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martedì 27 dicembre 2016

Aspettando il ritorno del Signore (parte II): il mistero dell'empietà

Io vidi quel corno fare guerra ai santi e avere il sopravvento, finché non giunse il vegliardo.
Daniele 7:21,22a

"Mentre aspettiamo - esortazioni da 2 Tessalonicesi"
Dopo aver presentato un'introduzione alla Seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi ed aver commentato il primo capitolo nella prima parte dello studio chiamata fedeli nelle persecuzioni, possiamo in questa seconda parte addentrarci meglio nell'epistola soffermandoci sul secondo capitolo fino al versetto quindici. Come abbiamo già visto, la struttura letteraria dell'opera viene identificata in due esordi, due esortazioni e due conclusioni. In questo approfondimento tratteremo la prima esortazione (2:1-12) ed il secondo esordio (2:13-15). 

Dopo aver lodato la fedeltà del tessalonicesi, dopo averli rassicurati sulla giustizia di Dio manifestata proprio nella loro fedeltà e nella crudeltà dei loro persecutori (fedeltà e crudeltà che saranno rispettivamente onorate e punite da Dio nel giorno del Signore), dopo aver pregato per loro, l'apostolo Paolo inizia ad esortare questi cari credenti entrando nel vivo nell'argomento che voleva trattare.

Ora, fratelli, circa la venuta del Signore nostro Gesù Cristo e il nostro incontro con lui, vi preghiamo di non lasciarvi così presto sconvolgere la mente, né turbare sia da pretese ispirazioni, sia da discorsi, sia da qualche lettera data come nostra, come se il giorno del Signore fosse già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo; poiché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l'apostasia e non sia stato manifestato l'uomo del peccato, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto; fino al punto da porsi a sedere nel tempio di Dio, mostrando se stesso e proclamandosi Dio. Non vi ricordate che quand'ero ancora con voi vi dicevo queste cose? Ora voi sapete ciò che lo trattiene affinché sia manifestato a suo tempo. Infatti il mistero dell'empietà è già in atto, soltanto c'è chi ora lo trattiene, finché sia tolto di mezzo. E allora sarà manifestato l'empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta. La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi, con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si sono compiaciuti nell'iniquità, siano giudicati. 
2Tessalonicesi 2:1-12 


Nella Prima lettera ai Tessalonicesi, Paolo aveva istruito la comunità su quello che sarebbe avvenuto al ritorno del Signore, e in particolare su quello che sarebbe successo a coloro che nel frattempo erano morti martiri in seguito alle persecuzioni avvenute in quella città (cfr. Atti 17:1-9; 1 Ts. 1:6). Tornando ora sempre sul tema della venuta del Signore Gesù Cristo e del prossimo incontro con lui, l'apostolo si trova costretto a correggere un falso insegnamento o una errata comprensione a riguardo. I credenti di Tessalonica infatti in breve tempo avevano visto turbata la propria mente a causa di una nuova convinzione: il fatto che il giorno del Signore fosse già presente. Questa indicazione derivava forse da una ispirazione, ossia da una profezia carismatica. Oppure da un discorso, ovvero una predicazione o un insegnamento; o ancora da qualche lettera data come per loro. E' possibile che la chiesa abbia ricevuto una falsa lettera a nome di Paolo che annunciava finalmente l'arrivo del giorno del Signore, e che questa fosse stata confermata in assemblea da profezie e insegnamenti. Ma c'è anche la possibilità che i tessalonicesi abbiano semplicemente compreso male una parte della lettera precedente.1 Di fatto, la comunità aveva accolto come vero questo dato e almeno parte di essa aveva reagito in modo non sano (2 Ts. 3:6-12). Per questo motivo l'apostolo Paolo poco dopo la prima lettera, scrive questa seconda missiva. Poiché il giorno del Signore non è già arrivato, l'insegnamento apostolico verte in questo caso soprattutto su ciò che deve accadere prima del giorno del Signore, in modo che possa esserci chiarezza per tutti. Gli eventi che vengono descritti rappresentano quindi una specie di "orario" dei tempi finali paragonabile a quelli che si leggono negli scritti biblici apocalittici, come anche nel "discorso escatologico" dei Vangeli sinottici.2 Tali avvenimenti sono in questo caso l'apostasia, ossia il rinnegamento e l'allontanamento della fede in Cristo, e la manifestazione dell'uomo del peccato. Quest'ultimo è chiamato anche il figlio della perdizione e l'avversario, colui che s'innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio od oggetto di culto. Questo individuo non sarà Satana in persona, ma un uomo che sorgerà per azione efficace di Satana e che promuoverà un'apostasia di enormi proporzioni. Egli si innalzerà contro Dio e si porrà a sedere nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. All'epoca della lettera, il tempio di Gerusalemme era ancora integro, e l'aspettativa era quindi quella che tale personaggio arrivasse a compiere queste azioni blasfeme proprio nel luogo più santo per il culto giudaico. Le sue azioni assomigliano in particolare a quelle descritte in un brano apocalittico del libro di Daniele, ma anche nell'oracolo di Ezechiele contro il principe di Tiro e la sua autodivinizzazione:
  
Il re agirà a suo piacimento, s'innalzerà, si esalterà al di sopra di ogni dio e pronuncerà parole inaudite contro il Dio degli dèi; prospererà finché non sia finita l'ira, poiché ciò che è stato deciso si compirà. Egli non avrà riguardo agli dèi dei suoi padri; non avrà riguardo al dio preferito dalle donne, né ad alcun dio, perché si innalzerà al di sopra di tutti.
Daniele 11:36,37

«Figlio d'uomo, di' al principe di Tiro:
Così parla il Signore, DIO:
"Il tuo cuore si è insuperbito, e tu dici:
'Io sono un dio!
Io sto seduto su un trono di Dio nel cuore dei mari!',
mentre sei un uomo e non un dio
e hai scambiato il tuo cuore per quello di Dio.

Ezechiele 28:2 

Sappiamo che il sovrano seleucide Antioco IV Epifane (175-164 a.C.) saccheggiò il tempio riconsacrandolo alla divinità pagana Giove Olimpo, vietando ai giudei di osservare i propri precetti religiosi. Molti di essi assecondarono questo dominatore e accolsero con favore gli usi e i costumi greci, rinnegando di fatto la propria religione. Secondo la moderna esegesi biblica proprio questi avvenimenti stanno alla base della descrizione di Daniele, che possiamo leggere con prospettiva profetica tesa verso questo figlio della perdizione descritto da Paolo, destinato a compiere le stesse terribili azioni in un prossimo futuro precedente al giorno del Signore. Tutto questo è un mistero, chiamato mistero dell'empietà, in quanto persino la più grande vittoria di Satana e dei suoi agenti resta soltanto un piccolo dettaglio del segreto disegno generale che Dio promuove per il raggiungiumento dei suoi eterni obiettivi. Infatti l'empio, questo individuo senza legge, è comunque destinato ad essere distrutto velocemente dal soffio della bocca del Signore Gesù. Ma al presente c'è qualcosa/qualcuno che lo trattiene, affinché possa manifestarsi al tempo opportuno deciso da Dio, non prima (per quanto in una certa misura il mistero dell'empietà sia già in atto). Paolo parla di ciò che lo trattiene, in modo impersonale, ma subito dopo ne parla come di chi ora lo trattiene, passando velocemente a parlarne in termini personali. La domanda che sorge spontanea è: chi o cosa sta trattenendo anche al giorno d'oggi l'azione del mistero dell'empietà? L'apostolo non lo dice esplicitamente, e per questo motivo nel corso della storia sono state proposte molteplici soluzioni. Numerosi Padri della Chiesa (Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Agostino, Girolamo, Cirillo etc.) hanno visto in questa forza l'Impero romano con la sua civiltà ed il suo ordine, poi personificato nell'Imperatore (da Costantino in poi, salvo qualche eccezione, di fede cristiana).3 Ma l'Impero a suo tempo è crollato, e il mistero dell'empietà non si è comunque palesato. Tommaso d'Aquino (1225-1274) ha dunque affermato che per Impero romano non si dovesse intendere solo l'impero materiale ma anche quello spirituale rappresentato dalla Chiesa cattolica romana.4 Altri invece hanno successivamente pensato all'autorità costituita dalla predicazione del Vangelo, che deve raggiungere l'estremità della terra, allo Spirito Santo, oppure all'arcangelo Michele. Viste le caratteristiche letterarie del brano in questione (e la precedente allusione in 1 Ts. 4:16), la mia opinione personale propende più che altro verso quest'ultima possibilità. Sappiamo che nell'apocalittica giudaica e in quella cristiana il ruolo delle creature angeliche è senza dubbio preminente, e lo è anche negli scritti biblici corrispondenti a questo genere. Possiamo confrontare il libro di Daniele al capitolo dieci e dodici, con l'Apocalisse di Giovanni al capitolo dodici, ma possiamo confrontare anche i numerosi testi apocrifi che sono utili a comprendere meglio questi testi così enigmatici, per capirne meglio le dinamiche.5 Michele è l'arcangelo che Dio ha incaricato di difendere i figli di Israele (Dn. 12:1), e nel quadro biblico apocalittico è verosimile che sia stato anche incaricato di trattenere questa empietà, visto che la sua azione andrà a danneggiare prima di tutto il cuore della vita spirituale di Israele, e con esso quello di tutti i cristiani. Quando Michele sarà tolto di mezzo (per ordine di Dio?) sarà manifestato l'empio, che il Signore Gesù distruggerà con il soffio della sua bocca, e annienterà con l'apparizione della sua venuta. La manifestazione di questo uomo del peccato sarà accompagnata da opere potenti, segni e prodigi bugiardi: miracoli demoniaci che saranno creduti da tutti coloro che avranno rifiutato il Vangelo di Dio. Queste persone, in seguito al loro rifiuto, saranno sensibili alla potenza di errore che arriverà direttamente da Dio, e che li farà cadere nella più profonda menzogna e iniquità, in attesa del loro giudizio. 

Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera. 
2Tessalonicesi 2:13-15 

Avendo terminato la prima esortazione della lettera, Paolo scrive ora questo secondo esordio.6 In antitesi a coloro che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati, ci sono proprio i credenti di Tessalonica, che con la loro fede e perseveranza hanno manifestato di essere stati eletti a salvezza da Dio fin dal principio, attraverso la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. L'elezione divina dei credenti per la loro salvezza in Cristo risale a prima della fondazione del mondo (Ef. 1:4), ed è un decreto sovrano di Dio (Rm. 9:18), ma si realizza attraverso la santificazione nello Spirito e la fede nella verità. Queste due caratteristiche dunque, mostrano in modo visibile la realtà invisibile e segreta dell'elezione di Dio, realizzando nel tempo il suo piano che ha come obiettivo finale quello di far raggiungere anche ai credenti la gloria del Signore Gesù Cristo. Per questo motivo, è necessario restare saldi negli insegnamenti apostolici, ossia nella verità, per poter crescere nella fede sulla strada che porta verso la realizzazione di questa mirabile realtà.  

CONCLUSIONE 






In questo secondo approfondimento dedicato alla Seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi abbiamo potuto esaminare la prima vera e propria istruzione in forma di esortazione contenuta nell'epistola. Questa istruzione costituisce uno dei motivi principali di redazione della lettera, e un insegnamento fondamentale per la corretta comprensione degli eventi che anticiperanno il ritorno del Signore. Nel Nuovo Testamento troviamo indicazioni che spronano ad una viva e fiduciosa attesa, ma anche altre esortazioni (come questa) che mettono in guardia da una "febbre apocalittica" che può colpire chi, confondendosi con profezie e libri sul tema, ne vede un adempimento addirittura già avvenuto oppure di imminente realizzazione. No, prima che arrivi questo giorno atteso da tutti i cristiani di ogni epoca, per volontà segreta di Dio deve sorgere un uomo del peccato attraverso l'azione efficace di Satana. Egli dovrà sedurre i popoli con miracoli demoniaci, e profanare il tempio arrivando ad autoproclamarsi Dio. La distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. pone una difficoltà a questo riguardo. Alcuni ritengono che di fatto questo individuo sia già arrivato nella persona di Nerone, o Domiziano; ma per quanto queste ipotesi siano possibili, appaiono molto improbabili.7 Altri ipotizzano che il tempio dovrà essere ricostruito una terza volta, anche se l'attuale assetto politico lo rende impossibile. Altri ancora, invece, hanno interpretato questo tempio come un simbolo della Chiesa (tempio dello Spirito Santo), e la profanazione come un'attività persecutoria. Vista la sofferenza e la persecuzione cittadina vissuta sin dall'inizio dalla comunità di Tessalonica - destinataria di questa lettera - quest'ultima soluzione mi sembra molto poco verosimile. In questo caso infatti avrebbero ragione i tessalonicesi a ritenere il giorno del Signore già arrivato, e Paolo si smentirebbe da solo usando una argomentazione contraria alle sue intenzioni. Se non è così quindi, la Scrittura ci sta dicendo che verrà ricostruito un nuovo tempio? No, non lo fa esplicitamente, e in ultima analisi il problema non può che resta aperto. 

Sicuramente tuttavia il ritorno del Signore non avverrà di nascosto, né in luoghi segreti: quando arriverà infatti sarà riconosciuto chiaramente da tutti, senza alcuna possibilità di dubbio.8

Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "È là", non lo credete; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. Ecco, ve l'ho predetto. Se dunque vi dicono: "Eccolo, è nel deserto", non v'andate; "Eccolo, è nelle stanze interne", non lo credete; infatti, come il lampo esce da levante e si vede fino a ponente, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo.
Matteo 24:23-27 



Note:
[1] Francesco Mosetto, Lettere ai Tessalonicesi, Edizioni Messaggero Padova, p.82.
[2] Id. Ibid.  
[3] http://profezie3m.altervista.org/archivio/fede_cultura/FedeCultura_CatechApocal3-6.htm
[4] Id. Ibid.  
[5] Per approfondimenti: Paolo Sacchi, L'apocalittica giudaica e la sua storia, Paideia.  
[6] Jordi Sanchez Bosh, Scritti paolini, Paideia, p. 150. 
[7] Wayne Grudem, Teologia sistematica, GBU, pp. 1496-1497. 
[8] A questo riguardo non prendo neanche in considerazione l'ipotesi di John Nelson Darby (1800-1882) circa un duplice ritorno di Cristo, uno segreto e uno pubblico, a causa della debolezza biblica dell'argomentazione e della sua recente formulazione. Per approfondimenti: Wayne Grudem, Teologia sistematica, GBU, p. 1490 e seguenti.  

mercoledì 4 maggio 2011

La causa del diluvio universale

Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. Il SIGNORE disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni». In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi. Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. Il SIGNORE si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti».  
Genesi 6:1-7
Ricostruzione fotografica dello scheletro di un gigante.
Questo brano precede l'episodio biblico del diluvio universale e della vicenda di Noè che tutti conosciamo. In questi pochi versetti si nasconde, di fatto, il motivo che ha scatenato l'indignazione di Dio, ed il conseguente giudizio espresso con il diluvio. Al centro di queste vicende, ci sono un gruppo di individui, chiamati "figli di Dio". Questo nome è abbastanza generico e ci sono diverse scuole di pensiero che tendono ad identificarli in modo differente. Il libro della Genesi è stato redatto centinaia di anni prima dei libri del Nuovo Testamento, la rivelazione del piano di salvezza di Dio per l'uomo era germogliato da poco. Non era ancora stato compiuto il sacrificio di Cristo. Tutto questo porta in una direzione molto lontana rispetto al significato neotestamentario di "figli di Dio", ossia quello di uomini e donne che credono nel Signore Gesù.

Oltre a questi "figli di Dio", vi sono anche altri protagonisti, chiamati "giganti" e identificati in originale con il termine "nefilim". Una traduzione letterale di questo termine può essere "quelli che sono precipitati", poichè deriva dalla radice semitica "nafal" che significa appunto "cadere". I giganti - o, meglio, i caduti - erano presenti prima che i figli di Dio e le figlie degli uomini si unirono, ma anche in seguito, ossia quanto questi fatti accaddero. I caduti quindi erano presenti prima e durante questi avvenimenti, e non possono essere collegati a queste unioni in sé, i cui frutti invece vengono presentati nei termini degli "uomini potenti e anticamente famosi".

Abbiamo dunque questi "figli di Dio", abbiamo i loro figli avuti con le figlie degli uomini, ossia degli "uomini potenti", ed infine abbiamo la presenza di questi giganti/caduti.

Entrando ora nel dettaglio, molti studiosi identificano i figli di Dio con la discendenza di Set, figlio di Adamo.
Genealogia di Seth
In effetti il capitolo cinque di Genesi descrive la genealogia di Adamo unicamente per la linea di Set, lasciando intendere che questo gruppo famigliare restò in disparte. Il libro apocrifo veterotestamentario "La caverna del tesoro" racconta la storia dei discendenti di Set, che rimasero sul monte del Paradiso, lontani dalle pianure circostanti dove si moltiplicarono i discendenti di Caino. Si occuparono soltanto di lodare il Signore e per questo furono chiamati figli di Dio. Nel frattempo invece i figli di Caino diventarono sempre più depravati assecondando le tentazioni di Satana, arrivando a innumerevoli possessioni demoniache, soprattutto tra le donne. C'è da dire però che il significato principale della genealogia di Genesi 5 è da trovare nel suo orizzonte messianico. L'albero genealogico è l'unico importantissimo mezzo con cui gli Ebrei possono dimostrare che l'atteso Messia discenda dal re Davide, secondo le profezie bibliche. Nel Vangelo di Luca, al quarto capitolo, leggiamo infatti questa genealogia che parte da Adamo, passando per Set, Noè, Davide, per poi finire con Gesù. Leggiamo già nella Genesi quindi gli elementi necessari per vedere il germoglio della salvezza di Dio in Cristo Gesù.

Ultimo elemento che fa pensare a questa ipotesi è che Genesi 4:26 riporta come al tempo di Enos, figlio di Set, si iniziò ad invocare il nome del Signore. Anche questo indizio fa pensare alla chiamata sacerdotale della famiglia di Set e quindi alla possibile associazione con il fatto che vengano chiamati figli di Dio.

Una seconda possibilità invece, identifica i figli di Dio con degli angeli che disubbidirono alle leggi imposte da Dio. Questa teoria si scontra però con alcune parole del Signore Gesù:

Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione.
Luca 20:34-36 

Gli angeli, in quanto esseri spirituali, non hanno la possibilità di prendere moglie. In sé questa affermazione può significare soltanto che gli angeli non si possono sposare, oppure può significare per deduzione anche il fatto che non possono avere di conseguenza rapporti sessuali. La prima è un'esplicita certezza, mentre la seconda è una lecita - ma non definitiva - conclusione. Per sostenere il pensiero che questi "figli di Dio" fossero angeli ribelli, abbiamo però tutta una serie di importanti testimonianze, a partire dallo stesso Nuovo Testamento:


Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero.
Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora.

[...]
Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui».
 
Lettera di Giuda 5-6/14-15

Gli angeli che abbandonarono (volontariamente) la loro dimora si potrebbero riconoscere proprio negli angeli decaduti che (non conservarono la loro dignità, e) si unirono alle figlie degli uomini, venendo in seguito imprigionati da Dio in catene eterne in attesa del giorno del giudizio. I versetti 14 e 15 corrispondono ad un'esplicita citazione del primo libro di Enoch (chiamato anche Libro di Enoch Etiope [per la precisione: 1 Enoch 60:8 e 1 Enoch 1:9]) che racconta nel dettaglio la storia di 200 angeli che scendono sul monte Hermon e si uniscono con le figlie degli uomini. In questo scritto apocrifo, dopo questo avvenimento Dio ordina all'angelo Uriel di comunicare a Noè l'intenzione di punire questo gesto con il diluvio universale e agli angeli Raffaele e Michele di incatenare nelle tenebre gli angeli ribelli fino al giorno del giudizio. L'analogia del racconto e la prova della citazione rendono estremamente probabile l'indicazione che questi figli di Dio fossero quindi - a tutti gli effetti - degli angeli. Altrimenti l'Apostolo Giuda avrebbe evitato di
Croce cristiana copta
inserire questi versetti, oppure la Lettera non sarebbe presente nel canone Cristiano. Il primo libro di Enoch inoltre è all'interno del canone biblico della Chiesa Cristiana Ortodossa Copta, una Chiesa dall'antichissima tradizione, la cui fondazione viene ricondotta alla predicazione dell'evangelista Marco. Ma c'è dell'altro. Anche nella letteratura patristica, infatti, troviamo alcune testimonianze che mostrano come la Chiesa primitiva sostenesse proprio questa tradizione teologica. Possiamo vedere di seguito un principale esempio:


"Unico e identico è sempre il Verbo di Dio, il quale ai credenti dà una fonte d'acqua per la vita eterna, mentre inaridisce per sempre il fico sterile per distruggere la genia degli uomini di allora che ormai non potevano dare frutti essendosi uniti con gli angeli di Dio e per impedire i loro peccati e salvare il tipo dell'arca, cioè la creazione di Adamo" [...]  
Ireneo di Lione, Contro le eresie IV 36,4

Inoltre, persino lo storico ebreo Giuseppe Flavio sostiene questa lettura, dicendo:

"Essi si inimicarono Dio, perché molti angeli di Dio si unirono con donne e generarono figli, che si dimostrarono ingiusti e disprezzavano tutto ciò che era buono, facevano affidamento sulla loro forza, per la tradizione questi uomini fecero cose che assomigliano gli atti di coloro che i greci chiamano giganti".
Antichità Giudaiche I 3:1
 
Tutte queste testimonianze convergono nell'identificare questi figli di Dio con veri e propri angeli, in accordo ,tra l'altro, anche con le espressioni di altri libri veterotestamentari, come per esempio Giobbe:

Dov'eri tu quando io fondavo la terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza.

Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai,
o chi tirò sopra di essa la corda da misurare?
Su che furono poggiate le sue fondamenta,
o chi ne pose la pietra angolare,
quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme
e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia?

Giobbe 38:4-7 

A questo punto diventa chiaro il fatto che i figli di Dio presentati in Genesi 6 siano a tutti gli effetti degli esseri angelici. Come conciliare però questo con il fatto che gli angeli non prendono moglie? Da una parte, possiamo pensare che sebbene gli angeli non prendano moglie possano in ogni caso avere rapporti sessuali - così come possono anche mangiare e bere, come si evince per esempio in Genesi 19:3 - oppure, d'altra parte, possiamo anche riflettere sulla possibilità di vere e proprie possessioni demoniache di altri uomini spinti successivamente a compiere questi atti.  

Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. 
Marco 5:2-4 

Come possiamo constatare da questo brano evangelico, persone possedute da spiriti immondi possono avere una forza tale da rompere a mani nude delle catene e dei ceppi, mostrando caratteristiche soprannaturali. Mostrando una forza superiore a qualsiasi altro uomo. Di conseguenza potrebbe essere lecito pensare che esseri umani nati in seguito ad unioni tra uomini e donne possedute, possano avere avuto una forza sufficiente da essere ricordati come "uomini potenti, che fin dai tempi antichi, sono stati famosi." Oppure, che questi uomini possano essere addirittura il frutto dell'unione con angeli ribelli, secondo un peccato contro natura di tale entità da richiedere il diretto e devastante intervento di Dio.

CONCLUSIONE

Non ci sono chiari ed espliciti riferimenti che possano ricondurre i figli di Dio descritti nel sesto capitolo di Genesi alla discendenza di Set. Ci sono però riferimenti molto più chiari che indicano questi esseri come angeli decaduti. Inserendo questa informazione in un contesto biblico più ampio, un'ipotesi potrebbe essere quella demoniaca, compiuta attraverso vere e proprie possessioni.

Questi avvenimenti, avrebbero scardinato l'ordine naturale stabilito da Dio, richiedendo un giudizio ed una purificazione immediata e su scala globale: il diluvio universale.

Gli uomini, cambiando l'uso naturale in quello che è contro natura, sono riusciti ad attirare il giudizio di distruzione dell'intera città di Sodoma. Solo uno sconvolgimento maggiore dell'ordine costituito da Dio avrebbe potuto portare ad una distruzione di gran lunga più devastante: la contaminazione (profanazione) del mondo spirituale demoniaco con quello materiale. A causa di questo, tutto il mondo di allora venne distrutto. A causa di questo, degli angeli decaduti giacciono ancora incatenati nelle tenebre, in attesa del gran giorno del giudizio.
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