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giovedì 16 dicembre 2010
Il discepolato dell'Apostolo Paolo
Ma non c'è nulla di nuovo sotto il sole.
Il mondo spirituale è più immenso dell'universo, è vero.
Ogni istante, ogni attimo può portare con sè rivelazioni ed esperienze totalmente nuove. Ma la porta è sempre e solo Una.
2Pietro 3:18 crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Solo crescendo nella grazia e nella conoscenza del Signore potremo raggiungere la novità di vita che cerchiamo. Un cristianesimo vivo. Un cristianesimo potente.
Si è pensato di raggiungere il nuovo con nuove strategie, ma così facendo si sta correndo il rischio di allontanarsi troppo da ciò che si può considerare l'antica Via.
Atti 2:42 Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.
L'insegnamento degli Apostoli. La comunione fraterna. Rompere il pane. Le preghiere.
Questo era ciò che condividevano i primi credenti.
Riflettendo sulla struttura e sui programmi condivisi dalle chiese locali del nostro tempo, mi è facile notare come ogni attività sia organizzata in modi molto poco personali. C'è un forte desiderio di crescere. Di far diventare la propria chiesa più grande. Di avere più numeri. Per questo si cerca di organizzare campagne evangelistiche con coreografie sempre migliori. Studi biblici sulla falsa riga delle aule universitarie. Impostare la propria chiesa su un modello cellulare, dove far crescere nella fede le persone, omogeneizzandole ad un modello standard.
E' questa la visione di chi fondava chiese negli Atti degli Apostoli? O forse crediamo davvero che i tempi sono cambiati e che dobbiamo adattarci alla società moderna?
Non penso sia il caso.
Filippesi 3:20 Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore.
Questo rispondeva Paolo alla chiesa in Filippi. Potevano vantarsi di avere cittadinanza Romana in quanto colonia. Avevano grandi vantaggi e una società superiore alla media del mondo antico. Ma non sono state prese in considerazioni le loro usanze, le loro mentalità secolari. Tanto meno dovremmo farlo ai giorni nostri.
Ciò che deve essere importante per noi è la cultura biblica, non una serie di strategie moderne. Conoscenza esperienziale del Signore, non soluzioni di marketing.
E' con questo sentimento che ora possiamo approcciarci al significato che l'Apostolo Paolo dava al discepolato cristiano.
Atti 16:1 Giunse anche a Derba e a Listra; e là c'era un discepolo, di nome Timoteo, figlio di una donna ebrea credente, ma di padre greco.
Atti 16:2 Di lui rendevano buona testimonianza i fratelli che erano a Listra e a Iconio.
Atti 16:3 Paolo volle che egli partisse con lui; perciò lo prese e lo circoncise a causa dei Giudei che erano in quei luoghi; perché tutti sapevano che il padre di lui era greco.
Forse Timoteo si era convertito nell'evangelizzazione del primo viaggio missionario di Paolo, raccontato in Atti 14:6.
E' espressamente detto che Timoteo era un discepolo. Per qualche motivo Paolo lo nota e vuole che venga con sè nel viaggio missionario. Ci sono molti altri credenti, ma sceglie lui. Non era sufficiente un'ammaestramento di pochi giorni o mesi. Non ha voluto impartire un insegnamento dottrinale, qualche buon consiglio. No, lo vuole con sè. Da questo momento Timoteo entra a far parte della sua squadra apostolica. Da questo momento inizia il suo discepolato.
Ovviamente Paolo non ha portato con sè tutte le persone che si sono convertite. Ma ha provveduto per ogni chiesa fondata a restare il tempo necessario per insegnare e ammonire in base alla sana dottrina.
Atti 20:31 Perciò vegliate, ricordandovi che per tre anni, notte e giorno, non ho cessato di ammonire ciascuno con lacrime.
E' lampante come l'impegno messo da Paolo fosse totalizzante. Non si trattava di standardizzare a un livello di conoscenza biblica, ma di insegnare e ammonire con la propria vita su questioni fondamentali per la vita nello Spirito.
2Timoteo 3:10 Tu invece hai seguito da vicino il mio insegnamento, la mia condotta, i miei propositi, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza,
2Timoteo 3:11 le mie persecuzioni, le mie sofferenze [...]
Filippesi 4:9 Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.
Non si tratta di una serie di lezioni scolastiche. Non è un programma di insegnamento. E' un vero e proprio discepolato personale!
Condividere la propria vita, tutte le proprie conoscenze umane e spirituali.
Tutto questo non può essere riprodotto in scala tramite automatismi. E' necessario prendere coscienza della forte componente personale del discepolo.
Il Signore ha creato la Chiesa con cinque ministeri e ha provveduto svariati doni attraverso lo Spirito Santo. I credenti pur essendo uniti nella fede non lo sono nella propria chiamata!
1Timoteo 4:14 Non trascurare il dono che è in te e che ti fu dato mediante la parola profetica insieme all'imposizione delle mani dal collegio degli anziani.
2Timoteo 1:6 Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio che è in te mediante l'imposizione delle mie mani.
1Timoteo 1:18 Ti affido questo incarico, Timoteo, figlio mio, in armonia con le profezie che sono state in precedenza fatte a tuo riguardo, perché tu combatta in virtù di esse la buona battaglia,
E' fondamentale promuovere e riconoscere quelli che sono i doni spirituali e i ministeri che Dio affida ai credenti. Non saremo mai tutti uguali ed è nocivo promuovere questa visione in quanto non è una visione biblica.
Credo che nei tempi a venire debba essere fortemente rivalorizzato il discepolato personale, per portare salute all'interno della Chiesa.
Formare, assistere e servire persone che possano diventare dei veri anziani nella fede e propagare un'esperienza che al giorno d'oggi scarseggia.
Torniamo all'insegnamento degli Apostoli, e il frutto non potrà che essere buono e duraturo.
martedì 14 dicembre 2010
Sforzatevi di entrare...
Luca 13:24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.
Sforzatevi:
ἀγωνίζομαι
agōnizomai
ag-o-nid'-zom-ahee
From G73; to struggle, literally (to compete for a prize), figuratively (to contend with an adversary), or generally (to endeavor to accomplish something): - fight, labor fervently, strive.
Sforzatevi: “Lottare, letteralmente (per competere per un premio), in senso figurato (fare i conti con un avversario), o in generale (per cercare di realizzare qualcosa): - la lotta, il lavoro con fervore, tendere.”
Questo stesso verbo e questo stesso insegnamento è usato con più chiarezza dall'Apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinzi:
1Corinzi 9:24 Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo.
1Corinzi 9:25 Chiunque fa l'atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile.
1Corinzi 9:26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria;
1Corinzi 9:27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.
La parola che viene interpretata e tradotta con “atleta” è infatti la stessa che nel Vangelo di Luca viene tradotta con il verbo “sforzare”.
In questo contesto si può tradurre letteralmente con:
“chiunque si ingegna per la padronanza di sé stesso” è temprato in ogni cosa...
Per sviluppare e chiarire meglio questo concetto, l'Apostolo prosegue con un altro esempio:
1Corinzi 10:1 Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare,
1Corinzi 10:2 furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè;
1Corinzi 10:3 mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale,
1Corinzi 10:4 bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo.
1Corinzi 10:5 Ma della maggior parte di loro Dio non si compiacque: infatti furono abbattuti nel deserto.
1Corinzi 10:6 Or queste cose avvennero per servire da esempio a noi, affinché non siamo bramosi di cose cattive, come lo furono costoro,
1Corinzi 10:7 e perché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto è scritto: «Il popolo si sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi».
1Corinzi 10:8 Non fornichiamo come alcuni di loro fornicarono e ne caddero, in un giorno solo, ventitremila.
1Corinzi 10:9 Non tentiamo il Signore, come alcuni di loro lo tentarono, e perirono, morsi dai serpenti.
1Corinzi 10:10 Non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, e perirono colpiti dal distruttore.
1Corinzi 10:11 Ora, queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.
1Corinzi 10:12 Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.
1Corinzi 10:13 Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare.
Appare chiaro il significato che tutto ciò sia in primo luogo un'ammonizione per i credenti.
Un'esortazione a stare attenti a non cadere, a non diventare idolatri, a non fornicare, a non tentare il Signore – per esempio - per evitare di fare la fine di quella generazione di Israele.
C'è quindi un'azione attiva richiesta all'uomo nell'allontanarsi da certe cose.
Riprendendo lo stesso esempio come viene portato invece nella lettera ai Romani, comprendiamo un'altra verità complementare:
Romani 9:6 Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d'Israele sono Israele;
Romani 9:7 né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: «È in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza».
Romani 9:8 Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza.
Romani 11:1 Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch'io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino.
Romani 11:2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo:
Romani 11:3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»?
Romani 11:4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal».
Romani 11:5 Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia.
Romani 11:6 Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia.
Romani 11:7 Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti,
Romani 11:8 com'è scritto:
«Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere
e orecchie per non udire,
fino a questo giorno».
Quello che l'Israele etnico cerca, è stato ottenuto solo dall'Israele eletto.
Il versetto 7 chiarisce il fatto che coloro che perirono non furono eletti da Dio, pertanto adempirono in questo modo la Sua piena volontà. Furono predestinati a non essere eletti.
Prendendo atto di questi due fatti, ritorniamo ora al brano di 1Corinzi, rileggendo la frase conclusiva come chiave di lettura dell'intero insegnamento su questo tema:
1Corinzi 10:12 Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.
1Corinzi 10:13 Nessuna tentazione vi ha còlti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscirne, affinché la possiate sopportare.
E' chiara l'esortazione a stare in piedi, a non cadere.
Questo perchè è notevole l'influenza di molti tipi di tentazioni prettamente umane.
In questo però, Dio è fedele, e provvede a una via di uscita affinchè ogni prova si possa sopportare.
Le persone che sopportano queste prove sono nei fatti gli eletti di Dio.
Perchè esortare gli eletti se sono già stati scelti? Perchè è previsto nel piano del Signore che essi raggiungano il carattere di Cristo attraverso l'ubbidienza, ripercorrendo i suoi passi:
Ebrei 5:7 Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà.
Ebrei 5:8 Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì;
Ebrei 5:9 e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna,
Ebrei 5:10 essendo da Dio proclamato sommo sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec.
Gesù imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì, aprì dunque la strada a tutti i Suoi discepoli, prevedendo che la percorressero nel medesimo modo.
Matteo 16:24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Tutto questo non per guadagnare una propria salvezza ma per crescere nelle modalità previste da Dio ed essere nella propria personale condizione di potere condividere con Lui l'eternità.
C'è quindi responsabilità da parte dell'uomo ma tale responsabilità non riguarda la salvezza della propria anima in quanto è comunque subordinata alla libertà che le concede Dio.
Ossia ha la possibilità di “rendere certa la sua vocazione” solo perchè ha effettivamente ricevuto una vocazione!
E chi ha ricevuto una vocazione ma non l'ha resa certa?
La sua vocazione era illusoria ed è stata manifestata a tempo debito, in quanto è impossibile frustrare i disegni di Dio.
Giobbe 42:1 Allora Giobbe rispose al SIGNORE e disse:
Giobbe 42:2 «Io riconosco che tu puoi tutto
e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno.