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giovedì 28 febbraio 2013

La lode e adorazione alla luce della Scrittura

Il concetto di lode è molto diffuso e conosciuto sia dentro che fuori la chiesa. Fin da tempi più antichi, infatti, ogni celebrazione aveva una componente musicale, sia che fosse con l'organo o con altri strumenti più moderni. I più grandi compositori di musica classica sono stati condotti alla composizione di musica sacra, affermata in tutto il mondo. Il genere "Gospel", poi, ha contribuito alla diffusione degli inni spirituali anche fuori dalle chiese, trovando parecchio successo in quasi ogni nazione, soprattutto nel periodo di Natale. Esistono seminari di lode e adorazione sia in ambito protestante che cattolico. Esistono corsi più o meno riconosciuti a livello nazionale e non è raro trovare nelle varie chiese locali corsi per il coro o per strumenti musicali.  Sicuramente la musica ha un'influenza molto grande negli uomini e, di certo, anche nella spiritualità. Quello che a mio avviso è più raro, invece, è lo studio di questo tema nella Parola di Dio. Il suo significato nella Bibbia, il suo scopo, i contesti coinvolti....insomma, quello che possiamo apprendere dalle Scritture per vivere questa realtà allineandoci al modo in cui Dio l'ha voluta. Ben lungi dallo scrivere uno studio biblico approfondito su questo tema, è invece mio desiderio soffermarmi su alcuni passi biblici per apprendere delle lezioni fondamentali a riguardo, e poter iniziare a valutare ogni pensiero in base a all'opinione di Colui che è l'oggetto stesso della lode e dell'adorazione.
Iniziamo quindi questo percorso, affacciandoci al primo concetto biblico che può portarci alla scoperta di una realtà davvero importante.

LA LODE E ADORAZIONE APPARTIENE AD OGNI CREDENTE

Colossesi 3:16 La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali. 

Efesini 5:18 Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, Efesini 5:19 parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; Efesini 5:20 ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; Efesini 5:21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.

I primi brani che leggiamo sono stati scritti dall'Apostolo Paolo alla comunità di Colosse e di Efeso. Dopo aver insegnato circa la Grazia di Dio, Paolo mostra come sia naturale che da essa sgorghi il ringraziamento espresso con cantici spirituali. Ribadisce il concetto nella Lettera agli Efesini, chiarendo che la dimensione della lode e adorazione appartiene ad ogni credente, senza distinzione di classi o ministeri. Ogni cristiano è chiamato ad essere ricolmo di Spirito Santo, così ricolmo da esplodere in canti di gioia al nostro Signore! Questa è la lode! Questa è l'adorazione! Essere alla presenza di Dio e vivere una gioia così perfetta da non poterla contenere. Non è un optional, un supplemento alla vita cristiana standard. Anzi, al contrario, è legata a doppio filo alla Grazia di Dio, perno della vita spirituale senza il quale nulla avrebbe significato. Senza la Sua grazia, infatti, nessun uomo potrebbe essere salvato e il fine ultimo di tutta la creazione sarebbe soltanto l'inferno. Lode a Dio che non è così!

LA LODE E ADORAZIONE E' LEGATA ALLA PROFEZIA

Dopo aver appreso l'importanza per ogni figlio di Dio di vivere questa realtà, continuiamo il nostro cammino addentrandoci questa volta nell'Antico Testamento. Il libro biblico più rilevante su questo argomento, infatti, si trova proprio qui: mi sto riferendo al libro dei Salmi. Leggendo nelle nostre Bibbie questi meravigliosi versi, possiamo essere portati a pensare che i Salmi siano delle poesie rivolte a Dio. Nella realtà, però, non è così! I Salmi sono per la maggior parte testi di inni di lode e adorazione, laddove la musica che li accompagnava si è persa nel tempo. Molto spesso troviamo ancora indicazioni di questo tipo: "Al direttore del coro", "Per strumenti a corda", "Salmo di Davide" o altre indicazioni musicali come il termine "Sela", che stava ad indicare il momento del canto in cui stare in silenzio per lasciare spazio ai brani strumentali. Leggendo con attenzione non si può non notare che una gran parte di salmi contiene delle profezie di fondamentale importanza. Vediamo insieme alcuni esempi:

(1)
Salmi 110:1 Il SIGNORE ha detto al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io abbia fatto dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi». 

Cfr. 

 Matteo 22:43 Ed egli a loro: «Come mai dunque Davide, ispirato dallo Spirito, lo chiama Signore, dicendo: Matteo 22:44 "Il SIGNORE ha detto al mio Signore: 'Siedi alla mia destra finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi'"? Matteo 22:45 Se dunque Davide lo chiama Signore, come può essere suo figlio?» Matteo 22:46 E nessuno poteva replicargli parola; da quel giorno nessuno ardì più interrogarlo. 

(2) 
Salmi 45:6 Il tuo trono, o Dio, dura in eterno; lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Salmi 45:7 Tu ami la giustizia e detesti l'empietà. Perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto d'olio di letizia; ti ha preferito ai tuoi compagni. 

Cfr.

Ebrei 1:8 parlando del Figlio dice: «Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, e lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia. Ebrei 1:9 Tu hai amato la giustizia e hai odiato l'iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni». 

(3) 
Salmi 89:26 Egli m'invocherà, dicendo: "Tu sei mio Padre, mio Dio, e la rocca della mia salvezza". 

Cfr. 

Matteo 11:26 Sì, Padre, perché così ti è piaciuto.

(4) 
Salmi 22:1 Al direttore del coro. Su «Cerva dell'aurora». Salmo di Davide. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito! 

Cfr.

Matteo 27:46 E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»

Solo quattro esempi, per mostrare una meravigliosa verità biblica.
Per ragioni di spazio non posso continuare questo elenco, che sarebbe infatti davvero lungo.

I Salmi, dunque, sono testi di canti che venivano accompagnati dalla musica e molti di essi ricoprono un importante ruolo profetico. Questa associazione può essere casuale?
Penso proprio di no.
Lode, adorazione e profezia sono infatti strettamente legati tra di loro.
Ricordiamoci anche la vicenda del profeta Eliseo:


2Re 3:15 Ma ora conducetemi qua un sonatore d'arpa». E, mentre il sonatore arpeggiava, la mano del SIGNORE fu sopra Eliseo,
2Re 3:16 che disse: «Così parla il SIGNORE: Fate in questa valle delle fosse!

Eliseo poteva pregare tra se' e se', invocare Dio ad alta voce o in altro modo.
Nella Bibbia, del resto, troviamo innumerevoli modi per invocare il Signore. Ma non ha fatto nulla di tutto questo. Ha chiesto invece un suonatore d'arpa. E mentre il suonatore arpeggiava, ha iniziato a profetizzare.
Credo che la relazione tra queste due realtà spirituali sia incontestabile. Ma c'è un ulteriore passo che dobbiamo fare: è così anche al presente, anche per noi?
Su questa domanda la Chiesa è divisa.
Dottrinalmente, molti fratelli e sorelle pensano che la profezia sia cessata con la redazione del canone del Nuovo Testamento. A livello personale, però, non trovo argomentazioni bibliche valide in accordo con questa interpretazione. Non trovo versetti che confermano la cessazione della profezia, dei cinque ministeri e dei doni dello Spirito Santo con il primo secolo dopo Cristo. Al contrario, sono testimone oculare della manifestazione di queste realtà che confermano la veridicità del messaggio biblico.
Sì, è così anche al presente. Sì, è così anche per noi. Sì, ogni istante passato alla presenza di Dio, a lodare e adorare il nostro Signore, è anche un momento che deve essere speso ad ascoltare la Sua voce.


Salmi 95:1 Venite, cantiamo con gioia al SIGNORE,
acclamiamo alla rocca della nostra salvezza!
Salmi 95:2 Presentiamoci a lui con lodi,
celebriamolo con salmi!
Salmi 95:3 Poiché il SIGNORE è un Dio grande,
un gran Re sopra tutti gli dèi.
Salmi 95:4 Nelle sue mani sono le profondità della terra,
e le altezze dei monti sono sue.
Salmi 95:5 Suo è il mare, perch'egli l'ha fatto,
e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.
Salmi 95:6 Venite, adoriamo e inchiniamoci,
inginocchiamoci davanti al SIGNORE, che ci ha fatti.
Salmi 95:7 Poich'egli è il nostro Dio,
e noi siamo il popolo di cui ha cura,
e il gregge che la sua mano conduce.
Salmi 95:8 Oggi, se udite la sua voce,
non indurite il vostro cuore come a Meriba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
Salmi 95:9 quando i vostri padri mi tentarono,
mi misero alla prova sebbene avessero visto le mie opere.

Cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo, presentiamoci con lode, adoriamo, inchiniamoci, inginocchiamoci.....ma oggi ascoltiamo la Sua voce.
Ogni relazione ed ogni dialogo è basato sul duplice aspetto del parlare e dell'ascoltare.
La nostra relazione con Dio non è differente. Lodiamo, inneggiamo, ringraziamo...ma dopo ascoltiamo. Altrimenti ci perderemo la parte migliore.

LA TENDA DI DAVIDE E L'ETERNA LODE E ADORAZIONE CELESTE 



Esodo 25:40 Vedi di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte. 

Quando il Signore volle istituire il Tabernacolo per dimorare con il Suo popolo, fece vedere a Mosè una realtà celeste da rappresentare sulla Terra.

Ebrei 8:5 Essi celebrano un culto che è rappresentazione e ombra delle cose celesti, come Dio disse a Mosè quando questi stava per costruire il tabernacolo: «Guarda», disse, «di fare ogni cosa secondo il modello che ti è stato mostrato sul monte».

Questo Tabernacolo era una tenda che conteneva un cortile e due stanze, di cui quella più interna - il luogo Santissimo - proteggeva l'arca dell'alleanza, dove dimorava la presenza di Dio.
Ombra del luogo celeste che vide l'Apostolo Giovanni:


Apocalisse 4:2 Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c'era uno seduto.
Apocalisse 4:3 Colui che stava seduto era simile nell'aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c'era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo.
Apocalisse 4:4 Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo.

Apocalisse 4:8 E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt'intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene».
Apocalisse 4:9 Ogni volta che queste creature viventi rendono gloria, onore e grazie a colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli,


Apocalisse 4:10 i ventiquattro anziani si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo:
Apocalisse 4:11 «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono».

Qualsiasi cristiano di ogni tempo geme in attesa della redenzione del corpo (Ro8:23) e della piena manifestazione del regno di Dio. Ogni credente è in attesa di vivere il tempo visto da Giovanni.
Un tempo di lode e adorazione perenne, di fronte al trono di Dio.

Adorazione continua, che però è stata anticipata per la prima volta proprio dinanzi all'Arca dell'Alleanza, in un tempo successivo a quello di Mosè.
Intorno al 1000 a.C., infatti, il re Davide riuscì a riconquistare l'Arca, a lungo tenuta in mano dai nemici di Israele, e riportarla a Gerusalemme dove istituì qualcosa di completamente nuovo.



1Cronache 15:1 Davide si costruì delle case nella città di Davide; preparò un luogo per l'arca di Dio e innalzò una tenda per essa. 1Cronache 16:4 Poi stabilì davanti all'arca del SIGNORE alcuni dei Leviti per fare il servizio, per invocare, celebrare e lodare il SIGNORE, Dio d'Israele. 

1Cronache 16:5 Erano: Asaf, il capo; Zaccaria, il secondo dopo di lui; poi Ieiel, Semiramot, Ieiel, Mattitia, Eliab, Benaia, Obed-Edom e Ieiel. Sonavano saltèri e cetre, e Asaf sonava i cembali; 1Cronache 16:6 i sacerdoti Benaia e Iaaziel sonavano continuamente la tromba davanti all'arca del patto di Dio. 1Cronache 16:7 Allora, in quel giorno, Davide diede per la prima volta ad Asaf e ai suoi fratelli l'incarico di cantare le lodi del SIGNORE. 

1Cronache 25:1 Poi Davide e i capi dell'esercito appartarono per il servizio quelli dei figli di Asaf, di Eman e di Iedutun che cantavano gli inni sacri accompagnandosi con cetre, con saltèri e con cembali; e questo fu il numero di quelli che furono incaricati di questo servizio: 1Cronache 25:2 dei figli di Asaf: Zaccur, Iosef, Netania, Asarela, figli di Asaf, sotto la direzione di Asaf, che cantava gli inni sacri, seguendo le istruzioni del re. 1Cronache 25:3 Di Iedutun: i figli di Iedutun: Ghedalia, Seri, Isaia, Casabia, Mattitia e Simei, sei, sotto la direzione del loro padre Iedutun, che cantava gli inni sacri con la cetra per lodare e celebrare il SIGNORE. 1Cronache 25:4 Di Eman: i figli di Eman: Bucchiia, Mattania, Uzziel, Sebuel, Ierimot, Anania, Canani, Eliatac, Ghiddalti, Romamti-Ezer, Iosbecasa, Malloti, Otir, Maaziot. 1Cronache 25:5 Tutti questi erano figli di Eman, veggente del re, secondo la promessa di Dio di accrescere la potenza di Eman. Dio infatti aveva dato a Eman quattordici figli e tre figlie. 1Cronache 25:6 Tutti questi erano sotto la direzione dei loro padri per il canto della casa del SIGNORE, e avevano cembali, saltèri e cetre per il servizio della casa di Dio. Erano sotto la direzione del re, di Asaf, di Iedutun e di Eman. 1Cronache 25:7 Il loro numero, compresi i loro fratelli istruiti nel canto in onore del SIGNORE, tutti quelli cioè che erano esperti in questo, era duecentottantotto. 1Cronache 25:8 Tirarono a sorte il loro ordine di servizio, tanto i piccoli quanto i grandi, tanto i maestri quanto gli allievi.

Duecentottantotto persone a tempo pieno nel servizio di lode e adorazione davanti all'Arca del patto di Dio.
Duecentottantotto persone che mostravano davanti a tutto Israele una realtà celeste, giorno e notte, anno su anno. Ebbene, la tensione verso questa lode continua non è terminata tremila anni fa. E' una tensione che deve essere condivisa dalla Chiesa di oggi, perché tutti noi stiamo camminando verso un'unica direzione celeste. La lode non è un momento di canto. Non è un momento di musica. E' un'attitudine spirituale che dev'essere coltivata continuamente, in attesa di compiersi pienamente.
La lode e adorazione celeste è rappresentata al meglio dal modello davidico ed è ciò che la Chiesa deve sperimentale per vivere appieno questa realtà!

CONCLUSIONI

Riepiloghiamo questi tre punti sulla lode e adorazione....elementi semplici, ma di fondamento per la vita cristiana.

1) Ogni cristiano deve vivere una vita di lode e adorazione.

2) Ogni momento vissuto nella lode e adorazione deve essere vissuto nell'ascolto della voce di Dio.

3) La lode e adorazione sono realtà espresse dinanzi al trono di Dio, in eterno. Non sono qualcosa da vivere pochi minuti alla settimana. E' responsabilità di ogni credente avvicinarsi il più possibile ad una attitudine di vita di continua adorazione a Dio. Portare in terra ciò che è già nel Cielo.

sabato 16 febbraio 2013

La speranza del credente

1Pietro 1:1-5 Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell'Asia e nella Bitinia, eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, a ubbidire e a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: grazia e pace vi siano moltiplicate. Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

 A ridosso dalla prima grande persecuzione dei cristiani a causa dell'incendio di Roma, l'Apostolo Pietro scrive questa lettera cattolica, cioè universale, indirizzata in modo circolare a tutti i credenti di diverse regioni dell'Asia minore. A differenza della maggior parte delle lettere di Paolo, in questo caso l'autore non conosceva personalmente coloro che avrebbero letto la missiva, non tutti perlomeno. Le indicazioni quindi sono di carattere generale e non rispondono a esigenze di singole comunità locali, quanto a quelle un determinato periodo storico di espansione e consolidamento della Chiesa, che stava avvenendo non senza problemi. Nei primissimi versetti, leggiamo una presentazione teologica della salvezza, quasi come se fosse una confessione di fede che i lettori potevano riconoscere immediatamente. Troviamo infatti la prescienza di Dio padre che ha eletto a salvezza i credenti, la santificazione dello Spirito Santo, e il sangue purificatore del Signore Gesù. I ruoli di ogni Persona della Trinità nel piano di salvezza dell'uomo. Probabilmente neanche l'Apostolo stesso sapeva che proprio questo tema – che per lui e per la stessa fede cristiana è di fondamento – sarebbe stato causa di una sofferta controversia fino alla risoluzione finale nel Concilio Costantinopolitano del 381 d.C. O forse proprio per averne avuto sentore, o rivelazione, ci tiene a mostrarlo in primissimo piano. Continuando la lettura, leggiamo un approfondimento di questo stesso tema: la nuova nascita dei credenti a una speranza viva, mediante la resurrezione di Cristo per un'eredità incorruttibile e celeste. Questa è una vera e propria chiave di volta. Anzi, per usare dei termini biblici, la pietra angolare su cui è stata edificata la Chiesa: la divinità di Cristo e la Sua resurrezione. La speranza dei credenti di ogni tempo, la nostra stessa speranza, è basata sulla persona di Gesù Cristo, il vivente. Questo rende la nostra speranza viva! Una speranza che ha la prova empirica, evidente e testimoniata da molteplici persone. Non è una speranza appoggiata alla parola di qualcuno, ma su di un fatto: Gesù Cristo è risorto! Senza questo fatto, nulla avrebbe senso, come sta scritto:

 1Corinzi 15:19 Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. 
1Corinzi 15:32 Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo e beviamo, perché domani morremo».

Se i morti non risuscitano, se Cristo stesso non è risorto, la fede cristiana non ha più alcun senso. La speranza cristiana è morta, senza significato. E a questo riguardo, cosa dice la scrittura?

 1Corinzi 15:20 Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. 
1Corinzi 15:21 Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 
1Corinzi 15:23 ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta

 Gloria a Dio! Cristo è stato risuscitato dai morti! La nostra speranza è vivente, ed ha un nome al di sopra di ogni altro nome! (Fil 2:9) Quando Egli tornerà infatti, sarà il nostro turno: il momento della nostra resurrezione dai morti, il momento di vivere la speranza che ci ha accompagnato per tutta la nostra vita. Sappiamo infatti che la nostra speranza non è solo viva, è anche salvifica.

1Tessalonicesi 5:8 Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.

 Leggendo queste parole dell'Apostolo Paolo – probabilmente nella lettera più antica del Nuovo Testamento, datata intorno al 50 d.C. – troviamo una nuova descrizione della speranza che ci accomuna. Leggiamo infatti che, proprio perchè legata alla salvezza, è come un elmo di protezione per la parte più delicata dell'uomo: la testa. In ogni attività pericolosa compiuta dall'uomo – sia essa la guida di moto ad alta velocità, il lavoro in un cantiere, l'esplorazione di una grotta – c'è una sola costante, l'obbligo di indossare un casco o un elmetto di protezione. Le ferite alla testa infatti possono rivelarsi molto frequentemente mortali e per questo motivo è necessaria un'azione di protezione, di prevenzione. La vita cristiana non è da meno. Non è una vita senza problemi. La Bibbia stessa afferma che noi siamo in guerra, la più terribile e devastante attività dell'uomo (2 Tim 2:4). E anche noi abbiamo bisogno di una protezione che possa difenderci dagli attacchi del nemico, dalle ferite mortali. La speranza della salvezza! Fratelli, se viviamo una relazione con il nostro Padre Celeste, il nostro stesso spirito ci attesta che siamo figli di Dio. Non per meriti particolari o per una moltitudine di buone azioni, ma per volontà stessa del Signore e per il merito di Gesù Cristo. Siamo figli! Qualsiasi cosa succeda, sappiamo di essere eredi di Dio e coeredi del Signore Gesù (Ro 8:17). E' qualcosa che nessuno mai potrà toglierci. Nessuno mai potrà separarci dall'amore di Dio (Ro 8:39)! Questo ci porta a una speranza salvifica, una speranza che protegge la nostra stessa vita portandoci a vivere la vita di Dio e rendendoci per questo motivo intoccabili. Il nemico farà il possibile per farci soffrire, un giorno sicuramente moriremo ma la nostra speranza ci porta a una salvezza e una vita superiore e eterna, come infatti leggiamo nella Lettera a Tito:

Tito 3:7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

 Ma non finisce qui, la Parola di Dio infatti ci dà altre preziosissime indicazioni circa la nostra speranza.

 Ebrei 6:19 Questa speranza la teniamo come un'àncora dell'anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina,
Ebrei 6:20 dove Gesù è entrato per noi quale precursore, essendo diventato sommo sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec.

Dio non ci ha donato infatti una speranza volatile. Suscettibile di continui cambiamenti o insicura. No di certo! Nella Lettera agli Ebrei infatti abbiamo conferma che la speranza che viviamo è sicura. E' ferma. E' come un'àncora che immobilizza la nave della nostra anima da ogni onda e marea di dubbio, incertezza, incredulità, prova, avversità. Non è infatti – lo ripeto ancora una volta – una speranza che poggia su noi stessi. Noi siamo incostanti, volubili, lunatici. Sarebbe un grave problema se la speranza della nostra salvezza dipendesse da noi. No, non è così. Questa speranza riesce ad essere come un'àncora dell'anima proprio perchè è fondata nell'opera di espiazione di Gesù. E' fondata su qualcosa che è già accaduto, pertanto qualcosa di certo! Per questo motivo possiamo dire di essere stabili e fermi in essa. Riepiloghiamo insieme queste preziose caratteristiche della nostra speranza. Una speranza vivente. Una speranza che salva. Una speranza sicura. Questo potrebbe bastare per esortarci in tutti i giorni della nostra vita. Ma Dio, ricco in misericordia, ha provveduto a mostrarci ancora altre caratteristiche di questa meravigliosa speranza.

2Tessalonicesi 2:16 Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, 
2Tessalonicesi 2:17 consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola.

Essa infatti è anche una speranza buona. Una speranza che fa la differenza, che è visibile dalle altre persone e che dà testimonianza della nostra fede. Una speranza legata a doppio filo con l'amore di Dio Padre, che non manca di consolarci ogni giorno, ogni momento, per ricreare e fortificare il nostro uomo interiore. Qualcosa che guarisce ogni ferita, ogni tristezza, ogni depressione. Una buona speranza che rallegra il cuore in momenti di sconforto e dona la forza di superare i tempi più difficili. Sono sicuro che molti di voi si sentiranno incoraggiati da queste parole. Certo, la nostra speranza è il motivo per cui viviamo, è la soluzione ad ogni problema! Ma, dopo aver visto e considerato tutto questo, voglio anche presentarvi una realtà a cui dobbiamo rendere conto in ogni momento.

Romani 8:24 Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora?
Romani 8:25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l'aspettiamo con pazienza.

Ecco dunque la realtà che vi volevo presentare. Ciò che speriamo è invisibile. Non è possibile vederla, toccarla, stringerla. E' una speranza da aspettare con pazienza. Da coltivare giorno dopo giorno, perchè è destinata a trovare il proprio compimento nel giorno del Signore. Se fosse già realizzata e visibile, di fatto non sarebbe più speranza. Invece, non essendosi ancora pienamente realizzata (pur trovando radice come abbiamo visto nel fatto certo già compiuto della resurrezione di Cristo) dobbiamo aspettarla con pazienza. Ancora, ancora e ancora. Per tutti i giorni della nostra vita. Non è facile. Non è affatto una scorciatoia. E' una strada lunga e a volte tortuosa ma contemporaneamente sicura e certa. Vi ricordate di Giuseppe? Rammentate la sua storia? Quando era fanciullo Dio gli mostrò in sogno quello che sarebbe stato della sua vita. Tutta la sua famiglia si sarebbe inginocchiata a lui, sarebbe divenuto un principe. Era un sogno da parte di Dio, era un promessa certa. Qualcosa che sarebbe sicuramente avvenuto. Fu forse per questo motivo una vita facile la sua? Semmai il contrario. La Scrittura testimonia di tutte le sofferenze che dovette subire, ma alla fine, proprio nel momento di maggiore disperazione, questa profezia arrivò ad adempiersi. Probabilmente se non avesse tenuto ferma questa immagine nel suo cuore, Giuseppe si sarebbe dato allo sconforto. Si sarebbe allontanato da Dio e di conseguenza dal Suo meraviglioso piano. Ma proprio per aver ricevuto questa parola da parte del Signore, trovò la forza di andare avanti e superare ogni avversità. Questa è la promessa, il Signore ci mostra come andrà a finire! Non siamo già con un corpo di resurrezione, ma sapendo come andrà a finire possiamo trovare la forza in Dio di vivere la nostra vita nella pienezza di Dio. Un'altra chiave di vittoria, in un'altra caratteristica della speranza del nostro meraviglioso Signore.

Tito 2:11-13 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all'empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente,aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.

Per concludere, consideriamo ancora una volta questa dicotomia biblica. Da una parte, la pazienza e moderazione con le quali viviamo in questo tempo, e dall'altra l'apparizione della gloria di Dio futura. E in mezzo, la nostra beata speranza. Una speranza che rende così felici da essere invidiati, se così potremmo parafrasare il versetto. Una speranza che ci dà la forza di andare avanti, di essere rassicurati e rafforzati dal Signore in ogni giorno della nostra vita. Che siamo in molti, o che siamo da soli, il Signore è sempre con noi e, come ha promesso, non ci abbandonerà mai (Eb13:5). Ringraziamo e rendiamo lode a Dio per questa meravigliosa speranza e per le caratteristiche che abbiamo visto quest'oggi...

1Cronache 16:34b ... perché egli è buono, perché la sua bontà dura per sempre.

Amen.

martedì 26 aprile 2011

La restaurazione della tenda di Davide

LA TENDA DI DAVIDE NELL'ANTICO TESTAMENTO

Nell'Antico Testamento, leggiamo che durante la vita del profeta Samuele, l'arca dell'alleanza fu rubata dai Filistei. A causa di numerose maledizioni che colpirono il popolo, essi però decisero di riconsegnarla al popolo di Israele dopo soli sette mesi.

Quelli di Chiriat-Iearim vennero a prendere l'arca del SIGNORE; la portarono in casa di Abinadab, sulla collina, e consacrarono suo figlio Eleazar, perché custodisse l'arca del SIGNORE. 1Samuele 7:1 

L'arca restò a casa di Abinadab per molto tempo, per tutto il regno di Saul.
Ad un certo punto del regno di Davide però, egli se ne ricordò e dopo aver tenuto un consiglio con i capi di tutto il popolo, organizzò il trasporto fino a Gerusalemme, la capitale del regno.

1Cronache 16:1 Portarono dunque l'arca di Dio e la collocarono in mezzo alla tenda che Davide aveva eretta per quella; e si offrirono olocausti e sacrifici di riconoscenza davanti a Dio.
v.4 Poi stabilì davanti all'arca del SIGNORE alcuni dei Leviti per fare il servizio, per invocare, celebrare e lodare il SIGNORE, Dio d'Israele.
v.7 Allora, in quel giorno, Davide diede per la prima volta ad Asaf e ai suoi fratelli l'incarico di cantare le lodi del SIGNORE [...]
v.37 Poi Davide lasciò là, davanti all'arca del patto del SIGNORE, Asaf e i suoi fratelli perché fossero sempre di servizio davanti all'arca, secondo le necessità di ogni giorno.



Abbiamo letto che il re Davide stabilì dei Leviti per invocare, celebrare e lodare il nome del Signore continuamente, giorno dopo giorno.
Questa stessa arca, era stata costruita secoli prima per essere il cuore del tabernacolo che Mosè costruì su indicazione diretta di Dio, secondo un modello celeste (Ebrei 8:5). Essa era collocata nella stanza più interna, chiamata "luogo santissimo" e rappresentava la presenza stessa di Dio. Il tabernacolo che costruì Davide però sviluppò delle innovazioni rispetto al modello di Mosè, e la continua lode rimane di sicuro uno dei più importanti elementi di novità.
L'Apocalisse di Giovanni ci rivela che davanti al trono di Dio ci sono delle creature viventi che non cessano mai di ripetere, giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene» (Ap 4:8). Ebbene allo stesso modo il re Davide volle mettere vicino all'arca (ciò che sulla terra era più simile al trono di Dio stesso) una lode continua giorno e notte.

Questa iniziativa però non è affatto fine a sé stessa. La Scritture infatti riprende questo tema proiettandolo profeticamente verso i tempi della fine.

Amos 9:11-12 «Quel giorno io rialzerò la capanna di Davide che è caduta,
ne riparerò i danni, ne rialzerò le rovine,
la ricostruirò com'era nei giorni antichi,
affinché possegga il resto di Edom e tutte le nazioni
sulle quali è invocato il mio nome»,
dice il SIGNORE che farà questo.
Amos 9:14-15 Io libererò dall'esilio il mio popolo, Israele;
essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno;
pianteranno vigne e ne berranno il vino;
coltiveranno giardini e ne mangeranno i frutti.
Io li pianterò nella loro terra
e non saranno mai più sradicati dalla terra che io ho dato loro»,
dice il SIGNORE, il tuo Dio.


Il Signore promette di ristabilire la capanna, la tenda di Davide; e con questa, di piantare il popolo di Israele nella terra promessa dove staranno per sempre. La profezia corre verso il "giorno del Signore", il giorno del giudizio e della piena manifestazione di Dio. Il giorno del ritorno di Cristo.
In questo giorno Israele sarà ristabilito eternamente (Zaccaria 12 e 13) e Gesù Cristo siederà sul trono a Gerusalemme per instaurare il regno spirituale e politico del millennio. Il tabernacolo celeste sarà unificato con quello sulla terra, portando una nuova dimensione dell'esistenza.

Vorrei dare tre ulteriori argomentazioni per confermare questa visione:

1) Il re Davide stesso rappresenta profeticamente nelle Scritture il Signore Gesù. Egli fu chiamato spesso "figlio di Davide", per enfatizzare il suo lignaggio regale che manifesterà pienamente alla fine dei tempi. Oltre ad essere l'incarnazione della profezia del profeta Natan (2 Sam 7), ossia Colui che renderà il trono di Davide stabile per sempre.

2) Durante l'insediamento dell'arca dell'alleanza a Gerusalemme, Davide profetizzò un cantico in pieno accordo con questa successiva profezia di Amos:

Date al SIGNORE la gloria dovuta al suo nome,
portategli offerte e venite in sua presenza.
Prostratevi davanti al SIGNORE vestiti di sacri ornamenti,
tremate davanti a lui, abitanti di tutta la terra!
Il mondo è stabile e non sarà smosso.
Si rallegrino i cieli e gioisca la terra!
Si dica fra le nazioni:
"Il SIGNORE regna".

1Cronache 16:29-31 

Queste parole descrivono chiaramente il Messia - il Signore Gesù - come Re di tutta la terra, che siede a Gerusalemme.
Al tempo di Davide, tutti gli altri popoli erano considerati pagani ed era impensabile che tutti gli abitanti della terra potessero prostrarsi davanti a Lui. Ancora oggi gli Ebrei evitano di fare proselitismo indicando al massimo ai gentili di osservare le leggi che Dio diede a Noè, ben sapendo che la piena rivelazione della legge di Mosè non è per loro. Il Signore però ha promesso e profetizzato un futuro differente, e questo in molte parti della Scrittura! (Per esempio Isaia 2:2)

3) Davide, con tutto Israele, salì verso Baala, cioè verso Chiriat-Iearim, che appartiene a Giuda per trasferire di là l'arca di Dio, davanti alla quale è invocato il nome del SIGNORE, che siede su questa, fra i cherubini.
1Cronache 13:6 

L'arca dell'alleanza era custodita dalla tribù di Giuda, la stessa tribù da cui nacque Cristo (Ap. 5:5). Anche il percorso stesso che fece da Giuda a Gerusalemme quindi, fu un segno profetico di Colui che, proveniente dalla tribù di Giuda, si insedierà sul trono di Gerusalemme per regnare.

LA TENDA DI DAVIDE NEL NUOVO TESTAMENTO

Circa mille anni dopo però, nel I sec. d.C., possiamo ritrovare questa stessa profezia di Amos in un un contesto molto particolare.
Alcuni farisei convertiti al cristianesimo infatti, insegnavano che i credenti convertiti dal paganesimo fossero obbligati a circoncidersi e sottostare alla legge di Mosè. Possiamo ricondurre questo insegnamento al movimento eretico del giudeo cristianesimo. Tali insegnamenti crearono così tanto disordine da rendere necessaria una riunione con tutti i principali Apostoli. Paolo e Barnaba esposero i segni e i prodigi che Dio fece per mezzo loro fra i pagani, spiegando come il Signore stesse facendo una cosa completamente nuova. In un attimo di silenzio, prese la parola l'Apostolo Giacomo:

«Fratelli, ascoltatemi: Simone ha riferito come Dio all'inizio ha voluto scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. E con ciò si accordano le parole dei profeti, come sta scritto: "Dopo queste cose ritornerò e ricostruirò la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue rovine, e la rimetterò in piedi, affinché il rimanente degli uomini e tutte le nazioni, su cui è invocato il mio nome,cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, a lui note fin dall'eternità". Perciò io ritengo che non si debba turbare gli stranieri che si convertono a Dio. 
Atti 15:14-19 

Che rivelazione!
Giacomo cita la profezia di Amos inserendola in un contesto completamente nuovo: quello della Chiesa (formata da credenti non ebrei).
Quello che è stato celato per secoli ora viene portato alla luce, manifestando la volontà di Dio di scegliersi tra gli stranieri un popolo consacrato al suo nome. Ma cosa c'entra questo con la tenda di Davide? Possiamo trovare una possibile risposta nelle parole che Paolo scrisse ai credenti di Colosse.

Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria. 
Colossesi 1:27 (cfr. 1 Co 3:16)

Cristo in noi. L'attuale tempio di Dio è formato dai credenti di tutto il mondo.
L'attuale tenda di Davide è la Chiesa del Signore. In questo senso, possiamo ravvisare in questa certezza un primo adempimento della restaurazione della tenda di Davide non previsto nelle epoche veterotestamentarie. Era un mistero, una tappa decretata nel consiglio di Dio e tenuta nascosta fino alla sua realizzazione.

Ma ovviamente, come abbiamo visto, c'è di più. I figli di Dio, la natura e lo stesso Spirito Santo infatti gemono in attesa della piena manifestazione della gloria di Dio, del momento in cui finalmente il Signore - come discendente di Davide - regnerà per sempre da Sion. Meditiamo sulla grandezza dei piani di Dio, sulla responsabilità dei credenti e sul meraviglioso futuro che il Signore ha preparato per coloro che lo amano.

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino». Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita. 
Apocalisse 22:16 

Solo a Dio onore e gloria, ora e per sempre. 

venerdì 26 novembre 2010

Le benedizioni profetiche

1Corinzi 14:1 Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali, principalmente il dono di profezia.

1Corinzi 14:5a Vorrei che tutti parlaste in altre lingue, ma molto più che profetaste.

1Corinzi 14:39a Pertanto, fratelli, desiderate il profetare.

1Corinzi 14:31 Infatti tutti potete profetare a uno a uno, perché tutti imparino e tutti siano incoraggiati.


Appare chiaro dall'insegnamento apostolico quale sia la grande importanza del profetizzare, e di come appartenga a tutta la Chiesa e non solo al ministero profetico. Questo ministero infatti ha lo scopo di portare a maturità i credenti in questo aspetto della fede:

1Corinzi 14:32a Gli spiriti dei profeti sono sottoposti ai profeti.

Consapevoli di questo, è mio desiderio approfondire una tipologia particolare di profezia: la benedizione profetica.
L'esempio biblico più rilevante in tal senso si trova al capitolo 49 di Genesi e riguarda la benedizione che Giacobbe diede ai suoi figli, capostipiti delle dodici tribù di Israele. Si tratta di un passaggio chiave, un nodo nevralgico di unione tra il passato familiare dei discendenti di Abramo e Isacco e il loro futuro come popolazione. Popolo fondamentale per l'intera umanità, in quanto creato e scelto specificatamente da Dio per portare la rivelazione di Sè stesso agli uomini. Leggiamo dunque questo passo, venendo a una conoscenza più profonda del piano che Dio ha iniziato ad attuare per la salvezza dell'umanità e contemporaneamente specchiandoci col significato di benedizione profetica, imparando la sua importanza stabile anche al giorno d'oggi, nel volere del Signore.

Genesi 49:1 Poi Giacobbe chiamò i suoi figli e disse: «Radunatevi, e vi annuncerò ciò che vi avverrà nei giorni a venire.

Giacobbe sapeva bene che il favore divino era sopra la sua dinastia e fin da subito aveva ben chiaro cosa voleva e doveva fare: benedire e profetizzare. Questo era il suo scopo. Questa certezza non risiedeva certamente nella fiducia nelle sue capacità, quanto piuttosto nella conoscenza della promessa di Dio fatta a sua nonno Abramo e trasmessa a suo padre Isacco. Da giovane infatti aveva ricevuto istruzione su questo:

Genesi 28:1 Allora Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e gli diede quest'ordine: «Non prendere moglie tra le donne di Canaan.
Genesi 28:3 Il Dio onnipotente ti benedica, ti renda fecondo e ti moltiplichi, in modo che tu diventi un'assemblea di popoli,
Genesi 28:4 e ti dia la benedizione d'Abraamo: a te e alla tua discendenza con te, perché tu possieda il paese dove sei andato peregrinando, che Dio donò ad Abraamo».


E aveva conosciuto personalmente il Dio dei suoi padri.

Genesi 35:10 Dio gli disse: «Il tuo nome è Giacobbe. Tu non sarai più chiamato Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele». E lo chiamò Israele.
Genesi 35:11 Dio gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; sii fecondo e moltìplicati; una nazione, anzi una moltitudine di nazioni discenderà da te, dei re usciranno dai tuoi lombi;
Genesi 35:12 darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese che diedi ad Abraamo e ad Isacco».


Vediamo quindi come Giacobbe trasmise ai figli ciò che aveva ricevuto da suo padre e da Dio stesso, aggiungendo però del nuovo alla promessa iniziale di Dio, in accordo con lo svolgimento progressivo della Sua volontà.

1) Genesi 49:3 Ruben, tu sei il mio primogenito,
la mia forza, la primizia del mio vigore, eminente in dignità ed eminente in forza.
Genesi 49:4 Impetuoso come l'acqua, tu non avrai la preminenza,
perché sei salito sul letto di tuo padre
e hai profanato il mio letto su cui eri salito.


Il figlio primogenito riceveva la maggior parte della benedizione e dell'eredità dei genitori. In questo caso però non fu così, a causa di un evento molto preciso. Profezia non vuol dire solo predire eventi futuri infatti, ma anche interpretare il presente e il passato dal punto di vista di Dio.

Genesi 35:22 Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò e si unì a Bila, concubina di suo padre, e Israele venne a saperlo.

Ogni azione ha delle conseguenze. Certe azioni hanno spiritualmente delle conseguenze anche nella propria discendenza. (Vedi L'influenza spirituale generazionale)

2) e 3) Genesi 49:5 Simeone e Levi sono fratelli:
le loro spade sono strumenti di violenza.
Genesi 49:6 Non entri l'anima mia nel loro consiglio segreto,
non si unisca la mia gloria al loro convegno!
Perché nella loro ira hanno ucciso degli uomini
e nella loro malvagità hanno tagliato i garretti ai tori.
Genesi 49:7 Maledetta la loro ira, perché è stata violenta
e il loro furore perché è stato crudele!
Io li dividerò in Giacobbe
e li disperderò in Israele.


In questo caso Giacobbe maledice l'ira di Simeone e Levi per ciò che hanno fatto. Questo comporta una divisione e dispersione in Israele.

Genesi 34:25 Ma il terzo giorno, mentre quelli erano sofferenti, due dei figli di Giacobbe, Simeone e Levi, fratelli di Dina, presero ciascuno la propria spada, assalirono la città che si riteneva sicura, e uccisero tutti i maschi.

Volevano vendicare la loro sorella Dina dalle violenze subite, ma questo non è in accordo con la volontà di Dio.

Ebrei 10:30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto:
«A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!»
E ancora:
«Il Signore giudicherà il suo popolo».


4) Poi arriva Giuda, capostipite genealogico di Davide, re di Israele e di Cristo.

Genesi 49:8 Giuda, te loderanno i tuoi fratelli;
la tua mano sarà sul collo dei tuoi nemici;
i figli di tuo padre si inchineranno davanti a te.
Genesi 49:9 Giuda è un giovane leone;
tu risali dalla preda, figlio mio;
egli si china, s'accovaccia come un leone,
come una leonessa: chi lo farà alzare?
Genesi 49:10 Lo scettro non sarà rimosso da Giuda,
né sarà allontanato il bastone del comando dai suoi piedi,
finché venga colui al quale esso appartiene
e a cui ubbidiranno i popoli.
Genesi 49:11 Egli lega il suo asinello alla vite
e il puledro della sua asina alla vite migliore;
lava la sua veste col vino
e il suo mantello col sangue dell'uva.
Genesi 49:12 Egli ha gli occhi rossi dal vino
e i denti bianchi dal latte.


Tutte le tribù di Israele si inchineranno a Giuda, perchè da Giuda appunto nascerà il re Davide. Lo scettro del comando non si allontanerà finchè non arriverà colui al quale appartiene. In questo caso il vero proprietario è Cristo Re.
Egli legherà il puledro della sua asina.

Matteo 21:2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me.

E laverà il suo mantello con il sangue dell'uva, i suoi occhi sono rossi dal vino.
In realtà questa profezia non riguarda il sacrificio di Cristo come si potrebbe pensare, ma piuttosto il Suo ritorno seguito dal giorno del Giudizio.

Isaia 63:1 Chi è costui che giunge da Edom,
da Bosra, vestito splendidamente?
Costui, magnificamente ammantato,
che cammina fiero della grandezza della sua forza?
«Sono io, che parlo con giustizia,
che sono potente a salvare».
Isaia 63:2 Perché questo rosso sul tuo mantello
e perché le tue vesti sono come quelle di chi calca l'uva nel tino?
Isaia 63:3 «Io sono stato solo a calcare l'uva nel tino,
e nessun uomo di fra i popoli è stato con me;
io li ho calcati nella mia ira,
li ho calpestati nel mio furore;
il loro sangue è spruzzato sulle mie vesti,
ho macchiato tutti i miei abiti.
Isaia 63:4 Poiché il giorno della vendetta, che era nel mio cuore,
e il mio anno di redenzione sono giunti.
Isaia 63:5 Io guardai, ma non c'era chi mi aiutasse;
fui stupito che nessuno mi sostenesse;
allora il mio braccio mi ha salvato,
e il mio furore mi ha sostenuto.
Isaia 63:6 Ho calpestato popoli nella mia ira,
li ho ubriacati nel mio furore,
ho fatto scorrere il loro sangue sulla terra».


5) Ora veniamo a Zabulon.

Genesi 49:13 Zabulon abiterà sulla costa dei mari; sarà sulla costa dove approdano le navi, il suo fianco s'appoggerà a Sidone.

Giosuè 19:10 La terza parte tirata a sorte toccò ai figli di Zabulon, secondo le loro famiglie. Il confine della loro eredità si estendeva fino a Sarid. (Un territorio che dà sul mar Mediterraneo)

6) Genesi 49:14 Issacar è un asino robusto sdraiato fra due ovili.
Genesi 49:15 Egli ha visto che il riposo è buono
e che il paese è ameno;
ha curvato la spalla per portare il peso,
ed è stato costretto ai lavori forzati.


E' probabile che questa profezia riguardi la cattività in Egitto.

7) Genesi 49:16 Dan giudicherà il suo popolo,
come ogni altra tribù d'Israele.
Genesi 49:17 Dan sarà una serpe sulla strada,
una vipera cornuta sul sentiero,
che morde i garretti del cavallo
e fa cadere il cavaliere all'indietro.


Dan era la tribù di Sansone, primo giudice di Israele a combattere per la liberazione di Israele dalle mani dei Filistei.

Giudici 13:2 C'era un uomo di Sorea, della famiglia dei Daniti, di nome Manoà; sua moglie era sterile e non aveva figli.
Giudici 13:3 L'angelo del SIGNORE apparve alla donna, e le disse: «Ecco, tu sei sterile e non hai figli; ma concepirai e partorirai un figlio.
Giudici 13:4 Ora guardati dunque dal bere vino o bevanda alcolica e non mangiare nulla di impuro.
Giudici 13:5 Poiché ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, sulla testa del quale non passerà rasoio, perché il bambino sarà un nazireo, consacrato a Dio dal seno di sua madre, e sarà lui che comincerà a liberare Israele dalle mani dei Filistei».


8) Genesi 49:19 Gad sarà assalito da bande armate,
ma egli, a sua volta, le assalirà e le inseguirà.


1Cronache 5:18 I figli di Ruben, i Gaditi e la mezza tribù di Manasse, avevano uomini coraggiosi che portavano scudo e spada, tiravano d'arco ed erano addestrati alla guerra, in numero di quarantaquattromilasettecentosessanta capaci di combattere.
1Cronache 5:19 Essi mossero guerra agli Agareni, a Ietur, a Nafis e a Nodab.


9) Genesi 49:20 Da Ascer verrà il pane saporito,
ed egli fornirà delizie regali.


Possiamo notare una somiglianza con la benedizione profetica di Mosè:

Deuteronomio 33:24 Poi disse di Ascer:
«Benedetto sia Ascer tra i figli d'Israele!
Sia il favorito dei suoi fratelli
e tuffi il suo piede nell'olio!


10) Genesi 49:21 Neftali è una cerva messa in libertà;
egli dice delle belle parole.


Per questa profezia non ci sono riscontri biblici precisi, anche se possiamo confrontarla con Sl 18:33.

11) Genesi 49:22 Giuseppe è un albero fruttifero;
un albero fruttifero vicino a una sorgente;
i suoi rami si stendono sopra il muro.
Genesi 49:23 Gli arcieri lo hanno provocato,
gli hanno lanciato frecce, lo hanno perseguitato,
Genesi 49:24 ma il suo arco è rimasto saldo;
le sue braccia e le sue mani sono state rinforzate
dalle mani del Potente di Giacobbe,
da colui che è il pastore e la roccia d'Israele,
Genesi 49:25 dal Dio di tuo padre che ti aiuterà
e dall'Altissimo che ti benedirà
con benedizioni del cielo di sopra,
con benedizioni dell'abisso che giace di sotto,
con benedizioni delle mammelle e del grembo materno.
Genesi 49:26 Le benedizioni di tuo padre sorpassano
le benedizioni dei miei progenitori,
fino a raggiungere la cima delle colline eterne.
Esse saranno sul capo di Giuseppe,
sulla fronte del principe dei suoi fratelli.


Giuseppe è stato lo strumento di Dio per preservare tutti i suoi fratelli dalla carestia e probabilmente dalla morte prematura.

Salmi 1:3 Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli,
il quale dà il suo frutto nella sua stagione,
e il cui fogliame non appassisce;
e tutto quello che fa, prospererà.


E' stato fedele nonostante le persecuzioni e la prigionia, ed è stato soccorso da Dio, tanto da renderlo il secondo uomo più potente d'Egitto.
Giuseppe riceve una triplice benedizione. La totalità di quella che ricevette Giacobbe, suo padre.

Genesi 27:29 Ti servano i popoli
e le nazioni s'inchinino davanti a te.
Sii padrone dei tuoi fratelli
e i figli di tua madre s'inchinino davanti a te.
Maledetto sia chiunque ti maledice,
benedetto sia chiunque ti benedice!»


Egli, l'ultimo figlio, è a tutti gli effetti il primogenito spirituale.
In questo modo si adempie nella storia e spiritualmente, ciò che Dio gli aveva già mostrato in un sogno profetico (Gn 37:5).

12) L'ultima benedizione riguarda beniamino.

Genesi 49:27 Beniamino è un lupo rapace;
la mattina divora la preda
e la sera spartisce le spoglie».


Molto probabilmente questa profezia riguarda Saul, il primo re scelto da Dio. Proprio a causa della spartizione delle spoglie della sua preda, perde l'unzione divina e il trono su Israele.

Ecco quindi le benedizioni delle dodici tribù di Israele.
Possiamo vedere come si siano adempiute in modo chiaro e specifico tutte le profezie, e come alcune debbano ancora parzialmente compiersi; in particolare riguardo a Giuda.
Queste parole sono state incise nella storia e hanno tracciato gli avvenimenti di un'intera nazione nel corso di migliaia di anni. Non è stato a causa di Giacobbe, ma di ciò che Dio disse a Giacobbe e della rivelazione che gli diede del Suo piano.
Logicamente si tratta di un episodio preciso di grande importanza, non possiamo adattarlo pienamente ai nostri tempi, in quanto di certo oggi non dobbiamo assolutamente esprimere maledizioni così come invece sono state espresse in alcune circostanze da Giacobbe - per esempio - . Possiamo tuttavia prendere coscienza dell'importanza delle benedizioni e delle profezie e di come possano essere veicolate insieme per portare incoraggiamento nelle persone, a tutti i livelli. Ci sono momenti in cui profetizzare apertamente può urtare la sensibilità dei fratelli, ed è meglio quindi approcciarsi a una preghiera e benedizione profetica per portare a compimento ciò che Dio ci ha affidato, senza fuoriuscire dal campo che ci appartiene.
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