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domenica 13 ottobre 2013

Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio

Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore [= Kyrios], così camminate in lui; radicati, edificati in lui e rafforzati dalla fede, come vi è stata insegnata, abbondate nel ringraziamento. Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità [=Theotētos]; e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d'uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. Colossesi 2:6-12 

Questo brano della Lettera ai Colossesi, manifesta pienamente tutta l'attenzione che l'Apostolo Paolo rivolgeva nel mettere al centro di ogni cosa Gesù Cristo. Egli lo chiama "Signore", utilizzando il termine greco "Kyrios".  Questo termine veniva utilizzato nell'Antico Testamento tradotto in greco per rendere la parola ebraica "Adonai" che è il modo in cui ancora oggi viene letto il tetragramma divino YHWH altrimenti impronunciabile. "Adonai" quindi sostituiva il nome di Dio nell'Antico Testamento, e veniva tradotto in greco con lo stesso termine utilizzato dall'Apostolo Paolo in relazione a Cristo.
Possiamo visualizzare questi passaggi nel seguente modo: 

YHWH ----> 'Adonai ----> Kyrios ----> Gesù Cristo
               
Questo è il "nome al di sopra di ogni altro nome" con cui Cristo è stato sovranamente innalzato (Fil 2:9), ed è il fulcro di tutto il cambiamento della comunità cristiana successiva alla resurrezione.
Se durante il ministero terreno di Cristo, il messaggio era rivolto ai Giudei e riguardava il pentimento e il Regno di Dio in modo generico (leggi Luca 10, Matteo 10), dopo la Sua resurrezione le cose cambiarono in modo radicale in un modo che l'Apostolo Giovanni descrive direttamente per bocca di Cristo:

Ho ancora molte cose da dirvi; ma non sono per ora alla vostra portata; quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. Giovanni 16:12-14 

Durante la vita di Gesù, la sua identità e il suo ruolo non furono compresi neanche dai dodici discepoli, tant'è che alla sua domanda "e voi, chi dite che io sia", soltanto Pietro rispose grazie alla rivelazione del Padre (Mt 16:13-16). Alcuni pensavano che fosse Giovanni battista risorto oppure Elia, Geremia o uno dei profeti. Alla resurrezione però, ogni consapevolezza fu rivista alla luce di questo evento e i discepoli furono trasformati e riempiti dallo Spirito Santo.


L'identità di Cristo fu rivelata in modo più completo, lo scopo del suo sacrificio e della resurrezione poté essere interpretato alla luce delle Scritture. Il messaggio stesso del Vangelo acquisì piena maturità. L'evangelizzazione non riguardava più il fatto che il regno dei cieli si fosse avvicinato ma riguardava la salvezza ottenuta per grazia mediante la fede (Efesini 2:8), attraverso il sacrificio di Cristo. Pietro fece una nuova esperienza che lo portò alla consapevolezza che la salvezza offerta da Dio era destinata anche alle persone di origine non ebraica (Atti 10). L'Apostolo Paolo fu chiamato da Gesù stesso (Atti 9) e messo da parte dallo Spirito Santo (Atti 13) per essere "l'apostolo degli stranieri" (Ro 11:13). Contemporaneamente a tutte queste novità e rivelazioni portate da Dio però, alcune persone cercarono fin da subito di parlare male della "nuova via" (Atti 19:9), mentre altri rimasero ancorati alla tradizione ebraica rinnegando queste nuove esperienze e dando luogo al fenomeno del giudeo cristianesimo. Questo pensiero, insieme allo gnosticismo, rappresentò il più grande pericolo per l'insegnamento cristiano delle origini che si trovò fin da subito a combattere con tutto quello che riguardava le tradizioni degli uomini e non le indicazioni di Dio. Anche i rituali ebraici infatti, pur essendo comunicati direttamente da Dio nel pentateuco, furono ben presto svuotati del loro significato per promuovere un tradizionalismo umano e sterile, così come possiamo leggere già dal primo capitolo del libro di Isaia, intorno al 700 a.C. 

«Che m'importa dei vostri numerosi sacrifici?», dice il SIGNORE;
«io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate;
il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri,
io non lo gradisco. 
Quando venite a presentarvi davanti a me,
chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili?
Smettete di portare offerte inutili;
l'incenso io lo detesto;
e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni,
io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne.
L'anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite;
mi sono un peso che sono stanco di portare.
Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi;
anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto;
le vostre mani sono piene di sangue.
Lavatevi, purificatevi,
togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni;
smettete di fare il male;
imparate a fare il bene; cercate la giustizia,
rialzate l'oppresso,
fate giustizia all'orfano,
difendete la causa della vedova!
Poi venite, e discutiamo», dice il SIGNORE;
«anche se i vostri peccati fossero come scarlatto,
diventeranno bianchi come la neve;
anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana.
Isaia 1:11-18 

Ma possiamo anche ascoltare direttamente le parole che Gesù rivolse ai farisei del suo tempo:

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre. Matteo 23:23 

Laddove il giudizio, la misericordia e la fede vennero trasportati in un nuovo patto dunque (Ebrei 8:13), le tradizioni umane continuarono ad essere osservate e idolatrate da alcuni che le reputavano più importanti di ogni altra cosa, e che non riconoscevano il "nome nuovo" di Cristo, la nuova rivelazione che mostrava la sua identità come quella di vero uomo e vero Dio. 
A questo riguardo, l'Apostolo Paolo mette in guardia la comunità di Colossi, esortando a stare attenti del fatto che nessuno tra di loro possa essere fatto preda, possa essere raggirato, sedotto con la [falsa]filosofia e con le tradizioni degli uomini e gli elementi del mondo. 

Infatti, in Cristo abita corporalmente tutta la pienezza della Deità.
Colossesi 2:9

       [Fonte]

Corporalmente, in quanto Egli si è incarnato, e chi non riconosce questo fatto pubblicamente è un anticristo (2 Gv 7). Ma oltre ad essere pienamente uomo Egli è anche pienamente Dio, e questo è reso con "Theotētos" un termine presente solo in questo passo del Nuovo Testamento e che deriva
da "Theós" ossia "Dio". 

Giovanni 1:1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio [= Theós].

Giovanni 20:28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio [= Theós] mio!»

1Giovanni 5:20 Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio [= Theós] e la vita eterna.

Romani 9:5 ai quali appartengono i padri e dai quali proviene, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio [= Theós] benedetto in eterno. Amen!

Tito 2:13 aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio [= Theós] e Salvatore, Cristo Gesù.

Ebrei 1:8 parlando del Figlio dice: il tuo trono, o Dio [= Theós], dura di secolo in secolo [...]

Il significato che sta dietro a queste parole è chiaro, e designa Gesù Cristo come Dio. Egli non è una divinità minore, Egli non ha solo una parte della divinità perché in Lui abita corporalmente TUTTA la pienezza della Deità. Proprio questo concetto infatti è la sorgente di tutta la fede cristiana che vede di conseguenza avere tutto pienamente in Lui. Dal tempo della lettera ai Colossesi sono passati interi millenni ma la situazione in realtà non è cambiata di molto. Ancora oggi sono presenti coloro che vivono secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo, e che cercano di predare con la [falsa]filosofia e con vani raggiri chi non è ancora ben radicato ed edificato in Cristo. Ecco quindi l'attualità di questo insegnamento biblico, che deve mettere in guardia ogni credente sincero affinché possiamo non essere più come bambini sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore; ma, seguendo la verità nell'amore, possiamo crescere in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Efesini 4:14,15

Solo a Dio ogni onore e gloria.
Amen.

mercoledì 17 luglio 2013

Dall'episcopato collegiale a quello monarchico

Tito 1:5 Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni

Filippesi 1:1 Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi


[Fonte]
Le comunità cristiane del I secolo erano governate da una pluralità di anziani, in greco "presbyteros". Nel Nuovo Testamento questo termine aveva lo stesso significato di "vescovi", reso con la parola "episcopos". 
I vescovi quindi, o anziani, erano coloro che conducevano un gruppo di credenti fungendo da responsabili della chiesa locale. 
Venivano nominati direttamente dagli apostoli che avevano autorità su di loro per garantire la salute della comunità (1 Tim 1:3,4).
Le lettere paoline mostrano l'esistenza di una varietà di ministeri: apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori dati da Cristo per l'edificazione dei santi (Ef 4:11,12). Questi ministeri però non vengono associati al governo di chiesa, quanto piuttosto ad una funzione specifica all'interno del corpo di Cristo. 
Contrariamente all'opinione comune, il ministero pastorale non riguardava la conduzione di una chiesa, ma piuttosto la cura dei credenti e della loro salute spirituale, mentale e in senso lato anche fisica. E' significativo che in tutto il Nuovo Testamento non sia riportato neanche una volta il termine "pastore" al singolare. I ministeri quindi avevano funzioni differenti slegate dall'incarico vero e proprio di leadership che invece veniva demandato agli anziani, o vescovi. Non abbiamo elementi per capire al meglio la relazione tra questi due tipi di incarichi ma penso sia lecito assumere che un ministro (inteso come credente con uno dei cinque ministeri appena visti) potesse prendere anche l'incarico di anzianità, ma un anziano non per forza doveva avere anche una chiamata ministeriale di diverso tipo, altrimenti avremmo avuto indicazioni di questo tipo nei brani in cui si affrontavano i criteri di scelta da seguire per i candidati vescovi. (Cfr. 1 Tim 3:1-7 e Tito 1:7-9). 
Come vediamo negli Atti degli Apostoli, in questo periodo la realtà extra-ecclesiale era contraddistinta da una varietà di ministeri itineranti che visitavano le varie comunità per rafforzarle. Oltre ai dodici apostoli scelti da Cristo iniziavano a mostrarsi nuove generazioni di apostoli, ma anche di profeti (Atti 11:28, Atti 21:9). Queste strutture dinamiche permettevano l'edificazione di ogni credente in un mondo in cui non esisteva ancora il canone neotestamentario ed ogni informazione dottrinale derivava dal discepolato ricevuto dal missionario di riferimento. 


                                                                    [Fonte]


Nel II secolo però le cose iniziarono a cambiare. Cavalcando l'onda dei ministeri itineranti, erano sorti numerosi falsi profeti che approfittavano dell'accoglienza dei credenti per vivere sulle loro spalle. Oltre a questi, si stava diffondendo una nuova e pericolosa piaga identificata con l'insorgere di "eresie" che minavano la dottrina così come era stata tramandata dagli apostoli.
E' significativa a questo riguardo la testimonianza di Ignazio di Antiochia, allo stesso tempo testimone e promotore di un cambiamento nel governo di chiesa, dall'episcopato collegiale all'episcopato monarchico. 
In questo contesto, Ignazio iniziò a raccomandare una distinzione tra l'ufficio del vescovo e quello dell'anziano; arrivando a promuovere la visione di un vescovo che emergesse sugli altri, con l'intenzione di esibire una successione episcopale che garantisse l'integrità di quello che potremmo chiamare "depositum fidei". In poche parole, diventava necessario ricondurre il responsabile della comunità (ora al singolare) all'incarico ricevuto dall'apostolo fondatore di questa stessa comunità. L'autorità di successione quindi garantiva l'autorità del vescovo che a sua volta l'avrebbe trasmessa al vescovo successivo. Questo sistema escludeva automaticamente tutti gli eretici (giudaizzanti e gnostici) che predicavano dottrine differenti da quelle uniformemente riconosciute, senza aver avuto un incarico diretto da altri apostoli o vescovi. 
Parallelamente, la formazione del canone dei libri neotestamentari solidificava l'idea di "ortodossia" che tanto stava a cuore a Ireneo di Lione, discepolo di Policarpo. Questi fattori collaborarono ad una istituzionalizzazione delle chiese e ad una progressiva atrofizzazione del ministero profetico a favore del ministero di insegnante e di una maggiore ritualità nel culto. 

Il declino del profetismo, però, avrà una risposta nel montanismo.Tale movimento riprenderà l'urgenza profetica ed avrà una grande influenza, tale da includere in un secondo momento persino Tertulliano tra le sue fila.

Conclusioni

In epoca apostolica il governo di chiesa era collegiale, e questo è attestato molto chiaramente nel Nuovo Testamento. Il termine "anziano" e "vescovo" avevano lo stesso significato. Una serie di fattori però hanno portato nel II secolo alla perdita di questo tipo di conduzione a favore di un episcopato monarchico, ossia alla conduzione della chiesa da parte di un unico vescovo. Questo incarico quindi si è differenziato da quello di "anziano" che ha acquisito un significato diverso. In questo modo la chiesa è riuscita a difendersi maggiormente dagli eretici, secondo il principio di successione episcopale che lega l'autorità del vescovo alla persona da cui ha ricevuto quell'incarico. Questo concetto, unito alla formazione del canone e al tramonto del ministero profetico, ha portato ad una istituzionalizzazione della chiesa cristiana, che in questo modo si è difesa dai problemi contingenti allontanandosi però da alcuni aspetti della sua visione originale testimoniata dalle Scritture.


Bibliografia:
Cristianesimi nell'antichità, Giancarlo Rinaldi. Edizioni GBU

domenica 14 aprile 2013

Gli apostoli nel Nuovo Testamento

I dodici apostoli

Luca 6:13 Quando fu giorno, [Gesù] chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli:
Luca 6:14 Simone, che chiamò anche Pietro, e suo fratello Andrea; Giacomo e Giovanni; Filippo e Bartolomeo;
Luca 6:15 Matteo e Tommaso; Giacomo, figlio d'Alfeo, e Simone, chiamato Zelota;
Luca 6:16 Giuda, figlio di Giacomo, e Giuda Iscariota, che divenne traditore.

Tutti noi conosciamo i dodici apostoli di Gesù. 
Anche chi non ha familiarità con le Scritture infatti, ha avuto sicuramente occasione di vedere qualche film, qualche quadro famoso, o ascoltato delle storie di tradizione cristiana.
Vengono presentati nei tre Vangeli sinottici, anche se con piccole differenze di ordine e di nome.

Una loro caratteristica molto importante è quella di essere stati testimoni oculari dell'incarnazione di Cristo.


1Giovanni 1:1 Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita
1Giovanni 1:2 (poiché la vita è stata manifestata e noi l'abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata),
1Giovanni 1:3 quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo.

Dopo la Sua ascensione al cielo quindi, i dodici si ritrovano con il compito di testimoniare non solo del messaggio del Signore; ma anche di tutto il tempo in cui lo hanno seguito e tutti gli insegnamenti piccoli e grandi che hanno ricevuto da Lui. 

Termini ed etimologie

Il termine originale riportato nel Nuovo Testamento è apostolos, e letteralmente significa "delegato, messaggero, colui che è inviato". Richiama l'idea degli affidatari di un messaggio molto importante, ma con l'autorità delegata del mittente. Un concetto simile a quello di un ambasciatore che deve dare una comunicazione in un paese straniero. 
Sappiamo che a loro infatti è stata affidata la predicazione dell' Evangelo, cioè della buona notizia della morte e resurrezione di Cristo per la salvezza di ciascuno che crede, e un ruolo di guida nella Chiesa. Le Scritture attestano che venivano reputati come colonne (p.es Gal 2:9) nella chiesa primitiva.

Il vocabolo deriva probabilmente da apostellō, a sua volta costituito da "apò" , da, che indica separazione, allontanamento;  e "stèllo", colloco, ordino. Possiamo tradurre letteralmente con "ordino ad uno di recarsi dove che sia". Apostellō compare anch'esso nel Nuovo Testamento e viene generalmente tradotto con "inviato". E' presente per esempio in Atti 15:27, in relazione a Giuda e Sila, ma, in modo ancor più interessante, in 1 Pietro 1:12 dove è associato allo "Spirito Santo, inviato dal cielo".

(Altrove invece [p.es Lc 7:24], viene utilizzato il termine aggelos, sempre tradotto con "inviato", ma dal significato comune di "messaggero". Nonostante questa parola designi gli "angeli", nelle Scritture è utilizzata anche per inviati e messaggeri umani.)

Il tredicesimo apostolo

E' concezione diffusa ritenere che i dodici apostoli siano gli unici apostoli che la Chiesa cristiana ha conosciuto. Ma è davvero così? Iniziamo ad approfondire una prima eccezione: Paolo di Tarso, ritenuto di fatto il "tredicesimo apostolo".
Nel suo ministero infatti, egli in ogni occasione si è definito:

2Corinzi 1:1 Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio [...]

Apostolo messo a parte per il vangelo di Dio (Ro 1), apostolo degli stranieri (Ro 11), apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo (Gal 1), apostolo di Cristo Gesù per ordine di Dio (1 Tim 1). Raccontando la sua storia, scrive:


1Corinzi 15:8 e [Gesù risorto], ultimo di tutti, apparve anche a me, come all'aborto;
1Corinzi 15:9 perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio.
1Corinzi 15:10 Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me.

E' comune l'idea che Paolo fosse un apostolo solitario, unico nel suo genere.
Di fatto non ha avuto molti contatti con i dodici, ed ha adempiuto al suo ministero quasi totalmente al di fuori di Gerusalemme e della Giudea. Dopo la sua conversione si è presentato a loro (Atti 9:27) ma l'inizio vero e proprio della sua attività missionaria ha origine altrove:

Atti 13:1 Nella chiesa che era ad Antiochia c'erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo.
Atti 13:2 Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati».
Atti 13:3 Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire.

Ecco che a Saulo (Paolo), che fino ad allora era considerato un dottore (2 Tim 1:11) a causa della sua alta formazione teologica (Atti 22:3), viene affidato un incarico dallo Spirito Santo, viene messo a parte per un opera particolare. Dopo questo evento lui e Barnaba partirono per il primo viaggio missionario (Atti 13:4, 14:28); a cui lui ne aggiunse altri due (Atti 15:36, 18:22 e 18:23, 21:16) prima del suo viaggio verso Roma in cattività (27:1, 28:31). In questi tre viaggi missionari l'attività di Paolo portò alla conversione di innumerevoli persone e alla fondazione di chiese locali in un territorio che va dalla Cilicia all'Achea.


 [fonte]

E' proprio durante questa attività missionaria che Paolo inizia a definirsi apostolo, soprattutto scrivendo lettere alle chiese fondate da lui o alle comunità che vorrebbe visitare (come appunto quella di Roma).
Sebbene la sua attività evangelistica iniziasse in ogni città solitamente nella sinagoga del posto, la sua missione era quella di portare il Vangelo ai Gentili, ossia alle persone di origine non Ebraica. Per questo motivo egli è l'apostolo degli stranieri. 
Il titolo "apostolo" quindi, in questo caso coincide con una missione affidata da Dio e manifestata nella predicazione del Vangelo e nella fondazione di chiese locali. Una volta fondata una comunità, Paolo nominava degli anziani, dei pastori per la guida della chiesa e dopo un certo lasso di tempo ripartiva per la sua attività, restando in rapporto epistolare con loro e tornando a trovarli per rafforzarli nella fede ed istruirli in ogni cosa. Se vi erano problemi  interveniva personalmente, o, come ad Efeso, inviando a sua volta uno dei suoi collaboratori. Sì, perchè anche se si pensa a lui come ad un uomo solitario, egli in realtà si avvaleva di una squadra di collaboratori che vedremo più avanti.

Il ministero apostolico nel corpo di Cristo


Efesini 4:11 È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,
Efesini 4:12 per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo [...]

1Corinzi 12:28 E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori [...]

Proprio l'apostolo Paolo, nelle lettere scritte alle comunità di Efeso e Corinto, insegna e rivela quale sia la natura stessa della Chiesa e il suo corretto funzionamento. Mostra cinque differenti ministeri che hanno lo scopo di lavorare in sinergia per il perfezionamento dei santi. Tra questi ministeri nomina per primo proprio quello dell'apostolo, con l'esatto termine apostolos. 
Il dono di Cristo che illustra agli Efesini è dato in questi cinque ministeri con un ruolo di prim'ordine.
Sicuramente non stiamo parlando dello stesso incarico che Gesù affidò ai dodici; non identico perlomeno.
Come abbiamo visto, loro sono testimoni oculari scelti da Gesù nel Suo ministero terreno e, in questo, sono unici. La Bibbia stessa li identifica con un ruolo di fondamento che sarà onorato nell'eternità (Ap 21:14).

Loro però, non sono gli unici a detenere questo titolo. Paolo in questo passaggio parla in un tempo verbale tradotto in italiano con il passato prossimo, e parla di apostoli e profeti. E' chiaro che non si sta riferendo ai dodici, ma ad un'organizzazione molto più ampia che raggruppa cinque gruppi di persone diverse fra di loro per dono e chiamata. Una nuova generazione di apostoli, con nuove chiamate specifiche e personali che portino all'edificazione del corpo di Cristo e al perfezionamento dei santi, esattamente con una nuova generazione di profeti, evangelisti, pastori e dottori che hanno uno stesso scopo comune ma competenze diverse.


Romani 16:7 Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.

Il ruolo apostolico da questo momento oltrepassa il ministero dei dodici apostoli e si allarga a tutto il tempo della Grazia, perchè il corpo di Cristo ha necessità di essere edificato e perfezionato fino alla pienezza dei Gentili, e al ritorno di Gesù per le nozze dell'Agnello (Ap 19:7).

La squadra apostolica

Come abbiamo accennato prima, nonostante la fama di Paolo come ministro solitario, in realtà egli era in un ruolo di conduzione all'interno di una squadra - o team - apostolico.
Nella maggior parte dei casi non viaggiava da solo. Nel primo viaggio è stato accompagnato da Barnaba; nel secondo Sila e, successivamente Luca e Timoteo; solo nel terzo visitò da solo le chiese fondate in precedenza, rafforzandole. Nelle sue lettere troviamo altre informazioni di questa interessante formazione ministeriale:


1Tessalonicesi 1:1 Paolo, Silvano e Timoteo alla chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: grazia a voi e pace [...]
1Tessalonicesi 2:6 E non abbiamo cercato gloria dagli uomini, né da voi, né da altri, sebbene, come apostoli di Cristo, avessimo potuto far valere la nostra autorità;
1Tessalonicesi 2:7 invece, siamo stati mansueti in mezzo a voi, come una nutrice che cura teneramente i suoi bambini.

Nella prima lettera ai Tessalonicesi, Paolo parla di Silvano (o Sila) e Timoteo come apostoli, al pari del suo ministero e con la stessa autorità apostolica di fondazione.

2Corinzi 8:23 Quanto a Tito, egli è mio compagno e collaboratore in mezzo a voi; quanto ai nostri fratelli, essi sono gli inviati delle chiese, e gloria di Cristo.

Ai credenti di Corinto scrive che Tito è suo compagno e collaboratore e che i loro fratelli (coloro che i Corinzi avevano visto insieme a Paolo) sono gli apostolos delle chiese, a gloria di Cristo.
Nonostante la traduzione italiana renda "inviati", Paolo in greco usa proprio il termine "apostoli".

Tito 1:5 Per questa ragione ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine nelle cose che rimangono da fare, e costituisca degli anziani in ogni città, secondo le mie istruzioni.

Per questo motivo dà a Tito un incarico apostolico, costituire degli anziani (una leadership) in ogni comunità locale...

1Timoteo 1:3 Ti ripeto l'esortazione che ti feci mentre andavo in Macedonia, di rimanere a Efeso per ordinare ad alcuni di non insegnare dottrine diverse [...]

...E a Timoteo l'importante compito di intervenire in una chiesa locale e difendere la sana dottrina che rischiava di essere compromessa a causa di persone all'interno della comunità, probabilmente con un ruolo di guida (cfr. 1:7)...

2Timoteo 2:2 e le cose che hai udite da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli, che siano capaci di insegnarle anche ad altri.

...Oltre a quello, infine, di discepolare altre persone e probabilmente costituire una nuova squadra apostolica nel momento in cui sapeva di dover morire martire.

Paolo dunque era in un team apostolico e questa è l'unica formazione di cui abbiamo esempio nel Nuovo Testamento in relazione al ministero apostolico successivo ai dodici apostoli di Gesù. Anche quando saluta altri apostoli di questo tipo, ne parla al plurale (Ro 16:7) lasciando intendere che lavoravano insieme ad altre persone e non da soli. E' lecito dunque pensare che anche al giorno d'oggi l'indicazione del Signore sia sempre quella di collaborare nel ministero insieme agli altri fratelli come un corpo, in sinergia. Ogni ministro deve rendere conto agli altri e ogni ministero deve discepolare altri credenti con questa chiamata, perchè nel regno di Dio non esiste l'individualismo. Il Signore ha creato la Chiesa come un corpo, non come una serie di individui a sé stanti. Ne consegue che gli apostoli non debbano adempiere al loro ministero in solitudine ma collaborando con gli altri ministeri e discepolando altri apostoli che a loro volta potranno tramandare l'opera di Dio alle successive generazioni, fino al ritorno del Signore.

sabato 16 febbraio 2013

La speranza del credente

1Pietro 1:1-5 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

 A ridosso dalla prima grande persecuzione dei cristiani a causa dell'incendio di Roma, l'Apostolo Pietro scrive questa lettera cattolica, cioè universale, indirizzata in modo circolare a tutti i credenti di diverse regioni dell'Asia minore. A differenza della maggior parte delle lettere di Paolo, in questo caso l'autore non conosceva personalmente coloro che avrebbero letto la missiva, non tutti perlomeno. Le indicazioni quindi sono di carattere generale e non rispondono a esigenze di singole comunità locali, quanto a quelle un determinato periodo storico di espansione e consolidamento della Chiesa, che stava avvenendo non senza problemi. Nei primissimi versetti, leggiamo una presentazione teologica della salvezza, quasi come se fosse una confessione di fede che i lettori potevano riconoscere immediatamente. Troviamo infatti la prescienza di Dio padre che ha eletto a salvezza i credenti, la santificazione dello Spirito Santo, e il sangue purificatore del Signore Gesù. I ruoli di ogni Persona della Trinità nel piano di salvezza dell'uomo. Probabilmente neanche l'Apostolo stesso sapeva che proprio questo tema – che per lui e per la stessa fede cristiana è di fondamento – sarebbe stato causa di una sofferta controversia fino alla risoluzione finale nel Concilio Costantinopolitano del 381 d.C. O forse proprio per averne avuto sentore, o rivelazione, ci tiene a mostrarlo in primissimo piano. Continuando la lettura, leggiamo un approfondimento di questo stesso tema: la nuova nascita dei credenti a una speranza viva, mediante la resurrezione di Cristo per un'eredità incorruttibile e celeste. Questa è una vera e propria chiave di volta. Anzi, per usare dei termini biblici, la pietra angolare su cui è stata edificata la Chiesa: la divinità di Cristo e la Sua resurrezione. La speranza dei credenti di ogni tempo, la nostra stessa speranza, è basata sulla persona di Gesù Cristo, il vivente. Questo rende la nostra speranza viva! Una speranza che ha la prova empirica, evidente e testimoniata da molteplici persone. Non è una speranza appoggiata alla parola di qualcuno, ma su di un fatto: Gesù Cristo è risorto! Senza questo fatto, nulla avrebbe senso, come sta scritto:

 1Corinzi 15:19 Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. 
1Corinzi 15:32 Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo».

Se i morti non risuscitano, se Cristo stesso non è risorto, la fede cristiana non ha più alcun senso. La speranza cristiana è morta, senza significato. E a questo riguardo, cosa dice la scrittura?

 1Corinzi 15:20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. 
1Corinzi 15:21 Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 
1Corinzi 15:23 ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta

 Gloria a Dio! Cristo è stato risuscitato dai morti! La nostra speranza è vivente, ed ha un nome al di sopra di ogni altro nome! (Fil 2:9) Quando Egli tornerà infatti, sarà il nostro turno: il momento della nostra resurrezione dai morti, il momento di vivere la speranza che ci ha accompagnato per tutta la nostra vita. Sappiamo infatti che la nostra speranza non è solo viva, è anche salvifica.

1Tessalonicesi 5:8 Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.

 Leggendo queste parole dell'Apostolo Paolo – probabilmente nella lettera più antica del Nuovo Testamento, datata intorno al 50 d.C. – troviamo una nuova descrizione della speranza che ci accomuna. Leggiamo infatti che, proprio perchè legata alla salvezza, è come un elmo di protezione per la parte più delicata dell'uomo: la testa. In ogni attività pericolosa compiuta dall'uomo – sia essa la guida di moto ad alta velocità, il lavoro in un cantiere, l'esplorazione di una grotta – c'è una sola costante, l'obbligo di indossare un casco o un elmetto di protezione. Le ferite alla testa infatti possono rivelarsi molto frequentemente mortali e per questo motivo è necessaria un'azione di protezione, di prevenzione. La vita cristiana non è da meno. Non è una vita senza problemi. La Bibbia stessa afferma che noi siamo in guerra, la più terribile e devastante attività dell'uomo (2 Tim 2:4). E anche noi abbiamo bisogno di una protezione che possa difenderci dagli attacchi del nemico, dalle ferite mortali. La speranza della salvezza! Fratelli, se viviamo una relazione con il nostro Padre Celeste, il nostro stesso spirito ci attesta che siamo figli di Dio. Non per meriti particolari o per una moltitudine di buone azioni, ma per volontà stessa del Signore e per il merito di Gesù Cristo. Siamo figli! Qualsiasi cosa succeda, sappiamo di essere eredi di Dio e coeredi del Signore Gesù (Ro 8:17). E' qualcosa che nessuno mai potrà toglierci. Nessuno mai potrà separarci dall'amore di Dio (Ro 8:39)! Questo ci porta a una speranza salvifica, una speranza che protegge la nostra stessa vita portandoci a vivere la vita di Dio e rendendoci per questo motivo intoccabili. Il nemico farà il possibile per farci soffrire, un giorno sicuramente moriremo ma la nostra speranza ci porta a una salvezza e una vita superiore e eterna, come infatti leggiamo nella Lettera a Tito:

Tito 3:7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

 Ma non finisce qui, la Parola di Dio infatti ci dà altre preziosissime indicazioni circa la nostra speranza.

 Ebrei 6:19 Questa speranza la teniamo come un'àncora dell'anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina,
Ebrei 6:20 dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

Dio non ci ha donato infatti una speranza volatile. Suscettibile di continui cambiamenti o insicura. No di certo! Nella Lettera agli Ebrei infatti abbiamo conferma che la speranza che viviamo è sicura. E' ferma. E' come un'àncora che immobilizza la nave della nostra anima da ogni onda e marea di dubbio, incertezza, incredulità, prova, avversità. Non è infatti – lo ripeto ancora una volta – una speranza che poggia su noi stessi. Noi siamo incostanti, volubili, lunatici. Sarebbe un grave problema se la speranza della nostra salvezza dipendesse da noi. No, non è così. Questa speranza riesce ad essere come un'àncora dell'anima proprio perchè è fondata nell'opera di espiazione di Gesù. E' fondata su qualcosa che è già accaduto, pertanto qualcosa di certo! Per questo motivo possiamo dire di essere stabili e fermi in essa. Riepiloghiamo insieme queste preziose caratteristiche della nostra speranza. Una speranza vivente. Una speranza che salva. Una speranza sicura. Questo potrebbe bastare per esortarci in tutti i giorni della nostra vita. Ma Dio, ricco in misericordia, ha provveduto a mostrarci ancora altre caratteristiche di questa meravigliosa speranza.

2Tessalonicesi 2:16 Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, 
2Tessalonicesi 2:17 consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola.

Essa infatti è anche una speranza buona. Una speranza che fa la differenza, che è visibile dalle altre persone e che dà testimonianza della nostra fede. Una speranza legata a doppio filo con l'amore di Dio Padre, che non manca di consolarci ogni giorno, ogni momento, per ricreare e fortificare il nostro uomo interiore. Qualcosa che guarisce ogni ferita, ogni tristezza, ogni depressione. Una buona speranza che rallegra il cuore in momenti di sconforto e dona la forza di superare i tempi più difficili. Sono sicuro che molti di voi si sentiranno incoraggiati da queste parole. Certo, la nostra speranza è il motivo per cui viviamo, è la soluzione ad ogni problema! Ma, dopo aver visto e considerato tutto questo, voglio anche presentarvi una realtà a cui dobbiamo rendere conto in ogni momento.

Romani 8:24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora?
Romani 8:25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza.

Ecco dunque la realtà che vi volevo presentare. Ciò che speriamo è invisibile. Non è possibile vederla, toccarla, stringerla. E' una speranza da aspettare con pazienza. Da coltivare giorno dopo giorno, perchè è destinata a trovare il proprio compimento nel giorno del Signore. Se fosse già realizzata e visibile, di fatto non sarebbe più speranza. Invece, non essendosi ancora pienamente realizzata (pur trovando radice come abbiamo visto nel fatto certo già compiuto della resurrezione di Cristo) dobbiamo aspettarla con pazienza. Ancora, ancora e ancora. Per tutti i giorni della nostra vita. Non è facile. Non è affatto una scorciatoia. E' una strada lunga e a volte tortuosa ma contemporaneamente sicura e certa. Vi ricordate di Giuseppe? Rammentate la sua storia? Quando era fanciullo Dio gli mostrò in sogno quello che sarebbe stato della sua vita. Tutta la sua famiglia si sarebbe inginocchiata a lui, sarebbe divenuto un principe. Era un sogno da parte di Dio, era un promessa certa. Qualcosa che sarebbe sicuramente avvenuto. Fu forse per questo motivo una vita facile la sua? Semmai il contrario. La Scrittura testimonia di tutte le sofferenze che dovette subire, ma alla fine, proprio nel momento di maggiore disperazione, questa profezia arrivò ad adempiersi. Probabilmente se non avesse tenuto ferma questa immagine nel suo cuore, Giuseppe si sarebbe dato allo sconforto. Si sarebbe allontanato da Dio e di conseguenza dal Suo meraviglioso piano. Ma proprio per aver ricevuto questa parola da parte del Signore, trovò la forza di andare avanti e superare ogni avversità. Questa è la promessa, il Signore ci mostra come andrà a finire! Non siamo già con un corpo di resurrezione, ma sapendo come andrà a finire possiamo trovare la forza in Dio di vivere la nostra vita nella pienezza di Dio. Un'altra chiave di vittoria, in un'altra caratteristica della speranza del nostro meraviglioso Signore.

Tito 2:11-13 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente,aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.

Per concludere, consideriamo ancora una volta questa dicotomia biblica. Da una parte, la pazienza e moderazione con le quali viviamo in questo tempo, e dall'altra l'apparizione della gloria di Dio futura. E in mezzo, la nostra beata speranza. Una speranza che rende così felici da essere invidiati, se così potremmo parafrasare il versetto. Una speranza che ci dà la forza di andare avanti, di essere rassicurati e rafforzati dal Signore in ogni giorno della nostra vita. Che siamo in molti, o che siamo da soli, il Signore è sempre con noi e, come ha promesso, non ci abbandonerà mai (Eb13:5). Ringraziamo e rendiamo lode a Dio per questa meravigliosa speranza e per le caratteristiche che abbiamo visto quest'oggi...

1Cronache 16:34b ... perché egli è buono, perché la sua bontà dura per sempre.

Amen.

mercoledì 19 maggio 2010

Rigenerazione e rinnovamento

Numeri 21:7 Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo.
Numeri 21:8 Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita».
Numeri 21:9 Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.


Giovanni 3:14 «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato,
Giovanni 3:15 affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.


Il serpente di bronzo rappresenta l'opera redentrice di Cristo.
Tutti noi siamo oppressi dal veleno del peccato che circola nelle nostre vene.
Oggi come allora, la soluzione che offre Dio non è eliminare il peccato, bensì donare guarigione guardando a Cristo.

Giovanni 12:31 Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo;
Giovanni 12:32 e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me».
Giovanni 12:33 Così diceva per indicare di qual morte doveva morire.


Egli, come il serpente di bronzo, è stato innalzato. Non su un'asta ma sul legno della croce. In quel momento il Signore ha attirato tutti a sè, unendo la Sua morte con quella dell'uomo vecchio di ogni credente di ogni età.

Romani 6:6 Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato;
Romani 6:7 infatti colui che è morto è libero dal peccato.
Romani 6:8 Ora, se siamo morti con Cristo, crediamo pure che vivremo con lui,
Romani 6:9 sapendo che Cristo, risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.


Morti dunque al peccato viviamo ora con Cristo. Ma come? Per una risurrezione?

1Corinzi 15:20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti.
1Corinzi 15:21 Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti.
1Corinzi 15:22 Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati;
1Corinzi 15:23 ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta.


Apprendiamo dalle Scritture che la resurrezione dei credenti avverrà al ritorno del Signore. Egli è il primo risorto e chiamerà a sè tutti i figli di Dio risuscitandoli al Suo ritorno.
Nell'età attuale dunque, se siamo morti con Cristo, come facciamo a vivere ancora?

Giovanni 3:3 Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio».

In realtà noi siamo morti in Cristo e siamo rinati in Lui.

Ogni cristiano ha attraversato durante la sua conversione l'identificazione con la morte di Cristo per quanto riguarda il suo peccato e il bagno della rigenerazione spirituale: cioè la rinascita del suo spirito non per volontà d'uomo ma per volontà di Dio.

Giovanni 1:13 i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.

Questa ri-generazione porta all'esistenza una nuova creatura vivificata dallo Spirito Santo. Come succede per i bambini però, anche spiritualmente è necessaria una crescita aiutata da una corretta alimentazione e da sane attività.

Tito 3:3 Perché anche noi un tempo eravamo insensati, ribelli, traviati, schiavi di ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella cattiveria e nell'invidia, odiosi e odiandoci a vicenda.
Tito 3:4 Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati,
Tito 3:5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo,Tito 3:6 che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore,
Tito 3:7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.


Osserviamo dunque come sia necessaria una rinascita attraverso lo Spirito Santo ma anche un rinnovamento attuato parimenti dallo Spirito.
Questo rinnovamento dura tutta la vita. E' un percorso di santificazione, di purificazione dalle vecchie abitudini ereditate dall'uomo vecchio.
Camminare nella Grazia e non nella Legge significa infatti camminare con lo Spirito Santo. Ricercare e invocare il Signore ad ogni occasione. Adempiere alle opere preordinate per noi non con le nostre stesse forze ma sostenuti dalla grazia del Signore, che si dimostra perfetta nella nostra debolezza. In questo modo conosceremo per esperienza qual'è la volontà di Dio. In questo modo conosceremo per esperienza la Persona e il carattere del Signore Gesù. In questo modo, al Suo ritorno, potremo sentirci dire:

Matteo 25:21 "Va bene, servo buono e fedele; sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore".

giovedì 22 aprile 2010

Il ritorno del Re

Matteo 24:36 «Ma quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo.
Matteo 24:37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo.
Matteo 24:38 Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca,
Matteo 24:39 e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo.

Matteo 24:42 Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà.
Matteo 24:43 Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa.
Matteo 24:44 Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà.


2Pietro 3:9 Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.
2Pietro 3:10 Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate.

Tito 2:11 Infatti la grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata,
Tito 2:12 e ci insegna a rinunciare all'empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo,
Tito 2:13 aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù.


La beata speranza di ogni figlio di Dio è il ritorno del nostro Signore Gesù Cristo.
Egli stesso ne parla a lungo nel Vangelo di Matteo. Già dopo qualche decennio dalla Sua risurrezione e ascensione vi erano persone che insinuavano che Iddio stesse ritardando l'adempimento della Sua promessa. Aspettavano la Sua apparizione molto prima.
A oggi, sono passati all'incirca duemila anni. Che dire, dobbiamo esserne sorpresi? Non credo.

Matteo 25:1 «Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo.
Matteo 25:2 Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute;
Matteo 25:3 le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell'olio;
Matteo 25:4 mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell'olio nei vasi.
Matteo 25:5 Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono.



Matteo 25:14 «Poiché avverrà come a un uomo il quale, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e affidò loro i suoi beni.
Matteo 25:15 A uno diede cinque talenti, a un altro due e a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità; e partì.
Matteo 25:16 Subito, colui che aveva ricevuto i cinque talenti andò a farli fruttare, e ne guadagnò altri cinque.
Matteo 25:17 Allo stesso modo, quello dei due talenti ne guadagnò altri due.
Matteo 25:18 Ma colui che ne aveva ricevuto uno, andò a fare una buca in terra e vi nascose il denaro del suo padrone.
Matteo 25:19 Dopo molto tempo, il padrone di quei servi ritornò a fare i conti con loro.


Gesù ci ha avvertito. Tarderà. Ci metterà "molto tempo". Ma questo non per dei contrattempi. Il Signore tornerà nel momento perfettamente giusto per farlo infatti, ma a noi sembrerà tardi.
Perchè il Signore ci sta mettendo tutto questo tempo per ritornare? In realtà sta aspettando che tutti gli eletti giungano a salvezza, non volendo che alcuno di essi perisca. Riconosciamo dunque anche in questo l'amore di Dio, che concede il tempo necessario a tutti gli eletti per convertirsi e ravvedersi.
Questo lungo tempo di attesa però ha anche un altro significato. Come apprendiamo dalla parabola delle vergini, questo tempo serve a manifestare chi è saggio e chi è stolto. Chi ama Dio ed è vigile nello zelo e nell'aspettativa e chi pur avendolo conosciuto si è addormentato, preferendo altro. Questa è una purificazione necessaria, in quanto nei nuovi cieli e nella nuova terra non potrà entrare nulla e nessuno di imperfetto.
Questa perfezione è raggiungibile tenendo sveglio il proprio spirito in comunione con lo Spirito Santo. Non per nostri sforzi ma mediante la contemplazione di Colui che è perfetto.

2Corinzi 3:18 E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione del Signore, che è lo Spirito.

La nostra unica responsabilità è quella di contemplare il Signore. Se lo facciamo saremo svegli. Se non lo facciamo, saremo assopiti.
Gesù dice chiaramente che dobbiamo vegliare. E' posta grande enfasi su questo, riconosciamone quindi l'importanza fondamentale per la nostra vita.
Infatti, come al tempo di Noè le persone conducevano la loro esistenza senza pensare a Dio finchè le acque del diluvio non li sorpresero annegandoli, così sarà alla fine dei tempi, quando il mondo vivrà quotidianamente nella propria ignoranza di Dio fino a quando, all'istante, si manifesterà nel cielo il Signore Gesù.

C'è dell'altro però. C'è del conforto, della consolazione.
Sono persuaso infatti che a coloro che restano vigili, a coloro che sono intimi con il Signore, a coloro che Lo contemplano, sarà rivelato a tempo debito ciò che sta accadendo. Per i figli di Dio non sarà una sorpresa, non li coglierà di sprovvista.

1Tessalonicesi 5:1 Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva;
1Tessalonicesi 5:2 perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte.
1Tessalonicesi 5:3 Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno.
1Tessalonicesi 5:4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro;
1Tessalonicesi 5:5 perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre.
1Tessalonicesi 5:6 Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri;
1Tessalonicesi 5:7 poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte.
1Tessalonicesi 5:8 Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.
1Tessalonicesi 5:9 Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo,
1Tessalonicesi 5:10 il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo [siamo morti] , viviamo insieme con lui.
1Tessalonicesi 5:11 Perciò, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate.


Giovanni 15:15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.

A tempo debito il Padre rivelerà al Figlio che il momento è giusto. E il Figlio farà conoscere ai Suoi i tempi imminenti affinchè possano prepararsi ad essere accolti in cielo, con enorme gioia.
I figli di DIo non sono nelle tenebre così che quel giorno possa sorprenderli.
Sono come Noè, che non fu sorpreso dall'inizio del diluvio. La sorpresa è per chi è sottoposto al giudizio. La sorpresa è per il mondo che non conosce Dio.

Apocalisse 22:17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita.
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