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domenica 6 dicembre 2015

Fedeli servitori di Gesù Cristo (parte III): il commiato dell'apostolo Paolo

Il Signore mi libererà da ogni azione malvagia e mi salverà nel suo regno celeste. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
2Timoteo 4:18
1. INTRODUZIONE

Due cose influenzano costantemente il presente: il passato ed il futuro. A riguardo del passato, i teologi Joseph Lortz e Erwin Iserloh scrissero nel loro libro "Storia della Riforma":

"Storia non è solo realtà compiuta, non è soltanto passato. Nella misura in cui ci troviamo nella continuità che ne deriva, essa agisce incessantemente sulla nostra esistenza, gravando su di essa e arricchendola contemporaneamente".

Come hanno acutamente osservato questi studiosi, non esiste presente senza il passato. Questo è vero per l'intera umanità, ma anche per le vite personali di ciascuno di noi. L'esigenza di un percorso di guarigione dell'anima nasce dal fatto che traumi passati limitino e causino sofferenza alle persone che li hanno subiti proprio nel loro presente. Attimo dopo attimo. Per questo motivo, affrontare e superare i propri problemi passati spesso porta a superare anche i propri problemi nel presente. Il passato pesa sempre sul presente. Ma, da un certo punto di vista, possiamo dire che anche  il futuro influisce sul nostro presente. E' il futuro infatti che custodisce gli scopi delle nostre vite, gli obiettivi che dobbiamo raggiungere, i sogni che vogliamo concretizzare. In base a quello che desideriamo, agiremo nel nostro presente per porre le basi necessarie alla realizzazione del nostro scopo, che siano gli studi necessari per poter svolgere un determinato lavoro, oppure il lavoro che può procurare i guadagni per l'acquisto di una macchina, una casa, o qualsiasi altra cosa. Ma anche la previsione di una difficoltà futura può spingerci nel nostro presente a prendere dei saggi provvedimenti per limitare i danni. Leggiamo nel libro biblico dei Proverbi di Salomone:

Va', pigro, alla formica;
considera il suo fare e diventa saggio!
Essa non ha né capo,
né sorvegliante, né padrone;
prepara il suo nutrimento nell'estate
e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura.

Proverbi 6:6-8 

Quale è il comportamento della formica che l'autore invita a considerare? Un comportamento saggio, che prepara il suo nutrimento nell'estate (quando c'è abbondanza di cibo) per l'inverno (quando c'è scarsità di cibo). La previsione laboriosa della formica è una saggezza da considerare ed applicare! E' giusto quindi che il modo in cui immaginiamo e prevediamo il domani, determini le azioni che scelgliamo per il nostro oggi. Di fatto, consciamente o inconsciamente, tutti noi in realtà abbiamo già uno sguardo rivolto al passato ed uno rivolto al futuro. Se questi sguardi sono inconsci, le nostre azioni saranno dominate principalmente dall'istinto o forse persino dalla paura. Se invece i nostri sguardi sono consapevoli, potremo scegliere con maggior cura il comportamento più adatto per l'istante che stiamo vivendo.
In questa serie di approfondimenti dedicati alla seconda lettera a Timoteo, abbiamo già studiato i capitoli due e tre: il tema della successione apostolica e quello degli avvertimenti per i pericoli futuri. Ora però siamo arrivati all'ultima sezione della lettera, dedicata al commiato finale dell'apostolo Paolo. Essendo il suo commiato, tutto questo riguarda il passato, il I secolo d.C.. Ma in quanto parte degli scritti biblici - e quindi della Parola di Dio - quello che stiamo per vedere riaguarda ciascuno di noi, riguarda come ciascuno di noi vorrà arrivare al proprio commiato. Come detto prima, in base a come desideriamo arrivare alla nostra fine, noi potremo agire coscientemente nel nostro presente. Le ultime parole ed azioni di Paolo hanno determinato nel passato un rinnovato vigore per tutto il cristianesimo del quale noi - dopo XX secoli - siamo eredi. Ma futuro che noi desideriamo per le nostre vite come credenti condizionerà senza dubbio il nostro personale presente,  e lo farà per il meglio. 

2. PREDICA, CONVINCI, RIMPROVERA, ESORTA

Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza. Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole. Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.
2Timoteo 4:1-5 

Dopo il tema della successione apostolica (c. 2), e quello degli eventi futuri (c. 3), il corpo della seconda lettera a Timoteo presenta un ultima parte prima della sua conclusione: il discorso di commiato (c. 4:1-8). Questo discorso è formato a sua volta dagli incarichi dati a Timoteo (vv. 1-2), dai pericoli che si avvicinano (vv. 3-5) e dal commiato in sé (vv. 6-8). Possiamo fare alcune considerazioni iniziali sugli incarichi di Timoteo e sui pericoli imminenti, che in un certo senso  riepilogano gli argomenti trattati nei capitoli precedenti. La predicazione della parola infatti, è lo scopo principale del ministero cristiano, il motivo per cui sopportare le sofferenze come i soldati, lottare secondo le regole come gli atleti e lavorare con fatica come gli agricoltori (cfr. 2:4-6). Paolo scongiura Timoteo davanti a Dio di predicare il vangelo in ogni tempo. Egli è convinto che il suo tempo stia giungendo al termine, e rinnova questa esortazione al suo diletto figlio spirituale, in modo che continui il suo lavoro. Come testimoni per questa accorata richiesta vengono nominati Dio Padre e Cristo Gesù, in veste di giudice dei vivi e dei morti, e Re che sta per tornare. Insieme a Timoteo, Paolo scrisse qualche tempo prima alla comunità di Colosse, dicendo:

Pregate nello stesso tempo anche per noi, affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunciare il mistero di Cristo, a motivo del quale mi trovo prigioniero, e che io lo faccia conoscere, parlandone come devo. Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo. Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale per sapere come dovete rispondere a ciascuno.
Colossesi 4:3-6

Ai colossesi Paolo chiede preghiera, per poter annunciare il mistero di Cristo parlandone in modo appropriato, e successivamente esorta la comunità a ricuperare il tempo, in modo saggio. Perché recuperare il tempo come se fosse un bene prezioso e limitato?  Perché l'apparizione di Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, è ormai vicina. Il tempo non è più senza misura ma è contato. Il Signore Gesù stava e sta per tornare, questo è un evento ormai prossimo ed è necessario operare al massimo delle proprie energie e capacità per presentare il vangelo di Dio a quante più persone possibili. Questo messaggio e questa urgenza sicuramente non erano estranei a Timoteo, in quanto egli stesso era stato presente in molte attività missionarie di Paolo, ma in questi ultimi momenti l'apostolo dei gentili ha voluto rafforzare in lui questi concetti, per essere sicuro che li avesse compresi bene e che avesse fino in fondo il suo stesso sentimento e proposito. Oltre al tempo limitato però, vi era e vi è anche oggi un ulteriore motivo che incalza i cristiani nel loro servizio: la deriva delle persone che dalla verità si volgono verso le favole. Cristo crocifisso è scandalo per i giudei e pazzia per le nazioni (1 Co 1:23) e per questo motivo molti tra i giudei e tra le nazioni si allontanano dal messaggio del vangelo per cercare altri maestri, secondo le proprie voglie. Ma la storia e la rivelazione biblica dimostrano che solo nel vangelo vi è la potenza di trasformare in meglio miliardi di vite, liberando le persone dalle proprie paure, dalla propria mancanza di perdono, dai propri vizi, per portarle a vivere in modo pieno e abbondante. Il servo di Dio quindi deve predicare la parola, insistere in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convincere, rimproverare, esortare con ogni tipo di insegnamento e pazienza; affinché le persone possano rientrare in loro stesse, uscire dal laccio del diavolo che le aveva prese prigioniere perchè facessero la sua volontà.

3. FINIRE LA CORSA CONSERVANDO LA FEDE

Quanto a me, io sto per essere offerto in libazione, e il tempo della mia partenza è giunto. Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione.
2Timoteo 4:6-8 

Queste poche parole, infine, rappresentano il cuore del commiato dell'apostolo Paolo. Dopo aver incaricato Timoteo di predicare la parola a motivo del ritorno del Signore e delle false dottrine dilaganti, Paolo adesso parla di sé. Egli infatti sta per essere offerto, sparso, come aveva già ipotizzato scrivendo ai credenti di Filippi:

Così, miei cari, voi che foste sempre ubbidienti, non solo come quand'ero presente, ma molto più adesso che sono assente, adoperatevi al compimento della vostra salvezza con timore e tremore; infatti è Dio che produce in voi il volere e l'agire, secondo il suo disegno benevolo. Fate ogni cosa senza mormorii e senza dispute, perché siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato. Ma se anche vengo offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della vostra fede, ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi; e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene con me.
Filippesi 2:12-18

Paolo gioiva al pensiero di morire al servizio della fede dei filippesi, offerto come un sacrificio, e questo scenario preventivato si è infine realizzato senza alcun rimpianto. La sua partenza era ormai giunta, il tempo dell'ultimo sacrificio era prossimo. Riprendendo le immagini precedenti, egli afferma di aver combattuto il buon combattimento della fede. Ai corinzi del resto aveva scritto:


Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.
1Corinzi 9:26-27 

Paolo ha combattuto il buon combattimento, e lo ha fatto con disciplina e determinazione. Arrivato a fine corsa, egli ha potuto dire di aver conservato la fede. Questo è l'ultimo esempio che ha potuto dare a Timoteo, ma anche a tutte le chiese cristiane che guardavano a lui; ed in ultima analisi anche a noi. Combattere il buon combattimento, finire la corsa e conservare la fede. Questo è diventato l'obiettivo di ogni successiva generazione di cristiani. A causa dell'imminente ritorno del Signore, i credenti sono chiamati a predicare il vangelo comportandosi in modo degno della propria chiamata, e a motivo della propria morte (che sia tra uno, dieci, o cinquant'anni) ogni credente è chiamato ad impegnarsi qui ed ora a servire Cristo. Due importanti eventi futuri, la cui considerazione condiziona in meglio il nostro agire presente. Un importante evento passato, che ha fatto la differenza in tutto il mondo cristiano e che rappresenta ancora oggi un importante esempio di vita e condotta, ispirando a vivere il presente con sobrietà, concentrazione e azione. Il Signore ha riservato a Paolo la corona di giustizia, ma essa è riservata non soltanto a lui, ma anche a tutti coloro che lo amano. Nell'Apocalisse di Giovanni, leggiamo che Gesù  parlando alla chiesa di Smirne promette questo stesso premio:

Non temere quello che avrai da soffrire; ecco, il diavolo sta per cacciare alcuni di voi in prigione, per mettervi alla prova, e avrete una tribolazione per dieci giorni. Sii fedele fino alla morte e io ti darò la corona della vita.
Apocalisse 2:10

La corona della vita è promessa a coloro che amano il Signore e che restano fedeli nonostante la tribolazione, ed eventualmente il martirio. La fedeltà, la perseveranza nel fare il bene, la preservazione del proprio cuore da ogni radice di amarezza, falsa dottrina e malvagità, diventano quindi comportamenti fondamentali per raggiungere lo scopo della missione cristiana e per camminare come Gesù ha camminato. Una momentanea afflizione presente che produce un peso eterno di gloria, proprio come per Cristo (2Co 4:17). Infatti non c'è risurrezione senza morte, non c'è vittoria senza sacrificio.    

4. CONCLUSIONE



La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Romani 13:12

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».
Apocalisse 22:16


La notte è avanzata, e la lucente stella che precede di poco l'arrivo del mattino, sta arrivando. Il Signore sta tornando dopo questo periodo di assenza mitigata dalla presenza dello Spirito Santo. Questi sono gli ultimi tempi, i tempi in cui la notte è più buia e la confusione spirituale è più intensa. Sono i tempi in cui è indispensabile indossare la completa armatura di Dio e perseverare nel proprio servizio cristiano con pazienza. Molti nel mondo si sono allontanati dal vangelo per cercare maestri secondo le proprie voglie, ed altri li seguiranno nei tempi che ci stanno davanti. Proprio per questo la Chiesa nella sua interezza deve continuare ad essere il sale della terra e la luce del mondo. Una testimonianza affidabile e continuativa del messaggio di Dio per la salvezza di chiunque crede. Una casta vergine, fidanzata ad un unico Sposo, che non vede l'ora che arrivi il proprio banchetto nuziale. 

domenica 8 novembre 2015

Fedeli servitori di Gesù Cristo (parte II): negli ultimi giorni

Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi.
2Timoteo 1:14

1. INTRODUZIONE

La seconda lettera a Timoteo si può suddividere schematicamente  nell'introduzione, nel discorso di commiato e nella conclusione finale. Il discorso in sè, come corpo della lettera, può a sua volta essere suddiviso tematicamente in una prima parte dedicata alla successione apostolica (c. 2), una seconda parte dedicata ai pericoli futuri (c. 3) ed infine una terza parte in cui vi è il discorso di commiato propriamente detto (4:1-8). 

Nello studio "Fedeli servitori di Gesù Cristo (parte I): la successione apostolica", ho approfondito il secondo capitolo della lettera ed il suo tema principale, che ho articolato in tre espressioni-chiave: persevera nella fatica, preserva il tuo vaso e istruisci gli oppositori. Queste infatti sono le principali indicazioni che Paolo affida a Timoteo, per continuare con coerenza ed efficacia il lavoro ministeriale anche dopo la sua dipartita.

Dopo queste esortazioni però, gli argomenti cambiano, e nel terzo capitolo iniziamo ad incontrare degli avvertimenti per i pericoli futuri, legati agli ultimi giorni. Proprio a questi pericoli imminenti è dedicato il presente studio, che si pone in naturale continuità esegetica con quello precedente. 

2. VERRANNO TEMPI DIFFICILI

Or sappi questo: negli ultimi giorni verranno tempi difficili; perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l'apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza. Anche da costoro allontànati! Poiché nel numero di costoro ci sono quelli che si insinuano nelle case e circuiscono donnette cariche di peccati, agitate da varie passioni, le quali cercano sempre d'imparare e non possono mai giungere alla conoscenza della verità. E come Iannè e Iambrè si opposero a Mosè, così anche costoro si oppongono alla verità: uomini dalla mente corrotta, che non hanno dato buona prova quanto alla fede. Ma non andranno più oltre, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come fu quella di quegli uomini.
2Timoteo 3:1-9 

L'espressione "ultimi giorni" nel Nuovo Testamento ha un carattere ed un significato molto particolare. In questo contesto come negli altri, infatti, indica in primo luogo i tempi immediatamente precedenti il ritorno di Cristo, ma in secondo luogo anche i tempi neotestamentari come anticipazione del periodo finale1. Infatti l'apostolo Paolo parla dei giorni che verranno, ma poi esorta Timoteo ad allontanarsi da questi pericoli come se fossero gli stessi del loro tempo presente2. In questo brano, vengono successivamente descritte le caratteristiche degli uomini degli ultimi giorni, caratteristiche simili a quelle degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia secondo il primo capitolo della Lettera ai Romani (vv. 18-32). Uomini prima di ogni cosa egoisti, cioè interessati esclusivamente al proprio interesse a danno di quello altrui, e secondo questa attitudine, di conseguenza, anche
amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio. Quando il proprio personale vantaggio diventa un assoluto, slegato da qualsiasi morale o etica, ci troviamo di fronte alla morte della società. Riflettendo su questa panoramica, possiamo scorgere la direzione dell'umanità nel suo percorso di autodistruzione fino al tempo del ritorno del Signore. L'amore dei più si raffredderà perché l'iniquità aumenterà (Mt 24:12), l'antropocentrismo annullerà il pensiero di Dio rendendo gli uomini irreligiosi, ma non potendo estirpare l'innata conoscenza dell'esistenza di Dio (Rm 1:19-21) sorgeranno falsi profeti e falsi cristi che soddisferanno perversamente l'esigenza spirituale delle persone, arrivando ad una persuasione tale da sedurre se fosse possibile anche gli eletti (Mt 24:24). Non vi sarà alcuna crescita spirituale nel mondo, ma solo confusione e vanità, una perenne ricerca destinata a non raggiungere mai la conoscenza della verità. Per descrivere meglio questa drammatica situazione, Paolo prende ad esempio il momento in cui Mosè, inviato da Dio a liberare il popolo dall'oppressione egiziana, si scontra con gli incantatori del faraone:

Mosè e Aaronne andarono dunque dal faraone e fecero come il SIGNORE aveva ordinato. Aaronne gettò il suo bastone davanti al faraone e davanti ai suoi servitori e quello diventò un serpente. Il faraone a sua volta chiamò i sapienti e gli incantatori; e i maghi d'Egitto fecero anch'essi la stessa cosa, con le loro arti occulte. Ognuno di essi gettò il suo bastone e i bastoni divennero serpenti; ma il bastone d'Aaronne inghiottì i loro bastoni. E il cuore del faraone si indurì: non diede ascolto a Mosè e ad Aaronne, come il SIGNORE aveva detto.  

Esodo 7:10-13 

Secondo la tradizione giudaica, Iannè e Iambrè erano i nomi dei due maghi che sfidarono Mosè dando sfoggio delle loro arti occulte3. E proprio questo episodio viene preso come paragone per descrivere l'opposizione satanica degli ultimi giorni, e in modo specifico negli ultimissimi giorni della grande tribolazione. Possiamo trovare un'importante ulteriore testimonianza a proposito, nell'Apocalisse di Giovanni:

Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni. Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno vorrà far loro del male, un fuoco uscirà dalla loro bocca e divorerà i loro nemici; e se qualcuno vorrà offenderli bisogna che sia ucciso in questa maniera. Essi hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, durante i giorni della loro profezia. Hanno pure il potere di mutare l'acqua in sangue e di percuotere la terra con qualsiasi flagello, quante volte vorranno. E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia che sale dall'abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso. Gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non lasceranno che siano posti in sepolcri. Gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. Ma dopo tre giorni e mezzo uno spirito di vita procedente da Dio entrò in loro; essi si alzarono in piedi e grande spavento cadde su quelli che li videro. Ed essi udirono una voce potente che dal cielo diceva loro: «Salite quassù». Essi salirono al cielo in una nube e i loro nemici li videro. In quell'ora ci fu un gran terremoto e la decima parte della città crollò e settemila persone furono uccise nel terremoto; e i superstiti furono spaventati e diedero gloria al Dio del cielo. 
Apocalisse 11:3-13 
 
I due testimoni descritti in questo brano dimostrano di avere lo stesso potere ed autorità di Elia (far chiudere il cielo)  e di Mosé (mutare l'acqua in sangue e percuotere la terra con flagelli), e di combattere in modo analogo a questi due personaggi biblici contro le stesse forze occulte di Satana.  Nel settimo capitolo di Esodo abbiamo letto che Mosè ed Aaronne andarono dal faraone, mostrarono la potenza di Dio trasformando il bastone in serpente, ma anche il faraone riuscì grazie ai suoi maghi a fare la stessa cosa. Apparentemente il confronto era finito con un nulla di fatto: tanto Mosè quanto il faraone avevano dimostrato di saper agire in modo sovrannaturale. Ma, proprio quanto tutto sembrava finito, il bastone/serpente  Mosè e Aaronne divorò gli altri bastoni/serpenti, decretando la superiorità dell'unico Dio. In tutta risposta, il cuore del faraone si è indurito. Questo è esattamente quello che accadrà al tempo della fine: i due testimoni (raccogliendo l'eredità di Aaronne e Mosè) agiranno in modo sovrannaturale, l'Anticristo (raccogliendo l'eredità del faraone) con il suo esercito muoverà guerra contro di loro e apparentemente riuscità a sconfiggerli. Ma in modo inaspettato Dio li risusciterà, portando i presenti a dare gloria a Dio e l'Anticristo ad agire in modo ancora più sconsiderato, vedendo avvicinarsi per lui il tempo della fine. Queste descrizioni possono essere considerate come un approfondimento degli accenni generali che troviamo nella seconda lettera a Timoteo:  come i maghi d'Egitto (Iannè e Iambrè) si opposero a Mosè, anche gli uomini perversi si opporranno alla verità. Ma la loro stoltezza sarà manifestata a tutti, esattamente come successe agli incantatori egiziani. 
  
3. I VERI CRISTIANI SARANNO PERSEGUITATI

Tu invece hai seguito da vicino il mio insegnamento, la mia condotta, i miei propositi, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza, le mie persecuzioni, le mie sofferenze, quello che mi accadde ad Antiochia, a Iconio e a Listra. Sai quali persecuzioni ho sopportate; e il Signore mi ha liberato da tutte. Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma gli uomini malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, ingannando gli altri ed essendo ingannati.
2Timoteo 3:10-13 

La perversione degli uomini degli ultimi giorni non può far altro che portare persecuzione alla santa Chiesa di Cristo. Ed infatti a questo punto l'apostolo Paolo richiama alla memoria di Timoteo le sofferenze e persecuzioni che in alcuni casi hanno passato insieme, ed in altri egli ha potuto seguire da vicino, in contatto epistolare e sicuramente in preghiera. Il Signore però aveva liberato l'apostolo da ogni tribolazione. Ai credenti di Corinto egli scrisse qualche anno prima:

Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all'estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale.
2Corinzi 4:7-11

La vita cristiana segue costantemente il paradosso della vittoria nella sconfitta, proprio come accadde nella morte e resurrezione di Cristo, e questo non a caso, ma a causa della gloria di Dio. Se per ogni conquista militare o religiosa della storia dell'umanità la gloria è andata ai capitani e ai leader religiosi, l'espansione e la vittoria della Chiesa di Cristo rappresenta l'unica eccezione, l'unica occasione in cui i successi non sono decretati dall'abilità umana ma grazie alla potenza e provvidenza di Dio. Gli uomini nel nome del cristianesimo hanno conquistato, costruito, accumulato, sfidato, vinto e perso, ma tutto questo è ben lontano dal genuino Regno di Dio. Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (Ro 14:17), e si espande secondo l'azione dello Spirito nella vita dei figli di Dio, in modo sovrannaturale, generando il carattere di Cristo in ogni credente. Un carattere di umiltà, servizio, amore, comprensione, autorità, forza gentile. Un carattere completamente arreso alla volontà del Padre. Solo arrendendo il proprio egoismo davanti alla volontà di Dio è possibile essere veri servitori del Signore, custodendo questo grande tesoro nel proprio debole vaso di terra. Sempre esposti alla morte per amore di Gesù, si vive della stessa vita di Gesù nella nostra carne, vedendo la liberazione dalle persecuzioni, molto spesso, grazie all'intervento di Dio. C'è della sofferenza in tutto questo, ma l'unica alternativa è rappresentata dagli uomini che non conoscono Dio, uomini malvagi e impostori. Essi per aggirare ogni sofferenza e distretta sono sempre impegnati ad ingannare gli altri. Ma non sanno che tragicamente, mentre ingannano gli altri e sono convinti di vincere, in realtà vengono subdolamente ingannati a loro volta dal diavolo, il principe degli ingannatori. 
 
Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.
2Corinzi 4:16-18 

4. PERSEVERA IN QUELLO CHE HAI IMPARATO


Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
2Timoteo 3:14-17  

In un contesto così ostile, pieno di uomini egoisti, pieno di sofferenza e persecuzioni, c'è solo una risposta che possono dare i servi del Signore: continuare nel proprio servizio custodendo la corretta conoscenza e la pura dottrina del vangelo4 per mezzo dello Spirito Santo (2Tim 1:14). Per questo motivo l'esortazione riguarda ancora una volta la  perseveranza in tutto ciò che è stato appreso dalle Sacre Scritture. 

Ogni libro biblico è stato scritto grazie all'azione dello Spirito Santo, che ha agito attraverso gli autori umani con lo scopo di consolidare la Parola di Dio in una forma facilmente trasmissibile nel tempo e nello spazio. Forse anche la statistica può aiutarci a comprendere l'universale portata di questa speciale collezione di libri. In questi ultimi anni infatti è stato possibile compilare una lista dei libri più venduti nella storia dell'umanità, e non a caso al primo posto si posiziona proprio la Bibbia, con cinque miliardi di copie vendute5 contro i soli novecento milioni di copie del secondo libro in classifica6. Nonostante i numerosi scismi della Chiesa, nonostante la corruzione, l'illuminismo, l'ateismo personale e quello promosso da numerosi stati sovrani, nonostante l'avanzata delle altre grandi religioni mondiali, la Bibbia resta il libro più diffuso al mondo. La testimonianza scritta, solida ed eterna, dell'amore di Dio manifestato attraverso il sacrificio di Cristo per la salvezza di chiunque crede, tradotta in 2900 delle 3000 principali lingue differenti del mondo7. Un primato così evidente da rappresentare senza dubbio almeno un indizio sul favore divino che riposa sopra questi testi antichi ma sempre attuali.

Il riferimento alle Scritture riguarda in questo contesto specifico in primo luogo l'Antico Testamento, poiché fino alla fine del I secolo non verranno scritti i libri neotestamentari nella loro totalità, ma possiamo applicare queste parole all'intera Bibbia così come la conosciamo proprio a causa del consolidamento del canone del NT avvenuto nei primi quattro secoli d.C. Paolo non sapeva che questa sua lettera (insieme alle altre che ci sono pervenute) sarebbe stata inclusa tra le Scritture stesse, ma lo Spirito lo sapeva molto bene, ed è intervenuto per preservare l'apostolo da qualsiasi errore al fine di consegnare alla Chiesa un documento autorevole, completo ed edificante per la Chiesa in ogni tempo e luogo.

Tutti i libri biblici infatti sono utili a insegnare ed educare, correggere e riprendere, affinché l'uomo di Dio possa giungere alla maturità ed essere pronto per ogni opera buona Lo scopo dunque è quello educativo, ma anche riprensivo. L'insegnamento e la correzione garantiscono che la crescita spirituale dei credenti sia armoniosa e sana, sorretta tanto dalle Scritture quanto dallo Spirito che le ha ispirate. Non c'è chiamata più alta di custodire i pensieri e le parole del nostro Creatore. Non c'è missione più nobile che diffondere la buona notizia della salvezza in Cristo, salvaguardando l'integrità del messaggio originale dalle follie degli uomini che ancora non conoscono Dio.

Carissimi, avendo un gran desiderio di scrivervi della nostra comune salvezza, mi sono trovato costretto a farlo per esortarvi a combattere strenuamente per la fede, che è stata trasmessa ai santi una volta per sempre.
Giuda 3 
5. CONCLUSIONE 
















Così si temerà il nome del SIGNORE dall'occidente,
e la sua gloria dall'oriente;
quando l'avversario verrà come una fiumana,
lo spirito del SIGNORE lo metterà in fuga. 
 
Isaia 59:19
 
I testi profetici e apocalittici delle Scritture rivelano che gli ultimi giorni saranno pieni di tribolazione, vedendo concentrarsi in essi le attività sataniche e le ribellioni umane contro Dio e la sua Chiesa. Tuttavia, la fedeltà del Signore al suo proponimento di salvezza per coloro che credono rimarrà come garanzia per la sua presenza e il suo sostegno anche in questi tempi di crisi. Verranno momenti in cui tutto sembrerà perduto, così come è successo per Israele al tempo delle deportazioni e della diaspora, ma questo non ostacolerà il ritorno di Cristo e la sua vittoria finale e definitiva. 

In attesa di questi ultimi giorni, l'importante ruolo della Chiesa di oggi resta quello di custodire la corretta conoscenza e la pura dottrina del vangelo, ossia la fede che è stata trasmessa ai santi una volta e per sempre. Custodire questo deposito per mezzo dello Spirito Santo, e testimoniare continuamente e in ogni luogo, fino all'estremità della terra e alla fine del tempo. 
 
Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». 
E chi ode, dica: «Vieni». 
Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell'acqua della vita.  
Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!»  
Amen! Vieni, Signore Gesù!
Apocalisse 22:17/20
 


Note:

[1] Brown Raymond E., Fitzmeyer Joseph A., Murphy Roland E., Grande commentario biblico (edizione 1974), Ed. Queriniana cit. p. 1294
[2] Bosh Jordi Sànchez, Scritti paolini (edizione 2001), Paideia, cfr. p. 376.
[3] Brown R. E., Fitzmeyer J. A., Murphy R. E., Grande commentario biblico (edizione 1974), Ed. Queriniana cit. p. 1294 
[4] https://www.blueletterbible.org/lang/lexicon/lexicon.cfm?Strongs=G3872&t=KJV 
[5] http://www.guinnessworldrecords.com/world-records/best-selling-book-of-non-fiction/
[6] http://www.corriereuniv.it/cms/2014/03/la-classifica-dei-10-libri-piu-venduti-nella-storia/ 
[7] http://www.societabiblica.it/AlleanzaBiblicaUniversale/tabid/61/Default.aspx#accepted 

martedì 27 ottobre 2015

La completa armatura di Dio (parte VI): la spada dello Spirito, che è la parola di Dio

Lo Spirito del SIGNORE ha parlato per mio mezzo
e la sua parola è stata sulle mie labbra.
2Samuele 23:2 

1. LA SPADA



[...] e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio [...]
Efesini 6:17b


Nel sesto capitolo della lettera agli Efesini, l'apostolo Paolo esorta i credenti di questa comunità a rivestirsi della "completa armatura di Dio", prendendo l'esempio dei componenti dell'armatura romana per descrivere le realtà spirituali che ogni cristiano deve vivere nella sua vita per restare saldo contro le insidie del diavolo. Vengono descritti quindi la cintura della verità, la corazza della giustizia, i calzari dello zelo dato dal vangelo, lo scudo della fede, l'elmo della salvezza ed infine proprio la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. 

Il termine greco usato per definire questa spada è machaira, un sostantivo che identifica un coltello o una spada che ha la caratteristica specifica di avere un solo taglio1. Questa parola viene utilizzata da Paolo anche in Romani 8:35 e 13:4 in relazione alla spada intesa come pericolo per i discepoli di Cristo, e alla spada come strumento di punizione da parte dei magistrati romani, contro coloro che fanno il male. I contesti paolini in cui viene utilizzata, quindi, sono quelli relativi alla persecuzione - da un lato - e al giudizio retributivo di Dio attraverso gli uomini - dall'altro. Chiaramente la situazione della lettera agli Efesini, riguarda gli strumenti che i credenti hanno a loro disposizione per combattere i principati, le potenze, i dominatori di questo mondo di tenebre e le forze spirituali della malvagità, pertanto la spada di cui Paolo sta parlando è una spada utile ed efficace in modo specifico per questo scopo. Una spada - unico componente prettamente offensivo dell'armatura - che ha autorità, che è capace di infierire con successo contro le forze spirituali della malvagità. Una spada che simboleggia lo Spirito, parola di Dio.

2. LA PAROLA DI DIO



Nel Nuovo Testamento, troviamo due termini ad indicare la "parola", ossia rhēma (utilizzato nel nostro contesto di Ef 6:17) e logos. I due termini sono sostanzialmente sinonimi, e la loro differenza sta nel fatto che logos può indicare anche una persona (era volgarmente, l'avvocato) ed ha un significato più generale (vocabolo, termine, voce, lemma, definizione, frase, espressione, etc.), mentre rhēma rappresenta solo una sfumatura di logos: il verbo o comunque una parola legata all'azione e a fatti concreti2. Laddove logos identifica la Parola di Dio nella totalità dei libri biblici, rhēma invece indica solo le singole parole, locuzioni, frasi, espressioni e sentenze scritte nella sacra Scrittura3. La spada dello Spirito quindi, in questo caso specifico, è rappresentata dalle parole di Dio, dalle particolari affermazioni o proclamazioni contenute nella Parola di Dio complessiva, ossia la Bibbia. 

La parola rhēma si trova nella lettera agli Efesini solo due volte, ed è a questo punto importante poter leggere questa sua seconda ricorrenza, presente nel quinto capitolo.

Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile.
Efesini 5:25-27 
 
Da questo meraviglioso testo, comprendiamo che l'acqua della parola di Dio purifica la chiesa, lavandola da macchie e difetti per renderla santa e irreprensibile. Le parole di Dio, inoltre, sono anche una concreta arma affilata contro le potenze demoniache, un'arma che possiede l'autorità necessaria a riportare una completa vittoria in questo combattimento spirituale. Esse infatti descrivono i decreti eterni di Dio, ai quali ogni creatura e creazione devono essere sottomessi. Osserviamo dunque questo duplice aspetto del rhēma di Dio: acqua per la purificazione della chiesa (e la purificazione della Chiesa nella parola di Dio è la vittoria della Chiesa sul mondo - cfr. 1Gv 2:14) e spada per la distruzione dei dominatori di questo mondo di tenebre e la realizzazione del regno di Dio. 

Il rhēma di Dio è lo strumento che egli affida ai credenti per combattere il buon combattimento della fede e poter restare in piedi nel giorno malvagio, dopo aver compiuto tutto il proprio dovere. Ma a tempo debito, interverrà direttamente il Logos di Dio, per portare a conclusione la guerra spirituale e stabilire eternamente e pienamente il suo regno:

Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia. I suoi occhi erano una fiamma di fuoco, sul suo capo vi erano molti diademi e portava scritto un nome che nessuno conosce fuorché lui. Era vestito di una veste tinta di sangue e il suo nome è la Parola ("Logos" in originale) di Dio. Gli eserciti che sono nel cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi, ed erano vestiti di lino fino bianco e puro. Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni; ed egli le governerà con una verga di ferro, e pigerà il tino del vino dell'ira ardente del Dio onnipotente. E sulla veste e sulla coscia porta scritto questo nome: RE DEI RE E SIGNORE DEI SIGNORI.
Apocalisse 19:11-16 

3. LO SPIRITO E LA PAROLA DI DIO

Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.
2Timoteo 3:16,17 

Scrivendo a Timoteo, l'apostolo Paolo afferma che ogni Scrittura è theopneustos. Questo aggettivo greco è formato dal sostantivo theos, "Dio", e dal verbo pneō, ossia "soffiare". Ogni Scrittura quindi è soffiata da Dio, laddove questo soffio rappresenta il respiro, ma anche lo Spirito, in greco pneuma. La Scrittura dunque è "soffiata da Dio" o "prodotta per azione dello Spirito di Dio", ed è in questa circostanza più che in ogni altra (assieme all'originale atto della creazione) che si uniscono lo Spirito Santo e la parola di Dio, che in sinergia hanno portato alla luce tutti i libri biblici. Questa "ispirazione" non prevede l'annullamento della volontà, delle emozioni, dei ricordi e della personalità degli autori umani dei vari testi, ma al contrario abbraccia tutti questi componenti, illuminandoli, fecondandoli e producendo come risultato un testo scritto da uomini ma formato da Dio, in quanto parola di Dio.

Così come lo Spirito Santo ha generato l'incarnazione di Cristo (Lc 1:35), egli ha generato anche la composizione della Sacra Scrittura. La stessa ombra della potenza dell'Altissimo che ha portato al concepimento verginale in Maria, ha portato anche un "concepimento spirituale" negli autori biblici, operando sovrannaturalmente in entrambe le occasioni.   

L'unione tra Spirito e Parola però non è terminato con la redazione della Bibbia, infatti continua ancora oggi proprio per il fatto che la spada dello Spirito, è la Parola di Dio.

Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali. Ma l'uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L'uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.
1Corinzi 2:12-15  

Lo Spirito che viene da Dio ci fa conoscere le cose che Dio ci ha donate. Ci fa conoscere la nostra identità di figli di Dio (Rm 8:15), la liberazione dal peccato e dalla morte (Rm 8:2), ma anche ogni altro insegnamento (1 Gv 2:27). E' lo Spirito Santo infatti che istruisce i credenti, e lo fa prima di tutto attraverso la Scrittura che egli ha ispirato, e in secondo luogo attraverso attestazioni e doni spirituali. La Bibbia contiene il messaggio di Dio per l'uomo, ma nessun uomo può comprenderlo realmente senza essere nato dall'alto ed essere illuminato dallo Spirito di Dio. Non si tratta di comprensione intellettuale, ma di esperienza e consapevolezza spirituale, qualcosa che può derivare solo ed esclusivamente dallo stesso Spirito che ha portato alla scrittura della Bibbia. Lo Spirito Santo è l'autore divino dei libri biblici e solo lui può applicare le verità scritturali nella vita delle persone, in modo che possano viverle appieno. 

4. RIVESTENDOCI DELLA COMPLETA ARMATURA DI DIO












Con questo studio si conclude il ciclo di approfondimenti relativi alla completa armatura di Dio. Abbiamo visto come ogni verità spirituale rappresentata da un componente dell'armatura sia strettamente legata alle altre, proprio perchè l'armatura è solo un simbolo dell'armonico insieme degli insegnamenti biblici che sono propri di ogni figlio di Dio. Di sei componenti, quattro sono unicamente di difesa, uno serve sia per la difesa che per l'offesa e uno soltanto ha lo scopo esclusivo di affondare nell'attacco, per conseguire la vittoria.

La spada dello Spirito, è la parola di Dio. Le parole dello Spirito lavano e purificano la Chiesa e al tempo stesso distruggono le opere e il regno di Satana, un pezzo alla volta. Le parole di Dio portano sulla terra la volontà di Dio che è fatta nel cielo, edificando la Sposa di Cristo e il Regno stesso del Signore. Questa è l'eccellente arma di ogni cristiano contro le potenze delle tenebre: la luce della parola creatrice di Dio. Una luce che costruisce un Regno pieno di amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine e autocontrollo (Gal 5:22). Nel giorno malvagio, dopo aver compiuto tutto il nostro dovere, potremo restare in piedi grazie alla verità, la giustizia, lo zelo, la fede, la salvezza e lo Spirito, che Dio ci ha donato. Con queste realtà dentro e attorno a noi, i cieli infuocati si dissolveranno, ma noi potremo restare saldi nella sua promessa, e vedere la creazione di nuovi cieli e una nuova terra, nei quali abiti finalmente la giustizia.

Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. 
2Pietro 3:11-13


Note

[1] http://www.treccani.it/enciclopedia/machaira/ 
[2] http://www.puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Logos_rhema_ideolog_R34.htm
[3] Id. Ibid.
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