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domenica 24 ottobre 2021

Il battesimo di Gesù



INTRODUZIONE

Il Vangelo secondo Marco inizia dichiarando sin da subito il proprio intento: testimoniare la buona notizia di Gesù che è il Cristo e il Figlio di Dio. Sappiamo che la sua suddivisione letteraria passa proprio da questi due titoli, riconosciuti in due cruciali professioni di fede che troviamo in 8:27-30 e 15:39.

La scena iniziale si apre con Giovanni il battezzatore, che anticipa l’arrivo di qualcuno di maggiore a lui che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo. Proprio Giovanni battezza Gesù, proveniente da Nazaret di Galilea, nel fiume Giordano. Questo battesimo è il primo vero avvenimento di questo vangelo e, come ogni inizio che si rispetti, non può non avere in sé numerosi significati che andremo a ricercare in questo approfondimento. 

“E FU BATTEZZATO”: IL RACCONTO DEL BATTESIMO DI GESÙ SECONDO L’EVANGELISTA MARCO

In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. A un tratto, come egli usciva dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. Una voce venne dai cieli: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».
Vangelo secondo Marco 1:9-11

Nonostante la sua grande importanza, possiamo rilevare che questo racconto è incredibilmente sintetico nel nostro Vangelo che, ricordiamo, secondo gli studiosi è il più antico tra i canonici. Confrontandolo con gli altri sinottici possiamo vedere infatti come gli evangelisti successivi aggiunsero altri dettagli all’episodio per elaborare quello che qui è solo accennato. Notiamo a titolo di esempio come Luca aggiunge che lo Spirito scese su Gesù “in forma corporea” come una colomba (3:22) mentre Matteo inserisce un dialogo tra Gesù e Giovanni con il riserbo di quest’ultimo a battezzarlo considerandosi inferiore a lui (3:14-15). In effetti se Giovanni predicava un battesimo di ravvedimento dai peccati, e Gesù fu addirittura concepito senza peccato, come mai volle farsi battezzare dal Battista? Questa è una domanda spinosa alla quale i primi cristiani dovettero trovare una risposta teologica. 

Nonostante la sua brevità, nel testo marciano ci sono degli indizi su diversi temi di teologia biblica che dall’Antico Testamento approdano qui per trovare uno sviluppo che potrà sbocciare appieno con la completezza degli altri scritti neotestamentari. L'introduzione di Marco nei versetti immediatamente precedenti ai nostri introduce la cornice dell'ambientazione che viene presentata come un nuovo esodo e la funzione di Giovanni come nuovo Elia che chiama Israele al pentimento. Dopodiché la narrazione si sposta, e incontriamo il nostro episodio che ha Gesù come protagonista. 

Il battesimo presentato da Giovanni ha conosciuto diverse interpretazioni in quanto pratica innovativa per questo tempo e ben diversa dalle comuni abluzioni e lavaggi rituali che, contrariamente al battesimo, venivano praticate frequentemente. Questo battesimo potrebbe alludere al battesimo dei proseliti ma non vi è certezza che un tale significato fosse conosciuto in epoca così antica. Più probabilmente si tratta di una ripresa dell’attraversamento del mare durante l’esodo, in accordo alla seguente tradizione profetica biblica: 

Allora il suo popolo si ricordò dei giorni antichi di Mosè:
Dov'è colui che li fece uscire dal mare
con il pastore del suo gregge?
Dov'è colui che mise in mezzo a loro lo Spirito suo santo,
che fece andare il suo braccio glorioso alla destra di Mosè,
che divise le acque davanti a loro,
per acquistarsi una rinomanza eterna,
che li condusse attraverso gli abissi,
come un cavallo nel deserto,
senza che inciampassero?
Come il bestiame che scende nella valle,
lo Spirito del SIGNORE li condusse al riposo.
Così tu guidasti il tuo popolo,
per acquistarti una rinomanza gloriosa.
Guarda dal cielo, e osserva,
dalla tua abitazione santa e gloriosa.
Dove sono il tuo zelo, i tuoi atti potenti?
Il fremito delle tue viscere e le tue compassioni
non si fanno più sentire verso di me.
Tuttavia, tu sei nostro padre;
poiché Abraamo non sa chi siamo
e Israele non ci riconosce.
Tu, SIGNORE, sei nostro padre,
il tuo nome, in ogni tempo, è Redentore nostro.
SIGNORE, perché ci fai peregrinare lontano dalle tue vie
e rendi duro il nostro cuore perché non ti tema?
Ritorna, per amor dei tuoi servi,
delle tribù della tua eredità!
Per poco tempo il tuo popolo santo ha posseduto il paese;
i nostri nemici hanno calpestato il tuo santuario.
Noi siamo diventati come quelli che tu non hai mai governati,
come quelli che non portano il tuo nome!
Oh, squarciassi tu i cieli, e scendessi!
Davanti a te sarebbero scossi i monti.
Isaia 63:11-64:1

Questo testo descrive alla perfezione il sentimento religioso che doveva esserci nell’ambiente che stiamo considerando, promosso da Giovanni. In entrambi i casi considerati è da rilevare che il presupposto comune, compreso quello appena indicato, assume l’apostasia di Israele e la necessità del suo pentimento. La carica sacerdotale da tempo non osservava più le dinastie indicate dalla Torah, le nazioni pagane da secoli occupavano i territori di Israele e molti giudei sentivano il bisogno di un ritorno alla fede genuina dei loro padri e di un nuovo intervento diretto di YHWH. 

Gesù dunque si fa battezzare da Giovanni nel fiume Giordano, lo stesso fiume che il popolo di Israele attraversò per conquistare con Giosuè la terra promessa, ricapitolando così la storia di Israele e identificandosi egli stesso con l’Israele fedele a Dio. L’immersione e l’emersione riecheggiano tanto l’attraversamento del Mar Rosso durante l’esodo quanto l’attraversamento del fiume Gerico, come appena accennato. 

Durante l’emersione però il nostro testo riporta che Gesù “vide aprirsi i cieli”, espressione utilizzata nei testi apocalittici per descrivere un evento escatologico divino. Possiamo trovare dei paralleli nei seguenti testi: 

Il trentesimo anno, il quinto giorno del quarto mese, mentre mi trovavo presso il fiume Chebar, fra i deportati, i cieli si aprirono, e io ebbi delle visioni divine.
Ezechiele 1:1

Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l'arca dell'alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata.
Apocalisse 11:19

I cieli aperti introducono l’azione divina che nel nostro contesto consiste di due elementi: la discesa dello Spirito come una colomba e la voce di Dio. 

La discesa dello Spirito ricorre nell’Antico Testamento tanto a riguardo del “germoglio che spunterà dal tronco di Iesse”, ossia il messia (Is. 11:1-2) quanto al Servo di YHWH con il compito di portare la rivelazione alle nazioni (Is. 42:1). La colomba invece appare nel racconto del diluvio, che nella tradizione cristiana assume significati battesimali (1 Pt. 3:20-21). Nel Cantico dei cantici viene presentata come simbolo della fidanzata (Ct. 2:14), mentre ancora in Isaia, oltre che in Osea, rappresenta il ritorno in patria di Israele dopo l’esilio:

Chi mai sono costoro che volano come una nuvola,
come colombi verso le loro colombaie?

Isaia 60:8

Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli
e dal paese d'Assiria come colombe;
io li farò abitare nelle loro case», dice il SIGNORE.

Osea 11:11

Il tema biblico dell’uscita dall’Egitto e del rientro dall’esilio si intrecciano più volte, quindi, nel nostro racconto battesimale. Si intrecciano con il simbolo dell’acqua ma anche con lo Spirito e con la colomba. Tutte queste immagini si vanno a fondere con l’identità di Gesù e la missione che sta per intraprendere. 

A questo punto, però, come ulteriore elemento arriva la voce di Dio, che dice: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto». Questa frase è una combinazione di espressioni bibliche riprese dal racconto del sacrificio di Isacco e dalla letteratura profetica. Di seguito i testi più significativi:

E Dio disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico, colui che ami, Isacco, e va' nel paese di Moria, e offrilo là in olocausto sopra uno dei monti che ti dirò».
[...]
E l'angelo: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo».
[...]
«Io giuro per me stesso, dice il SIGNORE, che, siccome tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo
Genesi 22:2-12-16 

Trasformerò le vostre feste in lutto
e tutti i vostri canti in lamento;
coprirò di sacchi tutti i fianchi
e ogni testa sarà rasa.
Il paese piomberà nel lutto come quando muore un figlio unico,
la sua fine sarà come un giorno d'amarezza.

Amos 8:10

«Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme
lo Spirito di grazia e di supplicazione;
essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto,
e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico,
e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.

Zaccaria 12:10

Io annuncerò il decreto:
Il SIGNORE mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
oggi io t'ho generato.

Salmo 2:7

Isacco diventa il “tipo” di cui Gesù è l’“anti-tipo”: il figlio amato che viene richiesto in sacrificio. Ma Gesù è ancor di più di questo, e nelle parole che si sentono provenire dall’alto ci sono allusioni anche al lutto nazionale per la morte di una persona amata dal popolo oltre che all’intronizzazione di un nuovo re di Israele. 

Questa semplice frase che viene dai cieli appare dunque, una volta comparata con l’Antico Testamento, come il programma di Dio per la persona che si sta facendo battezzare da Giovanni: come la missione e il destino di Gesù.

Lui, come Isacco, verrà chiamato da Dio al sacrificio supremo. Lui, causerà lutto per il popolo di Israele. Sempre lui, riceverà una dichiarazione di figliolanza divina, un'eredità composta da nazioni e dalla totalità delle terre con l’intronizzazione celeste preparata in seguito alla sua morte e manifestata con potenza attraverso la risurrezione.

Ecco quindi come un battesimo svolto per mostrare pentimento, acquisisce numerosi e profondi significati diversi in questo caso particolare. Gesù si fa battezzare da Giovanni, sì, ma non per pentirsi dai propri peccati quanto per ricapitolare in sé la storia di Israele, promuovere l’intervento di Dio in una fase cruciale della storia attraverso un progetto che lo vede protagonista. Questi sono i significati del battesimo di Gesù, che le prime comunità cristiane compresero solo dopo qualche tempo. Questo è l’inizio, che fin dal primo momento dichiara la fine. 

CONSIDERAZIONI FINALI

Il battesimo di Gesù, all’inizio del Vangelo secondo Marco, dà il via al suo ministero terreno e a tutti gli insegnamenti e i miracoli che che arriveranno. Questo battesimo non riguarda una necessità di pentimento da parte di Gesù, in quanto egli è senza peccato, ma una ricapitolazione della storia di Israele e una immedesimazione con l’Israele fedele. Di fronte a questo gesto simbolico e profetico i cieli si aprono e appaiono due manifestazioni divine: la discesa dello Spirito Santo che conferma questo ruolo e la voce di Dio Padre. Egli attesta che Gesù è il suo amato Figlio, nel quale si è compiaciuto. Figlio amato come lo fu Isacco, chiamato al sacrificio come Isacco. Figlio unico la cui morte avrebbe causato un grande lutto in Israele, ma anche Figlio erede della terra e di ogni potenza. Questa parabola di sofferenza, morte e gloria seppur paradossale è la sintesi del vangelo di Dio: la buona notizia per tutti coloro che accolgono la salvezza di Cristo Gesù.

domenica 16 marzo 2014

Il consiglio segreto di Dio

Giobbe 15:8a Hai forse sentito quanto si è detto nel Consiglio (sôd) di Dio?

Nel quindicesimo capitolo del libro di Giobbe, prende la parola Elifaz di Teman. Giobbe, colpito da disgrazie e malattie, difende davanti ai suoi amici la sua giustizia ed integrità, evidenziando la miseria del genere umano. Elifaz però interviene, rispondendogli che nessun uomo è puro e giusto davanti a Dio. In questo contesto, Elifaz chiede a Giobbe retoricamente: "Hai forse sentito quello che si è detto nel Consiglio di Dio?"; questo proprio per sottolineare l'impossibilità umana di conoscere i propositi segreti di Dio.


Letteralmente in ebraico l'espressione "Consiglio di Dio" è resa con "segreto di Dio", in quanto  presente il termine sôd, il cui significato nelle ricorrenze scritturali è appunto "segreto, consiglio, concilio, assemblea, conversazione familiare e intima". Molto probabilmente in questo contesto l'allusione indica il Consiglio celeste che troviamo come prologo all'inizio del libro di Giobbe, ma è anche possibile che questo rimando coinvolga un "concilio celeste" avvenuto addirittura prima della fondazione del mondo. 


Termine ebraico "sôd"

Percorrendo lo stesso libro, ritroviamo il termine "sôd" soltanto altre due volte, in due contesti differenti. 

Giobbe 19:19 Tutti gli amici più stretti (sôd) mi hanno in orrore,
quelli che amavo si sono rivoltati contro di me.

In questo primo caso abbiamo un discorso di Giobbe, che si lamenta del fatto che i suoi amici "del segreto", gli amici più intimi e stretti, ora si sono rivoltati contro di lui. E' il dramma di chi sta perdendo tutto. Forse in questo contesto Giobbe si sta riferendo anche alla moglie, che all'inizio del libro gli dice:

Giobbe 2: 8b,9
 «Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori!» 



Andrej Rublëv, Icona della Trinità, 1410 circa
Giobbe nel giorno della prova è abbandonato dalla moglie e dagli amici più intimi, quando i suoi figli sono morti e lui stesso è in punto di morte. 
Penso non sia casuale il fatto che anche in questo brano si utilizzi la parola "sôd", questa volta in relazione alla sua famiglia e alla sua cerchia più interna di amicizie. In modo speculare a questo "concilio di Dio", troviamo un "concilio degli uomini fedeli" che ciascuno di noi può avere. Ogni persona ha degli amici, degli intimi confidenti a cui chiedere consiglio e a cui confidare i propri segreti, i propri desideri, i propri progetti, pensieri e sogni. Questo elemento può avvicinarci alla comprensione di cosa sia il Consiglio di Dio. Il libro di Giobbe però presenta la parola "sôd" un'ultima volta, e questa volta torna a coinvolgere il Signore stesso. 

Giobbe riprese il suo discorso e disse:
«Oh, potessi tornare come ai mesi d'una volta,
come nei giorni in cui Dio mi proteggeva,
quando la sua lampada mi risplendeva sul capo
e alla sua luce io camminavo nelle tenebre!
Oh, fossi com'ero ai giorni della mia maturità,
quando (il sôd di) Dio vegliava amico sulla mia tenda [...]
Giobbe 29:1-4 


Giobbe soffre nel ricordo dei giorni in cui Dio lo proteggeva. La traduzione della Nuova Riveduta presenta il v.4 con "quando Dio vegliava amico sulla mia tenda", ma la traduzione della Nuova Diodati in questo caso è più corretta e letterale, rendendo infatti la frase in questo modo: "quando il consiglio segreto di Dio vegliava sulla mia tenda". In ebraico sarebbe "quando il sôd di 'ĕlôahh era sopra il mio tabernacolo/tenda". C'era un tempo in cui il Consiglio segreto di Dio era sopra il tabernacolo di Giobbe. Nel capitolo 15, Telifaz provoca Giobbe, deridendolo del fatto che - benché si reputasse giusto - in realtà era un peccatore infinitamente distante da Dio. Questa però non era l'esperienza della vita di Giobbe, abituato invece a stare vicino al consiglio segreto di Dio. Nel prologo del libro, il Signore parla di Giobbe in questi termini:  «Hai notato il mio servo Giobbe? Non ce n'è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male» (1:8). Giobbe era agli occhi di Dio l'uomo migliore della sua generazione! E Giobbe testimonia che nella sua vita il consiglio segreto di Dio dimorava sulla sua tenda. L'ironia di Elifaz dunque era in realtà fuori luogo. Sicuramente Dio è infinitamente giusto e santo, ma nella Sua giustizia e santità - come vedremo più avanti - Egli decide di coinvolgere alcuni uomini per rivelare il Suo cuore, i Suoi progetti, e parte del Suo stesso consiglio segreto. La domanda di Elifaz, mascherata da timor di Dio, celava in realtà un'ignoranza e una mancanza di conoscenza dello stesso Signore che voleva tanto difendere.

Il sôd come livello di interpretazione ebraica della Scrittura1


L'albero della Torah
Penso sia utile aprire una piccola digressione con lo scopo di avere una comprensione più completa su questo tema. Nell'ambito dell'interpretazione ebraica delle Scritture infatti, esistono quattro differenti metodi esegetici che rappresentano quattro diversi approcci ai testi sacri in ordine di complessità. Questi metodi sono indicati dalle consonanti della parola Pardès (che significa giardino, paradiso), come indicato di seguito. 

Peshat (semplice): l'interpretazione letterale.
Remez (allusione): l'interpretazione allegorica.
Darash (esposizione): commento omiletico.
Sod (mistero): l'insegnamento mistico.


Nell'alfabeto ebraico le consonanti hanno un valore numerico, oltre che letterale. Sommando il valore delle singole lettere quindi si ha il numero che rappresenta quella parola. Il quarto metodo esegetico si propone a questo riguardo di confrontare le parole nelle Scritture che hanno lo stesso valore numerico per trarne delle conclusioni ai fini della comprensione più profonda del testo. Questa interpretazione è detta per l'appunto "Sod", ed utilizza un sistema di indagine chiamato gematria. Non reputo affatto che questo metodo esegetico possa consentire di entrare nel consiglio segreto di Dio, ma piuttosto che in alcuni casi possa mostrare la perfezione - letterale e numerica - della Parola di Dio, portando alla luce elementi che altrimenti non sarebbero visibili.


L'espressione del sôd di Dio: i decreti eterni
- (I) La creazione -



Il consiglio segreto di Dio non è accennato unicamente nel libro di Giobbe. E' un tema presente in tutte le Scritture, a volte in modo implicito e a volte in modo esplicito. Riguarda le "riunioni" stabilite all'interno della trinità per approvare quello che la Bibbia descrive come i "decreti eterni di Dio". Ogni aspetto del creato, visibile ed invisibile, ogni aspetto della storia del mondo e dell'uomo infatti è stato deciso dal Signore. Il catechismo abbreviato di Westminster (1648) descrive in questo modo i decreti di Dio:
"I decreti di Dio sono il Suo eterno proposito, secondo il consiglio della Sua volontà, per cui Egli, per la Sua propria gloria, ha preordinato tutto ciò che avviene."
Tutto ciò che avviene è riconducibile al decreto che Dio ha pronunciato in seguito al consiglio della Sua volontà. La Bibbia inizia con l'atto creativo di Dio, ed è impossibile pensare che questo evento così importante non sia stato ponderato dal consiglio della Sua volontà. A questo riguardo troviamo un elemento di grande interesse nel v.26 del primo capitolo della Genesi. 

Genesi 1:26 Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».

Il racconto della creazione dell'uomo è il primo contesto in cui troviamo Dio che parla di sé stesso al plurale, e teologicamente questo plurale è di grande importanza. Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo si è consultato con sé stesso, essendo un unico Dio ma in tre Persone, e la decisione del consesso è stata la seguente: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza". La creazione dell'uomo è stata una conseguenza del pensiero che Dio ha avuto dell'uomo e della decisione maturata in sé stesso di crearlo. La proclamazione del decreto è praticamente coincisa con il suo adempimento, ossia con la creazione vera e propria. Nel primo capitolo della Genesi, il Signore con la Sua parola crea ogni cosa. La Parola porta all'esistenza quello che prima era solo nel pensiero di Dio. Egli non dialoga con nessuno, parla solamente per comandare la creazione. Dopo aver creato l'uomo però, al v.28 troviamo un altro indizio di enorme importanza: "Dio li benedisse; e Dio disse loro". Dopo un lungo elenco di "Dio disse", troviamo in questo contesto per la prima volta "Dio disse loro". Dopo aver creato l'uomo, per la prima volta il Signore instaura un dialogo vero, per la prima volta parla con qualcuno! Questa è la prima volta in cui una decisione del consiglio segreto di Dio viene condivisa con una creatura umana. Quello che Dio aveva precedentemente consigliato a Sé stesso, in questo momento viene comunicato ad Adamo ed Eva. L'uomo non è stato creato per un'esistenza fine a sé stessa, è stato creato per relazionarsi con il Suo creatore. Appena è stato portato all'esistenza, Dio gli ha parlato spiegando il Suo desiderio per l'umanità: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Ancora al giorno d'oggi molte persone sono alla ricerca del senso della vita, di un "libretto di istruzioni" che spieghi il significato di ogni essere umano. Ebbene, questo "libretto" esiste: è la Bibbia! Nelle Scritture troviamo i messaggi di Dio per l'uomo nella forma più completa, qui troviamo quello che la teologia riformata descrive come la "volontà rivelata di Dio". 

Avanzando nella Genesi però, presto troviamo un altro brano che sembra quasi essere un racconto opposto di quello appena visto:

Genesi 6:13 Allora Dio disse a Noè: «Nei miei decreti, la fine di ogni essere vivente è giunta poiché la terra, a causa degli uomini, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò, insieme con la terra.

Sebbene questo versetto possa essere considerato come uno dei più drammatici della Bibbia, penso che la parola chiave sia rappresentata dall'espressione "disse a Noè". Il consiglio segreto di Dio aveva decretato la fine di ogni essere vivente, ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore (Ge 6:8), che decise di condividere con lui i Suoi progetti di distruzione per garantire una speranza al genere umano. Anche nell'ora più buia, alla vigilia della completa distruzione, il Signore ha deciso di condividere la Sua decisione con un uomo. Il consiglio segreto di Dio dunque, quello che per Telifaz di Teman era irraggiungibile per qualsiasi essere umano, in realtà è stato avvicinato più volte agli uomini grazie alla misericordia del Signore ed alla Sua volontà di instaurare una corretta relazione con le Sue creature. 

I decreti di Dio quindi hanno riguardato la creazione e la distruzione del creato. Ma il decreto più importante rimane quello che riguarda "l'incarico" del Figlio di Dio. 


L'espressione del sôd di Dio: i decreti eterni
- (II) il Figlio -


a. Il Servo del Signore

«Ecco il mio servo, io lo sosterrò;
il mio eletto di cui mi compiaccio;
io ho messo il mio spirito su di lui,
egli manifesterà la giustizia alle nazioni. Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta
e non spegnerà il lucignolo fumante;
manifesterà la giustizia secondo verità.
Isaia 42:1-3 

Nel libro di Isaia ci sono quattro "canti del Servo", brani che profetizzano la nascita del Servo del Signore, destinato a portare a compimento in modo perfetto la volontà di Dio. Queste profezie riguardano Gesù Cristo, e descrivono in modo preciso il Suo ministero terreno centinaia di anni prima della Sua incarnazione. 

I farisei, usciti, tennero consiglio contro di lui, per farlo morire. Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là; molti lo seguirono ed egli li guarì tutti; e ordinò loro di non divulgarlo, affinché si adempisse quanto era stato detto per bocca del profeta Isaia: «Ecco il mio servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l'anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra di lui, ed egli annuncerà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà e nessuno udrà la sua voce sulle piazze. Egli non triterà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel nome di lui le genti spereranno».
Matteo 12:14-21

I farisei tennero un consiglio per farlo morire, ma Dio al di fuori del tempo tenne un consiglio con sé stesso per incaricare il Figlio di salvare l'umanità, per annunciare la giustizia alle genti. Il Suo scopo non era abbattere i deboli, ma al contrario sostenerli e riaccendere il lucignolo fumante, la fiamma che si stava spegnendo.   

Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Isaia 53:5, 6 

Secoli prima che queste profezie si avverassero, l'autore biblico parlava di questi eventi futuri al passato, mostrando i pensieri eterni di Dio, mostrando che questo decreto è stato pronunciato al di fuori del tempo. Poco prima che queste parole si adempissero nella crocifissione di Cristo, Egli pregò il Padre con queste parole: 

Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare. Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.
Giovanni 17:4,5 

Nella "preghiera sacerdotale", Gesù rivela di aver compiuto tutta l'opera che il Padre gli ha affidato. Nel consiglio segreto di Dio dunque c'è stato un dialogo in merito a queste opere e in questo contesto è stato deciso di affidarle al Figlio. Gesù ha la consapevolezza di aver compiuto totalmente la volontà del Padre e per questo è pronto in questo momento così travagliato a pensare di tornare alla gloria che aveva prima che il mondo stesso esistesse, quando non esisteva altro che Dio e il Suo consiglio segreto. Il decreto della salvezza dell'uomo è stato deciso dal Dio Trino, annunciato nelle profezie dell'Antico Testamento e realizzato a tempo debito da Gesù Cristo, il Figlio di Dio.
L'opera di Cristo però non comprendeva soltanto la manifestazione della giustizia, né unicamente l'espiazione vicaria. La Sua opera completa comprende questi aspetti ma abbraccia anche la glorificazione che abbiamo appena letto, una glorificazione che è stata anch'essa preannunciata da tempo all'interno delle Sacre Scritture. 

b. Il Figlio glorificato

Io annuncerò il decreto:
Il SIGNORE mi ha detto: «Tu sei mio figlio,
oggi io t'ho generato.
Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni
e in possesso le estremità della terra.
Tu le spezzerai con una verga di ferro;
tu le frantumerai come un vaso d'argilla».
Salmo 2:7, 9 

Dio Padre al momento opportuno annuncerà questo fondamentale decreto deciso nel consiglio segreto di Dio. E Dio Figlio riferirà di aver sentito in questo consiglio segreto: «Tu sei mio figlio, oggi io t'ho generato. Chiedimi, io ti darò in eredità le nazioni e in possesso le estremità della terra. Tu le spezzerai con una verga di ferro; tu le frantumerai come un vaso d'argilla». Anche questo "oggi" è un'indicazione eterna, fuori dal tempo. Se lo scopo di Cristo nell'incarnazione era quello di salvare l'umanità per portare Grazia al posto che Giudizio, al Suo ritorno sarà necessario invece portare il giusto Giudizio al fine di estirpare la zizzania che è nata e cresciuta nel tempo presente (cfr. Mt 13:24-30). I vangeli testimoniano che Gesù non è venuto a tritare la canna rotta, ma al Suo ritorno Egli spezzerà le nazioni ribelli con una verga di ferro, frantumandole come un vaso d'argilla. 
Questa è la seconda parte del decreto di Dio in relazione al Figlio, una parte necessaria per poter vivere con i credenti per l'eternità. L'ingiustizia del mondo deve essere giudicata. 

Nel frattempo però, in attesa di quel giorno, Cristo Gesù è alla destra del Padre con il compito di intercedere per i credenti:

Chi li condannerà [gli eletti di Dio]? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. 
Romani 8:34

Il SIGNORE ha detto al mio Signore:
«Siedi alla mia destra
finché [cioè, fino a quando arriverà il tempo in cui] io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».
Sal 110:1

Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo, che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti.
1 Pietro 3:21b, 22



Gesù Cristo è alla destra di Dio Padre ed intercede per credenti fino a quando non arriverà il tempo in cui il Signore sconfiggerà tutti i Suoi nemici.

[...] poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza. Poiché bisogna ch'egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico che sarà distrutto sarà la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.

1 Corinzi 15:24-28

Alla fine, dopo aver vinto tutti i nemici, il decreto di Dio prevede che il Figlio consegni il regno nelle mani di Dio Padre affinché Dio sia tutto in tutti. 
Questa è la decisione del consiglio segreto di Dio, probabilmente la decisione ed il decreto più importante, poiché decide le opere di Dio Figlio e il destino dell'intera umanità.  


I collaboratori dei decreti di Dio2



Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio.  Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!» Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo. Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall'altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato». 
Poi udii la voce del Signore che diceva:
«Chi manderò? E chi andrà per noi?»
Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»
Ed egli disse: «Va', e di' a questo popolo:
"Ascoltate, sì, ma senza capire;
guardate, sì, ma senza discernere!"
Rendi insensibile il cuore di questo popolo,
rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi,
in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi,
non intenda con il cuore,
non si converta e non sia guarito!»
Isaia 6:1-10 

Sebbene questo brano possa apparentemente rientrare nel genere delle vocazioni, comparandolo con i testi delle vocazioni di Mosè, Gedeone, Geremia e Maria, appare chiaro che in realtà descrive un'esperienza diversa, ancora più profonda. In tutti i racconti delle vocazioni, ci sono degli elementi costanti che vengono puntualmente ripresi ogni volta. La manifestazione di Dio, il compito affidato al protagonista, l'obiezione ed il rifiuto a causa della debolezza umana e successivamente la rassegnazione e il coinvolgimento nella missione. Nel nostro testo però, l'obiezione - componente chiave delle vocazioni - manca completamente. Certo, esiste la consapevolezza di Isaia di essere "un uomo dalle labbra impure", ma questa consapevolezza è qualcosa di differente. Non si trova neanche la promessa rituale del Signore di assistenza ("Io sono/sarò con te"..), e l'immediata auto-offerta dell'uomo non può far altro che insospettire, a riprova della difficoltà nel far rientrare il testo nel genere letterario delle vocazioni. Se non è una vocazione, dunque, che cosa può mai essere? 

Possiamo trovare un'importante indizio nell'unico altro contesto in cui appare un'auto-offerta simile a quella di Isaia:

Micaia replicò: «Perciò ascolta la parola del SIGNORE. Io ho visto il SIGNORE seduto sul suo trono, e tutto l'esercito del cielo che gli stava a destra e a sinistra. Il SIGNORE disse: "Chi ingannerà Acab affinché vada contro Ramot di Galaad e vi perisca?" Ci fu chi rispose in un modo e chi in un altro. Allora si fece avanti uno spirito, il quale si presentò davanti al SIGNORE, e disse: "Lo ingannerò io". Il SIGNORE gli disse: "E come?" Quello rispose: "Io uscirò e sarò spirito di menzogna in bocca a tutti i suoi profeti". Il SIGNORE gli disse: "Sì, riuscirai a ingannarlo; esci e fa' così".
1 Re 22:19-22 

Micaia descrive una corte celeste, nella quale il Signore chiede chi possa ingannare Acab e dopo un certo tempo prende la parola uno spirito che si offre volontario per questa missione. 

Ebbene, il testo di Isaia presenta molte similitudini con questa visione di Micaia. Anche nella visione di Isaia infatti c'è una corte celeste, composta questa volta non da spiriti indefiniti ma da serafini, capaci di purificare con il fuoco tutto ciò che è immondo. Il luogo non è la realtà celeste ma il tempio, anche se quest'ultimo veniva visto dalla tradizione ebraica come il luogo dove il cielo e la terra si incontrano. La preghiera fatta nel tempio saliva al trono di Dio come se fosse fatta nel cielo stesso, secondo l'invocazione del re Salomone (1 Re 8:29). Infine - e forse questo è l'elemento più importante - nella visione di Isaia torna questa auto proposta per compiere il progetto divino, anche se in questo contesto il profeta non lo conosceva ancora.

Questi indizi possono suggerire l'interpretazione che Isaia con la purificazione delle labbra, sia stato in realtà separato dal "popolo dalle labbra impure" ed accolto in una vera e propria iniziazione per diventare un associato al consiglio celeste e potersi quindi auto-proporre. In questo caso è probabile che l'iniziazione fosse la parte più drammatica della vocazione e per questo motivo redatta in modo incompleto (senza descrivere con la stessa minuzia di particolari sia la vocazione che l'iniziazione, sempre che in questo caso le due esperienze non coincidessero). Il profeta può quindi accettare la missione di Dio che si rivelerà amara e faticosa. La sua predicazione infatti non produrrà ascolto e conversione, ma rifiuto e indurimento. 

Questo prezioso racconto, descriverebbe quindi in un modo incredibilmente profondo e completo l'accettazione di un uomo nel consiglio celeste di Dio. Come abbiamo visto precedentemente, sia Adamo che Noè hanno ricevuto importanti rivelazioni dei decreti di Dio, ma in questo caso Isaia è stato reso parte in una certa misura del suo consiglio segreto, per renderlo adatto al difficile compito che gli spettava: rendere insensibile il cuore del popolo eletto, del suo popolo.  

La considerazione più incredibile a questo riguardo sembra quindi essere proprio il fatto che questo segreto per eccellenza, in realtà sia stato in molti casi condiviso con gli uomini, coinvolti in altrettanti progetti divini. Se immaginiamo la segretezza legata ad importanti decisioni militari, politiche ed economiche dei vari paesi del mondo, la nostra riflessione può soffermarsi sul consiglio segreto di Dio associandolo a decisioni e progetti di un'esclusività assoluta. Ma l'agire dell'uomo è ben diverso dall'agire di Dio. Sebbene il Signore mantenga la Sua totale sovranità, come abbiamo visto fino ad ora, Egli ha deciso numerose volte di rendere partecipi gli esseri umani dei Suoi progetti. Rimane veramente difficile da credere, ma la Bibbia è chiara nel rivelare la natura inclusiva e non esclusiva dei decreti di Dio. Certo, molti di questi sono stati per millenni veri e propri misteri, ma nel tempo presente sono infine stati rivelati (cfr. 1 Pt 1:12, Rm 11:25, 16:25, 1 Co 15:51, Ef 1:9, 3:5, 3:9, 5:32). Il consiglio segreto del Signore è stato conosciuto soltanto da Adamo, Noè, Giobbe ed Isaia? I seguenti versetti rispondono a questa domanda.

Il segreto (sôd) del SIGNORE è rivelato a quelli che lo temono,
egli fa loro conoscere il suo patto.
Salmo 25:14 

Poiché il SIGNORE ha in abominio l'uomo perverso,
ma la sua amicizia (sôd) è per gli uomini retti.
Proverbi 3:32 

Poiché il Signore, DIO, non fa nulla
senza rivelare il suo segreto (sôd) ai suoi servi, i profeti.
Amos 3:7 


Il consiglio segreto del Signore è rivelato a quelli che lo temono, è qualcosa che viene dedicato agli uomini retti, e ai profeti. Non è un coinvolgimento circoscritto a pochi personaggi biblici, ma a tutti coloro che lo temono, a tutti gli uomini retti e a tutti i profeti. Questo vuol dire forse che tutto il consiglio segreto di Dio venga condiviso? Non credo proprio. I misteri restano, la sovranità di Dio resta, lo scandalo del male resta, resta la fondamentale consapevolezza che conosciamo in parte, e in parte profetizziamo (1 Cor 13:9). Ma associata ad essa, vi deve essere però anche la consapevolezza che il Signore vuole parlare ai Suoi figli, per renderli partecipi dei Suoi pensieri e dei Suoi progetti.


Noi abbiamo la mente di Cristo

Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano». A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno. Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo.
1 Corinzi 2:9-16 

Come conoscere le cose segrete e sconosciute che Dio ha preparato per coloro che Lo amano? Unicamente attraverso lo Spirito Santo. Lo Spirito ha provveduto a condividere i misteri di Dio attraverso gli autori che scrissero le Scritture. Ma ancora oggi, Egli parla ad ogni credente, guidandolo verso la conoscenza, l'esperienza e la consapevolezza di tutta la verità (Gv 16:13). Lo Spirito Santo scruta le profondità di Dio, è presente ad ogni consiglio segreto di Dio, e fa conoscere tutte le cose che Dio ci ha donato. Grazie allo Spirito Santo, i credenti hanno un riscontro spirituale su tutto quello che gli serve sapere, ed è molto più di quanto possiamo pensare! Noi infatti abbiamo la mente di Cristo. Non siamo solo chiamati ad evangelizzare, ma condividiamo con il Signore l'urgenza spirituale del farlo. Non abbiamo solo l'incarico di discepolare tutti i popoli, ma abbiamo gli strumenti spirituali per adempiere questo mandato con eccellenza. Non siamo semplicemente obbligati a lodare e glorificare il Signore, ma percepiamo la gioia di farlo ricevendo immediatamente l'onore che spetta a chi vive questa meravigliosa proclamazione. Non si tratta soltanto di ubbidienza, ma anche e soprattutto di collaborazione. Solo nel momento in cui perdiamo il nostro "io" nel Signore, acquisiamo la nostra vera identità. Solo quando perdiamo la nostra volontà, acquisiamo la Sua volontà. Solo lasciando la nostra stessa vita, troveremo la vita di Dio! Questo è vivere nel consiglio segreto di Dio. Una conoscenza che oltrepassa il livello intellettuale e che abbraccia quello esperienziale, che vive delle esperienze sovrannaturali che l'uomo non potrebbe mai e poi mai vivere con le sue uniche forze! Una vita che non appartiene solo a pochi protagonisti dei racconti biblici ma che è destinata a tutti coloro che amano Dio.

Il segreto di Dio vegliava amico sulla tenda di Giobbe.
Lo scopo di Dio per l'umanità fu comunicato ad Adamo.
Il decreto di Dio in relazione al diluvio fu rivelato a Noè.
La missione del Figlio fu annunciata nelle Scritture.
La stessa corte celeste accolse con un'iniziazione il profeta Isaia. 
Tutti i credenti hanno la mente di Cristo. 

Aspiriamo dunque alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; perché noi morimmo e la nostra vita è nascosta CON Cristo IN Dio (Col 3:2). La nostra vita è nascosta in Dio. La posizione spirituale di ogni credente è nel Signore. Una posizione, una condizione di vita sovrannaturale che appartiene a tutti i figli di Dio. Ecco perché aspirare alle cose celesti. Non per guadagnare la fiducia del Signore, non per acquietare la nostra coscienza, e neanche per dimostrare qualcosa al mondo. La nostra vita, la nostra concentrazione, i nostri pensieri devono aspirare alle cose di lassù per vivere pienamente nel luogo in cui già siamo: in Dio. 

Nel nostro tempo è sempre più frequente vivere con la mente altrove, essere distratti da computer, smartphone, dispositivi tecnologici che attirano l'attenzione distogliendola dal luogo fisico in cui troviamo. E' possibile essere al parco ma parlare con i nostri amici distanti, andare ad un concerto e fissare lo schermo del dispositivo con cui lo registriamo, essere a cena con qualcuno e contemporaneamente scrivere a molte altre persone. Anche se siamo al parco, al concerto, o a cena, la nostra attenzione in realtà è altrove.
La condizione della vita spirituale può essere simile a questa realtà. Anche se siamo nascosti con Cristo in Dio, la nostra attenzione può essere sulle nostre paure, sui nostri insuccessi, sulle nostre debolezze, sulle nostre sovrastrutture teologiche, sulla nostra carne, sui nostri peccati. La nostra attenzione, la nostra mente però deve essere concentrata sul luogo in cui realmente ci troviamo: in Dio. Solo realizzando il significato della nostra posizione spirituale, potremo vivere pienamente nel consiglio di Dio. Solo in questo modo potremo realizzare appieno il proposito del Signore per noi. Solo così vedremo cose che occhio non ha mai visto, udremo cose che orecchio non ha mai udito e conosceremo ciò che non è mai salito in cuor d'uomo: esattamente quello che Dio ha preparato per coloro che lo amano. 


Note:
[1] Le indicazione sui livelli interpretativi ebraici sono tratti da:
http://www.abem.it/app/download/7390753786/Albero+della+Torah+-+SCHEDA.pdf?t=1410720211
[2] Le indicazioni sul brano della vocazione di Isaia sono tratte da:
Renato De Zan, Isaia (Capitoli 1-39), Edizioni Messaggero Padova, pp. 85-97.

martedì 26 aprile 2011

La restaurazione della tenda di Davide

LA TENDA DI DAVIDE NELL'ANTICO TESTAMENTO

Nell'Antico Testamento, leggiamo che durante la vita del profeta Samuele, l'arca dell'alleanza fu rubata dai Filistei. A causa di numerose maledizioni che colpirono il popolo, essi però decisero di riconsegnarla al popolo di Israele dopo soli sette mesi.

Quelli di Chiriat-Iearim vennero a prendere l'arca del SIGNORE; la portarono in casa di Abinadab, sulla collina, e consacrarono suo figlio Eleazar, perché custodisse l'arca del SIGNORE. 1Samuele 7:1 

L'arca restò a casa di Abinadab per molto tempo, per tutto il regno di Saul.
Ad un certo punto del regno di Davide però, egli se ne ricordò e dopo aver tenuto un consiglio con i capi di tutto il popolo, organizzò il trasporto fino a Gerusalemme, la capitale del regno.

1Cronache 16:1 Portarono dunque l'arca di Dio e la collocarono in mezzo alla tenda che Davide aveva eretta per quella; e si offrirono olocausti e sacrifici di riconoscenza davanti a Dio.
v.4 Poi stabilì davanti all'arca del SIGNORE alcuni dei Leviti per fare il servizio, per invocare, celebrare e lodare il SIGNORE, Dio d'Israele.
v.7 Allora, in quel giorno, Davide diede per la prima volta ad Asaf e ai suoi fratelli l'incarico di cantare le lodi del SIGNORE [...]
v.37 Poi Davide lasciò là, davanti all'arca del patto del SIGNORE, Asaf e i suoi fratelli perché fossero sempre di servizio davanti all'arca, secondo le necessità di ogni giorno.



Abbiamo letto che il re Davide stabilì dei Leviti per invocare, celebrare e lodare il nome del Signore continuamente, giorno dopo giorno.
Questa stessa arca, era stata costruita secoli prima per essere il cuore del tabernacolo che Mosè costruì su indicazione diretta di Dio, secondo un modello celeste (Ebrei 8:5). Essa era collocata nella stanza più interna, chiamata "luogo santissimo" e rappresentava la presenza stessa di Dio. Il tabernacolo che costruì Davide però sviluppò delle innovazioni rispetto al modello di Mosè, e la continua lode rimane di sicuro uno dei più importanti elementi di novità.
L'Apocalisse di Giovanni ci rivela che davanti al trono di Dio ci sono delle creature viventi che non cessano mai di ripetere, giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene» (Ap 4:8). Ebbene allo stesso modo il re Davide volle mettere vicino all'arca (ciò che sulla terra era più simile al trono di Dio stesso) una lode continua giorno e notte.

Questa iniziativa però non è affatto fine a sé stessa. La Scritture infatti riprende questo tema proiettandolo profeticamente verso i tempi della fine.

Amos 9:11-12 «Quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta,
ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine,
la ricostruirò com'era nei giorni antichi,
affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni
sulle quali è invocato il mio nome»,
dice il SIGNORE che farà questo.
Amos 9:14-15 Io libererò dall'esilio il mio popolo, Israele;
essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno;
pianteranno vigne e ne berranno il vino;
coltiveranno giardini e ne mangeranno i frutti.
Io li pianterò nella loro terra
e non saranno mai più sradicati dalla terra che io ho dato loro»,
dice il SIGNORE, il tuo Dio.


Il Signore promette di ristabilire la capanna, la tenda di Davide; e con questa, di piantare il popolo di Israele nella terra promessa dove staranno per sempre. La profezia corre verso il "giorno del Signore", il giorno del giudizio e della piena manifestazione di Dio. Il giorno del ritorno di Cristo.
In questo giorno Israele sarà ristabilito eternamente (Zaccaria 12 e 13) e Gesù Cristo siederà sul trono a Gerusalemme per instaurare il regno spirituale e politico del millennio. Il tabernacolo celeste sarà unificato con quello sulla terra, portando una nuova dimensione dell'esistenza.

Vorrei dare tre ulteriori argomentazioni per confermare questa visione:

1) Il re Davide stesso rappresenta profeticamente nelle Scritture il Signore Gesù. Egli fu chiamato spesso "figlio di Davide", per enfatizzare il suo lignaggio regale che manifesterà pienamente alla fine dei tempi. Oltre ad essere l'incarnazione della profezia del profeta Natan (2 Sam 7), ossia Colui che renderà il trono di Davide stabile per sempre.

2) Durante l'insediamento dell'arca dell'alleanza a Gerusalemme, Davide profetizzò un cantico in pieno accordo con questa successiva profezia di Amos:

Date al SIGNORE la gloria dovuta al suo nome,
portategli offerte e venite in sua presenza.
Prostratevi davanti al SIGNORE vestiti di sacri ornamenti,
tremate davanti a lui, abitanti di tutta la terra!
Il mondo è stabile e non sarà smosso.
Si rallegrino i cieli e gioisca la terra!
Si dica fra le nazioni:
"Il SIGNORE regna".

1Cronache 16:29-31 

Queste parole descrivono chiaramente il Messia - il Signore Gesù - come Re di tutta la terra, che siede a Gerusalemme.
Al tempo di Davide, tutti gli altri popoli erano considerati pagani ed era impensabile che tutti gli abitanti della terra potessero prostrarsi davanti a Lui. Ancora oggi gli Ebrei evitano di fare proselitismo indicando al massimo ai gentili di osservare le leggi che Dio diede a Noè, ben sapendo che la piena rivelazione della legge di Mosè non è per loro. Il Signore però ha promesso e profetizzato un futuro differente, e questo in molte parti della Scrittura! (Per esempio Isaia 2:2)

3) Davide, con tutto Israele, salì verso Baala, cioè verso Chiriat-Iearim, che appartiene a Giuda per trasferire di là l'arca di Dio, davanti alla quale è invocato il nome del SIGNORE, che siede su questa, fra i cherubini.
1Cronache 13:6 

L'arca dell'alleanza era custodita dalla tribù di Giuda, la stessa tribù da cui nacque Cristo (Ap. 5:5). Anche il percorso stesso che fece da Giuda a Gerusalemme quindi, fu un segno profetico di Colui che, proveniente dalla tribù di Giuda, si insedierà sul trono di Gerusalemme per regnare.

LA TENDA DI DAVIDE NEL NUOVO TESTAMENTO

Circa mille anni dopo però, nel I sec. d.C., possiamo ritrovare questa stessa profezia di Amos in un un contesto molto particolare.
Alcuni farisei convertiti al cristianesimo infatti, insegnavano che i credenti convertiti dal paganesimo fossero obbligati a circoncidersi e sottostare alla legge di Mosè. Possiamo ricondurre questo insegnamento al movimento eretico del giudeo cristianesimo. Tali insegnamenti crearono così tanto disordine da rendere necessaria una riunione con tutti i principali Apostoli. Paolo e Barnaba esposero i segni e i prodigi che Dio fece per mezzo loro fra i pagani, spiegando come il Signore stesse facendo una cosa completamente nuova. In un attimo di silenzio, prese la parola l'Apostolo Giacomo:

«Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. E con ciò si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: "Dopo queste cose ritornerò e ricostruirò la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi, affinché il rimanente degli uomini e tutte le nazioni, su cui è invocato il mio nome,cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, a lui note fin dall'eternità". Perciò io ritengo che non si debba turbare gli stranieri che si convertono a Dio. 
Atti 15:14-19 

Che rivelazione!
Giacomo cita la profezia di Amos inserendola in un contesto completamente nuovo: quello della Chiesa (formata da credenti non ebrei).
Quello che è stato celato per secoli ora viene portato alla luce, manifestando la volontà di Dio di scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. Ma cosa c'entra questo con la tenda di Davide? Possiamo trovare una possibile risposta nelle parole che Paolo scrisse ai credenti di Colosse.

Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria. 
Colossesi 1:27 (cfr. 1 Co 3:16)

Cristo in noi. L'attuale tempio di Dio è formato dai credenti di tutto il mondo.
L'attuale tenda di Davide è la Chiesa del Signore. In questo senso, possiamo ravvisare in questa certezza un primo adempimento della restaurazione della tenda di Davide non previsto nelle epoche veterotestamentarie. Era un mistero, una tappa decretata nel consiglio di Dio e tenuta nascosta fino alla sua realizzazione.

Ma ovviamente, come abbiamo visto, c'è di più. I figli di Dio, la natura e lo stesso Spirito Santo infatti gemono in attesa della piena manifestazione della gloria di Dio, del momento in cui finalmente il Signore - come discendente di Davide - regnerà per sempre da Sion. Meditiamo sulla grandezza dei piani di Dio, sulla responsabilità dei credenti e sul meraviglioso futuro che il Signore ha preparato per coloro che lo amano.

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino». Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. 
Apocalisse 22:16 

Solo a Dio onore e gloria, ora e per sempre. 

martedì 29 marzo 2011

L'intercessione di Daniele

DISCERNERE IL TEMPO DI DIO

Daniele 9:1-2 «Nell'anno primo di Dario, figlio di Assuero, della stirpe dei Medi, che fu fatto re del regno dei Caldei, il primo anno del suo regno, io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui il SIGNORE aveva parlato al profeta Geremia e durante i quali Gerusalemme doveva essere in rovina, era di settant'anni.


Il profeta Daniele, a Babilonia, si accorse leggendo il libro di Geremia che il tempo per il ritorno di Israele nella terra promessa (dopo la cattività) era ormai imminente.
Non si trattava di un tempo dettato da buon senso, da ragionamenti o da speranze condivise. Era il tempo decretato profeticamente dal Signore.

Amos 3:6-7 Squilla forse la tromba in una città,
senza che il popolo tremi?
Piomba forse una sciagura sopra una città,
senza che il SIGNORE ne sia l'autore?
Poiché il Signore, DIO, non fa nulla
senza rivelare il suo segreto ai suoi servi, i profeti.


Giovanni 15:15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.

Il Signore da sempre rivela al Suo popolo, ai profeti, quelli che sono i suoi segreti.
Magari inizialmente nessuno comprende il messaggio. Ma al momento giusto, nel tempo di Dio, Egli ha sempre trovato la persona che, umiliandosi davanti a Lui, ha contribuito a innescare l'adempimento delle profezie. Questo è il caso di Daniele. Questo è il caso di tutti i personaggi biblici che hanno fatto la loro parte nel piano eterno di Dio. Ma lo stesso principio, sono certo che sia presente anche al giorno d'oggi.
Anche le attuali generazioni di credenti devono compiere delle opere che Egli ha preordinato per loro.
Sì, la Bibbia è completa. Sì, le profezie della fine sono già state decretate.
Ma in questi "ultimi giorni", forse Dio non ha dei propositi specifici? Forse il Signore non ha desiderio di adempiere i Suoi scopi attraverso la Sua Chiesa?
No, non è così. Ognuno di noi ha uno scopo voluto dal Signore.

Ecco quindi che ci troviamo anche noi di fronte alla Parola di Dio e allo Spirito Santo, esattamente come Daniele, a ricercare la volontà di Dio per questo tempo, per il Suo popolo. Per la Chiesa universale e la propria chiesa locale. Per la propria famiglia, città, nazione.

Tutto ha origine da questo momento.

PENTIRSI, UMILIARSI DAVANTI AL SIGNORE

Daniele 9:3-5 Volsi perciò la mia faccia verso Dio, il Signore, per dispormi alla preghiera e alle suppliche, con digiuno, con sacco e cenere. Feci la mia preghiera e la mia confessione al SIGNORE mio Dio, e dissi:
"O Signore, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e serbi la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti!Noi abbiamo peccato, ci siamo comportati iniquamente, abbiamo operato malvagiamente, ci siamo ribellati e ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue prescrizioni.
Daniele 9:16 O Signore, per tutti i tuoi atti di giustizia, ti prego, fa' che la tua ira e il tuo sdegno si ritirino dalla tua città, Gerusalemme, dal tuo monte santo; poiché per i nostri peccati e per le iniquità dei nostri padri, Gerusalemme e il tuo popolo sono esposti al disprezzo di tutti quelli che ci stanno intorno
.


Una volta che si prende coscienza di essere nel tempo del Signore, il primo passo è quello di pregare. Supplicare. Umiliarsi davanti al Signore, riconoscendo il proprio peccato. Ascoltando lo Spirito Santo, entrando negli stessi sentimenti del cuore di Dio. E, se riceviamo questa indicazione, chiedere perdono anche dei peccati della nostra famiglia, della nostra città, della nostra nazione.
Questo è il secondo passo fondamentale.
Con il pentimento e la confessione del peccato si porta alla luce ciò che era nascosto, rompendo l'alleanza con il potere delle tenebre. Solo così è possibile esporsi alla luce di Cristo e tornare nella piena comunione con Dio.

CERCARE LA MANIFESTAZIONE DELLA GLORIA DI DIO

Daniele 9:17 Ora, o Dio nostro, ascolta la preghiera e le suppliche del tuo servo; per amor tuo, Signore, fa' risplendere il tuo volto sul tuo santuario che è desolato!
Daniele 9:18 O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta! Apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, guarda la città sulla quale è invocato il tuo nome; poiché non ti supplichiamo fondandoci sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia.
Daniele 9:19 Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio per amore di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo".


Questo è il terzo passo. Cercare il volto del Signore. Cercare la Sua misericordia, la Sua gloria. In una parola: adorarLo. Adorare Dio in spirito e verità.

OTTENERE LA RISPOSTA DEL SIGNORE

Daniele 9:20-23 «Io parlavo, pregando e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, e presentavo la mia supplica al SIGNORE, al mio Dio, per il monte santo del mio Dio. Mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell'uomo, Gabriele, che avevo visto prima nella visione, mandato con rapido volo, si avvicinò a me all'ora dell'offerta della sera. Egli mi rivolse la parola e disse: "Daniele, io sono venuto perché tu possa comprendere. Quando hai cominciato a pregare, c'è stata una risposta e io sono venuto a comunicartela, perché tu sei molto amato.

"Quando hai iniziato a pregare c'è stata una risposta". Quando si inizia a pregare, c'è SEMPRE una risposta. C'è sempre l'intervento del Signore. Perchè non è una preghiera basata sul proprio interesse, sui propri sentimenti. E' una preghiera nata dallo Spirito Santo. Un'intercessione portata davanti al trono di Dio, nella Sua piena volontà. Il modo che Egli desidera, per costruire il nostro futuro.
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