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domenica 7 gennaio 2018

Un'attitudine inclusiva



Nota: questi sono gli appunti del sermone predicato il 12 febbraio 2017 nella Missione Oikos di Como.

1. INTRODUZIONE
                                         
La natura dell'essere umano è senza dubbio una natura dal carattere sociale. Ognuno di noi costruisce la propria identità, la propria autostima, e la propria auto comprensione attraverso le relazioni sociali. Le relazioni più importanti sono sicuramente quelle con i nostri genitori, i nostri fratelli e le nostre sorelle. Poi arriviamo ai compagni di classe a scuola, alle relazioni amorose e quelle professionali/lavorative. Passiamo tutta la vita a coltivare relazioni di diverso tipo, trovando però spesso in esse le difficoltà più grandi della nostra esistenza. In quanto cristiani poi, affrontiamo una sfida in più: quella di vivere le nostre relazioni conformemente al carattere di Cristo. Amare i nostri nemici, pregare per coloro che ci perseguitano. Riscattare tutte le nostre relazioni per poterle vivere nell'amore di Dio, nella verità e nella giustizia. La Bibbia in quanto Parola di Dio definisce molto chiaramente i criteri per delle corrette relazioni tra l'uomo e Dio e tra gli uomini stessi. E questa comprensione è un punto di partenza importante per questa nostra riflessione. La Bibbia in realtà non parla di Dio e basta. Non analizza la natura di Dio, la sua provenienza, tutti i suoi gusti, i suoi scopi ultimi. E non descrive neanche la natura umana in ogni sua componente: biologica, psicologica, sociale, comportamentale, spirituale. La Bibbia non è né un trattato su Dio, né un trattato sull'uomo. La Bibbia è invece un autorevole libro, ispirato da Dio, che definisce la relazione tra lui e l'uomo. Tutto quello che sappiamo su Dio infatti deriva da speculazioni o affermazioni collaterali delle Scritture, quando il centro di ogni argomentazione resta comunque la relazione. Allo stesso modo, quello che conosciamo della natura umana dal punto di vista biblico lo conosciamo  in modo tangente, in quanto il cuore di ogni racconto resta l'aspetto relazionale. Non conosciamo tutto su Dio grazie alla Bibbia, e non conosciamo tutto sull'uomo; ma conosciamo tutto quello che dobbiamo conoscere sulla relazione tra Dio e l'uomo.  E questo non è poco. Vediamo un esempio tratto dalle prime battute della Genesi:

2. DIO DISSE LORO   
 
Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».
Genesi 1:26-29

Dopo aver creato con la parola il cosmo, la terra, gli animali, vediamo che Dio provvede a creare l'uomo, e lo fa introducendo una variante eccezionale: l'uso della parola per scopi comunicativi. Sino ad ora, Dio aveva parlato solo per creare o benedire. Con l'esistenza dell'uomo però, Dio inizia a compiere una attività sbalorditiva: la comunicazione. Dio parla all'uomo e alla donna. Dio comunica con loro. Dio stabilisce una relazione. Questo è il vero inizio della Bibbia. Tutto il resto, tutto l'universo, è compreso solo come la culla per questa relazione speciale che possiamo vivere anche noi oggi. In queste prime battute potremmo trovare un'infinità di considerazioni, ma in questa sede vorrei soffermarmi solo su una: il contenuto della prima frase di Dio per l'uomo. La prima parola che Dio dedica all'uomo infatti è un comando: siate fecondi, moltiplicatevi, riempite la terra rendendovela soggetta. Dal fatto che Dio ha creato l'uomo comprendiamo che la sua natura è creativa. Dal fatto che Dio ha ordinato all'uomo di moltiplicarsi comprendiamo che la natura dell'uomo è riproduttiva. Dio si compiace nella moltiplicazione, non nell'estinzione. Dio si compiace nelle relazioni dell'uomo, nella sua componente sociale. Dio ha creato l'uomo e la donna in modo da essere inclusivi. Questa parola significa “che include, che comprende in sé qualche cosa”, e cosa comprendevano in sé Adamo ed Eva? Tutta la loro discendenza, tutta l'umanità. Questa caratteristica però dopo la loro disubbidienza si è degradata in una forma di insicurezza e solitudine cronica, che porta per reazione ad un atteggiamento contrario: un atteggiamento esclusivo. Il senso di abbandono nel cuore dell'uomo porta al desiderio di trovare approvazione  e valore nella propria auto affermazione ed esclusività, ossia nell'entrare o nel creare una piccola cerchia di persone grazie alle quali ci sentiamo affermati. Separarci dagli altri, e far parte di una specifica compagnia di amici a numero chiuso, in un particolare ufficio, in una confraternita, in un club. Tutti gli altri non ci capiscono, ma nel nostro gruppo esclusivo, siamo qualcuno. Ebbene, il Signore sa che questo non è il meglio per l'uomo, e da sempre cerca di dimostrargli il suo amore per consentirgli di uscire da questo inganno e poter tornare ad essere aperto con il prossimo e saldo nella consapevolezza del proprio valore per il proprio Creatore. Ci sarebbero molti esempi nelle Scritture, ma a questo punto vorrei continuare soffermandomi in particolare su un momento del racconto biblico, un momento cruciale per la storia di Israele.  Dio infatti ha scelto di stabilire la propria relazione con l'umanità (in modo inclusivo) con un moto dal particolare al generale. Da Adamo all'umanità tutta, da Abramo alle famiglie della terra, da Mosè a Israele, da Gesù all'intera umanità che ora può essere riscattata dal peccato e dalla morte.  Dopo l'esempio di Adamo possiamo vedere ora l'esempio dell'attitudine di Mosè.
 

3. FOSSERO TUTTI PROFETI!  

Mosè dunque uscì e riferì al popolo le parole del SIGNORE; radunò settanta fra gli anziani del popolo e li dispose intorno alla tenda. Il SIGNORE scese nella nuvola e parlò a Mosè; prese dello Spirito che era su di lui, e lo mise sui settanta anziani; e appena lo Spirito si fu posato su di loro, profetizzarono, ma poi smisero. Intanto, due uomini, l'uno chiamato Eldad e l'altro Medad, erano rimasti nell'accampamento, e lo Spirito si posò su di loro; erano fra i settanta, ma non erano usciti per andare alla tenda; e profetizzarono nel campo. Un giovane corse a riferire la cosa a Mosè, e disse: «Eldad e Medad profetizzano nel campo». Allora Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè fin dalla sua giovinezza, prese a dire: «Mosè, signor mio, non glielo permettere!» Ma Mosè gli rispose: «Sei geloso per me? Oh, fossero pure tutti profeti nel popolo del SIGNORE, e volesse il SIGNORE mettere su di loro il suo Spirito!» E Mosè si ritirò nell'accampamento, insieme con gli anziani d'Israele.
Numeri 11:24-30

In questo contesto, il Signore voleva dividere il peso di governo di Mosè con altre persone per aiutarlo. Decide quindi di prendere dello Spirito che era su di lui e di dividerlo sui settanta anziani prescelti. Questa attività non era per sminuire l'importanza di Mosè ma era per aiutarlo a condividere il peso che portava per tutto il popolo. Mosè lo aveva ben capito, ma un giovane Giosuè invece no. Vedendo altri profetizzare infatti si era risentito e lo aveva percepito come un affronto all'autorità spirituale di Mosè. Giosuè era geloso per Mosè, perché gli voleva bene e non voleva che altri usurpassero il suo ruolo. Ma non era questo il caso, e la risposta di Mosè è in accordo con l'attitudine stessa di Dio: Oh, fossero pure tutti profeti nel popolo del SIGNORE, e volesse il SIGNORE mettere su di loro il suo Spirito! Mosè aveva radicato la sua identità nella relazione con il Signore, e in questo modo riusciva a vivere in modo sano la propria relazione con il resto del popolo santo. E così dobbiamo fare noi. Un profeta non deve essere geloso del proprio dono tanto da non volerlo condividere perché la condivisione è parte essenziale del significato del dono stesso. Il massimo desiderio di un insegnante non deve essere quello di riservare a pochi la propria conoscenza, ma di semplificarla affinché possa raggiungere più persone possibili. Il desiderio di un dottore deve essere quello di arrivare all'adempimento di questa profezia:

Abacuc 2:14 Poiché la conoscenza della gloria del SIGNORE riempirà la terra
come le acque coprono il fondo del mare.


La massima aspirazione di un insegnante biblico deve essere quella che non ci sia più bisogno di insegnamento, sapendo che la propria identità non è nell'insegnamento ma in Cristo! Nel popolo di Dio (in Israele così come nella Chiesa) non ci deve essere un sentimento di esclusività ma di inclusività: il desiderio di includere più persone possibili nelle proprie relazioni, in modo sincero e veritiero. Essere aperti al dialogo, non avere paura del confronto, essere fiduciosi nella qualità che le relazioni sociali possono avere in Cristo!
 
 4. NON GLIELO IMPEDITE

Giovanni gli disse: «Maestro, noi abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo vietate, perché non c'è nessuno che faccia qualche opera potente nel mio nome, e subito dopo possa parlar male di me. Chi non è contro di noi, è per noi. Chiunque vi avrà dato da bere un bicchier d'acqua nel nome mio, perché siete di Cristo, in verità vi dico che non perderà la sua ricompensa.
Marco 9:38-41

Dopo gli esempi di Adamo e Mosè, possiamo arrivare ora direttamente a Gesù, visto che abbiamo un tempo limitato. Questo episodio evidenzia ancora una volta il desiderio inclusivo di Dio, ma questa volta attraverso il Figlio di Dio stesso. Giovanni, colui che sarebbe stato conosciuto da tutto il mondo cristiano come “il discepolo dell'amore”, in questo episodio vede una persona che stava scacciando demoni nel nome di Gesù e insieme ad altri discepoli glielo vieta, perché questo non voleva seguirli. Tale gesto di immaturità viene corretto da Gesù, e in questa correzione possiamo ritrovarci anche noi stessi. Quante volte abbiamo pensato che altri credenti non avessero il diritto di manifestare la loro fede semplicemente perché lo facevano in modo diverso dal nostro, senza uniformarsi al nostro modo di fare? Ognuno di noi ha delle convinzioni molto forti, ed è giusto che sia così, ma chi ubbidisce a Cristo riceverà il suo premio anche se non lo fa assecondando i nostri gusti e la nostra cultura religiosa. La Bibbia definisce senza dubbio dei limiti su come sia giusto comportarsi, ma molto spesso ci sono delle “zone grigie” dove la Parola di Dio lascia libertà e dove si inserisce prepotentemente la nostra cultura religiosa. Gesù taglia in modo netto questa problematica, riconoscendo che chi non è contro di lui è con lui. Chi serve il prossimo con gesti di misericordia nel suo nome, avrà la sua ricompensa. Non c'è esclusività del Regno di Dio ma purtroppo spesso c'è esclusività in singole comunità locali. Purtroppo ci sono situazioni nelle quali il senso di appartenenza alla chiesa locale è superiore al senso di appartenenza a Cristo! E questo è un problema molto grave. Questo è settarismo, e il settarismo è un'opera della carne, non dello Spirito.

5. CONCLUSIONE

Potremmo vedere altri esempi ancora, ma mi fermo qui, per cercare di riannodare tutti i fili ed evidenziare il messaggio comune a tutti questi brani biblici. In questo nostro percorso, siamo partiti dalla creazione dell'uomo e abbiamo compreso come la natura di quest'ultimo sia innanzitutto relazionale. L'uomo è stato creato per relazionarsi con altri suoi simili e per relazionarsi con Dio. La stessa Bibbia ha come centro di ogni suo insegnamento la relazione tra Dio e l'uomo. In queste relazioni, la volontà di Dio è che si stabiliscano delle attitudini inclusive e non esclusive, ossia che l'uomo non si isoli dal prossimo e da Dio ma che – al contrario – cresca fiducioso nell'interazione con gli altri, moltiplicandosi e vivendo in modo sereno la propria dimensione matrimoniale e sociale.

Dopo la disubbidienza di Adamo ed Eva, il progetto originario di Dio si è guastato, ma il Creatore ha perseguito comunque un piano di riscatto attraverso una scelta particolare (Abramo) per uno scopo generale (la benedizione di tutte le famiglie della terra). Egli ha dunque formato il popolo di Israele per poter benedire tutta l'umanità attraverso questa nazione. Proprio nella storia di Israele troviamo l'episodio di Mosè e dei settanta anziani scelti per aiutarlo. Mosè ben dimostra di avere la stessa attitudine di Dio desiderando di condividere l'elezione e i doni ricevuti con tutti! Non voleva tenere per sé lo Spirito, non voleva vivere in modo esclusivo ma voleva che tutti potessero conoscere il Signore come lo conosceva lui e vivere nella sua stessa dimensione profetica. Questo è il cuore di Dio, e anche noi in quanto credenti dobbiamo ricercare questo stesso sentimento!

Infine abbiamo visto l'apertura di Gesù verso tutti coloro che conoscono e riconoscono la sua autorità e si pongono in sottomissione ad essa. Per lui non c'era bisogno di seguire per forza i suoi discepoli stretti per poter essere a sua volta discepoli. Bastava riconoscere la sua autorità. Anche in questo caso abbiamo un importante ammonizione contro il settarismo, e l'esortazione ad avere delle relazioni sane e fiduciose tra figli di Dio.

Ma tutto questo, come può essere vissuto da ciascuno di noi? Prima di tutto comprendendo che la nostra identità è nell'amore del Padre e non nell'approvazione degli uomini. In secondo luogo amando il prossimo, in accordo con il grande comandamento. E una sfumatura dell'amore è proprio quella del dialogo, della comprensione, del rispetto. Possiamo non condividere le stesse idee e gli stessi modi di fare del nostro prossimo ma...possiamo comunque cercare di comprenderlo. Ascoltarlo. Capirlo. Fare un passo verso di lui, verso di lei, proprio come il Signore ha fatto dei passi verso di noi pur non condividendo molti aspetti della nostra vita. Ed infine evitando di custodire gelosamente i doni che Dio ci ha dato, nascondendoli per cercare di “aumentare il nostro valore”, ma al contrario condividendoli con le persone. Nel mercato dei materiali preziosi, la preziosità si stabilisce proprio dalla rarità dei materiali. Nel Regno dei cieli però, la logica è al contrario: la preziosità viene riconosciuta da quanto si dà con abbondanza. Diamo con abbondanza e raccoglieremo con abbondanza. Facciamo fruttare quello che Dio ci ha affidato, così da poter ricevere ancora di più, facendo moltiplicare in questo modo la benedizione di Dio attorno a noi.

mercoledì 27 maggio 2015

Sacerdoti, profeti e re (parte I): l'istituzione dei sacerdoti

1.INTRODUZIONE 

Leggendo i primi libri della Bibbia, ben presto incontriamo tre ruoli di guida fondamentali per il popolo di Dio: sacerdoti, profeti e re. Ciascuno di questi profili ha delle caratteristiche proprie molto importanti, e dei contributi unici per il popolo, essenziali tanto a livello spirituale quanto a livello sociale. Nelle Scritture, i destini delle persone che hanno ricoperto questi uffici si sono incrociati tra di loro più e più volte per mano del Signore, guidati per portare guarigione laddove vi era peccato, guidati per portare soccorso laddove vi era pericolo. L'intervento di Dio quindi, raramente è avvenuto nella storia attraverso un'unica istituzione; ma, al contrario, si è spesso realizzato sotto forma di provvidenza in un modo che onorasse la natura multiforme di Israele prima e della Chiesa poi, riservando l'autorità assoluta all'unica persona che dovesse realmente averla: ossia il Signore stesso. 

Lo scopo di questa serie di approfondimenti, è quello di evidenziare le caratteristiche del sacerdozio, del profetismo e della monarchia; per poterle successivamente comprendere al meglio nella persona di Cristo e di conseguenza spostare lo sguardo ancora più in là, fino al presente tempo della Chiesa, e al significato che questi uffici possono avere per noi credenti del XXI secolo.

Come anticipato dal titolo, in questo studio ci accosteremo alla testimonianza delle Scritture sull'istituzione sacerdotale, consolidando la prima parte di questo nuovo ed entusiasmante percorso di ricerca e scoperta del Signore e delle caratteristiche del rapporto con il suo popolo.

2.AARONNE E I SUOI FIGLI

Tu farai accostare a te, tra i figli d'Israele, tuo fratello Aaronne e i suoi figli con lui perché siano sacerdoti: Aaronne, Nadab, Abiu, Eleazar e Itamar, figli di Aaronne. A tuo fratello Aaronne farai dei paramenti sacri, in segno di dignità e di gloria. Parlerai a tutti gli uomini sapienti, che io ho riempito di spirito di sapienza, ed essi faranno i paramenti di Aaronne perché sia consacrato e mi serva come sacerdote. Questi sono i paramenti che faranno: un pettorale, un efod, un manto, una tunica lavorata a maglia, un turbante e una cintura. Faranno dunque dei paramenti sacri per Aaronne tuo fratello e per i suoi figli perché mi servano come sacerdoti. Si serviranno d'oro, di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino.
Esodo 28:1-5 

 
Dopo essere stato liberato dall'oppressione egiziana, il popolo di Israele è arrivato nel deserto del Sinai, sostenuto dalla guida di Mosè. Proprio sul monte Sinai, Mosè ha parlato con Dio ed ha ricevuto la legge e i precetti da osservare in questo patto, un'insieme di indicazioni necessarie per vivere in modo santo verso il Signore e in modo giusto verso il prossimo. In questi capitoli centrali del libro dell'Esodo, troviamo il brano che abbiamo appena letto, nel quale Dio stesso sceglie Aaronne fratello di Mosè e la sua discendenza come sacerdoti. Nel libro del Levitico, leggiamo invece come è stata successivamente celebrata la loro consacrazione:  

Mosè fece avvicinare Aaronne e i suoi figli, e li lavò con acqua. Poi rivestì Aaronne della tunica, lo cinse della cintura, gli mise addosso il manto, gli mise l'efod e lo cinse della cintura artistica dell'efod, con la quale gli fissò l'efod addosso. Gli mise pure il pettorale, e sul pettorale mise l'urim e il tummim. Poi gli mise in capo il turbante e sul davanti del turbante pose la lamina d'oro, il santo diadema, come il SIGNORE aveva ordinato a Mosè. Poi Mosè prese l'olio dell'unzione, unse il tabernacolo e tutte le cose che vi si trovavano e le consacrò. Fece sette aspersioni sull'altare, lo unse con tutti i suoi utensili, la conca e la sua base, per consacrarli. Versò dell'olio dell'unzione sul capo d'Aaronne e unse Aaronne, per consacrarlo. Poi Mosè fece avvicinare i figli d'Aaronne, li vestì di tuniche, li cinse di cinture e legò sul loro capo delle mitre, come il SIGNORE aveva ordinato a Mosè.

Levitico 8:6-13 

L'unzione di Aaronne e dei suoi figli come sacerdoti, è avvenuta contestualmente all'unzione del tabernacolo rappresentante la presenza stessa di Dio in mezzo al suo popolo. L'identità e il ruolo sacerdotale infatti si identificano proprio nel servizio esclusivo a Dio: questa è la chiamata e la responsabilità, questo è lo scopo da perseguire. Guardando ai tempi successivi in cui Israele entrerà nella terra promessa, il Signore ordinerà che i sacerdoti (e tutta la tribù di Levi) non abbiano alcuna parte né eredità con Israele (De 18:1), perché la loro eredità è rappresentata da Dio stesso. Il loro mantenimento è a carico delle altre tribù, chiamate ad offrire la decima parte della propria ricchezza; e la decima parte di questa decima sarà a sua volta istituita come l'offerta per il Signore da parte dei Leviti (Nu 18:26). I sacerdoti (e i Leviti) raccolgono quindi l'incarico di consacrarsi alla sfera spirituale e religiosa della nazione di Israele, e per questo motivo sono tenuti a santificarsi ad un livello superiore rispetto al resto del popolo. Non possono venire a contatto con i morti, radersi la barba, farsi incisioni nella carne, sposare donne disonorate (Le 21); il loro obbligo è quello di conservare in modo irreprensibile il proprio spirito, la propria anima e il proprio corpo come sacrificio vivente gradito a Dio. Questo è il cuore della loro identità e della loro missione, che si ripresenterà in futuro nell'intera Chiesa di Cristo e non più solo in una parte del popolo. Come abbiamo appena visto, però, la maggior parte delle indicazioni riguardavano tanto i sacerdoti (della discendenza di Aaronne), quanto l'intera tribù di Levi. Anche se la scelta iniziale concerneva unicamente la famiglia del fratello di Mosè infatti, un evento specifico ha cambiato le cose, portando alla necessità di fare una modifica nell'ordine sacro. Questo evento è avvenuto proprio mentre il Signore stava descrivendo a Mosè sul monte Sinai la sua volontà di mettere a parte Aaronne e i suoi figli come sacerdoti, prima della loro consacrazione e delle successive indicazioni. Questo evento, possiamo identificarlo come la prima corruzione spirituale del popolo di Israele.


3.LA PRIMA CORRUZIONE SPIRITUALE

Il popolo vide che Mosè tardava a scendere dal monte; allora si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Facci un dio che vada davanti a noi; poiché quel Mosè, l'uomo che ci ha fatti uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto». E Aaronne rispose loro: «Staccate gli anelli d'oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie, e portatemeli». E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d'oro e li portò ad Aaronne. Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto!» Quando Aaronne vide questo, costruì un altare davanti al vitello ed esclamò: «Domani sarà festa in onore del SIGNORE!» L'indomani, si alzarono di buon'ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi. [...]
Quando Mosè vide che il popolo era senza freno e che Aaronne lo aveva lasciato sfrenarsi esponendolo all'obbrobrio dei suoi nemici, si fermò all'ingresso dell'accampamento, e disse: «Chiunque è per il SIGNORE, venga a me!» E tutti i figli di Levi si radunarono presso di lui. 
Esodo 32:1-6/25,26 

Mentre Mosè era davanti alla presenza di Dio, sul monte Sinai, il popolo di Israele a valle non riusciva a comprendere cosa stesse accadendo, e presto scelse Aaronne per sostituire Mosè. La presente situazione iniziale può da sola insegnarci molto sull'importanza di una genuina vita spirituale e sull'immaturità di chi invece vive secondo la carne. Questo argomento è stato trattato dall'apostolo Paolo nella lettera ai Galati, descrivendo a partire dalla vicenda della nascita di Ismaele e Isacco le dinamiche che portano continuamente i figli della carne a perseguitare i figli dello Spirito. La generazione di Israele che ha vissuto l'esodo, pur essendo stata salvata dalla schiavitù, rappresenta una generazione carnale, destinata a perire nel deserto per la propria incredulità (Nu 14:32). In questa cecità spirituale, il popolo andò da Aaronne, chiedendo la possibilità di costruire una statua che rappresentasse il dio che li aveva fatti uscire dall'Egitto. Questo racconto è in realtà più complicato di quanto possa apparire, infatti la festa che viene proclamata dopo aver costruito il vitello di metallo fuso, è in onore del Signore (YHWH), e non di altre divinità. C'è chi pensa che questo vitello dovesse essere soltanto il basamento per una più grande statua rappresentante YHWH stesso, come era in uso nel Vicino Oriente antico1. La moderna critica biblica invece vede in questo brano una successiva aggiunta introdotta per giustificare la condanna del culto istituito dal re Geroboamo a Dan e a Betel (1 Re 12:28)2. Cercando una possibile spiegazione all'interno dello stesso testo, emerge in modo significativo l'ombra del sincretismo religioso: ossia della confusione religiosa di Israele che avrebbe potuto portare effettivamente ad unire caratteristiche della divinità egizia del Toro Apis con altre di YHWH, che in questo momento restava ancora abbastanza sconosciuto. La mancanza di conoscenza personale del Signore porta a confusione, e la confusione porta all'idolatria. Anche in questo caso possiamo trarre una lezione valida senz'altro anche per i nostri giorni. L'aspetto più grave in questa narrazione, resta però comunque il coinvolgimento di Aaronne. Egli era già stato scelto dal Signore per essere suo sacerdote ma non dimostra di avere alcun discernimento spirituale, e cede immediatamente alle pressioni fatte dal popolo. Ancora una volta, la Scrittura mostra la pericolosità di accondiscendere ai desideri della maggioranza. Solo per il fatto che qualcosa sia richiesto da un gran numero di credenti non significa che sia automaticamente qualcosa di giusto, ed è per questo che le guide spirituali sono chiamate a prestare attenzione e ad esercitare il giusto giustizio e discernimento. Aaronne cade nella concessione, ma Mosè ottiene immediatamente il supporto dei figli di Levi; e questo può essere un ultimo e fondamentale insegnamento per tutti noi.

Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica. Infatti, se l'uno cade, l'altro rialza il suo compagno; ma guai a chi è solo e cade senz'avere un altro che lo rialzi! Così pure, se due dormono assieme, si riscaldano; ma chi è solo, come farà a riscaldarsi? Se uno tenta di sopraffare chi è solo, due gli terranno testa; una corda a tre capi non si rompe così presto.
Ecclesiaste 4:9-12 

La risposta divina a questa crisi spirituale è stata quella di accettare l'intercessione di Mosè e rendere disponibile un'intera tribù del popolo di Israele, restata irreprensibile. La Bibbia è chiara nel mostrare il vantaggio di un governo collegiale, anche nel solo Pentateuco: Mosè ha potuto avvalersi dell'aiuto di diversi giudici per amministrare la giustizia (Esodo 18:21,22), ed ora Aaronne può avere l'aiuto di un'intera tribù per amministrare l'ordine sacro. Molti israeliti periranno per la loro colpa, ma il resto di Israele sarà perdonato dal Signore, compreso Aaronne. Da qui in avanti, però, non si parlerà più solo di sacerdoti, ma di sacerdoti e Leviti. Questi sono adesso i servitori del Signore incaricati di svolgere l'ordine sacro, a loro è affidato il compito di vegliare sulla reciproca condizione spirituale e su quella del popolo di Israele, per garantire l'ubbidienza alla volontà di YHWH. 

4.SACRO E PURO, IMPURO E PROFANO












Il SIGNORE disse a Mosè: «Fa' avvicinare la tribù di Levi e mettila a disposizione del sacerdote Aaronne, affinché sia al suo servizio. Essi avranno la cura di tutto ciò che è affidato a lui e a tutta la comunità davanti alla tenda di convegno e faranno così il servizio del tabernacolo. Avranno cura di tutti gli utensili della tenda di convegno e di quanto è affidato ai figli d'Israele, e faranno così il servizio del tabernacolo. Tu darai i Leviti ad Aaronne e ai suoi figli; tra i figli d'Israele sono essi quelli che si dedicheranno completamente al suo servizio. Tu stabilirai Aaronne e i suoi figli, perché esercitino le funzioni del loro sacerdozio; l'estraneo che si accosterà all'altare sarà messo a morte». Il SIGNORE disse a Mosè: «Ecco, tra i figli d'Israele io ho preso i Leviti al posto di ogni primogenito che nasce da donna israelita; i Leviti saranno miei; poiché ogni primogenito è mio; il giorno in cui colpii tutti i primogeniti nel paese d'Egitto, io mi consacrai tutti i primi parti in Israele, tanto degli uomini quanto degli animali; saranno miei: io sono il SIGNORE».
Numeri 3:5-13

Nell'ultima piaga patita dagli egiziani, morirono tutti i loro primogeniti e furono invece consacrati al Signore tutti i primogeniti di Israele. In questo momento però, avviene uno scambio: al posto dei primogeniti del popolo, YHWH sceglie un'intera tribù: la tribù di Levi. I Leviti sono affiancati alla dinastia sacerdotale per essere al servizio del tabernacolo, venendo integrati nell'ordine sacro. Per questo motivo, come abbiamo visto precedentemente, essi non hanno parte all'eredità di Israele (Dio è la loro eredità) e sono mantenuti dalle decime del popolo. Nel tempo dell'Antico Testamento vigevano regole estremamente rigide su ciò che era sacro e ciò che era puro, ciò che era impuro e ciò che era profano. Il ventisettesimo capitolo del Levitico descrive nel dettaglio le procedure per consacrare al Signore una persona, un animale o altro (la propria casa, p.es.). Tutto quello che veniva consacrato non poteva successivamente essere né venduto, né riscattato. Tuttavia, la parte del popolo che non era consacrata, era chiamata ad essere e mantenersi pura: per questo motivo troviamo nel Pentateuco anche delle ulteriori regole per definire cosa è puro e cosa è impuro, e soprattutto come riacquistare lo stato di purità dopo essere scaduti nell'impurità per i motivi più disparati, tra i quali per esempio l'aver toccato il cadavere di un animale impuro (cfr. Le 5:2). Portare animali impuri e compiere riti impuri (di idolatria) in luoghi sacri (il tabernacolo e il futuro tempio), portava invece questi luoghi sacri ad essere immediatamente profanati. Questo è quello che è successo quando nel II secolo a.C. fu profanato il tempio per opera di Antioco IV:

Non molto tempo dopo, il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle patrie leggi e a non governarsi più secondo le leggi divine, inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizim invece a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo. Grave e intollerabile per tutti era il dilagare del male. Il tempio infatti fu pieno di dissolutezze e gozzoviglie da parte dei pagani, che gavazzavano con le prostitute ed entro i sacri portici si univano a donne e vi introducevano le cose più sconvenienti. L'altare era colmo di cose detestabili, vietate dalle leggi.
2 Maccabei 6:1-5 


Per questo motivo, il tempio si è dovuto successivamente riconsacrare, affinché dalla situazione di profanazione potesse tornare allo stato originario di sacralità. In molte occasioni, coloro che indegnamente si avvicinavano a luoghi ed oggetti sacri - anche con buone intenzioni - venivano colpiti immediatamente dal Signore (ben conosciuta è la triste morte di Uzza in 2 Samuele 6), ma anche senza l'intervento di Dio, l'indicazione era quella di mettere a morte chiunque si macchiasse di tali azioni. I giudei dell'epoca della profanazione di Antioco, spiegarono la possibilità di una tale abominazione della desolazione con le seguenti parole:

Se il popolo non si fosse trovato implicato in molti peccati, come era avvenuto per Eliodòro, mandato dal re Seleuco a ispezionare la camera del tesoro, anche costui al suo ingresso sarebbe stato colpito da flagelli e sarebbe stato distolto dalla sua audacia.
2 Maccabei 5:18

Il popolo quindi era implicato in molti peccati, e per questo motivo la giustizia di Dio si era allontanata da Gerusalemme e dal suo tempio, permettendo la profanazione. L'equilibrio dell'intera relazione tra Dio e Israele, si manteneva infatti nelle condizioni di un vero e proprio patto, la cui ratificazione finale viene descritta nel ventinovesimo capitolo del libro di Deuteronomio. Benedizioni e maledizioni si alternavano a seconda dell'osservanza da parte del popolo delle regole di questo patto esclusivo, un patto nel quale proprio i sacerdoti e i Leviti svolgevano un ruolo essenziale, nella loro posizione di intermediari tra il Signore e il resto del popolo di Israele. I sacerdoti e i Leviti erano coloro che rendevano possibile l'iter di riacquisizione dello stato di purità (Levitico cc. 13-15), erano coloro che istruivano e guidavano Israele verso l'ubbidienza alle leggi di Dio e verso la ricerca della condizione di purità e di sacralità a lui gradite. Essi erano i custodi del tabernacolo e del futuro tempio, ma il loro ministero non è stato sufficiente a svolgere il compito, e la volontà di Dio si è mossa per chiamare alla collaborazione altri israeliti: altre sentinelle necessarie per suonare l'allarme alla vista della disubbidienza e del peccato, per risvegliare le coscienze e invitare al ravvedimento.

5.I PROFETI ANTERIORI

L'angelo del SIGNORE salì da Ghilgal a Bochim e disse: «Io vi ho fatto salire dall'Egitto e vi ho condotti nel paese che avevo giurato ai vostri padri di darvi. Avevo anche detto: "Io non romperò mai il mio patto con voi"; e voi, dal canto vostro, non farete alleanza con gli abitanti di questo paese e demolirete i loro altari. Ma voi non avete ubbidito alla mia voce. Perché avete fatto questo? Perciò anch'io ho detto: "Io non li scaccerò davanti a voi; ma essi saranno tanti nemici contro di voi e i loro dèi saranno, per voi, un'insidia"». Appena l'angelo del SIGNORE ebbe detto queste parole a tutti i figli d'Israele, il popolo si mise a piangere ad alta voce.
Giudici 2:1-4

Sebbene nella Bibbia cristiana i libri di Giosuè, Giudici, Samuele, e Re vengano definiti come libri storici, nel canone ebraico sono invece considerati con il nome di "profeti anteriori"3. La profezia infatti, viene vista nel mondo ebraico soprattutto come la descrizione degli eventi storici dal punto di vista del Signore, piuttosto che esclusivamente come predizione di eventi futuri. Giosuè quindi da questo punto di vista apparirebbe come primo profeta, anche se il profetismo istituzionale sorgerà solo in seguito con Samuele: ultimo giudice e primo vero e proprio profeta. Dopo Samuele, i profeti si moltiplicheranno, portando alla nascita varie scuole profetiche e nuovi pensieri teologici, sedimentati successivamente nei rispettivi libri dell'Antico Testamento. 

Negli scorsi capitoli, abbiamo lasciato Israele con queste due importanti categorie di persone scelte per il servizio sacro: i sacerdoti e i Leviti. Da questo momento, come sappiamo, Israele vagherà quarant'anni nel deserto a causa della sua incredulità, infine attraverserà il fiume Giordano e si muoverà per conquistare la terra promessa sotto la guida di Giosuè, che nel frattempo avrà preso il posto di Mosè. Il libro dei Giudici però inizia con queste pesanti parole che abbiamo letto in apertura del capitolo. Israele diventa reo di non aver scacciato tutte le popolazioni nemiche ma di averle in larga parte lasciate nei rispettivi territori, disubbidendo all'ordine di Dio (Gd 1:22-36). Per questa disubbidienza, l'angelo del Signore comunica la risposta divina a questa disubbidienza: Egli non sarebbe più intervenuto a facilitare la conquista del territorio e gli idoli che il popolo non aveva bandito sarebbero finiti per diventare per loro un grave problema. Questa nuova battuta di arresto nella crescita spirituale (e materiale) del popolo gli costerà molto cara. Per un centinaio di anni infatti, Israele soffrirà ciclicamente per l'oppressione dei popoli vicini, ottenendo soltanto momentanee vittorie grazie ai vari giudici che il Signore susciterà durante le crisi peggiori4 (cfr. Gd 2:18,19). 

Come già detto, questi giudici possono essere visti come leader civili e militari, eredi di Mosè e Giosuè nella guida del paese, ma anche come precursori dei profeti nella loro chiamata divina alla sensibilizzazione del popolo e all'esortazione al pentimento e al ritorno verso le giuste condizioni richieste nel patto con YHWH. L'influenza dei sacerdoti e dei Leviti non è risultata sufficiente, e proprio per questo motivo - pur mantenendo i loro servigi - il Signore chiama all'azione una nuova categoria di servitori, privi dell'ascendenza sacerdotale o levitica, ma riempiti del suo Spirito (cfr. p.es. Gd 3:10). Lo scopo dei giudici/profeti anteriori non è mai stato quello di adempiere al mandato dei sacerdoti e dei Leviti, ma piuttosto di agire in sinergia per risvegliare le coscienze, chiamare il popolo al ravvedimento e alle armi per scacciare i propri nemici tanto con la sottomissione al Signore, quanto con la guerra vera e propria. Questo è stato l'inizio di una nuova forma di ufficio, slegato da precise dinastie tribali, ma non per questo meno importante per la salute di Israele come popolo speciale, scelto da Dio fra tutti i popoli della terra (De 7:6). Questo è stato un tempo di transizione, sofferto e tormentato, che ha portato lentamente verso la piena espressione di una nuova strategia di Dio, manifestata a tempo debito con la chiamata del profeta Samuele e di tutti i profeti successivi. In primo luogo YHWH scelse dei sacerdoti, in secondo luogo scelse una intera tribù, e in terzo luogo numerosi altri uomini, che avevano in comune soltanto l'appartenenza al popolo di Israele e la pienezza dello Spirito di Dio nella loro vita.  


Bibliografia: 

[1] M. Coogan, A Brief Introduction to the Old Testament: The Hebrew Bible in its Context, cit., 2009, p. 115.
[2] R.E. Brown, J.A. Fitzmyer, R.E. Murphy, Grande commentario biblico, Ed. Queriniana, cit. p. 84. 
[3] http://www.bibbiaedu.it/introduzione/v3_s2ew_consultazione.mostra_paginat?id_pagina=22332&target=0 
[4] Hans Küng, Ebraismo (Das Judentum), ed. BUR, Milano, 1995, p. 89. 

sabato 10 maggio 2014

Le sette lettere dell'Apocalisse (parte III): la chiesa di Pergamo


Ancora una volta ricorre lo stesso schema comune alle sette lettere: intestazione, presentazione del Signore, riscontro sulla condizione della comunità, esortazione, invito ad ascoltare lo Spirito e promessa.

Ai credenti di Pergamo, il Signore si presenta come colui che ha la spada affilata a due tagli, in accordo con l'immagine di Cristo che Giovanni vede dopo essere stato rapito dallo Spirito:

Apocalisse 1:16 Nella sua mano destra teneva sette stelle; dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata, e il suo volto era come il sole quando risplende in tutta la sua forza.

Nel primo capitolo, Giovanni descrive il corpo del Messia: la lingua è una spada. Questo simbolismo era sicuramente immediato per i credenti di origine giudaica, o per quelli che avevano comunque studiato l'Antico Testamento. Nel libro di Isaia infatti, quando egli profetizza l'arrivo dell'Emmanuele, è chiaro il fatto che il Messia non sarà un sovrano che pronuncerà sentenze ingiuste o inefficaci, ma al contrario pronuncerà sentenze eque per gli umili del paese. Colpirà il paese con la verga della sua bocca, e con il soffio delle sue labbra farà morire l'empio (Is 11:4). 
L'immagine di Isaia è ereditata dall'Apocalisse: la bocca del Cristo, cioè la parola del Cristo è un giudizio reale, efficace, è una spada a due tagli che divide e che guarisce, è una spada che passa nell'interno della carne degli uomini1 (cfr. Ebrei 4:12).
E questo stesso discernimento e giudizio si esprime nelle parole immediatamente successive. Il Signore riconosce che la comunità abita dove è il trono di Satana e che nonostante questo rimane fedele, senza rinnegare la propria fede nemmeno quando il credente Antipa, fedele martire, fu ucciso nella dimora di Satana. 

Il termine martus, che significa testimone, rappresenta infatti anche l'origine etimologica della parola "martire". I testimoni di Cristo morivano così spesso a causa della propria fede che questi due concetti iniziarono a sovrapporsi. 
L'altare di Zeus ricostruito nel Pergamonmuseum di Berlino
L'espressione "trono di Satana" si riferisce invece sicuramente ad un elemento ben preciso che l'archeologia ha individuato con un capolavoro dell'arte ellenistica: l'altare di Zeus. Questo imponente edificio fu distrutto dalle invasioni barbariche e ricostruito con i frammenti superstiti dagli archeologi tedeschi, che lo portarono nel 1886 a Berlino2. L'altare di Zeus agli occhi dell'autore dell'Apocalisse si sovrappone quindi all'altare stesso di Satana che dalla sommità dell'acropoli si ergeva su tutta la città. A questo altare di Satana però si affianca anche quella che viene nominata come sua "dimora". Questa allusione probabilmente riprende l'immagine della "sinagoga di Satana" della lettera alla chiesa di Smirne. Il persecutore dei cristiani non era soltanto il Satana che dominava dal suo altare, ma anche il Satana che dimorava nella sinagoga. Un avversario che influenzava tanto i pagani quanto i falsi giudei per mettere a morte quanti più possibili testimoni di Cristo.

Dopo queste considerazioni sulla fedeltà dei credenti di Pergamo arriva la seconda parte del riscontro del Signore, introdotta con le parole: "ma ho qualcosa contro di te". Questo qualcosa riguarda la tolleranza nella comunità di alcuni che professavano la dottrina dei Nicolaiti, coloro che invece i cristiani efesini non tolleravano. Questa viene assomigliata alla dottrina di Balaam, la
cui storia è narrata nel libro dei Numeri, dal capitolo 22 al capitolo 24. Balac, re di Moab mandò degli ambasciatori all'indovino Balaam per chiedergli di maledire Israele, ma egli ripetutamente gli rispose che non era in suo potere farlo, poiché Israele era stato benedetto dal Signore. Desiderando la ricompensa di Balac, egli andò comunque da lui cercando di accontentarlo ma riuscendo invece soltanto a benedire Israele secondo la volontà di Dio. Poco dopo però:

Israele era stanziato a Sittim e il popolo cominciò a fornicare con le figlie di Moab. Esse invitarono il popolo ai sacrifici offerti ai loro dèi; e il popolo mangiò e si prostrò davanti ai loro dèi. Israele si unì a Baal-Peor e l'ira del SIGNORE si accese contro Israele. 
Numeri 25:1-3 

La lettera alla chiesa di Pergamo chiarisce il fatto che Balaam in realtà insegnò a Balac come far cadere i figli di Israele: attraverso la seduzione, la fornicazione e l'idolatria. I culti della fertilità, la prostituzione sacra, un culto corposo e fisico esercitavano un grande fascino sul popolo che era chiamato invece a servire l'unico vero Dio, trascendente e purissimo. In questo modo, anche se Balac non riuscì a maledire Israele, riuscì però a far accendere l'ira del Signore contro di lui. Questa dottrina - questo insegnamento satanico - era lo stesso all'opera contro i credenti di Pergamo. I Nicolaiti li inducevano infatti alla fornicazione e a mangiare le carni sacrificate agli idoli, inseguendo una licenziosità ben lontana dalla vera libertà che deriva dalla grazia di Dio. 

Ravvediti dunque, altrimenti fra poco verrò da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca. (Ap 2:16)

La comunità di Pergamo era dunque fedele, ma troppo tollerante, e di questo doveva ravvedersi. Altrimenti il Signore stesso avrebbe dovuto combattere contro i Nicolaiti attraverso il Suo giudizio. 

Dopo l'esortazione ad ascoltare lo Spirito, la lettera continua con una promessa inedita, la promessa della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve. Agli efesini che avevano abbandonato il primo amore, il Signore promette per i vincitori la vita eterna alla presenza di Dio. Ai credenti di Smirne, chiamati ad essere fedeli fino alla morte, Egli promette la corona della vita. Ai vincenti tra i cristiani di Pergamo però la promessa riguarda la manna nascosta. A questa comunità che stava vivendo la stessa crisi morale passata da Israele infatti, viene offerta simbolicamente la stessa manifestazione della provvidenza di Dio che mantenne in vita il popolo di Israele per quarant'anni. Cogliendo l'esortazione al ravvedimento e alla purificazione da fornicazioni e idolatrie, la chiesa avrebbe vissuto della piena provvidenza di Dio. Altrimenti, avrebbe vissuto un tempo di giudizio, necessario per la purificazione. Oltre alla manna nascosta però, viene promessa anche una pietruzza bianca. La pietra (angolare) per eccellenza è Cristo, il bianco è il colore dell'escatologia e del regno messianico e il nome nuovo è il destino futuro di vita e di salvezza del cristiano. Nell'Antico Testamento il sommo sacerdote portava sul suo pettorale dodici pietre, simboleggianti le tribù di Israele. 
Similmente, anche il fedele avrà un nuovo nome, un nuovo destino fondato sulla pietra bianca che è Cristo.3
CONSIDERAZIONI FINALI

Come visto nello studio introduttivo l'Apocalisse in genere, e quindi anche questo brano specifico, possono essere interpretati secondo l'ottica preterista, storicista, idealista o futurista. Nell'ordine, significa cioè che questa lettera può essere considerata come esclusiva della chiesa di Pergamo del I secolo, può rappresentare l'intera Chiesa cristiana accondiscendente del periodo che va dal 312 al 606 d.C., oppure può essere svincolata da un contesto storico particolare ed essere valida genericamente per tutte le comunità che rispondono a queste caratteristiche. 

Similmente a quanto già detto in riferimento alle lettere precedenti, personalmente ritengo che si possa considerare come un'epistola diretta in primo luogo alla comunità del tempo ed in secondo luogo ai credenti di ogni tempo, esattamente come ogni altra lettera del Nuovo Testamento. 

Ogni comunità cristiana - comprese quelle del tempo presente -  ha sempre dovuto fronteggiare due pericoli ugualmente gravi ma opposti: il legalismo e la licenziosità. Vincolarsi alla legge di Mosè, oppure abusare della libertà della grazia, rappresentano infatti gli errori più comuni del cristianesimo di ogni tempo. Nel I secolo il primo aspetto era promosso dal fenomeno del giudeo cristianesimo, mentre il secondo dallo gnosticismo e dalla cultura greco-romana. Ai giorni d'oggi, l'identità originaria di entrambe queste correnti di pensiero si è persa, ma gli stessi pericoli riaffiorano con altrettanta forza sotto i nuovi volti del tradizionalismo, dell'umanesimo, della secolarizzazione e dell'antropocentrismo. Per questo motivo una lettera di migliaia di anni fa è ancora incredibilmente attuale per i cristiani di tutto il mondo. Per questo motivo i cristiani di tutto il mondo sono chiamati a leggerla, meditarla e studiarla, per essere completi e ben preparati per ogni opera buona (2 Tim 3:17).


Note:
[1] La Bibbia di Gerusalemme
Volume XII, commenti di Gianfranco Ravasi, Edizioni Dehoniane Bologna, p.602.
[2] http://it.wikipedia.org/wiki/Altare_di_Zeus.
[3] La Bibbia di Gerusalemme
Volume XII, commenti di Gianfranco Ravasi, Edizioni Dehoniane Bologna, p.620.

lunedì 23 maggio 2011

Il Signore, colui che ti guarisce

Introduzione

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
Giovanni 1:1,3 

Poiché in lui [Gesù] sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Colossesi 1:16

Ogni cosa esistente, è stata creata per mezzo di Gesù Cristo.
Ogni cosa visibile e invisibile, materiale o spirituale.
La salvezza degli uomini, la vita eterna, ci è donata dall'unico Dio; per mezzo della Persona di Gesù Cristo.
Ogni opera del Padre è compiuta mediante Gesù. 
Ogni compiacimento del Padre non è rivolto verso il bene o il male, ma solo e unicamente verso Gesù Cristo.
Tutto l'Antico Testamento testimonia velatamente di Gesù Cristo e tutto il Nuovo Testamento glorifica apertamente Gesù Cristo.
Queste considerazioni possono sembrare banali, ma in realtà sono fondamentali per avere una minima comprensione delle realtà spirituali. 
Questa consapevolezza e questa dichiarazione infatti ci permette di afferrare la vita eterna, il dono di Dio. Attraverso questa presa di posizione possiamo convertirci dalle nostre vie malvagie e conoscere per la prima volta l'unico vero Dio. Ma non finisce qui. Ogni tappa nella nostra crescita spirituale infatti è legata unicamente ad una maggiore rivelazione di Cristo.

Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
2Pietro 3:18

Solo crescendo nella grazia e nella conoscenza del Signore è possibile crescere nella propria fede, nella propria maturità spirituale, nella propria esperienza di Dio. Esperienza che possiamo acquisire attraverso benedizioni ma anche attraverso tribolazioni. Ogni cosa coopera al bene di chi ama Dio.
Ogni problema è un'occasione per affrontarlo insieme al Signore, e vivere una nuova forma della sua grazia per noi.

La Verità assoluta

Una di queste esperienze è sicuramente quella della guarigione miracolosa da parte del Signore. Eventi sovrannaturali di questo peso hanno una grande risonanza, anche nella società non credente. Per questo motivo molto spesso ci sono state manipolazioni delle informazioni, confusione, dubbi e incertezze.
Quando Dio compie un miracolo? In che occasioni? Quali sono le circostanze particolari in cui Egli si manifesta? A molte domande si è tentato di rispondere con la superstizione piuttosto che con la Bibbia.
Anche approcciandosi alle Scritture però, vi è un margine di errore dovuto ai più svariati motivi. Il tema è in realtà complesso e partire da un presupposto sbagliato porta a conclusioni inevitabilmente errate. Tra i tanti insegnamenti biblici però, la pietra angolare rimane sempre e solo una.

Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Giovanni 14:6

Ogni verità dottrinale infatti deve essere sottomessa alla Verità assoluta: Gesù.

Colui che ti guarisce

La prima volta che il Signore si rivelò come "colui che ti guarisce", fu al popolo di Israele, subito dopo aver attraversato il Mar Rosso fuggendo dagli Egiziani.

Esodo 15:22-26 Poi Mosè fece partire gli Israeliti dal mar Rosso ed essi si diressero verso il deserto di Sur; camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua.
Quando giunsero a Mara, non potevano bere l'acqua di Mara, perché era amara; perciò quel luogo fu chiamato Mara.
Allora il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: «Che berremo?»
Egli gridò al SIGNORE; e il SIGNORE gli mostrò un legno. Mosè lo gettò nell'acqua, e l'acqua divenne dolce. È lì che il SIGNORE diede al popolo una legge e una prescrizione, e lo mise alla prova, dicendo:
«Se tu ascolti attentamente la voce del SIGNORE che è il tuo Dio, e fai ciò che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il SIGNORE, colui che ti guarisce».


Consideriamo un attimo il fatto che Dio sia onnipotente.
Pensiamo a una cosa, qualsiasi cosa. Ebbene, qualunque sia, Egli può farla.
Il Signore può portare all'esistenza cose che non sono, e annullare cose che esistono. Bastava un solo pensiero per bonificare la fonte d'acqua alla quale erano arrivati gli Israeliti. Che bisogno c'era di un legno? Di quel legno?
Il popolo iniziava a mormorare sempre con maggiore insistenza. La stessa guida di Mosè iniziava a vacillare. La rivolta del popolo era dietro l'angolo. In questo clima di estrema tensione, Mosè grida a Dio con tutta la sua forza.
E Dio gli mostra un legno.
Il legno della croce.

Non importa quanto profondi siano i nostri problemi. Non importa quanto gravi siano i nostri peccati, o quanto avanzata sia la nostra malattia.
Nella notte più profonda, gridando a Dio, il Signore potrà intervenire solo in un modo. Mostrandoci la croce di Cristo.

Prendo un'altro episodio dell'Antico Testamento per rimarcare il fatto che dietro ad ogni miracolo vi è il Signore Gesù, anche prima che Egli si incarnasse per portare a termine la Sua missione.

Numeri 21:5-9 Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero».
Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo.
Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.


Questo passo biblico presenta una situazione molto simile alla precedente.
Un'intero popolo nomade nel deserto incontra per forza grandi difficoltà, e in questo caso anche grandi incredulità.
Le prime cose che si mettono in dubbio sono la guida del Signore e dell'autorità da Lui delegata: Mosè. Ancora una volta c'è una preghiera di soccorso. Ancora una volta Dio al posto di portare guarigione istantanea, parla a Mosè comunicando una rivelazione specifica. In questo caso però, il significato del serpente di bronzo può sembrare più difficile da comprendere ma la stessa Scrittura ci viene in soccorso.

«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.
Giovanni 3:14-15 

Non una guarigione istantanea, ma una guarigione ottenuta fissando gli occhi su ciò che rappresenta Cristo. E, al giorno d'oggi, su Cristo stesso.
Ogni guarigione miracolosa infatti viene dispensata da Dio attraverso l'opera di Gesù.

Fino ad adesso abbiamo visto in modo chiaro questo legame, senza però metterlo a fuoco nella massima nitidezza. Ebbene, questa nitidezza si trova ancora una volta nell'Antico Testamento.

Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

Isaia 53:4-5 

Questa profezia di Isaia si è adempiuta perfettamente nel sacrificio di Cristo sulla croce. Mentre tutte le persone dell'epoca lo ritenevano percosso da Dio e umiliato, Egli in realtà stava portando su di sè i nostri dolori, le nostre malattie, le nostre trasgressioni ed iniquità. Mediante le Sue lividure, mediante la Sua morte (e resurrezione), noi siamo stati guariti!
Ecco svelato il doloroso modo mediante il quale il Signore ha deciso di salvare gli uomini e di portare guarigione. Egli poteva salvare e guarire a prescindere da qualsiasi cosa, ma poiché è coerente con Sé stesso, ha deciso di portare questa salvezza e questa guarigione guadagnandola nel modo più costoso, mostrando una nuova via da percorrere. Una via di umiltà, di servizio e di amore per il prossimo....fino alla morte.

Guariti sempre??

Alcuni credenti, leggendo questo passo, sono arrivati ad alcune conclusioni molto pericolose. Il fatto che siamo stati guariti per le sue lividure infatti può portare a far pensare che chiunque indistintamente abbia la possibilità invocando questo decreto spirituale di "reclamare" la propria guarigione. Secondo tale interpretazione, il Signore in questo caso si troverebbe "costretto" a guarire per mantenere fede al proprio impegno. E nel caso la guarigione non avvenga? La colpa è della mancanza di fede nella persona.
Come accennato prima, ritengo che questa dottrina sia molto pericolosa. Il Signore non si fa manipolare dall'uomo. Il Signore non deve nulla all'uomo. Non esistono leggi che il Signore deve rispettare, perché tutte le leggi che conosciamo sono state date per gli uomini, non per Dio. Egli è sovrano e fa quel che vuole. Non si può ridurre la Sua opera ad una formula da pronunciare per dispensare miracoli. Il pericolo di questa dottrina è di cadere nella magia. E' antropocentrismo. E' la glorificazione dell'uomo, al posto di Cristo. Sono certo che molti figli di Dio ci credono in buona fede, e il mio rispetto e amore nel Signore li abbraccia indistintamente. Con fede nel Signore Gesù, senz'altro si verificano miracoli e prodigi. Ma il pericolo è grave, e grande è l'esigenza di vegliare e stare attenti. Chi desidera approfondire questo aspetto, e l'infondatezza biblica del "Movimento della fede", può leggere questo articolo.
Per ora invece, basti vedere qualche accenno biblico che mette in chiara luce la questione.

Non continuare a bere acqua soltanto, ma prendi un po' di vino a causa del tuo stomaco e delle tue frequenti indisposizioni.
1Timoteo 5:23 

In questo esempio classico vediamo come Timoteo soffrisse di frequenti indisposizioni di stomaco. Se bastasse la fede nel decreto di Dio a guarire indistintamente, forse non era abbastanza la fede dell'Apostolo Paolo? Leggendo il Nuovo Testamento dobbiamo prendere atto che ciò sia impossibile. Per sottolineare questo fatto, presento un'ulteriore prova scritturale.

E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca.
Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me;
ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.

2Corinzi 12:7-9 

Tutti gli esegeti più rigorosi sono concordi nell'identificare questa spina nella carne in una malattia o in una debolezza di tipo fisico (probabilmente un problema agli occhi). Ecco quindi ancora una volta una malattia che ha oppresso uno dei più grandi uomini di Dio che abbiano vissuto, e che non fu guarita dal Signore.

Come detto prima, Egli fa quel che vuole. I Suoi pensieri sono più alti dei nostri e a volte certe malattie hanno uno scopo diverso rispetto a quello di essere guarite miracolosamente.

La Via

Come inquadrare dunque la profezia di Isaia, alla luce di queste considerazioni?
Ritengo sia più esplicativo partire dall'effetto, per arrivare alla causa.

Tutti coloro che sono stati guariti miracolosamente nel nome di Cristo Gesù, sono guariti in virtù delle Sue lividure.
Non per questo però, tutti devono essere guariti per forza.


Per operare attraverso Cristo, Dio ha provveduto una strada ben precisa. Ma non è obbligato a fare assolutamente nulla. Il Signore regna, e le malattie che Egli decide per Sua insindacabile volontà di guarire, le guarisce attraverso le lividure di Gesù.
Se ci pensiamo bene, la stessa cosa accade per la salvezza eterna.
Il sacrificio del Signore è abile di salvare tutta l'umanità. Ma è un dato di fatto che solo alcune persone si convertono. Di conseguenza rimane efficace solo per alcuni (che la Bibbia ritiene essere scelti da Dio - cfr. Ro8:29, Ef 1:4, Gv 17:6, Gv 15:16). Allo stesso modo, nella volontà del Signore ci sono malattie che hanno scopi diversi. Solo alcune di queste malattie hanno lo scopo di portare gloria al Signore Gesù attraverso una guarigione miracolosa. Questo fatto però non deve portare scoraggiamento o incredulità. Al contrario, deve portare al desiderio di ascoltare la voce del Signore e chiedere discernimento e rivelazione per ogni singola occasione.
In ogni caso, non conoscendo la volontà specifica di Dio, la Scrittura esorta a pregare con fede per la guarigione degli ammalati. Una preghiera basata sulla fede in chi è Dio, però, e non su ciò che Egli fa.

lunedì 16 maggio 2011

Il significato profetico della benedizione sacerdotale

Numeri 6:22-27 Il SIGNORE disse ancora a Mosè:
«Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di' loro: "Voi benedirete così i figli d'Israele; direte loro:'Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!'".
Così metteranno il mio nome sui figli d'Israele e io li benedirò».


Erano passati due anni da quando il Signore aveva fatto uscire con mano potente tutto Israele dall'oppressione egiziana.
Ora il popolo era nel deserto del Sinai.
Mosè era nella tenda di convegno e ascoltava le dettagliate istruzione che riceveva da parte di Dio. Leggi morali, sociali, religiose.
Ad un certo punto, il Signore stesso insegna a Mosè la benedizione per la quale desidera che il Suo Nome sia sopra i figli di Israele.
Sono parole rivelate direttamente da Dio. Una benedizione che d'ora in avanti potevano recitare soltanto i sacerdoti, solo i discendenti di Aronne.

Non è una preghiera qualsiasi. Non è una benedizione qualsiasi.

L'autorità spirituale si basa sulla legge dell'autorità delegata.
In realtà, l'unica vera autorità esistente è Dio stesso.
Egli però ha deciso di delegarla a una serie di persone, affinchè potessero servire il Suo popolo portando maturità, ordine e armonia.
A quel tempo, il Signore scelse Aronne e la sua discendenza per fondare la classe sacerdotale. I sacerdoti avevano un'autorità delegata da Dio stesso. Essi portavano le offerte al Signore da parte del popolo, a tutti gli effetti intercedevano a loro favore. Come dimostra più tardi la Bibbia, questa divisione di classi religiose non era il reale desiderio di Dio, ma era necessaria per quel tempo.
Proprio loro quindi avevano l'obbligo di pronunciare questa formula in un determinato contesto, affinchè avesse un profondo impatto spirituale.

Ebrei 10:1 La legge, infatti, possiede solo un'ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose.

Queste leggi rivelate da Dio però, sono state solo l'ombra di beni futuri.
L'ombra del vero sacrificio, l'ombra del vero sacerdote, l'ombra della vera benedizione. Il vero sacrificio è quello di Cristo, il vero e unico sacerdote è Gesù stesso - secondo l'ordine di Melchisedec, maggiore di Aronne -. Ma la benedizione....può essere che anche questa benedizione abbia una valenza profetica, indicante una piena rivelazione nei tempi futuri?
La mia opinione è che sia esattamente così, anche per questo caso.

Millenni più tardi, la classe sacerdotale sarebbe stata allargata a tutti i credenti in Cristo Gesù, in virtù del Suo sacrificio. Tutti i cristiani quindi, ora possono e devono svolgere la loro funzione sacerdotale nel mondo, portando le persone che non conoscono Dio alla riconciliazione. In questo nuovo sviluppo però, non manca una nuova forma di autorità delegata. Gesù infatti ha voluto fondare la chiesa sugli apostoli, dando a persone particolari dei compiti altrettanto specifici. Non si tratta più di essere intermediari, ma ministri con chiamate speciali. Ministri che devono ricevere onore, rispetto e sottomissione dal resto della Chiesa a causa del loro servizio e della loro fatica (in quanto espressione della loro chiamata) per l'avanzamento del Regno di Dio. Nella Bibbia possiamo leggere che uno di questi apostoli ebbe modo di benedire una chiesa locale con parole che non furono mai usate prima.

2Corinzi 13:13 La grazia del Signore Gesù Cristo e l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.

Questa benedizione apostolica, può avere una correlazione con quella sacerdotale? Quali sono i punti di contatto?

Il SIGNORE ti benedica e ti protegga!
La grazia del Signore Gesù Cristo.


La benedizione e la protezione di Dio è espressa attraverso la grazia proceduta da Gesù Cristo. La nostra vita abbondante (spirituale, eterna) e la nostra protezione dipendono dal Suo sacrificio. Fuori dalla grazia di Cristo, vi è maledizione. Solo coperti dal sangue dell'Agnello di Dio abbiamo protezione dall'angelo della morte. La Sua grazia è la benedizione e la protezione di Dio per noi.

Il SIGNORE faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!
L'amore di Dio.


L'amore di Dio. L'amore del Padre. Il sorriso disegnato sul Suo volto, mentre ti osserva. Un sorriso che ti riscalda le ossa, come un sole spendente dopo una fredda notte di pioggia. Un'approvazione che non ha nulla a che fare con quello che hai fatto, ma che ti avvolge semplicemente per ciò che sei. La soddisfazione del tuo Creatore. Il Suo favore su di te.

Il SIGNORE rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!
La comunione dello Spirito Santo.


Solo avendo comunione con lo Spirito Santo possiamo avere comunione con Dio. Solo nella Sua Persona, il Signore può volgere il suo volto verso di noi per comunicare in questo tempo. Solo grazie allo Spirito possiamo ricevere la pace di Cristo.

Sono persuaso che la benedizione sacerdotale sia ombra della benedizione espressa dalla pienezza di Dio. Ombra della rivelazione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che insieme operano realizzando la completezza della benedizione di Dio per l'uomo. Il compimento di ciò che un tempo era velato. L'adempimento di un disegno eterno.

lunedì 31 gennaio 2011

Il pentateuco e la critica biblica

La moderna esegesi biblica nacque da alcune domande che si posero filosofi e teologi del XVII secolo. Di per sé, tutto questo è più che buono.
Ogni progresso – tanto quello scientifico quanto quello spirituale – nasce nel momento in cui si crea nel cuore dell'uomo una domanda. Non si tratta di semplice curiosità, è un desiderio di conoscere e sperimentare qualcosa di nuovo. Spostare il limite della conoscenza e disegnare una nuova geografia. Acquisire una nuova consapevolezza della nostra identità, di Dio e del mondo che ci circonda. Tutto questo nasce da una piccola domanda. Per questo, a volte, è addirittura più importante della risposta stessa.
Molto spesso i credenti dimostrano di credere (in base alle loro azioni) che l'essere chiamati “pecore” da Gesù significhi credere “per fede” a tutto quello che gli viene insegnato, seguendo passivamente la pecora davanti. Ma questa è vera fede?
C'è una grande differenza tra essere credenti o creduloni. I primi credono in base ad un'esperienza personale, i secondi invece credono a qualcosa che gli viene riportato.
Le pecore di Gesù conoscono e riconoscono la Sua voce e seguono il buon Pastore, non le altre pecore. Questa è la differenza.
Ma tutto questo cosa c'entra con la teoria delle quattro fonti del pentateuco?
C'entra in più di un modo.

Da una parte, gran parte della chiesa evangelica è scandalizzata dal criticismo, additandolo come irriverente nei confronti di Dio e della fede cristiana. Ma una domanda sincera non potrà mai essere male accetta davanti al Signore. Il banco di prova della propria fede è l'atteggiamento che si manifesta proprio quando non si sa rispondere a una provocazione. E' comodo e facile alzare muri di barricata, isolandosi dalla ragione per mantenere la quiete nella propria coscienza, allontanando la persona che osa mettere in dubbio i fondamenti così cari alla propria fede. Chiudere gli occhi e fare finta di niente. Questo è fondamentalismo.
Un altro discorso invece è ammettere di non saper rispondere, e dire chiaramente che è necessario approfondire la questione e domandare una risposta al Signore.
La maggior parte delle dottrine cristiane si credono perchè insegnate da qualcuno. Ma c'è differenza tra credere l'insegnamento di altre persone e approfondire personalmente la Parola di Dio, investigando il suo Spirito per arrivare ad avere una conoscenza esperienziale personale.

Dall'altra parte infatti, tutto questo prima o poi viene inevitabilmente manifestato.
E' possibile chiudere gli occhi per molto tempo, ma prima o poi ogni credente attraversa delle crisi che fanno tremare la propria fede. E a questo punto si può vedere chiaramente dove è stata costruita la propria casa. Sulla sabbia dell'insegnamento umano oppure sulla roccia della rivelazione di Cristo? Questo non deve sminuire l'importanza del ministero dell'insegnante, ma deve essere un monito per ogni discepolo. Il discepolo di Cristo infatti non si accontenta di una lezione, lui vuole acquistare la saggezza. Non gli basta una dottrina, lui vuole il Dio che viene rappresentato da questa dottrina. Solo in questo modo un cristiano può crescere sano e dare un efficace motivo della propria fede.

Dopo questi importanti concetti preliminari, credo sia utile affacciarsi all'insegnamento dell'Apostolo Paolo nei primi due capitoli della seconda lettera ai Corinzi.

Nel dettaglio:

1Corinzi 1:21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.

Il mondo non ha conosciuto Dio nella propria sapienza. E' un dato di fatto, presente nell'intero panorama biblico e nella realtà quotidiana. Non deve quindi esserci alcuna aspettativa nei confronti dei sapienti di questo secolo. Ciò che porta alla comprensione spirituale non è l'intelligenza umana ma la rivelazione divina. In questa importante verità abbiamo uno strumento che ci rende capaci di giudicare come sia meglio gestire le domande sincere.
“Chi ha scritto il pentateuco? “ è un'ottima domanda. E' la domanda che si posero Hobbes, Spinoza, Simon e duecento anni più tardi anche Wellhausen. Ma ancora di più è la domanda che si deve fare ogni credente, ogni figlio di Dio.
Come gestirono la ricerca della risposta a questa domanda i formulatori della ipotesi documentale? Essi si applicarono attraverso l'ecdotica (l'analisi del testo per identificare la sua provenienza o per ricostruire la sua storia), la critica delle fonti, la critica formale, redazionale e canonica. Tutto questo al fine di analizzare nei minimi dettagli il testo biblico e tutto quello che ne concerne, per poter capire finalmente quale fosse la sua origine.
Personalmente penso che sia stata un'attività utile, che ha portato nuove informazioni e un nuovo modo di ragionare a tutti coloro che sono interessati alla Bibbia.
Il risultato di tutti questi studi è stato il riconoscimento di quattro fonti originali, che asserirono non essere di Mosè, ma risalenti a diversi periodi della storia di Israele.
A favore di queste conclusioni, c'è da dire che un qualunque lettore della Bibbia può accorgersi – soprattutto nella Genesi – di trovare differenti stili narrativi. Due racconti della creazione. Diversi nomi per Dio. Diverse concezioni teologiche.
Di fatto “El” è il nome di una divinità del pantheon dell'area semitica e mesopotamica, comparso
per la prima volta nel 2600 a.C. nella moderna Siria; ha quindi poco a che fare con la rivelazione ebraica e molto con la contaminazione culturale.
Ci sono però delle fondamentali considerazioni da fare.

La prima, riguarda la natura della Bibbia.
Nel Nuovo Testamento comprendiamo come la natura di Gesù fosse completamente divina e completamente umana, per quanto questo possa essere impossibile da capire.
Analogamente, la Bibbia è completamente Parola di Dio ma “incarnata” in un linguaggio, in una cultura e in una geografia prettamente umane.
Analizzare sistematicamente e criticamente solo gli aspetti umani della Bibbia non possono portare a una comprensione spirituale superiore. E' impossibile.
Sono aspetti che è giusto capire per poter avere un quadro dell'insieme più ampio, ma deve esserci un livello superiore, altrimenti resta un esercizio sterile. E' importante il motivo e l'attitudine che si hanno nel cercare le risposte alle proprie domande. Questi due aspetti infatti possono viziare la ricerca e portare a delle conclusioni completamente sbagliate, perchè basate sulla sapienza di questo mondo e non sulla sapienza di Dio. La comprensione storica e culturale può dare informazioni importantissime per comprendere il significato di un brano biblico, ma deve essere uno strumento per raggiungere la forma più pura del messaggio. Non – come è stato in questo caso – il fine ultimo della ricerca.

La seconda considerazione invece riguarda la vera e propria teoria delle quattro fonti.
Molte persone non afferrano il concetto di cosa sia una teoria. Una teoria è un'idea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione.
Di fatto non vi è alcuna certezza. Semplicemente, date le informazioni in possesso, si teorizza una conclusione piuttosto che un'altra. E' un ragionamento che normalmente rimane accettato finchè non si trovano nuovi elementi che portano a formulare una nuova teoria.
Riassumendo, non vi è nulla di certo; si pensa soltanto che sia andata in questo modo.
A fronte di tutta questa insicurezza, gli elementi che associano la tradizione Jahvista al periodo monarchico sono tutt'altro che assoluti.
Le deduzioni che collegano la fonte Elohista al Regno del Nord dopo la divisione dello Stato di Israele, sono opinabili e vaghe.
Gli stessi studiosi Hermann Gunkell e Martin North ammorbidirono e modificarono le teorie di Wellhausen, sviluppando l'ipotesi che i testi biblici siano stati redatti effettivamente in un epoca successiva a quella di Mosè, ma basandosi su tradizioni orali precedenti contenenti memorie accurate degli eventi descritti.

In effetti a questo punto è lecito sviluppare la domanda originaria in una forma successiva: il pentateuco è stato composto e redatto dalla stessa persona?
Anche in questo caso non si possono avere certezze assolute, però si apre uno scenario particolarmente interessante.

A parte la Genesi, la Bibbia afferma esplicitamente la paternità di Mosè nei riguardi dei libri del pentateuco.

Esodo 24:4 Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE.

Levitico 27:34 Questi sono i comandamenti che il SIGNORE diede a Mosè sul monte Sinai per i figli d'Israele.
(Esdra 6:18 Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i Leviti secondo le loro divisioni, per il servizio di Dio a Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Mosè.)

Numeri 33:2 Mosè mise per iscritto le loro marce, tappa per tappa, per ordine del SIGNORE; e queste sono le tappe che fecero nel loro cammino.
Numeri 36:13 Tali sono i comandamenti e le leggi che il SIGNORE diede ai figli d'Israele per mezzo di Mosè, nelle pianure di Moab, presso il Giordano, di fronte a Gerico.

Deuteronomio 1:1 Queste sono le parole che Mosè rivolse a Israele di là dal Giordano, nel deserto, nella pianura di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Laban, Aserot e Di-Zaab.

In realtà per quanto riguarda il libro della Genesi ci sono comunque molti accenni impliciti, che non lasciano adito ad altre possibilità. Per esempio:

Luca 16:29 Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli".

Dove con il nome di Mosè si intende l'intero pentateuco e con il termine profeti si rimanda ai profeti anteriori (Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Isaia, Geremia, Ezechele) e posteriori (tutti gli altri libri profetici).
Come è possibile quindi coniugare questa correlazione con le evidenti differenze testuali che abbiamo visto precedentemente?

Personalmente credo che la possibilità più completa si possa sviluppare dal pensiero iniziale di Gunkell e North. La Bibbia è un testo su cui si basa la fede di ogni credente, non ha alcun senso “non credere” a quanto afferma a riguardo della paternità mosaica, né ci sono certezze che mettono il problema su un piano così profondo. Dio non può mentire, e neanche attraverso le parole umane i suoi concetti possono rivelarsi menzogneri.
Tuttavia restano probabili la seguente possibilità:

Mosè ha effettivamente scritto il pentateuco ma questo è stato trasmesso in realtà per via orale, essendo difficoltosa, dispendiosa e poco pratica nei tempi antichi la trasmissione scritta. Il manoscritto originale è andato distrutto, ma in un secondo momento queste parole sono state messe nuovamente per iscritto, continuando la trasmissione in modo accurato e fedele.
La Genesi invece, nel dettaglio, è stata redatta inizialmente da Mosè basandosi su tradizioni orali ancora più antiche. La sua cultura sicuramente comprendeva questa grande conoscenza, e lo Spirito Santo ha preservato la redazione da ogni errore. Il Signore ha voluto rivelarsi quindi inizialmente con un nome impersonale ma familiare al popolo ebraico del tempo, riservandosi una graduale rivelazione della Sua Persona.

Personalmente credo che questa possa essere l'ipotesi più verosimile storicamente e più accreditata spiritualmente.

Oltre ad approfondire il criticismo biblico, Spinoza insegnò anche una suddivisione differente dei primi libri della Bibbia, includendo anche il libro di Giosuè e considerando la raccolta così formata come l'esateuco. Di fatto questa suddivisione comprende il canone biblico samaritano. Questa popolazione inizialmente Israelita però, si fuse nel corso dei secoli con una parte delle popolazioni pagane a loro volta deportate in Israele, annacquando la forte identità originaria e discostandosi dalle tradizioni ebraiche più pure.
Martin Noth invece esclude dal pentateuco il Deuteronomio perchè non ci sono testi “deuteronomici” nei primi quattro libri della Bibbia. Per lui quindi bisogna parlare di un tetrateuco.
Dal mio punto di vista non vedo nessun motivo nel creare una nuova raccolta dei primi libri della Bibbia, a maggior ragione del fatto che l'entrata di Israele nella terra promessa è il più naturale spartiacque tra le origini del popolo ebraico e la sua storia successiva. Credo che Giosuè possa rimanere escluso senza alcun dubbio all'originale pentateuco che nella trama della stessa Bibbia è strutturato come l'originario insieme di libri di Mosè, e che non sia lecito né utile apportare alcuna modifica a questa struttura rimasta fedele nella tradizione biblica ebraica per interi millenni.
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