Dio
ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro
cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere
dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta.
Ecclesiaste 3:11
1. INTRODUZIONE
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| Rovine dell'antica Corinto |
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| Nota 1 |
La
chiesa di Corinto è stata fondata dall'apostolo Paolo durante il suo
secondo viaggio missionario. Questo viaggio è raccontato nel libro degli
Atti degli Apostoli a partire dal c. 15 v. 36, e segue il cosiddetto
concilio di Gerusalemme.
Paolo
e Sila, partendo infatti proprio da Gerusalemme, attraversarono la
Siria e la Cilicia, prendendo con sé Timoteo a Listra (Atti 16:3).
Successivamente passarono per la Frigia e la Galazia, ma anziché andare
in Bitinia come era previsto, furono indirizzati da Dio mediante una
visione verso la Macedonia, dove si fermarono a Filippi. Dopo aver
evangelizzato in questa città ed essere riusciti a fondare una chiesa
nonostante la persecuzione, continuarono il viaggio verso Tessalonica, dove si convertirono nuove persone e nacque un'altra comunità. Da Tessalonica la squadra apostolica si diresse a Berea, Atene, e, in seguito - circa nel 52 d.C. - proprio a Corinto.
Dopo questi fatti egli lasciò Atene e si recò a Corinto. [...]
Una
notte il Signore disse in visione a Paolo: «Non temere, ma continua a
parlare e non tacere; perché io sono con te, e nessuno ti metterà le
mani addosso per farti del male; perché io ho un popolo numeroso in
questa città». Ed egli rimase là un anno e sei mesi, insegnando tra di
loro la Parola di Dio.
Atti 18:1 e vv.9-11
Per
un anno e mezzo l'apostolo Paolo rimase a Corinto per insegnare la
Parola di Dio e fortificare i fratelli. Successivamente ripartì per
concludere il viaggio, e durate il successivo terzo viaggio missionario,
intorno al 55 d.C., scrisse da Efeso quella che conosciamo come Prima lettera ai Corinzi.
Rimarrò a Efeso fino alla Pentecoste, perché qui una larga porta mi si è aperta a un lavoro efficace, e vi sono molti avversari.
1Corinzi 16:8-9
Da
un punto di vista tematico, questa lettera tratta diversi argomenti. I
corinzi scrivevano probabilmente a Paolo dei vari problemi sorti nelle
comunità, e sicuramente vi era una certa comunicazione attraverso
fratelli che dovevano viaggiare per lavoro e che avevano quindi la
possibilità di incontrare l'apostolo (1:11). Ogni tanto, magari una
volta alla settimana, Paolo si metteva a rispondere a tali questioni,
riflettendo su di esse e giungendo a comporre questa lettera di
lunghezza considerevole, che infine inviò loro2. Tra i temi
specifici che incontriamo nella lettera c'è il problema dei gruppi e
delle divisioni (capp. 1-4), il problema del caso di incesto (cap. 5), i
processi civili (cap. 6), il matrimonio e la verginità (cap. 7), la
carne sacrificata agli idoli (capp. 8-10), diverse questioni a riguardo
delle assemblee (capp. 11-14) e la resurrezione (cap. 15). Tutte queste
risposte mostrano in modo implicito quali dovessero essere le loro
domande e i loro problemi specifici.
In
questo studio ci soffermeremo in particolare sul quindicesimo capitolo
della lettera, e sul tema della risurrezione dei morti. Al tempo
dell'apostolo Paolo la quasi totalità dei libri neotestamentari non era
ancora stata redatta, e il termine "Scritture" identificava solamente
l'insieme di libri dell'Antico Testamento. Nel Tanakh (l'intero A.T.) il
concetto di resurrezione è abbastanza vago ma comunque presente, al
contrario della Torah (Penteteuco) nella quale è completamente assente.
All'interno del giudaismo di questa epoca erano presenti di conseguenza
due differenti correnti teologiche: i sacerdoti aristocratici sadducei
che - basandosi solo sulla Torah - non credevano nella risurrezione (Mt
22:34), e il gruppo religioso dei farisei che invece - considerando
tutto il Tanakh
- credevano fermamente nella risurrezione (Atti 23:8). Quando Paolo
verrà successivamente arrestato nel Tempio di Gerusalemme, di fronte al
Sinedrio chiamerà in causa proprio questa questione per evitare il
peggio:
Or
Paolo, sapendo che una parte dell'assemblea era composta di sadducei e
l'altra di farisei, esclamò nel Sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo,
figlio di farisei; ed è a motivo della speranza e della risurrezione dei
morti, che sono chiamato in giudizio». Appena ebbe detto questo, nacque
contesa tra i farisei e i sadducei, e l'assemblea si trovò divisa.
Perché i sadducei dicono che non vi è risurrezione, né angelo, né
spirito; mentre i farisei affermano l'una e l'altra cosa. Ne nacque un
grande clamore; e alcuni scribi del partito dei farisei, alzatisi,
protestarono, dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest'uomo; e se
gli avesse parlato uno spirito o un angelo?»
Atti 23:6-9
Di
fatto, l'Antico Testamento presenta circa sette riferimenti o allusioni
possibili alla resurrezione, ma solo i seguenti tre brani sono
particolarmente espliciti e meglio definiti:
Ma io so che il mio Redentore vive
e che alla fine si alzerà sulla polvere.
E quando, dopo la mia pelle, sarà distrutto questo corpo,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò a me favorevole;
lo contempleranno i miei occhi,
non quelli d'un altro;
il cuore, dal desiderio, mi si consuma!
Giobbe 19:25-27
Rivivano i tuoi morti!
Risorgano i miei cadaveri!
Svegliatevi ed esultate, o voi che abitate nella polvere!
Poiché la tua rugiada è rugiada di luce e la terra ridarà alla vita le ombre.
Isaia 26:19
«In
quel tempo sorgerà Michele, il grande capo, il difensore dei figli del
tuo popolo; vi sarà un tempo di angoscia, come non ce ne fu mai da
quando sorsero le nazioni fino a quel tempo; e in quel tempo, il tuo
popolo sarà salvato; cioè, tutti quelli che saranno trovati iscritti nel
libro. Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si
risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e
per una eterna infamia. I saggi risplenderanno come lo splendore del
firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia
risplenderanno come le stelle in eterno.
Daniele 12:1-3
Ad
Efeso, intorno al 55 d.C., Paolo senz'altro ha considerato questi testi prima di iniziare la sua riflessione sul tema,
ampliando l'orizzonte e definendo meglio l'insegnamento a proposito: una più
profonda rivelazione per un più perfetto Nuovo Patto.
2. LA RISURREZIONE DI CRISTO
Vi
ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche
ricevuto, nel quale state anche saldi, mediante il quale siete salvati,
purché lo riteniate quale ve l'ho annunciato; a meno che non abbiate
creduto invano. Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l'ho
ricevuto anch'io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le
Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno,
secondo le Scritture; che apparve a Cefa, poi ai dodici. Poi apparve a
più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte
rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo, poi a
tutti gli apostoli; e, ultimo di tutti, apparve anche a me, come
all'aborto; perché io sono il minimo degli apostoli, e non sono degno di
essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma
per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di
me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però,
ma la grazia di Dio che è con me.
1Corinzi 15:1-10
Tutto
l'argomento della risurrezione dei morti nella prospettiva
neotestamentaria parte esclusivamente da un'unica e fondamentale
premessa: la risurrezione di Cristo. Gli accenni veterotestamentari
vengono infatti interpretati a partire da questo avvenimento, centrale
per la predicazione cristiana. Ecco quindi che Paolo per prima cosa
propone una citazione letterale del primitivo annuncio evangelico, un
annuncio che così come è stato ricevuto dall'apostolo, allo stesso modo è
stato trasmesso ai credenti di Corinto. Il nucleo di questo annuncio
è:
Cristo
morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; fu seppellito; è stato
risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture; apparve a Cefa3.
In
modo complementare, Paolo aggiunge poi il fatto che Cristo apparve
anche ai dodici, a cinquecento fratelli, a Giacomo, e a tutti gli
apostoli4. Questa è
probabilmente la più antica espressione del messaggio evangelico nel
Nuovo Testamento, e , di conseguenza, una tra le più significative. E' quindi molto rilevante il fatto che - in questo passo - l'apostolo
identifichi ben cinquecento testimoni oculari di Gesù Cristo risorto,
di cui la maggior parte era ancora in vita a metà del primo secolo. I
corinzi, come chiunque altro a quel tempo, potevano verificare una
notizia di tal genere, cercando un riscontro sulle informazioni ricevute
da Paolo. Informazioni che, anche volendo, non potevano essere
manipolate o inventate con un così gran numero di testimoni in
circolazione, a soli vent'anni da quello che viene presentato come un
avvenimento storico. Il pastore Timothy Keller commenta in questo modo
il testo:
"La
lettera di Paolo era indirizzata a una chiesa, dunque era un documento
pubblico, scritto per essere letto ad alta voce davanti ad un'assemblea.
Paolo invitava pertanto chiunque dubitasse dell'apparizione di Cristo
risorto ad andare a parlare con i testimoni oculari. Una sfida
coraggiosa e altresì facile da raccogliere, giacché ai tempi della pax romana
spostarsi lungo il Mediterraneo era un'impresa sicura e realizzabile
senza difficoltà. Paolo non avrebbe potuto lanciare tale sfida se non ci
fossero stati dei testimoni oculari a corroborare le sue parole."5
La
risurrezione di Cristo è in questo tempo il nuovo imprescindibile
paradigma della risurrezione di tutti gli uomini, il segno ultimo e
definitivo della sua attività escatologica anticipata. Già nel tempo
precedente infatti, i miracoli compiuti dal Signore manifestavano un
significato diverso rispetto ai miracoli conosciuti nella storia di
Israele, e questo lo possiamo comprendere, per esempio, nel seguente
brano:
Giovanni,
avendo nella prigione udito parlare delle opere del Cristo, mandò a
dirgli per mezzo dei suoi discepoli: «Sei tu colui che deve venire, o
dobbiamo aspettare un altro?» Gesù rispose loro: «Andate a riferire a
Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista e gli
zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti
risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri. Beato colui che non si
sarà scandalizzato di me!»
Matteo 11:2-6
Questa
risposta di Gesù a Giovanni Battista è formulata in un linguaggio che, a
quel tempo, esprimeva quanto sarebbe avvenuto nel futuro regno di Dio:
in questo regno i morti sarebbero risorti e, nella loro vita di
risurrezione, sarebbero stati guariti e liberati da tutte le limitazioni
fisiche. La risposta di Gesù quindi presuppone il fatto che le proprie
opere miracolose non fossero collegate soltanto con l'età presente, ma
anche con quella futura, con l'irrompere del regno di Dio nel mondo6. I miracoli compiuti dal Signore durante il suo ministero terreno erano quindi degli squarci luminosi che rimandavano alla libertà e alla vita del mondo futuro, ed è proprio su questo piano che la sua risurrezione deve essere considerata non solo come una semplice risurrezione, ma come l'anticipazione escatologica della risurrezione di tutti gli uomini.
Nel testo successivo della lettera, l'apostolo infatti mostrerà la
risurrezione di Gesù Cristo come primizia della vivificazione di tutti
coloro che sono morti. Gesù è stato risuscitato, e questa risurrezione diviene ora il precedente per la risurrezione finale.
3. LA FEDE NELLA RISURREZIONE DEI MORTI
a) Questioni riguardanti la risurrezione
Ora
se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni
tra voi dicono che non c'è risurrezione dei morti? Ma se non vi è
risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato; e se Cristo
non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana
pure è la vostra fede. Noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio,
poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato il Cristo;
il quale egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano.
Difatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato
risuscitato; e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede;
voi siete ancora nei vostri peccati. Anche quelli che sono morti in
Cristo sono dunque periti. Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita
soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.
1Corinzi 15:12-19
A Corinto c'erano delle persone che avevano
iniziato a predicare che non vi fosse alcuna risurrezione dei morti. Questa
predicazione per l'apostolo è completamente falsa, illogica e insensata.
Infatti se non vi è risurrezione, neanche Cristo è stato risuscitato. E
se Cristo non è stato risuscitato perde completamente di ogni significato
la fede cristiana. Paolo arriva addirittura a dire che se abbiamo
sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra
tutti gli uomini. La vita cristiana è senz'altro una vita attenta al
servizio e all'aiuto del prossimo, ma il suo senso ultimo non si ferma
qui, avanza oltre la morte per raggiungere il momento della
risurrezione! Probabilmente per molti una vita di servizio e altruismo
sarebbe già sufficiente per reputarsi degna di essere vissuta, ma Paolo
mostra una prospettiva completamente diversa, dicendo che in realtà
sarebbe la più misera, senza la piena realizzazione del proposito di Dio.
Nella propria morte, Gesù ha battezzato tutti i credenti (Rom 6:3) e
nella propria risurrezione egli ha anticipato similmente la risurrezione
di tutti i cristiani (Rom 6:5). Per un credente, mancando la fede nella
propria futura risurrezione viene a mancare la fede nella risurrezione
del Signore (ovvero dell'origine della propria risurrezione), perdendo di conseguenza il senso della propria stessa
cristianità. Cristo infatti non è solo un esempio di condotta, ma è la sorgente stessa della Vita!
Senza l'esperienza e la conoscenza personale di Cristo come Vita, resta
solo la miseria della morte, rimane solo la stessa vanità che tormentava l'Ecclesiaste: un pugno di sabbia destinata ad essere dispersa dal vento per tornare da dove è venuta.
E poi nulla più. No, non può esistere un cristiano che non crede
nella risurrezione dei morti. Un cristiano di questo tipo non sarebbe
discepolo di Cristo, una predicazione di questo tipo sarebbe vana come
il correre dietro al vento.
b) Proclamazione cristologica
Ma ora Cristo è
stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti,
poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di
un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono
in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al
suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua
venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio
Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e
ogni potenza. Poiché bisogna ch'egli regni finché abbia messo tutti i
suoi nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico che sarà distrutto sarà
la morte. Difatti, Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi; ma quando
dice che ogni cosa gli è sottoposta, è chiaro che colui che gli ha
sottoposto ogni cosa, ne è eccettuato. Quando ogni cosa gli sarà stata
sottoposta, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che
gli ha sottoposto ogni cosa, affinché Dio sia tutto in tutti.
1Corinzi 15:20-28
Se senza risurrezione nulla può avere senso, tutto trova invece il suo senso ancora una volta in Cristo, e nella sua
risurrezione dai morti. Come anticipato prima infatti, egli rappresenta
la primizia di quelli che sono morti tanto in senso cronologico quanto
in senso qualitativo. Ogni persona che è risorta dai morti, tanto in
passato quanto ai giorni d'oggi, può rivivere per un certo tempo ma poi
deve tornare senz'altro alla morte, destinazione comune a tutti gli
uomini a causa della disubbidienza di Adamo. Scrivendo pochi anni dopo
alla comunità di Roma, l'apostolo Paolo riassumerà questo concetto con
le seguenti parole: "come per mezzo di un solo uomo il peccato è
entrato nel mondo, e per mezzo del peccato la morte, e così la morte è
passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato..." La morte
è conseguenza del peccato, e tanto questa quanto il peccato sono
entrati nel mondo e sono passati su tutti gli uomini per mezzo di un sol
uomo. Tutti noi pecchiamo in Adamo, e tutti noi moriamo in Adamo. Ma
Cristo, morto pur senza aver commesso alcun peccato, è risorto per
sempre, è risorto senza dover più morire. E' risorto con il tipo di
risurrezione riservata alla fine dei tempi, anticipando la vita futura
fino a portarla nel momento presente. Questo è il pieno miracolo! Questa
è la piena volontà di Dio! Il popolo ebraico - o una parte di esso -
aspettava ed aspetta il tempo della risurrezione ignorando però che essa
non potrebbe mai avvenire senza la realizzazione di questo avvenimento
precedente: l'anticipazione di Gesù Cristo, premessa e presupposto di
fondamento. Questo è il mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e
per tutte le generazioni, e che solo ora è stato manifestato ai suoi
santi (Col 1:26). La risurrezione di vita può avvenire solo per la vita
di Cristo, non c'è alcun'altra possibilità. Sappiamo però che ci sarà
anche un altro tipo di risurrezione: la risurrezione per la morte,
profetizzata da Daniele (12:2) e da Giovanni nella sua Apocalisse
(20:11-15): questa sarà la piena, definitiva ed eterna conseguenza della
trasgressione adamitica (Gen 3:1-6) per tutti coloro che restano in
Adamo al posto di entrare nella vita di Cristo.
Al
ritorno del Signore, tutti coloro che sono suoi risusciteranno per la
vita, Cristo stesso consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre dopo
aver sconfitto tutti i nemici, e Dio potrà essere finalmente tutto in
tutti. Ogni mistero sarà finalmente pienamente manifesto.
c) Posizioni illogiche
Altrimenti, che faranno quelli che sono battezzati per i morti? Se i
morti non risuscitano affatto, perché dunque sono battezzati per loro? E
perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? Ogni giorno sono
esposto alla morte; sì, fratelli, com'è vero che siete il mio vanto, in
Cristo Gesù, nostro Signore. Se soltanto per fini umani ho lottato con
le belve a Efeso, che utile ne ho? Se i morti non risuscitano, «mangiamo
e beviamo, perché domani morremo». Non v'ingannate: «Le cattive
compagnie corrompono i buoni costumi». Ridiventate sobri per davvero e
non peccate; perché alcuni non hanno conoscenza di Dio; lo dico a vostra
vergogna.
1Corinzi 15:29-34
Se
così non fosse...che faranno quelli che sono battezzati per i
morti? A che scopo Paolo e i suoi collaboratori vissero costantemente esposti al pericolo e alla morte? Se così non fosse, resterebbe solo da godere di
questa vita, in attesa della sua fine. Ma questo è un inganno, un
inganno teso da persone che vanno evitate. Un inganno in cui, tutto
sommato, può cadere solo colui che non ha conoscenza di Dio.
Il primo riferimento di questo brano, quello del battesimo per i morti, rappresenta uno dei passi più oscuri di tutto il Nuovo Testamento in quanto non si capisce a cosa l'apostolo stia alludendo di preciso. Vorrei sottolineare tuttavia il fatto che
il suo significato nel relativo contesto è solamente quello di
comprovare la realtà della risurrezione dai morti. Paolo non approva né
disapprova questa pratica, ma la cita per far comprendere l'illogicità di chi nega la risurrezione. Questo è il significato del brano, questo è il senso dell'argomentazione. Tenendo questo punto bene in considerazione, ritengo sia comunque lecito poter fare delle ipotesi a proposito, ipotesi che rimangono in ogni caso secondarie rispetto alla tesi principale. Nella storia della ricerca esegetica infatti sono state date numerose interpretazioni di questa frase. Una prima possibilità è quella di considerare il battesimo per i morti un rito cristiano primitivo, che prevedeva appunto il battesimo da parte di un credente per conto di qualche altra persona ormai defunta. Di fatto non abbiamo alcuna testimonianza sull'esistenza di questo rito nella chiesa in età apostolica, ma soltanto parecchi secoli dopo, quando evidentemente alcune comunità avevano interpretato a loro modo questo stesso passo, giungendo a tale conclusione7. Questa interpretazione non dà ragione dell'espressione "che faranno", un tempo futuro al posto del più naturale presente. Una seconda possibilità sostenuta perlopiù dai commentatori greci, considera che l'espressione "per i morti" fosse un ellissi da completare con "per la risurrezione dei morti", in quanto il battesimo viene compiuto con la fede e speranza di vivere appunto la risurrezione in seguito alla propria morte8. In realtà la struttura della frase rende altamente imporobabile un significato di questo tipo9. Una terza possibilità considera il brano un'allusione al martirio, una quarta possibilità vede nel brano un errore di punteggiatura e la necessità di aggiungere punti di domanda per rendere: "che otterranno coloro che sono battezzati? Per i morti?". Questa considerazione cambierebbe il senso della frase in: "se i morti non risuscitano, perché farsi battezzare? Per loro?"10. Una quinta possibilità invece conferisce al testo il suo senso più probabile: "infatti, cosa otterranno a favore dei morti coloro che si fanno battezzare? Se i morti non risorgono, perché allora si fanno battezzare? Perché anche noi corriamo pericolo per loro ogni ora?”, ossia, se la risurrezione non avviene è inutile che i corinzi si battezzino ed è inutile che Paolo metta a rischio la sua vita per loro11. Questo in ogni caso è il senso generale del testo, come abbiamo visto all'inizio di questa analisi, e tutto sommato l'insegnamento da trarre in proposito.
4. COME RISUSCITANO I MORTI?

Ma
qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?»
Insensato, quello che tu semini non è vivificato, se prima non muore; e
quanto a ciò che tu semini, non semini il corpo che deve nascere, ma un
granello nudo, di frumento per esempio, o di qualche altro seme; e Dio
gli dà un corpo come lo ha stabilito; a ogni seme, il proprio corpo. Non
ogni carne è uguale; ma altra è la carne degli uomini, altra la carne
delle bestie, altra quella degli uccelli, altra quella dei pesci. Ci
sono anche dei corpi celesti e dei corpi terrestri; ma altro è lo
splendore dei celesti, e altro quello dei terrestri. Altro è lo
splendore del sole, altro lo splendore della luna, e altro lo splendore
delle stelle; perché un astro è differente dall'altro in splendore. Così
è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e
risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è
seminato debole e risuscita potente; è seminato corpo naturale e
risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo
spirituale. Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne
anima vivente»; l'ultimo Adamo è spirito vivificante. Però, ciò che è
spirituale non viene prima; ma prima, ciò che è naturale, poi viene ciò
che è spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il
secondo uomo è dal cielo. Qual è il terrestre, tali sono anche i
terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come
abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche
l'immagine del celeste.
Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare
il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare
l'incorruttibilità.
1Corinzi 15:35-50
In seguito all'affermazione della realtà della risurrezione dei morti, l'apostolo Paolo ora considera un'ipotetica domanda che i corinzi potevano porgli: come risuscitano i morti? E con che corpo? I farisei del tempo pensavano che i morti sarebbero risuscitati nella condizione in cui erano al momento della morte, e che successivamente Dio li avrebbe trasformati risanando le loro infermità12. Paolo invece risponde a queste domande portando due analogie naturali: come Dio dà a ogni seme il corpo che gli spetta e come nella stessa natura esistono classi diverse di corpi, così sarà della risurrezione13. Una trasformazione che assommerà le tre qualità che a quel tempo venivano attribuite ai corpi celesti (immortalità/incorruttibilità, gloria, potenza), più una quarta completamente nuova, il corpo spirituale14. La gloriosità in particolare, è usata spesso nelle Scritture in relazione alla radiosità della presenza di Dio, e suggerisce che ci sarà anche un tipo di luminosità per tutti i corpi di risurrezione15. Al già citato Daniele 12:3 (I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento e quelli che avranno insegnato a molti la giustizia risplenderanno come le stelle in eterno), si aggiunge anche la testimonianza del Vangelo secondo Matteo:
Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda.
Matteo 13:43
Infine, la dimostrazione dell'esistenza della successione del corpo naturale a corpo spirituale deriva direttamente da Adamo, e dal suo diventare un'"anima vivente", precedente di Cristo che diventò invece uno spirito datore di vita. Così come tutti gli uomini vivono nella natura di Adamo, allo stesso modo i credenti vivranno nella nuova natura di Cristo. Il regno di Dio è immortale e incorruttibile, e si può vivere solamente con un corpo immortale e incorruttibile. Un corpo nuovo e differente, adatto ad una nuova e differente creazione.
5. QUANDO RISUSCITERANNO I MORTI?
Ecco,
io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo
trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima
tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno
incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo
corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta
immortalità. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito
incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora
sarà adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria».
«O morte, dov'è la tua vittoria?
O morte, dov'è il tuo dardo?»
Ora
il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge;
ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro
Signore Gesù Cristo. Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi,
incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la
vostra fatica non è vana nel Signore.
1Corinzi 15:51-58
La risurrezione dunque porterà ad una trasformazione: come quella di un seme che, morendo, porta alla nascita una pianta completa. Ma quando tutto questo avverrà? Al ritorno di Cristo, ma questo ritorno sarà preannunciato dal suono dell'ultima tromba. Nell'Apocalisse di Giovanni troviamo una progressione di sette trombe suonate dagli angeli, ed una descrizione del momento in cui verrà suonata l'ultima tromba:
Poi il settimo angelo sonò la tromba e nel cielo si alzarono voci potenti, che dicevano: «Il regno del mondo è passato al nostro Signore e al suo Cristo ed egli regnerà nei secoli dei secoli». E i ventiquattro anziani che siedono sui loro troni davanti a Dio, si gettarono con la faccia a terra e adorarono Dio, dicendo: «Ti ringraziamo, Signore, Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai preso in mano il tuo grande potere, e hai stabilito il tuo regno. Le nazioni si erano adirate, ma la tua ira è giunta, ed è arrivato il momento di giudicare i morti, di dare il loro premio ai tuoi servi, ai profeti, ai santi, a quelli che temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di distruggere quelli che distruggono la terra». Allora si aprì il tempio di Dio che è in cielo e apparve nel tempio l'arca dell'alleanza. Vi furono lampi e voci e tuoni e un terremoto e una forte grandinata.
Apocalisse 11:15-19
Questa tromba racchiude gli eventi dell'Apocalisse legati alle sette coppe, al giudizio finale del sedicesimo capitolo e al ritorno di Gesù Cristo come Re, raccontato al diciannovesimo capitolo. Quello che l'apostolo Paolo accenna solamente, viene ulteriormente approfondito e dettagliato in questo ultimo e importantissimo libro del canone biblico.
Tornando però adesso alla conclusione del quindicesimo capitolo della Prima Lettera ai Corinzi, dopo aver parlato del suono dell'ultima tromba, l'apostolo termina con una doppia citazione di Isaia 25:8 e Osea 13:4. Rispetto alla dottrina farisaica, per Paolo i gentili non sono più il vero nemico, ed il peccato e la morte stessi prendono il loro posto di avversari che Dio distruggerà nell'ultimo grande atto di questo dramma16. La vittoria è assicurata per mezzo di Cristo Gesù, grazie al quale ogni credente può abbondare nel suo servizio, sapendo con la certezza della fede che tale fatica non sarà affatto vana. La morte, sconfitta da Cristo, al ritorno del Signore verrà sommersa nella sua vittoria in modo definitivo e assoluto, scaraventata nello stagno di fuoco dove resterà per l'eternità.
Poi la morte e l'Ades furono gettati nello stagno di fuoco.
Apocalisse 20:14a
6. CONSIDERAZIONI FINALI
Fratelli, non vogliamo che siate
nell'ignoranza riguardo a quelli che dormono, affinché non siate tristi
come gli altri che non hanno speranza. Infatti, se crediamo che Gesù
morì e risuscitò, crediamo pure che Dio, per mezzo di Gesù, ricondurrà
con lui quelli che si sono addormentati. Poiché questo vi diciamo
mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti
fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono
addormentati; perché il Signore stesso, con un ordine, con voce
d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima
risusciteranno i morti in Cristo; poi noi viventi, che saremo rimasti,
verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore
nell'aria; e così saremo sempre con il Signore. Consolatevi dunque gli
uni gli altri con queste parole.
1Tessalonicesi 4:13-18
Nel corso del secondo viaggio missionario, proprio mentre Paolo era a Corinto per fortificare questa comunità appena nata (quindi intorno a tre anni prima della redazione di 1 Corinzi), l'apostolo scrisse queste parole nella sua prima lettera indirizzata alla giovane chiesa di Tessalonica, non molto distante da lì. In questo breve brano del quarto capitolo ritroviamo di fatto tutti gli elementi essenziali del tema della risurrezione dei morti, elementi che come abbiamo visto saranno approfonditi maggiormente nell'epistola indirizzata ai corinzi, e in particolare nel testo che abbiamo appena finito di esaminare. I credenti non devono essere tristi come gli altri che non hanno speranza, poiché i credenti hanno una gloriosa speranza! La speranza della risurrezione, garantita dalla risurrezione stessa del Signore Gesù. Come egli risuscitò, infatti, ogni figlio di Dio risusciterà allo squillo dell'ultima tromba. Come un seme muore e sboccia in forma diversa, così i credenti dopo la morte risorgeranno con un corpo incorruttibile, glorioso, potente e spirituale. E quando la corruttibilità sarà rivestita di incorruttibilità, allora la morte sarà definitivamente sconfitta dal Signore, gettata una volta e per tutte nello stagno di fuoco. All'apparizione di Cristo, risusciteranno tutti i credenti morti, e tutti i credenti viventi saranno rapiti con loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria. E così, saremo sempre con il Signore.
Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».
Apocalisse 21:3-4
Note:
[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Viaggi_paolini#/media/File:Paolo_2_viaggio.svg
[2] Bosh Jordi Sanchez, Scritti Paolini, Ed. Paideia, cit. p. 162.
[3] Id. Ibid., cit. p. 176.
[4] Id. Ibid.
[5] Keller Timothy, Ragioni per Dio, Ed. La Casa della Bibbia, cit. p. 231.
[6] Marxsen Willi - con introduzione di Corsani Bruno, Il terzo giorno risuscitò..., Ed. Claudiana, cit. p. 44.
[7] http://www.biblistica.it/wordpress/?page_id=3535
[8] Id. Ibid.
[9] Id. Ibid.
[10] Id. Ibid.
[11] Id. Ibid.
[12] https://it.wikipedia.org/wiki/Risurrezione#Giudaismo
[13] B. J. Sanchez, Scritti Paolini, Ed. Paideia, cit. p. 177.
[14] Id. Ibid.
[15] Grudem Wayne, Teologia sistematica, Ed. GBU, cit. p. 1112.
[16] Wright Tom, Che cosa ha veramente detto Paolo, Ed. Claudiana, cit. p. 166.