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mercoledì 1 luglio 2015

Perfettamente conosciuti

Salmi 139:6 La conoscenza che hai di me è meravigliosa,
troppo alta perché io possa arrivarci.
  

 
1Corinzi 13:12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto.

Come afferma la Scrittura, ciascuno di noi è conosciuto dal Signore in modo perfetto e meraviglioso. Non c'è nessuno che ci conosca meglio di Lui, neanche noi stessi. Per questo motivo possiamo avvicinarci a Dio, stare alla sua presenza, e chiedergli di mostrarci parte di questa conoscenza che ha di noi. Questo è utile e buono per riconoscere i peccati che abbiamo commesso e ravvederci, ma anche per crescere nella nostra vera identità in Cristo. Questa attitudine, manifesta inoltre il rapporto di esclusività che ciascuno di noi ha con il Signore: ascoltare ciò che lo Spirito dice a noi personalmente, vivere questo aspetto di Dio che è solamente nostro. Come nel matrimonio ci sono degli aspetti della vita di coppia conosciuti dai parenti e dagli amici, ma altri aspetti conosciuti solo dai coniugi, allo stesso modo nella nostra relazione personale con il Signore ci sono aspetti conosciuti dalla società ma altri riservati per il tempo di intima preghiera.
 
Nella prima lettera ai Corinzi, c'è un tema che è predominante su tutti gli altri: il tema della crescita. Leggendo gli scritti paolini, traspare con chiarezza l'analisi di una realtà che è in via di sviluppo: un tempo eravamo prigionieri, ora siamo liberi, ma anche in questa libertà possiamo essere bambini in Cristo oppure uomini maturi cresciuti a sua immagine. Anche chi è maturo però sente una profonda sofferenza, perché al tempo presente non vive nella nuova creazione, non vive con un corpo di resurrezione. Solo nella nuova creazione infatti potremo essere liberi da ogni fardello e conoscere pienamente, come anche siamo stati perfettamente conosciuti. C'è dunque questo processo che porta dal mondo delle tenebre al regno del Figlio, e dall'immaturità nel regno del Figlio alla maturità. In questo processo, noi possiamo soltanto intravedere quello che sarà. Possiamo conoscere e profetizzare in parte, ma sappiamo che il Signore conosce già ora tutto pienamente. Noi infatti siamo stati perfettamente conosciuti (al passato!), siamo conosciuti con tutte le nostre debolezze e tutti i nostri punti forti, siamo conosciuti con il nostro carattere e con i cambiamenti che assumiamo mentre il tempo scorre e le esperienze si accumulano, siamo conosciuti nelle limitatezze del nostro corpo soggetto al peccato, e siamo conosciuti nella forma che raggiungeremo al tempo della completezza. Questa conoscenza di Dio non deve spaventarci, ma al contrario deve far crescere in noi la fede nell'azione e nella direzione del Signore nella nostra vita. La conoscenza che il Signore ha di noi è meravigliosa, è una conoscenza che non nasce da un' osservazione esterna ma piuttosto da una consapevolezza interna. Questa è l'onniscienza di Dio: una conoscenza di noi che Lui trova in lui e non in noi o in qualunque altro posto. Per conoscere meglio noi stessi, dunque, la cosa migliore non è quella di guardarci allo specchio, e neanche meditare su noi stessi, ma piuttosto portare il nostro cuore al Signore, e chiedere a Lui chi siamo, chi siamo davvero. Da questa intimità potremo comporre canti al Signore come ha fatto il salmista, potremo vedere le cose da una nuova prospettiva come ha fatto l'apostolo Paolo, potremo continuare a correre la corsa cristiana che ci è posta davanti con rinnovata forza....il tutto alla sola gloria del Suo Nome.
 

mercoledì 30 ottobre 2013

Operai fraudolenti

Or voi, pur essendo savi, li sopportate volentieri i pazzi!
Infatti, se uno vi riduce in schiavitù, se uno vi divora, se uno vi prende il vostro, se uno s'innalza sopra di voi, se uno vi percuote in faccia, voi lo sopportate. Lo dico a nostra vergogna, come se noi fossimo stati deboli. 2Corinzi 11:19-21a

La seconda lettera ai Corinzi è stata scritta dall'Apostolo Paolo molto probabilmente tra la fine del 55 d.C. e l'inizio del 56 d.C. dopo che ebbe lasciato Efeso nel corso del suo terzo viaggio missionario.
La comunità fu fondata da Paolo stesso nel secondo viaggio missionario, quando insegnò nella sinagoga di Corinto e nella stessa città contribuendo alla conversione di Crispo (il capo della sinagoga) e Giusto (probabilmente Gaio Tizio Giusto, un romano che manifestava il proprio interesse per il Dio di Israele) membri fondatori della chiesa che ebbe il privilegio di essere curata direttamente dall'Apostolo per un anno e mezzo (cfr. Atti 18). Durante la sua assenza però, arrivarono alcuni falsi apostoli giudaizzanti che con lettere di raccomandazione (cfr. 3:1) imposero la loro autorità insegnando una dottrina che non comprendeva una rigida osservanza delle leggi ebraiche come capitò ai credenti Galati, ma piuttosto uno stile di vita libertino. Oltre a queste false dottrine, veniva messa messa in discredito la figura stessa dell'Apostolo (10:2). Egli quindi, venendo a conoscenza di questi fatti, scrisse alla comunità  per mettere in guardia da tali persone e dal loro insegnamento, con delle parole molto forti ma contemporaneamente cariche d'amore. 

LA MISURA DEL CAMPO DI ATTIVITA'

Poiché noi non abbiamo il coraggio di classificarci o confrontarci con certuni che si raccomandano da sé; i quali però, misurandosi secondo la loro propria misura e paragonandosi tra di loro stessi, mancano d'intelligenza. Noi, invece, non ci vanteremo oltre misura, ma entro la misura del campo di attività di cui Dio ci ha segnato i limiti, dandoci di giungere anche fino a voi. Noi infatti non oltrepassiamo i nostri limiti, come se non fossimo giunti fino a voi; perché siamo realmente giunti fino a voi con il vangelo di Cristo. 
2Corinzi 10:12-14 



Trovo incredibile il fatto che in piena epoca apostolica ci fossero persone che si vantavano oltre misura, che si raccomandavano da sé. Eppure tanto allora quanto adesso sono presenti persone di questo tipo. La risposta di Paolo va oltre una semplice difesa, arrivando a presentare un vero e proprio insegnamento sulle caratteristiche dell'opera di Dio. Nella semplicità, leggiamo infatti che Paolo era certo di essere dentro la misura del campo di attività che il Signore aveva preparato per lui, e che questo limite comprendeva i credenti di Corinto. Ogni ministro di Dio ha una misura del proprio campo di attività, delle opere precedentemente preparate (Ef 2:10) secondo il proponimento del Signore per ciascuno di noi. C'è chi adempie fedelmente al proprio ministero sapendo discernere quello che non gli compete (cfr. Atti 16:7) e c'è chi si auto propone in ogni occasione e possibilità per la sua propria gloria. Paolo era certo di non aver oltrepassato i propri limiti ma di essere realmente giunto fino ai Corinzi con il vangelo di Cristo. 

PSEUDAPOSTOLOS

L'Apostolo Paolo descrive queste persone come pseudapostolos (11:13), un termine che compare solo questa volta in tutte le Scritture. L'elemento pseudo- significa "menzognero, falso, mendace". Essi vengono quindi smascherati come veri e propri falsi apostoli. 
Falsi apostoli nonostante le loro raccomandazioni, nonostante il loro vanto e il livello spirituale che ostentavano. Il vero dramma di questa situazione però non riguarda neanche questi personaggi ma piuttosto l'accoglienza che ricevettero dalla chiesa di Corinto. Ricordiamo che pochi anni prima la comunità era stata fondata da Paolo stesso, ed era stata curata personalmente da lui per un anno e mezzo. Dopo la sua partenza tuttavia, alle prime persone che si dicevano venire dalla chiesa di Gerusalemme, i Corinzi aprirono il proprio cuore con un'ingenuità e immaturità terribilmente pericolosa. Sicuramente il Signore invita ogni credente ad essere umile e mansueto, ma questa mansuetudine non deve essere manifestazione dei propri limiti. Anzi, al contrario, deve essere manifestazione della propria maturità. 

I DUE ERRORI 

Matteo 10:16 «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.

Di fronte a questa situazioni, le reazioni più sbagliate sono essenzialmente due, diametralmente opposte. Da una parte infatti è possibile cadere nello sbaglio dei Corinzi ed abbracciare nuove dottrine e nuovi ministri senza un minimo di discernimento spirituale, arrivando addirittura a mettere in discussione la vera copertura spirituale della chiesa. Dall'altro, può sorgere la fobia dei falsi fratelli e chiudersi ad ogni elemento di novità arrivando a rinnegare addirittura le stesse indicazioni del Signore. Ricordiamo a questo proposito l'esortazione che fece lo stesso Paolo ai Tessalonicesi: 

Non spegnete lo Spirito.
Non disprezzate le profezie;
ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene.
1Tessalonicesi 5:19-21 

Come abbiamo visto, l'indicazione biblica ancora una volta sta nell'equilibrio. 
E' giusta la mansuetudine, ma è da stolti sopportare i pazzi!
E' giusta l'avvedutezza, ma è sbagliato spegnere lo Spirito!

LA PREGHIERA E L'INSEGNAMENTO

Leggendo i Vangeli apprendiamo di come il Signore Gesù visse il Suo ministero terreno alternando la preghiera e l'insegnamento. Ancora oggi le due grandi aree del combattimento spirituale restano queste. Laddove il diavolo non riesce a fare danno nella vita di preghiera di un credente, lo fa minando la sua dottrina. E chi resta solido nella sana dottrina verrà probabilmente attaccato sulla sfera dell'intimità con Dio e sulla vita di preghiera.

Dalla prima lettera ai Corinzi sappiamo che questa comunità era consapevole dei doni dello Spirito e delle realtà spirituali. Ricevettero però una seduzione subdola secondo la loro attitudine. 

Prendiamo consapevolezza da queste realtà ed esercitiamo il giusto discernimento nelle nostre vite chiedendo direzione al Signore. Vegliamo sulla nostra vita di preghiera, ma anche sulla dottrina su cui poggia la nostra fede. Non spegniamo lo Spirito, ma esaminiamo ogni cosa per poter ritenere il bene. Infine, facendo nostra l'esperienza dei fratelli di Corinto, non sopportiamo gli operai fraudolenti, ma prodighiamoci per smascherarli affinché la Chiesa del Signore - che pur sempre vivrà questa tensione - possa crescere sana in attesa dell'arrivo del suo Sposo. 

domenica 23 settembre 2012

Le Creazioni di Dio


Il termine “Genesi” deriva dal greco ghènesis, che significa “nascita, creazione, origine”. In effetti possiamo considerare questo termine come un riassunto dell'intero libro biblico a cui dà il nome. Già dal primo versetto, infatti, incontriamo l'atto creativo di Dio.

Nel principio Dio creò i cieli e la terra.
Genesi 1:1 

Questo versetto è molto speciale. Sebbene nella concezione ebraica non esista il pensiero di una creazione ex nihilo (dal nulla), acquisito solo in epoca ellenistica, in queste parole abbiamo quanto di più simile possa esserci ad una creazione dal nulla nei testi di questa epoca. All'inizio, infatti, prima che ci fosse qualsiasi cosa, quando c'era Dio stesso e null'altro, il Signore ha creato i cieli e la terra.Non ha creato solo il cielo, quello che vediamo alzando lo sguardo. Ha creato i cieli, dunque il mondo e gli esseri spirituali, oltre che la terra. Una terra però differente da quella che conosciamo oggi. Non un pianeta rigoglioso di vita, ma qualcosa di molto diverso.

La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 
Genesi 1:2 

Questa terra era informe e vuota. Il dottor David Sheinkin spiega che in ebraico il termine Tohu – tradotto qui con “informe” – si riferisce al concetto di “confusione”. Credo pertanto che possiamo considerare questa condizione della prima creazione come una creazione confusa, disordinata. Dio poteva creare tutto in modo perfetto con un singolo pensiero, ma non l'ha fatto. Ha voluto invece creare una terra senza forma né contenuto. Alcuni teologi ipotizzano che tra i primi due versetti della Genesi sia accaduta la ribellione di Satana e degli altri angeli decaduti e che per questo motivo la creazione risulti devastata. In ogni caso, però, questa è la condizione da cui il Signore è partito per la Sua seconda creazione.
Già, perché da questo momento in poi, Dio interviene continuando la Sua opera creatrice. Ora non si tratta più di una creazione dal nulla, ma piuttosto di una creazione che parte da qualcosa di già esistente.

Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.
Genesi 1:3-5 

Inizia, infatti, il primo dei sei giorni della creazione, nei quali Dio separa la luce dalle tenebre. Non presenterò tutti gli altri giorni della creazione in questo contesto, voglio però ricordare che nei sei giorni Dio opera tre separazioni (notte e giorno, cielo e terra, terra e mare) e tre riempimenti (gli astri, gli animali, l'uomo). Egli quindi interviene sul caos e sul disordine presente dandogli armonia, bellezza, ordine. Questi atti creativi si concludono con la creazione di Adamo, il primo uomo.

Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.
Genesi 2:7 

Adamo è un nome proprio con vari significati: umanità, uomo, uomo terreno, terroso, o della terra rossa.
Adam, Adamo ha infatti la stessa radice di Adamà, terra.

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
Giovanni 1:1-3 

Veniamo ora al prologo del Vangelo di Giovanni. E' facile osservare come sia strettamente legato all'inizio della Genesi, rappresentando il significato teologico dell'incarnazione di Cristo e della Sua natura. Apprendiamo quindi la piena divinità di Gesù e il Suo coinvolgimento nella creazione. Senza Cristo, “neppure una delle cose fatte è stata fatta”. Alla luce di questa rivelazione, l'identità di Gesù, ma anche tutto l'Antico Testamento, appaiono sotto una luce completamente nuova; una chiave di lettura fondamentale per comprendere la profondità di ogni passo biblico. Forti di questi insegnamenti, è interessante analizzare ora un miracolo che Gesù ha compiuto, descritto ancora una volta nel Vangelo di Giovanni.

Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo». Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse: «Va', làvati nella vasca di Siloe» (che significa «mandato»). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva.
Giovanni 9:1-7 

In questo brano vediamo l'affermazione di Gesù che identifica sé stesso come “la luce del mondo”, come anche scritto all'inizio del Vangelo. Insegna, inoltre, che Egli deve compiere le Sue opere mentre è giorno, poiché durante la notte nessuno può operare. Ebbene, cosa significano queste parole? Quali sono queste opere? Sicuramente riguardano il miracolo che ha compiuto, ma c'è un significato più profondo?

Ora: il giorno è senz'altro rappresentato dalla presenza incarnata di Cristo sulla Terra, in quanto è Lui stesso a spiegarlo.Di contro, la notte è il periodo in cui Egli non è nel mondo. Il periodo che va dalla Sua ascensione al Suo ritorno. Acquista quindi un significato negativo. Abbiamo una conferma di questo nel seguente passo biblico: 

E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale: è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.  
Romani 13:11,12

Perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.
1Tessalonicesi 5:2-8 

I credenti sono figli di luce e figli del giorno, per questo motivo devono svegliarsi nell'epoca presente che rappresenta la notte. Essi devono vegliare, perché la notte è avanzata e l'alba (il ritorno di Cristo) imminente.

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».
Apocalisse 22:16
 
Infatti il Signore, comunicando la rivelazione all'apostolo Giovanni, si presenta come la lucente stella del mattino.
Sebbene questo appellativo sia abbastanza chiaro, è interessante approfondire qualche aspetto astronomico.
L'oggetto celeste più luminoso nel cielo notturno dopo la luna, infatti, è il pianeta Venere. Una sua caratteristica interessante è quella di raggiungere la sua massima brillantezza poco prima dell'alba e poco prima del tramonto. Per questo è chiamato “Stella del mattino” e “Stella della sera”. Possiamo intravedere, grazie a tale usanza, una maggiore profondità in questo insolito nome di Gesù. Egli ha brillato con la Sua resurrezione e ascensione ed Egli brillerà al momento del ritorno glorioso, alla fine della notte. Ecco perché Egli è la lucente stella del mattino. Negli istanti precedenti al giorno, Egli brillerà più di tutti gli astri del cielo.

Il giorno, dunque, era il periodo in cui Gesù era presente fisicamente sulla Terra. Ma sono rimasti ancora degli interrogativi irrisolti. Quali sono le opere che Gesù doveva compiere durante il giorno? Tornando al passo evangelico, Gesù provvede a guarire miracolosamente il cieco nato. Leggiamolo, però, anche da un altro vangelo.

Giunsero a Betsaida; fu condotto a Gesù un cieco, e lo pregarono che lo toccasse. Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio; gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui, e gli domandò: «Vedi qualche cosa?» Egli aprì gli occhi e disse: «Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano». Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.
Marco 8:22-25 

I due racconti si completano a vicenda, in quanto presentano dettagli assenti nell'altro vangelo.

Come abbiamo visto precedentemente, il Signore Gesù ha creato ogni cosa. Egli è la luce del mondo e nel suo ministero terreno era la luce del mondo, era il giorno. Nel giorno doveva compiere delle opere. Dopo aver spiegato questo ai discepoli...

...sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco. Egli aprì gli occhi e disse: «Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano». Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.

Gesù prese della terra e con la sua saliva fece del fango che applicò sugli occhi del cieco. Egli poteva guarirlo con un solo gesto, con un solo pensiero, come era accaduto altre volte. Ma questa volta ha voluto compiere un gesto profetico. Prendere della terra – lo stesso materiale con cui ha creato l'uomo – e usarlo per ricreare gli occhi, i nervi mal funzionanti di questa persona. E' come se avesse ripreso a creare, guarendo chi era malato, per manifestare le opere di Dio in lui. Non la creazione dal nulla, ma una creazione progressiva, la stessa descritta a lungo nella Genesi. Questi insegnamenti, questi gesti e questo miracolo non sono fini a sé stessi ma ad una proclamazione profetica di chi è Gesù, della Sua volontà e del Suo scopo. Egli, infatti, è venuto per completare il piano di Dio attraverso la riconciliazione come atto creativo che porta ordine laddove c'è il caos del peccato e della separazione dell'uomo da Dio.

Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. 
Colossesi 1:13-20 

Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.
[...]
Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente;
è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo spirituale.
1Corinzi 15:22-24/42-44

Gesù è il primogenito dei morti, la primizia della resurrezione. A lui seguiranno tutti i credenti che grazie alla loro fede nel Signore risorgeranno con un corpo spirituale. Questa sarà la condizione perenne dell'umanità nella Nuova Gerusalemme, questa sarà la vera nuova creazione. Spesso ci soffermiamo sui Nuovi cieli e sulla Nuova terra ma questi saranno solo dei “contenitori” per la vera nuova creazione: la chiesa glorificata.

Gesù ha creato ogni cosa, visibile e invisibile.
Gesù si è incarnato e ha proclamato profeticamente di portare a compimento la volontà creatrice di Dio.Gesù è morto al posto dell'umanità, offrendo la possibilità a chiunque creda in Lui di risorgere come Lui ed essere parte della nuova creazione, perfetta, che Egli aveva in mente dall'eternità. Gesù è il fulcro di ogni volontà divina, è il centro di ogni creazione. La creazione informe della terra, la creazione del mondo così come lo consociamo e la nuova creazione, quella eterna. Ma non solo.

Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. 
Ebrei 12:1-2  

Gesù è anche il creatore della fede! Egli la crea dal nulla, ma la porta anche a compimento. Egli la crea, la raffina, la fa crescere e la porta a maturità nella nostra vita. Forse, pensando a Gesù, la prima cosa che ci viene in mente è la croce.Essa tuttavia è stata il mezzo scelto da Dio per portare a termine la Sua creazione. La vita cristiana non è una vita di sofferenza fine a sé stessa. La vita cristiana non è comportarsi bene. La vita cristiana è camminare con il Creatore ed essere ricreati a Sua immagine. Appropriarci della nostra vera identità da Colui che ci ha creato. Solo con questa consapevolezza potremo essere dello stesso sentimento del salmista ed affermare con Lui:

La pietra che i costruttori avevano disprezzata
è divenuta la pietra angolare.
Questa è opera del SIGNORE,
è cosa meravigliosa agli occhi nostri.
Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato;
festeggiamo e rallegriamoci in esso.
Salmi 118:22-24 

lunedì 12 settembre 2011

Udrete e non intenderete, guarderete e non vedrete...

Il libro del profeta Isaia è uno dei più lunghi libri profetici della Bibbia, comprendente alcuni dei passi più conosciuti e studiati. Il suo ministero profetico durò intorno ai quarant'anni, dal 740 a.C. al 700 a.C., periodo in cui si persero le sue tracce. La tradizione vuole che fu arrestato e condannato a morte (segato in due) dal malvagio re Manasse.
La vocazione di Isaia inizia con la visione del trono di Dio.

Isaia 6:8 Poi udii la voce del Signore che diceva:
«Chi manderò? E chi andrà per noi?»
Allora io risposi: «Eccomi, manda me!»
9 Ed egli disse: «Va', e di' a questo popolo:
"Ascoltate, sì, ma senza capire;
guardate, sì, ma senza discernere!"
10 Rendi insensibile il cuore di questo popolo,
rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi,
in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi,
non intenda con il cuore,
non si converta e non sia guarito!»
11 E io dissi: «Fino a quando, Signore?»
Egli rispose: «Finché le città siano devastate,
senza abitanti,
non vi sia più nessuno nelle case,
e il paese sia ridotto in desolazione;
12 finché il SIGNORE abbia allontanato gli uomini,
e la solitudine sia grande in mezzo al paese.
13 Se vi rimane ancora un decimo della popolazione,
esso a sua volta sarà distrutto;
ma, come al terebinto e alla quercia,
quando sono abbattuti, rimane il ceppo,
così rimarrà al popolo, come ceppo, una discendenza santa».


In pochi altri passi biblici viene presentato il destino di Israele in un modo così chiaro e conciso.
Il primo messaggio profetico affidato a Isaia, non è uno tra i tanti messaggi, ma è il messaggio più importante.
Dentro questi pochi versetti vi è la desolazione di Israele, la venuta del Messia, la nascita della Chiesa e la Nuova Gerusalemme. Di fatto, è come se fosse una mappa di tutte le profezie bibliche, che trovano il loro collocamento all'interno di questo affresco.
E' risaputa la tristezza e la disperazione del profeta Geremia, a causa della gravità dei messaggi che Dio ha comunicato per suo mezzo. Una deportazione e schiavitù imminente e inevitabile.
Di fatto però, già un centinaio di anni prima, il Signore si era pronunciato con simile perentorietà, anche se non mostrò inizialmente ciò a cui si riferiva.
Come più tardi dirà lo stesso Isaia (25:1), i Suoi disegni, concepiti da tempo, sono fedeli e stabili.

Ecco quindi che Isaia inizia il suo ministero profetico serbando nel cuore queste pesantissime parole.
In un epoca in cui i profeti erano incaricati di portare messaggi di ravvedimento, egli si ritrovava a predicare con la consapevolezza di non essere ascoltato. Di fatto, aveva ricevuto il compito di parlare pubblicamente proprio per non essere ascoltato. Dopo questa profezia, il Signore gliene affidò moltissime altre. Alcune di giudizio, altre di speranza. Alcune si sono già adempiute ed altre devono ancora farlo. Ma in questo svolgimento, l'iniziale mappa profetica è sempre restata stabile. Mostrandosi con maggiore chiarezza durante i secoli successivi. L'adempimento principale infatti non riguardava la vita di Isaia, ma un tempo futuro e degli avvenimenti decisivi per la nazione.

Nel 597 a.C. iniziò la deportazione di Giuda a Babilonia.
La desolazione del paese profetizzata da Isaia può far venire alla memoria questo evento storico, ma leggendo con attenzione il brano, comprendiamo che in realtà non è così. Il profeta riporta infatti che "se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto".
Pensando a questo, dobbiamo tenere in considerazione il fatto che a Babilonia fu deportata "solo" l'elite religiosa, politica ed economica del paese. E che invece la popolazione rurale di Giuda continuò a vivere nelle proprie terre.
La Bibbia li conosce col nome collettivo di "am ha'aretz" (variamente tradotto come "genti della terra", "popoli del Paese", "genti del Paese"). Sicuramente erano più del dieci per cento della popolazione.

Ma allora, a quale evento si riferisce la nostra profezia?
La risposta ci arriva direttamente dal Signore Gesù.

Matteo 13:10 Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?» 11 Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. 12 Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. 13 Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono. 14 E si adempie in loro la profezia d'Isaia che dice:
"Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi e non vedrete;
15 perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile:
sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi,
per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi,
e di comprendere con il cuore
e di convertirsi, perché io li guarisca".
16 Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono!
17 In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono.


Questa rivelazione del Signore Gesù ci mostra come la prima parte della profezia abbia iniziato ad adempiersi nella generazione di Giudei contemporanea alla prima venuta del Messia.
Era una parola affidata a Isaia dunque, ma come secondo (e più decisivo) adempimento, si è verificata nelle conseguenze delle parole di Gesù. Come questo profeta infatti, anche Egli predicò alla popolazione di Giuda, consapevole di lasciare messaggi preziosi per molti, ma di inciampo per molti altri. La sua stessa vita ha rappresentato questo dualismo:

Isaia 8:14 Egli sarà un santuario,
ma anche una pietra d'intoppo,
un sasso d'inciampo per le due case d'Israele,
un laccio e una rete
per gli abitanti di Gerusalemme.


Romani 9:33 come è scritto:
«Ecco, io metto in Sion un sasso d'inciampo
e una pietra di scandalo;
ma chi crede in lui non sarà deluso».


Ma perchè tutto questo?
La Bibbia mostra come il Signore abbia creato e scelto Israele per essere il Suo popolo.
Una nazione santa, diversa dalle altre che sono sulla faccia della Terra.
Durante la sua storia però, si sono succedute contaminazioni sempre più gravi. Idolatrie che hanno portato Israele ad essere addirittura peggiore delle nazioni circostanti. Di fatto quasi tutti i profeti dell'Antico Testamento hanno portato dei messaggi di conversione al popolo, per sradicare questo peccato dilagante. A volte la popolazione ed i re di Israele e Giuda hanno ascoltato. Ma molte più volte non è stato affatto così. Nel giro di qualche centinaia di anni, la situazione è diventata irreversibile agli occhi del Signore. Poi, è arrivato il Messia.

Giovanni 1:10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. 11 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto.

Matteo 27:24 Pilato, vedendo che non otteneva nulla, ma che si sollevava un tumulto, prese dell'acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente del sangue di questo giusto; pensateci voi».
25 E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli».
26 Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.


Gesù è venuto in Giuda, a casa sua. Nel popolo santo.
Ma i Suoi, non l'hanno ricevuto.

Pochi decenni dopo, intorno al 66-70 d.C., la popolazione si ribellò all'Impero Romano che rispose conducendo una guerra aperta contro i ribelli Giudei. Strinsero in assedio Gerusalemme e la conquistarono. Distrussero il secondo Tempio.
97.000 Giudei furono resi schiavi e sparpagliati per tutto l'Impero. Fu l'inizio della diaspora ebraica.
Nel 135 d.C., ci fu un'altra rivolta, le cui conseguenze portarono alla scomparsa definitiva di Giuda come nazione. Gli ebrei superstiti emigrarono in Africa e in Europa, lasciando una grande solitudine in mezzo al paese.
La Terra Promessa ora era completamente vuota.
Non rimase neanche un decimo della popolazione.
La seconda parte della profezia di Isaia si adempì.

A questo punto però, rimane la terza parte: rimarrà al popolo di Israele un residuo, una discendenza santa.
Senza questo futuro glorioso, in realtà tutta questa devastazione non avrebbe senso. Lo stesso nome del Signore ne uscirebbe macchiato, in quanto creatore e conduttore dell'umanità e di Israele. Ecco quindi che la vera chiave di lettura viene celata in questo versetto, e rivelata alla Chiesa primitiva.

Romani 11:1 Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch'io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino. 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: 3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»? 4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». 5 Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. 6 Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia.
7 Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti, 8 com'è scritto:
«Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere
e orecchie per non udire,
fino a questo giorno».
11 Ora io dico: sono forse inciampati perché cadessero? No di certo! Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta agli stranieri per provocare la loro gelosia. 12 Ora, se la loro caduta è una ricchezza per il mondo e la loro diminuzione è una ricchezza per gli stranieri, quanto più lo sarà la loro piena partecipazione!
15 Infatti, se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti?25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto:
«Il liberatore verrà da Sion.
27 Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà;
e questo sarà il mio patto con loro,
quando toglierò via i loro peccati».
30 Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, 31 così anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch'essi misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.
33 Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! 36 Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.


La disubbidienza di Israele ha aperto la possibilità di salvezza a tutto il mondo.
Persone di ogni città, tribù e nazione ora possono convertirsi a Cristo e tornare nell'abbraccio del Padre.
Questa finestra di grazia aperta verso il mondo, durerà fino al giorno del Signore. Quando la totalità degli stranieri eletti sarà salvata, Egli interverrà direttamente, portando salvezza a tutta la popolazione Ebraica.

Zaccaria 12:10 «Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme
lo Spirito di grazia e di supplicazione;
essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto,
e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico,
e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.

Zaccaria 14: 2 Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme,
la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate;
metà della città sarà deportata,
ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città.
3 Poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni,
come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia.
4 In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi,
che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente,
e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente,
tanto da formare una grande valle;
metà del monte si ritirerà verso settentrione
e l'altra metà verso il meridione.

6 In quel giorno non ci sarà più luce;
gli astri brillanti ritireranno il loro splendore.
7 Sarà un giorno unico, conosciuto dal SIGNORE;
non sarà né giorno né notte,
ma verso sera ci sarà luce.
9 Il SIGNORE sarà re di tutta la terra;
in quel giorno il SIGNORE sarà l'unico
e unico sarà il suo nome.
10 Tutto il paese sarà mutato in pianura, da Gheba a Rimmon
a sud di Gerusalemme;
Gerusalemme sarà innalzata e abitata nel suo luogo,
dalla porta di Beniamino fino alla prima porta,
la porta degli Angoli;
e dalla torre di Ananeel agli strettoi del re.
11 La gente abiterà in essa e non ci sarà più nessun interdetto;
Gerusalemme se ne starà al sicuro.


Dopo il periodo finale della grande tribolazione, le nazioni della terra circonderanno Gerusalemme come altre volte in passato.
Questa volta però, il Signore stesso interverrà, in prima persona.
Gesù tornerà dal cielo, i suoi piedi toccheranno il monte degli Ulivi, spaccandolo in due.
Gli eserciti saranno sconfitti all'istante.
Israele riconoscerà Colui che hanno trafitto e piangeranno amaramente. Questo evento darà la possibilità al popolo santo di pentirsi e convertirsi. La nazione ebraica sarà interamente salvata. Persone provenienti da ogni nazione avranno già conosciuto la salvezza. Il Signore sarà re di tutta la Terra.

Questa prospettiva futura riempie di significato l'intera Storia di Israele.
"Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti".
Questa è la maestosità del piano del nostro Signore.
Ora finalmente possiamo comprendere la profezia di Isaia e le parole di Gesù.
Ora possiamo riflettere come fece Giuseppe:

Genesi 50:20 Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso.

In questo caso noi tutti, Israeliti e non, avevamo peccato mortalmente contro il Signore.
Ma Dio ha pensato di convertire questa malvagità in bene, per conservare in vita un popolo numeroso. Una stirpe eletta. Un regale sacerdozio. La Chiesa e Israele. Uniti in un solo ovile.
Per la sola gloria di Dio.

lunedì 25 luglio 2011

Il fico e la vite: l'albero della conoscenza del bene e del male e l'albero della vita

IL FICO - L'ALBERO DELLA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE

Genesi 2:16-17 Dio il SIGNORE ordinò all'uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino,
ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».

Genesi 3:6-7 La donna osservò che l'albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l'albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.
Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s'accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture.


Adamo ed Eva sono ai piedi dell'albero della conoscenza del bene e del male.
Ne mangiano il frutto. Si accorgono di essere nudi. Prendono delle foglie e ne fanno delle cinture.
La velocità della narrazione lascia intendere che l'albero tanto famoso fosse in realtà un albero di fico. Adamo ed Eva prendono la prima cosa che hanno sotto gli occhi per coprirsi, come necessità immediata. E l'unica cosa che hanno nelle immediate vicinanze è proprio l'albero da cui si sono appena cibati.
Ovviamente non vi è certezza, nè argomento di fede, tuttavia ritengo sia lecito pensare che l'albero della conoscenza del bene e del male sia l'albero di fico.
Il giardino dell'Eden era un giardino terrestre. La Bibbia lascia intendere che piante ed animali fossero gli stessi che conosciamo noi oggi.
Certamente c'era qualcosa di diverso, ma questa diversità non è riscontrabile nella biologia o nella botanica. La diversità presente in Eden è a livello spirituale. L'ecosistema, le piante, gli animali e gli esseri umani erano sostanzialmente gli stessi di oggi ma sicuramente differenti a causa della vicinanza diretta del Signore e della Sua speciale e unica benedizione.
Le realtà spirituali erano fuse in armonia con quelle materiali, in un modo che a noi oggi sembra inconcepibile.

Romani 8:20-21 perché la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l'ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio.

La creazione, la natura, al tempo odierno è sottoposta a vanità.
Non sarà così in futuro, quando entrerà nella gloriosa libertà dei figli di Dio.
Ma non dimentichiamoci che non è stato così neanche per sempre nel passato.
C'è stato un tempo in cui la natura brillava della spiritualità divina. Un tempo in cui queste due realtà erano compenetrate. Il tempo del giardino dell'Eden.

Ecco quindi che questa ipotesi inizia a sembrare un po' meno assurda.
Un albero reale, un frutto reale.
Ma ripieno di caratteristiche spirituali, donate dal Creatore.
Il Signore non vieta di mangiare di tutti gli alberi della specie incriminata, ma solo di quell'esemplare. Non sappiamo se vi erano alberi simili, ma sappiamo per certo che Adamo ed Eva riconoscevano molto bene quale fosse questo albero.
Nell'immaginario collettivo si pensa che sia a causa della tipologia fisica dell'albero, ma - considerate le realtà spirituali presenti - non sarebbe più significativo pensare che sia a causa della tipologia spirituale impartita a quell'albero specifico?
Tanti alberi di fico dunque, ma un albero di fico in particolare dalle uniche capacità sovrannaturali. Un albero bello da vedere e buono per nutrirsi, come moltissimi altri alberi, ma anche desiderabile per acquistare conoscenza. Come solo questo esemplare poteva donare.

Marco 11:12-14 Il giorno seguente, quando furono usciti da Betania, egli ebbe fame.
Veduto di lontano un fico, che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualche cosa; ma, avvicinatosi al fico, non vi trovò niente altro che foglie; perché non era la stagione dei fichi.
Gesù, rivolgendosi al fico, gli disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te!» E i suoi discepoli udirono.

Marco 11:20 La mattina, passando, videro il fico seccato fin dalle radici.


Leggendo il contesto successivo, si comprende come il Signore abbia voluto usare questo esempio per insegnare ai discepoli la potenza della fede.
Ma non poteva insegnarlo forse con altri esempi?
Come mai ha maledetto questo albero - unico caso, in tutti i Vangeli - che tra l'altro aveva tutte le ragioni di non avere frutto, non essendo la sua giusta stagione? Può essere un caso. Può avere un senso. Può essere un gesto profetico.
Proviamo a immaginare un attimo questa circostanza.
Gesù ha fame e vede un albero di fico con molte foglie. E' un albero invitante, che promette di essere rigoglioso, promette di sfamare. Esattamente come l'albero della conoscenza del bene e del male promette ciò che in realtà non può mantenere. E' un albero che non ha potuto realmente togliere la fame di conoscenza e anche in questo caso, questo nuovo esemplare di fico non ha potuto neanche alleviare il languore di Gesù. Sono alberi della stessa specie. Per questo, Egli lo maledice.
Gesù, l'albero della vita, maledice fino alla morte l'albero della conoscenza del bene e del male; annullando il suo potere. Quel tronco rinsecchito non ha più potuto ingannare nessuno. Un gesto profetico, con un significato spirituale.

LA VITE - L'ALBERO DELLA VITA

Genesi 2:9 Dio il SIGNORE fece spuntare dal suolo ogni sorta d'alberi piacevoli a vedersi e buoni per nutrirsi, tra i quali l'albero della vita in mezzo al giardino

Giovanni 15:1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo.
Giovanni 15:5-6 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla.
Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.

Giovanni 14:6 Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Durante tutto il Suo ministero terreno, Gesù ha sempre parlato in parabole.
Metafore che assicuravano la comprensione di concetti particolari a molte persone. E l'incomprensione per altre che non volevano capire.
Le parabole non sono racconti da prendere alla lettera, ma storie che trasmettono una realtà spirituale nascosta in parole comuni. Per fare un esempio, il Regno di Dio non è un granello di senape, ma è simile ad esso. Come questo piccolo seme infatti all'inizio sembra insignificante agli occhi del mondo ma dopo essere stato piantato diventa un albero enorme. Parimenti il Regno di Dio sembrava inesistente per l'uomo. Sembrava morto insieme a Gesù, sulla croce. Ma con la Sua resurrezione ha iniziato ad espandersi, portando la conoscenza di Dio agli uomini, che in moltitudini si sono convertiti a Cristo.
Questa considerazione fondamentale però non toglie importanza alle parole di Gesù. Egli è la vite.
Egli è la vita.
Anche in questa circostanza, può trattarsi di un caso. Oppure no.
Anche questo caso è unico: l'unica volta in cui Gesù si presenta in parabola come una pianta specifica. Può essere che Gesù abbia scelto di identificarsi con la vite solo per il fatto di essere una pianta che dà frutto e che viene mondata e potata. Ma altri alberi hanno le stesse caratteristiche.
L'alternativa è che Gesù in quel momento volesse identificarsi come l'albero della vita, la vite.

Marco 14:23-25 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero.
Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti.
In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio».


L'ultima cena.
I discepoli bevono il vino, insieme a Gesù.
Egli dice che questo rappresenta il suo sangue che è stato sparso per la salvezza di molti. La Sua vita che è stata donata a molti.
E poi proclama una verità: Egli non berrà più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrà nuovo nel regno di Dio. Un vino nuovo, in un tempo futuro.
Quale sarà questa occasione?

Apocalisse 19:6-9 Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di grandi acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: «Alleluia! Perché il Signore, nostro Dio, l'Onnipotente, ha stabilito il suo regno.
Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la sua sposa si è preparata.
Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi». E l'angelo mi disse: «Scrivi: "Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell'Agnello"». Poi aggiunse: «Queste sono le parole veritiere di Dio».


Durante l'ultima cena si bevve del vino, a simboleggiare il sangue di Cristo, la vita. Dopo che cielo e terra saranno passati, vi sarà un'altra cena: la cena delle nozze dell'Agnello. La cena che sancirà l'eterna comunione dei credenti con il Signore. Ecco quando Gesù berrà il vino nuovo. Ecco quando la Chiesa Universale berrà il vino della vita, in nuovi corpi di resurrezione. Ecco quando finalmente l'uomo avrà di nuovo accesso all'albero della vita, secondo il desiderio di Dio.

Apocalisse 22:1-5 Poi mi mostrò il fiume dell'acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell'Agnello. In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni. Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell'Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.

Un albero dal frutto mensile e dalle foglie guaritrici per le nazioni.
C'è chi pensa sia un'allegoria, chi pensa che sia l'albero interdetto dai tempi dell'Eden, sconosciuto a tutto il genere umano da Caino e Abele in poi.
Ma forse può essere ancora qualcosa d'altro: un albero reale, con un'essenza spirituale. Una vite rinnovata, simbolo dell'eterno disegno di Dio di avere l'uomo con sè, per l'eternità.
Un memoriale fisico, vivo e visibile che ricordi per sempre ad ogni persona il più grande dono di Dio: la vita eterna. La Sua presenza.

domenica 17 luglio 2011

La chiave della casa di Davide

Intorno al 750 a.C. il profeta Isaia profetizza da parte del Signore su un uomo israelita di nome Eliachim. Vengono raccontati alcuni aneddoti in 2Re 18 e 19, mentre la profezia che lo nomina appare in Isaia 22, dove si manifesta la volontà del Signore di destituire il malvagio sovrintendente Scebna e porre al suo posto questo fedele uomo di Dio.

Isaia 22:20-24 In quel giorno,
io chiamerò il mio servo Eliachim, figlio di Chilchia;
lo vestirò della tua tunica, gli allaccerò la tua cintura,
rimetterò la tua autorità nelle sue mani;
egli sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per la casa di Giuda.
Metterò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide;
egli aprirà, e nessuno chiuderà;
egli chiuderà, e nessuno aprirà.
Lo pianterò come un chiodo in un luogo solido;
egli diverrà un trono di gloria per la casa di suo padre.
A lui sarà sospesa tutta la gloria della casa di suo padre,
i suoi rampolli nobili e ignobili,
tutti i vasi più piccoli,
dalle coppe alle bottiglie"».


Da queste parole possiamo vedere il grande favore che Eliachim godeva di fronte al Signore. In modo particolare, vorrei soffermarmi sulla parte della profezia che parla dell'affidamento della chiave della casa di Davide. Questo riferimento è forse il più importante. Sicuramente diventare la persona più gloriosa di una dinastia è qualcosa di importantissimo, essere il riferimento per un intero albero genealogico è forse ciò a cui aspira ogni persona. Essere ricordato nei secoli, essere importante, essere un punto di riferimento perenne.
La mia opinione tuttavia è che tutto ciò sia solamente l'effetto causato dal ricevere da Dio la chiave della casa di Davide.
Questo dono profetico infatti rende Eliachim un'immagine di Cristo, anticipando la volontà del Signore a riguardo dell'autorità di Dio Figlio. Questo è il motivo per cui a distanza di 2700 anni e migliaia di chilometri, oggi stiamo ancora parlando di questa persona, insignificante per i libri di storia ma onorata e scelta da parte di Dio.

Apocalisse 3:7 «All'angelo della chiesa di Filadelfia scrivi:
Queste cose dice il Santo, il Veritiero, colui che ha la chiave di Davide, colui che apre e nessuno chiude, che chiude e nessuno apre:
[...]
Apocalisse 3:12 Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio (la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio) e il mio nuovo nome.


Gesù Cristo è l'unico legittimo proprietario della chiave di Davide. La realizzazione dell'immagine passata attraverso Eliachim. Così come lui poteva per autorità delegata ammettere o allontanare le persone dalla presenza del re, in modo definitivo ora il Signore Gesù per l'autorità ricevuta da Dio Padre può porre chi vuole come colonna eterna nel tempio di Dio.
Egli è l'Unico che ha il potere di aprire la porta che dà accesso al Padre, senza che nessuno possa chiuderla e chiudere la medesima porta a chi vuole, senza che nessuna creatura possa più riaprirla.

Questo è il potere assoluto e eterno di Gesù Cristo. Questo è il motivo per cui nel Suo ministero terreno si è proclamato la "porta delle pecore".

Giovanni 10:7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
Giovanni 10:8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Giovanni 10:9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.


Gesù è la porta, Gesù ha la chiave (intesa come autorità di promuovere o interdire l'accesso a Dio Padre). Nessun essere umano ha mai avuto nè mai avrà tale potere, perchè è un ruolo che spetta solo a Lui.

Come può toccarci però questo fatto? Come può essere importante per noi?

Romani 8:28-35 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.
Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli;
e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.
Che diremo dunque riguardo a queste cose?
Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?
Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica.
Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi.
Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?


Ecco, l'importanza.
La possibilità di arrivare al trono di Dio non è sulle spalle di nessun essere umano.
Nessuno può avvicinarsi a Dio con le sue forze o capacità.
Questa capacità infatti spetta solo a Dio stesso.
Solo Lui può fare grazia e avvicinare coloro che sono chiamati secondo il Suo disegno. Non è questione di pregi, talenti, caratteristiche.
E' questione di grazia.

Efesini 2:8 Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.

Questa consapevolezza deve rinfrancare il cuore di tutti i credenti. Coloro che credono e ubbidiscono a Cristo devono maturare la certezza che la propria salvezza non è in balìa delle loro debolezze e incapacità. La loro salvezza è nelle mani di Dio. La loro salvezza è custodita nel luogo più impenetrabile dell'universo. Con questa certezza e serenità ogni credente può affrontare il proprio ministero e il proprio servizio per il Signore. Con questa sicurezza gli apostoli sono morti martiri, e i discepoli di innumerevoli generazioni hanno portato la buona novella fino alle estremità del mondo.
Nel regno di Dio non c'è dubbio alcuno. Nel regno di Dio c'è la certezza del Suo amore sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo.

1Giovanni 4:17-19 In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo.
Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore.
Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.


Ogni credente non deve temere un castigo da parte di Dio, perchè il Signore Gesù sulla croce ha preso ogni castigo che sarebbe toccato a noi.
Per questo motivo noi possiamo amare.
Perchè Egli ci ha amati per primo.
Senza questa esperienza spirituale è impossibile amare spiritualmente, è impossibile vivere in fede, è impossibile avere la consapevolezza di essere figli di Dio.
Essere figli è un fatto che non dipende da noi stessi ma dai nostri genitori.
Allo stesso modo essere figli di Dio non dipende da noi, ma da Lui soltanto.

Giovanni 1:11-13 È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto;
ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome;
i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio.


Ma se invece non ti consideri credente? Se non conosci Cristo?
Forse ti sta assalendo un profondo terrore, o una disperata ribellione.
In questo caso aspetta ancora un attimo. C'è un messaggio per te.

Giovanni 6:37-40 Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori;
perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno.
Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».


Questa è la sicurezza che puoi ricevere oggi: se ti avvicini a Gesù, Lui non ti scaccerà ma ti accoglierà vicino a sè.
Se hai nel tuo cuore il desiderio di avvicinarti al Signore, è perchè Dio stesso lo ha messo in te. E, invocandolo in modo semplice e sincero, potrai incontrarlo.
Chiunque cerca il Signore con tutto il suo cuore, lo troverà certamente.
E potrà stare con Lui per l'eternità.

martedì 31 maggio 2011

Pharez

[Genesi 38]
Prima che i figli di Israele si riunissero in Egitto al loro fratello Giuseppe, in un certo momento della sua vita, Giuda si separò dalla sua famiglia.
Prese come moglie una donna di nome Sua, dalla quale ebbe tre figli: Er (dalla radice della parola "veggente"), Onan (dalla radice di "forte") e Sela (dalla radice di richiedere, "richiesto").

Quando i figli crebbero, Giuda prese per Er una moglie di nome Tamar.
Er però era un uomo perverso, e il Signore lo fece morire.
Com'era usanza dell'epoca, Giuda diede Tamar come moglie a Onan, in modo che potesse dare una discendenza al fratello. Onan però pur accettando questo matrimonio fece in modo da non avere figli da lei, attirandosi un altro giudizio di Dio che portò alla sua morte. L'unico altro figlio rimasto, Sela, era troppo piccolo per sposarsi. Giuda assicurò che appena avesse raggiunto l'età giusta sarebbe diventato il nuovo marito di Tamar. Gli anni passarono ma questo non accadde. Giuda aveva paura che potesse morire anche Sela.

Tamar allora temendo di non avere alcuna discendenza, si finse prostituta, riuscendo ad avere un figlio da Giuda stesso.

Genesi 38:27-30 Quando venne il tempo in cui doveva partorire, ecco che Tamar aveva in grembo due gemelli.
Mentre partoriva, l'uno di essi mise fuori una mano e la levatrice la prese e vi legò un filo scarlatto, dicendo: «Questo qui esce per primo».
Ma egli ritirò la mano, ed uscì suo fratello. Allora la levatrice disse: «Perché ti sei fatta questa breccia?» Per questo motivo gli fu messo nome Perez.
Poi uscì suo fratello, che aveva alla mano il filo scarlatto; e fu chiamato Zerac.


Perez (o Pharez) significa "Breccia".
Zerac (o Zarah) significa "Risplendere" (del sole).

Nei capitoli seguenti di Genesi si interrompe la narrazione di queste vicende familiari, riprendendo la storia di Giuseppe e degli avvenimenti che hanno portato Israele e i suoi discendenti verso l'Egitto, salvandosi dalla carestia di tutta la regione. In realtà infatti questa è la trama principale di questa parte del libro. Questa è la storia di fondamentale importanza. Il motivo per cui gli Israeliti sono entrati in Egitto. Il motivo per cui sono scampati a morte certa. Il motivo per cui sono riusciti a moltiplicarsi grandemente, nell'abbondanza egiziana. In tutto questo, Giuda e Tamar risultano essere fuori tema. Le mogli degli altri figli di Israele sono appena accennate mentre per loro si è creata una notevole digressione, con numerosi particolari. Perchè? Di certo la Bibbia non fa gossip. Ogni cosa nelle Sacre Scritture ha un significato.

Matteo 1:3 Giuda generò Fares e Zara da Tamar.

Luca 3:33 [...] di Fares, di Giuda [...]


Gesù Cristo è discendente legale di Giuda, per la linea di Pharez.
Ecco perchè è presente questo dettagliato racconto. Ecco perchè viene descritta così minuziosamente la nascita di questi due fratelli. In modo ancora più accurato rispetto alla nascita degli stessi figli di Giacobbe.
Prima che tutto questo avesse un senso, il Signore ha provveduto a inserire nella redazione umana di questo libro tali avvenimenti, con il significato di annunciare velatamente la Sua volontà, come solo Lui può fare.

Isaia 41:26a Chi ha annunciato questo fin dal principio perché lo sapessimo?
Già da molto prima perché dicessimo: "È vero?"


Solo Dio può annunciare le cose fin dal principio, già da molto prima che si dicesse "è vero." Solo Lui può concepire piani che trascendono il tempo e lo spazio, mostrandosi solo parzialmente anche al più intelligente degli uomini.

Ora che abbiamo compreso l'importanza di questa vicenda, possiamo avvicinarci ancora di più a questi due personaggi, figli di Giuda, per comprendere un significato ancora più profondo.

Perez (o Pharez): "Breccia".
Zerac (o Zarah): "Risplendere" (del sole).

Leggendo la Bibbia apprendiamo che il Signore ha voluto rivelarsi agli uomini progressivamente e in modi differenti.
Nel Nuovo Testamento troviamo diverse parole che identificano questo concetto di rivelazione, manifestazione. Ogni parola però ha una accezione particolare che la distingue dalle altre. Questo non è un caso.

Phanerōs significa "manifestazione chiara, aperta." Brillare, manifestare la luce al cospetto degli uomini.
Epiphaneia significa "apparizione"
Apokalypsis significa "rivelare cose che prima erano sconosciute, manifestazione per quello che è realmente"
Parousía significa "presenza". Indica un'apparizione personale.

L'utilizzo di tutte queste parole indica la volontà di Dio di rivelarsi in tempi diversi e in modi diversi.

Giovanni 7:6 Gesù quindi disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo, invece, è sempre pronto.

Il Signore non si muove all'interno del tempo "chronos", un tempo consequenziale, ma nel tempo "kairos", un momento nel tempo. Un tempo efficace, decisivo, unico. Una dimensione perfetta. Per questo il tempo di Gesù in quel passo del Vangelo non era ancora venuto e per lo stesso motivo, il tempo dei fratelli increduli di Gesù era sempre pronto. Esattamente per questo, inoltre, esistono dei tempi specifici per una specifica manifestazione di Dio. Questo è quello che ci testimonia la Bibbia.
Alcuni tempi sono già passati, altri devono ancora arrivare.
Ecco il perchè di tante parole dal significato così simile. Ogni termine non è usato a caso ma per identificare un tempo kairos precisamente associato ad una precisa manifestazione di Dio.

Cosa c'entra tutto questo con i nostri due personaggi, figli di Giuda?

Dobbiamo considerare che nella cultura semitica il nome ha un'importanza molto differente rispetto a quella che diamo noi.
Il nome delle persone rappresentava in un certo senso il loro destino, una visione profetica della loro vita.
Ecco quindi che possiamo ragionare sul nome "Breccia" e "Risplendere".
Ai tempi di Gesù, tutto il popolo di Israele oppresso dalla dominazione Romana era in trepidante attesa del Messia promesso dal Signore.
Aspettavano un Messia condottiero che portasse libertà istituendo un nuovo regno politico e teocratico. Una nuova manifestazione del Signore.
Phaneros e parusia, una manifestazione personale e aperta.

Questo desiderio cavalcava innumerevoli profezie e promesse del Signore, scritte dai profeti dell'Antico Testamento. Ma queste promesse sono per un tempo specifico. E quello non era il tempo kairos corretto.
Prima della parusia infatti il Signore ha voluto rivelarsi nell'epifania. Non una manifestazione brillante e gloriosa, ma un'apparizione umile e inosservata.
Una nascita povera, in una mangiatoia.
Un ingresso difficoltoso in questo mondo, riconosciuto soltanto da alcuni magi d'Oriente che:

Matteo 2:11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.

Non è un riconoscimento universale ma rappresentativo.
Ecco quindi il vero significato profetico di Pharez, l'antenato legale di Gesù fatto carne. Una manifestazione raggiunta quasi con fatica, come attraverso una breccia. Egli è stato il primogenito, indicando la prima manifestazione divina che si sarebbe verificata millenni dopo. Dopo di lui, il secondogenito: Zerah. Lo splendore. La manifestazione della parusia, una rivelazione gloriosa che indica la seconda venuta di Cristo, tutt'oggi futura. Ecco qual'è il significato nascosto in queste persone, in questi nomi. Ecco l'indizio che porta inequivocabilmente a dire "Solo tu, Signore, hai annunciato questo fin dal principio, molto prima che dicessimo che è vero". Una minuzia che palesa un grande disegno eterno. Che rende gloria al nostro Signore.

lunedì 23 maggio 2011

Il Signore, colui che ti guarisce

Introduzione

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
Giovanni 1:1,3 

Poiché in lui [Gesù] sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Colossesi 1:16

Ogni cosa esistente, è stata creata per mezzo di Gesù Cristo.
Ogni cosa visibile e invisibile, materiale o spirituale.
La salvezza degli uomini, la vita eterna, ci è donata dall'unico Dio; per mezzo della Persona di Gesù Cristo.
Ogni opera del Padre è compiuta mediante Gesù. 
Ogni compiacimento del Padre non è rivolto verso il bene o il male, ma solo e unicamente verso Gesù Cristo.
Tutto l'Antico Testamento testimonia velatamente di Gesù Cristo e tutto il Nuovo Testamento glorifica apertamente Gesù Cristo.
Queste considerazioni possono sembrare banali, ma in realtà sono fondamentali per avere una minima comprensione delle realtà spirituali. 
Questa consapevolezza e questa dichiarazione infatti ci permette di afferrare la vita eterna, il dono di Dio. Attraverso questa presa di posizione possiamo convertirci dalle nostre vie malvagie e conoscere per la prima volta l'unico vero Dio. Ma non finisce qui. Ogni tappa nella nostra crescita spirituale infatti è legata unicamente ad una maggiore rivelazione di Cristo.

Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
2Pietro 3:18

Solo crescendo nella grazia e nella conoscenza del Signore è possibile crescere nella propria fede, nella propria maturità spirituale, nella propria esperienza di Dio. Esperienza che possiamo acquisire attraverso benedizioni ma anche attraverso tribolazioni. Ogni cosa coopera al bene di chi ama Dio.
Ogni problema è un'occasione per affrontarlo insieme al Signore, e vivere una nuova forma della sua grazia per noi.

La Verità assoluta

Una di queste esperienze è sicuramente quella della guarigione miracolosa da parte del Signore. Eventi sovrannaturali di questo peso hanno una grande risonanza, anche nella società non credente. Per questo motivo molto spesso ci sono state manipolazioni delle informazioni, confusione, dubbi e incertezze.
Quando Dio compie un miracolo? In che occasioni? Quali sono le circostanze particolari in cui Egli si manifesta? A molte domande si è tentato di rispondere con la superstizione piuttosto che con la Bibbia.
Anche approcciandosi alle Scritture però, vi è un margine di errore dovuto ai più svariati motivi. Il tema è in realtà complesso e partire da un presupposto sbagliato porta a conclusioni inevitabilmente errate. Tra i tanti insegnamenti biblici però, la pietra angolare rimane sempre e solo una.

Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Giovanni 14:6

Ogni verità dottrinale infatti deve essere sottomessa alla Verità assoluta: Gesù.

Colui che ti guarisce

La prima volta che il Signore si rivelò come "colui che ti guarisce", fu al popolo di Israele, subito dopo aver attraversato il Mar Rosso fuggendo dagli Egiziani.

Esodo 15:22-26 Poi Mosè fece partire gli Israeliti dal mar Rosso ed essi si diressero verso il deserto di Sur; camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua.
Quando giunsero a Mara, non potevano bere l'acqua di Mara, perché era amara; perciò quel luogo fu chiamato Mara.
Allora il popolo mormorò contro Mosè, dicendo: «Che berremo?»
Egli gridò al SIGNORE; e il SIGNORE gli mostrò un legno. Mosè lo gettò nell'acqua, e l'acqua divenne dolce. È lì che il SIGNORE diede al popolo una legge e una prescrizione, e lo mise alla prova, dicendo:
«Se tu ascolti attentamente la voce del SIGNORE che è il tuo Dio, e fai ciò che è giusto agli occhi suoi, porgi orecchio ai suoi comandamenti e osservi tutte le sue leggi, io non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitte agli Egiziani, perché io sono il SIGNORE, colui che ti guarisce».


Consideriamo un attimo il fatto che Dio sia onnipotente.
Pensiamo a una cosa, qualsiasi cosa. Ebbene, qualunque sia, Egli può farla.
Il Signore può portare all'esistenza cose che non sono, e annullare cose che esistono. Bastava un solo pensiero per bonificare la fonte d'acqua alla quale erano arrivati gli Israeliti. Che bisogno c'era di un legno? Di quel legno?
Il popolo iniziava a mormorare sempre con maggiore insistenza. La stessa guida di Mosè iniziava a vacillare. La rivolta del popolo era dietro l'angolo. In questo clima di estrema tensione, Mosè grida a Dio con tutta la sua forza.
E Dio gli mostra un legno.
Il legno della croce.

Non importa quanto profondi siano i nostri problemi. Non importa quanto gravi siano i nostri peccati, o quanto avanzata sia la nostra malattia.
Nella notte più profonda, gridando a Dio, il Signore potrà intervenire solo in un modo. Mostrandoci la croce di Cristo.

Prendo un'altro episodio dell'Antico Testamento per rimarcare il fatto che dietro ad ogni miracolo vi è il Signore Gesù, anche prima che Egli si incarnasse per portare a termine la Sua missione.

Numeri 21:5-9 Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero».
Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono.
Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo.
Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita».
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.


Questo passo biblico presenta una situazione molto simile alla precedente.
Un'intero popolo nomade nel deserto incontra per forza grandi difficoltà, e in questo caso anche grandi incredulità.
Le prime cose che si mettono in dubbio sono la guida del Signore e dell'autorità da Lui delegata: Mosè. Ancora una volta c'è una preghiera di soccorso. Ancora una volta Dio al posto di portare guarigione istantanea, parla a Mosè comunicando una rivelazione specifica. In questo caso però, il significato del serpente di bronzo può sembrare più difficile da comprendere ma la stessa Scrittura ci viene in soccorso.

«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna.
Giovanni 3:14-15 

Non una guarigione istantanea, ma una guarigione ottenuta fissando gli occhi su ciò che rappresenta Cristo. E, al giorno d'oggi, su Cristo stesso.
Ogni guarigione miracolosa infatti viene dispensata da Dio attraverso l'opera di Gesù.

Fino ad adesso abbiamo visto in modo chiaro questo legame, senza però metterlo a fuoco nella massima nitidezza. Ebbene, questa nitidezza si trova ancora una volta nell'Antico Testamento.

Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava,
erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato;
ma noi lo ritenevamo colpito,
percosso da Dio e umiliato!
Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni,
stroncato a causa delle nostre iniquità;
il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui
e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

Isaia 53:4-5 

Questa profezia di Isaia si è adempiuta perfettamente nel sacrificio di Cristo sulla croce. Mentre tutte le persone dell'epoca lo ritenevano percosso da Dio e umiliato, Egli in realtà stava portando su di sè i nostri dolori, le nostre malattie, le nostre trasgressioni ed iniquità. Mediante le Sue lividure, mediante la Sua morte (e resurrezione), noi siamo stati guariti!
Ecco svelato il doloroso modo mediante il quale il Signore ha deciso di salvare gli uomini e di portare guarigione. Egli poteva salvare e guarire a prescindere da qualsiasi cosa, ma poiché è coerente con Sé stesso, ha deciso di portare questa salvezza e questa guarigione guadagnandola nel modo più costoso, mostrando una nuova via da percorrere. Una via di umiltà, di servizio e di amore per il prossimo....fino alla morte.

Guariti sempre??

Alcuni credenti, leggendo questo passo, sono arrivati ad alcune conclusioni molto pericolose. Il fatto che siamo stati guariti per le sue lividure infatti può portare a far pensare che chiunque indistintamente abbia la possibilità invocando questo decreto spirituale di "reclamare" la propria guarigione. Secondo tale interpretazione, il Signore in questo caso si troverebbe "costretto" a guarire per mantenere fede al proprio impegno. E nel caso la guarigione non avvenga? La colpa è della mancanza di fede nella persona.
Come accennato prima, ritengo che questa dottrina sia molto pericolosa. Il Signore non si fa manipolare dall'uomo. Il Signore non deve nulla all'uomo. Non esistono leggi che il Signore deve rispettare, perché tutte le leggi che conosciamo sono state date per gli uomini, non per Dio. Egli è sovrano e fa quel che vuole. Non si può ridurre la Sua opera ad una formula da pronunciare per dispensare miracoli. Il pericolo di questa dottrina è di cadere nella magia. E' antropocentrismo. E' la glorificazione dell'uomo, al posto di Cristo. Sono certo che molti figli di Dio ci credono in buona fede, e il mio rispetto e amore nel Signore li abbraccia indistintamente. Con fede nel Signore Gesù, senz'altro si verificano miracoli e prodigi. Ma il pericolo è grave, e grande è l'esigenza di vegliare e stare attenti. Chi desidera approfondire questo aspetto, e l'infondatezza biblica del "Movimento della fede", può leggere questo articolo.
Per ora invece, basti vedere qualche accenno biblico che mette in chiara luce la questione.

Non continuare a bere acqua soltanto, ma prendi un po' di vino a causa del tuo stomaco e delle tue frequenti indisposizioni.
1Timoteo 5:23 

In questo esempio classico vediamo come Timoteo soffrisse di frequenti indisposizioni di stomaco. Se bastasse la fede nel decreto di Dio a guarire indistintamente, forse non era abbastanza la fede dell'Apostolo Paolo? Leggendo il Nuovo Testamento dobbiamo prendere atto che ciò sia impossibile. Per sottolineare questo fatto, presento un'ulteriore prova scritturale.

E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca.
Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me;
ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.

2Corinzi 12:7-9 

Tutti gli esegeti più rigorosi sono concordi nell'identificare questa spina nella carne in una malattia o in una debolezza di tipo fisico (probabilmente un problema agli occhi). Ecco quindi ancora una volta una malattia che ha oppresso uno dei più grandi uomini di Dio che abbiano vissuto, e che non fu guarita dal Signore.

Come detto prima, Egli fa quel che vuole. I Suoi pensieri sono più alti dei nostri e a volte certe malattie hanno uno scopo diverso rispetto a quello di essere guarite miracolosamente.

La Via

Come inquadrare dunque la profezia di Isaia, alla luce di queste considerazioni?
Ritengo sia più esplicativo partire dall'effetto, per arrivare alla causa.

Tutti coloro che sono stati guariti miracolosamente nel nome di Cristo Gesù, sono guariti in virtù delle Sue lividure.
Non per questo però, tutti devono essere guariti per forza.


Per operare attraverso Cristo, Dio ha provveduto una strada ben precisa. Ma non è obbligato a fare assolutamente nulla. Il Signore regna, e le malattie che Egli decide per Sua insindacabile volontà di guarire, le guarisce attraverso le lividure di Gesù.
Se ci pensiamo bene, la stessa cosa accade per la salvezza eterna.
Il sacrificio del Signore è abile di salvare tutta l'umanità. Ma è un dato di fatto che solo alcune persone si convertono. Di conseguenza rimane efficace solo per alcuni (che la Bibbia ritiene essere scelti da Dio - cfr. Ro8:29, Ef 1:4, Gv 17:6, Gv 15:16). Allo stesso modo, nella volontà del Signore ci sono malattie che hanno scopi diversi. Solo alcune di queste malattie hanno lo scopo di portare gloria al Signore Gesù attraverso una guarigione miracolosa. Questo fatto però non deve portare scoraggiamento o incredulità. Al contrario, deve portare al desiderio di ascoltare la voce del Signore e chiedere discernimento e rivelazione per ogni singola occasione.
In ogni caso, non conoscendo la volontà specifica di Dio, la Scrittura esorta a pregare con fede per la guarigione degli ammalati. Una preghiera basata sulla fede in chi è Dio, però, e non su ciò che Egli fa.
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