamente e senza pentimento parla male degli altri fratelli, specie di quelli con qualche incarico con lo scopo di screditarli agli occhi di tutti. Anche questa è manipolazione. Non stiamo parlando di un pettegolezzo o di una critica ma di un'attitudine sistematica e continuativa con uno scopo ben preciso: portare distruzione nella vita delle persone. Essere falsi fratelli è anche questo.

Vegliamo, stiamo sobri, domandiamo a Dio il discernimento necessario per "non lasciare scassinare la nostra casa", per "non tollerare Iezabel".
La riprensione alla chiesa di Tiatiri è stata durissima. Facciamo in modo che non sia mai rivolta alla nostra comunità e a noi stessi. Questo non deve aprire una nuova "caccia alle streghe" ma una consapevolezza della santità nella casa del Signore. Entriamo nella chiamata che Dio ha messo sulla nostra vita ed appropriamoci della risolutezza e dello zelo di Ieu. Ovviamente non per uccidere, in quanto il nostro combattimento non è contro sangue e carne (Ef 6:12), ma per prendere posizione spiritualmente. Indossare l'intera armatura di Dio per resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il nostro dovere (Ef 6:13)

A Dio sia la lode e la gloria, ora e sempre. 

lunedì 14 marzo 2011

Il discernimento

Secondo il dizionario, il discernimento è la facoltà della mente di giudicare, valutare, distinguere rettamente.

Questo è molto importante nella vita di ogni giorno, per qualsiasi persona.
Ogni credente però deve dare ancora più importanza al discernimento, in questo caso spirituale, perchè da esso deriva il frutto di ogni sua azione.
Vista questa importanza, credo sia necessario approfondire l'argomento, nelle varie sfaccettature.

Proverbi 3:5 Confida nel SIGNORE con tutto il cuore
e non ti appoggiare sul tuo discernimento.


Il punto di partenza è inevitabilmente questo.
Un corretto discernimento, per essere spirituale deve provenire dallo Spirito Santo, non dall'uomo. Istintivamente si potrebbe pensare che sia importante acculturarsi, studiare, confrontarsi per raggiungere un grado di saggezza superiore agli altri uomini e potersi quindi esprimere in modo giusto. Ebbene tutto questo è buono ma messo insieme non vale la decima parte di un sussurro dello Spirito Santo. Che sia una decisione personale, un consiglio da dare, un giudizio da esprimere su una profezia, il punto più importante è la nostra disponibilità ad interpellare ed ascoltare lo Spirito Santo. Egli può parlare nei nostri pensieri oppure può comunicare al nostro spirito un'impressione spirituale. Cercando di descriverlo a parole può significare un improvviso senso di pace o di attrito. Un'immagine mentale a occhi chiusi o una sensazione molto più particolare che possiamo riconoscere non sarebbe potuta provenire dalla nostra fantasia. Confidiamo nel Signore. Confidiamo nella Sua saggezza. Confidiamo nel Suo discernimento e nelle Sue rivelazioni.

Romani 12:2 Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.

Leggendo la Bibbia (la Parola di Dio scritta) e ascoltando lo Spirito Santo (la Parola di Dio vivente) porteremo la nostra mente ad essere rinnovata. Non ci conformeremo alla nostra società, alla nostra cultura ma assumeremo a livello effettivo la cultura del Regno di Dio. Le persone che frequentiamo influenzano pesantemente il nostro carattere e il nostro modo di vedere le cose e affrontare la vita. Frequentando il Signore la nostra persona sarà parimenti influenzata. Il nostro spirito, la nostra mente e anche il nostro corpo.
In questo rinnovamento della mente si posiziona il giusto discernimento spirituale. L'uomo bada all'apparenza, ma il Signore guarda ai cuori. Non è questione di sforzarsi di essere gentili, ma di assorbire come una spugna dalla presenza di Dio l'amore necessario a rivolgerci verso il prossimo per aiutarlo.
Ma cosa c'entra l'amore con il discernimento? C'entra tutto. Nel Regno di Dio ogni cosa deve essere sottomessa all'amore. Altrimenti nulla ha significato. Il frutto del nostro discernimento deve portare armonia e pace nella nostra vita e nelle vite delle altre persone (se a loro volta ubbidiscono al Signore), altrimenti in realtà non è giusto come noi pensiamo.

Il vello di Gedeone

Giudici 6:36 Gedeone disse a Dio: «Se vuoi salvare Israele per mano mia, come hai detto,
Giudici 6:37 ecco, io metterò un vello di lana sull'aia: se c'è della rugiada sul vello soltanto e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano come hai detto».
Giudici 6:38 Così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò presto, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d'acqua.
Giudici 6:39 Gedeone disse a Dio: «Non si accenda l'ira tua contro di me. Io non parlerò che questa volta soltanto. Permetti che io faccia un'altra prova con il vello: resti asciutto soltanto il vello e ci sia della rugiada su tutto il terreno».
Giudici 6:40 Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu della rugiada su tutto il terreno.


Così come accade a noi, anche a numerosi personaggi biblici capitò di non essere certi dell'indicazione di Dio. Vediamo dunque come Gedeone chiese al Signore un segno inequivocabile per essere certo che la sua missione fosse genuina.
Questo è un eccellente modo di sottoporre al Signore il discernimento di una scelta da fare. Ovviamente non deve essere per forza un vello di lana, il senso è quello di chiedere a Dio un segno personale, una prova personale che conosciamo solo noi e che ci possa dare una certezza di fede superiore.
E' necessario però essere completamente trasparenti con noi stessi e con il Signore, senza manipolare i nostri pensieri con la nostra volontà che spinge da una o dall'altra parte. Il Signore risponde, e sicuramente onorerà le richieste dei Suoi figli.

Il discernimento profetico.

1Corinzi 14:29 Anche i profeti parlino in due o tre e gli altri giudichino;
1Corinzi 14:30 se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente taccia.
1Corinzi 14:31 Infatti tutti potete profetare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati.


Ogni cristiano può profetizzare. Ogni cristiano può imparare a profetizzare. Tutta la chiesa locale è tenuta a giudicare le profezie.
La stessa profezia è un linguaggio di edificazione, esortazione e consolazione (1Co14:3). A maggior ragione quindi il corretto discernimento delle profezia deve portare queste tre caratteristiche. Deve portare un'incoraggiamento alla chiesa, ai fratelli. Un corretto discernimento elimina ogni confusione portando chiarezza e trasparenza nelle coscienze. Anche in questo caso, il discernimento delle profezie deve essere sottomesso alla coerenza con la Bibbia e all'attestazione dello Spirito Santo a tutti i fratelli coinvolti.
Il versetto 32 sottolinea che i profeti devono essere sottomessi ad altri profeti. Il ministero profetico nel dettaglio ha quindi il compito di portare a maturità la chiesa o le chiese locali nel dono di profezia, in modo da coordinare la comunità istruendo a un ordine collettivo.

Il discernimento degli spiriti

1Corinzi 12:8 Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;
1Corinzi 12:9 a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito;
1Corinzi 12:10 a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue;
1Corinzi 12:11 ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole.


Il discernimento degli spiriti poi, è un dono dello Spirito Santo.
Egli lo distribuisce a chi vuole, pertanto è caratteristica solo di alcuni credenti. Questo non deve però portare alla passività.

1Corinzi 12:31 Voi, però, desiderate ardentemente i doni maggiori!

L'esortazione del Signore infatti è di desiderare ardentemente i doni spirituali!
Tutti noi quindi possiamo e dobbiamo desiderare i doni dello Spirito Santo, tra cui anche quello del discernimento degli spiriti.
Questo dono manifesta la capacità di distinguere gli spiriti maligni, ma anche gli stessi spiriti degli uomini. Così come i casi precedenti anche questo dono deve venire espresso nell'amore e nell'aiuto del prossimo. Da questo discernimento nascono le corrette liberazioni dalle influenze sataniche. Ma anche una comprensione sovrannaturale delle persone, che porta a comportarsi nel modo più corretto nei loro riguardi.

Conclusione

Geremia 15:19 Perciò, così parla il SIGNORE:
«Se torni a me, io ti farò ritornare, e rimarrai davanti a me;
e se tu separi ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca [...]


Come promesso dal Signore a Geremia, osserviamo dunque come un corretto discernimento tra ciò che è prezioso e ciò che è vile deriva unicamente dallo stare davanti al Signore in modo da poter esprimere esattamente quello che Lui vuole esprimere. In questo modo potremo ricevere benedizione e portarla ai nostri fratelli per l'incoraggiamento e la consolazione comune. Per la corretta crescita della chiesa. Per la Sua gloria.

mercoledì 16 febbraio 2011

Nessuno si vanti di fronte a Dio

Giudici 7:2-7 Il SIGNORE disse a Gedeone: «La gente che è con te è troppo numerosa perché io dia Madian nelle sue mani; Israele potrebbe vantarsi di fronte a me, e dire: "È stata la mia mano a salvarmi".
Fa' dunque proclamare questo, in maniera che il popolo l'oda: Chiunque ha paura e trema se ne torni indietro e si allontani dal monte di Galaad». E tornarono indietro ventiduemila uomini del popolo e ne rimasero diecimila.
Il SIGNORE disse a Gedeone: «La gente è ancora troppo numerosa; falla scendere all'acqua dove io li sceglierò per te. Quello del quale ti dirò: Questo vada con te, andrà con te; e quello del quale ti dirò: Questo non vada con te, non andrà».
Gedeone fece dunque scendere la gente all'acqua; e il SIGNORE gli disse: «Tutti quelli che leccheranno l'acqua con la lingua, come la lecca il cane, li metterai da parte; così pure tutti quelli che, per bere, si metteranno in ginocchio».
Il numero di quelli che leccarono l'acqua, portandosela alla bocca nella mano, fu di trecento uomini; tutto il resto della gente si mise in ginocchio per bere l'acqua.
Allora il SIGNORE disse a Gedeone: «Mediante questi trecento uomini che hanno leccato l'acqua io vi libererò e metterò i Madianiti nelle tue mani. Tutto il resto della gente se ne vada, ognuno a casa sua».


"E' stata la mia mano a salvarmi". Questa frase, questo pensiero è il principale problema del Signore - anzi, dell'umanità stessa -, quando interviene in aiuto dell'uomo.
Una volta che una situazione critica viene superata, è molto facile per l'uomo dire: "sono stato bravo, mi sono salvato da solo". Questa è la filosofia americana dell'"american dream". Questo è l'insegnamento che la nostra cultura e la nostra società sta promuovendo in modo sempre maggiore, anche nelle chiese.
Il duro lavoro, il coraggio, e la determinazione. Solo in questo modo arriverai alla prosperità (economica); solo in questo modo arriverai al successo - anche ministeriale. Anche nel servizio per il Signore.
Ecco quindi che il fantasma di questo grosso problema torna anche oggi a portare malvagità di pensiero, orgoglio e superbia.
Dentro e fuori la chiesa.

Dentro, con dottrine distorte che insegnano che ogni figlio di Dio deve arrivare per forza a vivere nella prosperità economica, con piena salute e successo in ogni area della propria vita.

(Questo quando l'Apostolo Paolo diceva:

Filippesi 4:11 Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.
Filippesi 4:12 So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza.
)

Dottrine che insegnano che la tua decisione, il tuo sforzo, la tua preghiera può cambiare la volontà di Dio.

(Mentre il salmista loda Dio per il motivo opposto:

Salmi 33:11 La volontà del SIGNORE sussiste per sempre,
i disegni del suo cuore durano d'età in età.


La preghiera NON cambia la volontà di Dio.
La preghiera piuttosto è lo strumento - voluto da Dio - necessario alla realizzazione di alcuni aspetti della Sua volontà, che in ogni caso non potrà mai essere frustrata.)

Fuori, con il raffreddamento dell'amore dei più.
Una civiltà meritocratica, che giudica gli individui unicamente per quello che sanno fare. Devi farcela con le tue mani, puoi arrivare al "successo" solo con le tue forze. Nessuno ti aiuterà. Perchè Dio non esiste.

A questi due risvolti della stessa medaglia, il Signore della Bibbia si oppone con fermezza. Lo ha fatto istruendo Gedeone, portandolo alla battaglia con un pugno di uomini. Lo sta facendo oggi, istruendo coloro che hanno intendimento su quale siano i Suoi disegni.

1Corinzi 1:26-31 Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili;
ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti;
Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono,
perché nessuno si vanti di fronte a Dio.
Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione;
affinché, com'è scritto:
«Chi si vanta, si vanti nel Signore».


Nella Chiesa di Cristo non ci sono molti potenti, molti nobili, molti sapienti secondo la carne.
Questo perchè il Signore non ha scelto i Suoi in base ai loro meriti, ma piuttosto in base alla Sua grazia.
Nessuno si deve vantare di fronte a Dio.
Proprio per questo motivo Egli ha scelto le cose disprezzate di questo mondo per ridurre al niente quelle che sono apprezzate dagli uomini.
Per questo motivo il Signore Gesù incarnato fu coricato in una mangiatoia appena nato; per lui non c'era spazio nell'albergo.

Giovanni 1:11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto;
Giovanni 1:12 ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome.


L'adozione a figli di Dio è qualcosa che nasce dall'alto della volontà di Dio, ma dal basso del pentimento e della contrizione di cuore.
Dal riconoscimento di non essere nulla di fronte a Dio. Proprio nel momento in cui si acquisisce questa consapevolezza il Signore rivela il Suo profondo amore.
Solo così si può conoscere. Solo così si diventa figli.

Zaccaria 4:6b "Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio", dice il SIGNORE degli eserciti.

Ecco quindi che emerge l'esigenza di lavorare senza risparmiarsi, ma con la consapevolezza che quel che fa la differenza è lo Spirito Santo, non noi.
Servire Dio con tutta la nostra passione, il nostro intelletto e il nostro cuore; ma sapendo bene che la guerra spirituale è già stata vinta da Cristo sulla croce.
Così come il Signore ha voluto educare Gedeone, allo stesso modo vuole educare noi oggi. Può capitare di essere circondati da molte battaglie (difficoltà materiali e spirituali) e vedere un significato solo nella nostra capacità di reagire e superare con le nostre forze ogni ostilità. Ma ogni credente deve prima di tutto considerare di appartenere al Signore, e valutare che la lezione che Egli ci sottopone può essere proprio quella di porre la nostra fiducia ai Suoi piedi.
Questo non vuol dire assolutamente essere passivi.
Vuol dire lavorare come se il risultato dipendesse dalle nostre forze, ma essere coscienti che in realtà dipende tutto da Dio.

In questo modo vedremo il soprannaturale nel naturale.
Vedremo i miracoli che il Signore ci accorda, nascosti in quello che molti credono sia la naturale evoluzione delle cose.
Ma vedremo anche manifestazioni potenti della volontà di Dio, volta a dimostrare come ciò che fa la differenza è e sarà sempre Lui.

Per concludere però, bisogna considerare anche un altro pensiero.
Può capitare che il Signore si riveli a persone non credenti con miracoli e potenti operazioni. Interventi soprannaturali che dichiarano in modo eclatante la mano di Dio. Tendenzialmente però, il Signore non si mostra così a coloro che si beffano di Lui. L'aspetto fondamentale è l'attitudine delle persone.

Proverbi 3:32 poiché il SIGNORE ha in abominio l'uomo perverso,
ma la sua amicizia è per gli uomini retti.

Proverbi 3:33 La maledizione del SIGNORE è nella casa dell'empio,
ma egli benedice l'abitazione dei giusti.

Proverbi 3:34 Se schernisce gli schernitori,
fa grazia agli umili.


La vittoria di Gedeone è stato un segno per Israele ma anche per i Suoi nemici.
Fino al ritorno di Cristo però, non accadrà nulla di così eclatante.

Matteo 12:38 Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno».
Matteo 12:39 Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona.
Matteo 12:40 Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell'uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.


La morte e resurrezione del Signore è l'unico segno (miracolo) dato al mondo.
Dio vuole che si arrivi a Lui attraverso la fede in Gesù.
Questa è l'unica Via.
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