Basta leggere un quotidiano, ascoltare un telegiornale per osservare i pensieri della società moderna. Governi democratici, manifestazioni pubbliche, appelli in ogni parte del mondo che reclamano più di ogni altra cosa “la libertà”.
Libertà da regole lavorative troppo svantaggiose, libertà di dimettere le persone ai vertici del potere, libertà dalla mafia, dalle oppressioni delle banche.
Il dizionario definisce questo termine come “la condizione in cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni.”
A fronte di questa descrizione, mi viene naturale porre una domanda: quando posso essere nella condizione di esprimermi senza alcuna costrizione o condizionamento?
Il mondo attuale è molto attento a identificare e condannare ogni forma di schiavitù esteriore. Perlomeno quando viene data enfasi dall'opinione pubblica.
Ma la Bibbia, confermata dalla storia dell'umanità, ci regala degli insegnamenti molto più profondi. Insegnamenti che riguardano una schiavitù più subdola, intima, nascosta nel cuore di ogni essere umano.
Romani 7:19 Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.
Quanti di noi possiamo ritrovarci in queste parole?
Desiderare di comportarsi bene verso il prossimo, e scoprire invece di aver agito in modo opposto.
Osservare persone dal comportamento meschino, ma che dopo una chiacchierata sincera si dimostrano addirittura amichevoli.
E' colpa degli altri? Sempre?
O forse è colpa di noi stessi? Di tutti noi, indistintamente.
Siamo abituati a dividere le persone in carnefici e vittime.
Se ci pensiamo bene però, forse siamo tutti vittime. Vittime di noi stessi.
Vittime della nostra natura, del nostro carattere, delle nostre emozioni, dei nostri istinti, delle nostre pulsioni. Tutto questo non viene da elementi esterni, viene dal nostro interno.
Questa è la vera schiavitù. Una schiavitù di cui non possiamo liberarci con diecimila firme di petizione. Nessun talk show, né discorso presidenziale potrà portarci questa libertà. Per il semplice fatto che nessuna creatura vivente ha questa autorità.
Questo, è il potere che spetta solo al Creatore.
“Che bello!” - qualcuno dirà - “Allora basta chiedere a Dio di liberarmi per poter fare quello che voglio!”
In realtà però, anche questo pensiero è un pensiero da schiavo.
“Quello che voglio”.
Dove mi ha portato fino ad ora quello che voglio? Dove ci ha portato?
Ha portato piena felicità a noi e alle persone che ci circondano? Mi sembra difficile.
I programmi degli Alcolisti Anonimi gestiscono in dodici passi la loro liberazione dalla dipendenza. Il primo passo è il seguente: “Ammettiamo la nostra impotenza e l'impossibilità di controllo sulla nostra vita”. Perchè è il primo? Perchè è fondamentale, il più importante. Senza raggiungere questa consapevolezza, è impossibile qualsiasi cambiamento. Certo, non siamo tutti alcolizzati, ma il principio è lo stesso. Che il nostro sfogo sia lecito o illecito, la dinamica che ci rende schiavi è la medesima. Finchè abbiamo la certezza di controllare appieno la nostra vita, non faremo che scavare sempre in maggiore profondità la nostra fossa. No, in realtà nessuno di noi ha il controllo sulla propria vita. In realtà nessuno può desiderare ciò che è meglio per sé stesso o per gli altri.
E' così per tutti gli uomini. Puoi fare finta di niente, ma prima o poi la vita dimostrerà con palese violenza il contrario. Non possiamo salvarci da noi stessi, non possiamo affidarci alla nostra intelligenza e al nostro intendimento. Non possiamo chiedere a Dio la libertà per continuare poi a fare quello che facevamo prima. Sarebbe come prendere la chiave della propria prigione per uscire e rientrare nella cella di fianco, chiudendola a doppia mandata. Non avrebbe alcun senso.
La libertà che offre il Signore è qualcosa di molto più grandioso.
Qualcosa che nessuno può neanche immaginare.
Una libertà sconosciuta, mai provata, vergine.
Una nuova dimensione, un nuovo modo di vivere e di essere.
E' la libertà di fare ciò per cui siamo stati creati. L'uomo non è stato creato per fare la propria volontà, ma la volontà di Dio. Solo il nostro Creatore sa veramente ciò che è meglio per noi e solo Lui può condurci in questa completa libertà dal nostro condizionamento.
In questo caso non ci sono mezze libertà: o siamo liberi o non lo siamo. O facciamo la volontà di Dio o non la facciamo.
Romani 8:1 Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù,
Romani 8:2 perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte.
Romani 8:3 Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne,
Romani 8:4 affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.
La legge morale si è rivelata impossibile da adempiere.
Anche se c'è la volontà di seguirla, è impossibile comportarsi perfettamente, proprio per la nostra stessa natura. Per questo motivo Dio Padre ha mandato Gesù Cristo, il Figlio di Dio a morire sulla croce al posto della natura peccaminosa dell'intera umanità. In questo modo chiunque creda e si affidi a Lui, invocandolo con cuore sincero, può appropriarsi di questa libertà, ottenuta da Cristo e donata dallo Spirito Santo.
Mi ripeto sottolineando che non è una libertà che consenta di continuare a fare ciò che sembra meglio ai propri occhi. E' una libertà subordinata al proprio Creatore, una libertà da noi stessi. Libertà dal proprio orgoglio ed egoismo per poter amare il prossimo ed adempiere finalmente la legge del Signore. Non grazie alle proprie forze, ma solo grazie allo Spirito Santo.
Questa è la vera libertà! La libertà di fare ciò che vuole Dio!
Liberi dal peccato e DA noi stessi per poter essere liberi DI fare la Sua volontà.
Romani 6:17 Ma sia ringraziato Dio perché eravate schiavi del peccato ma avete ubbidito di cuore a quella forma d'insegnamento che vi è stata trasmessa;
Romani 6:18 e, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
Il Signore ha pagato il nostro riscatto con caro prezzo. Vuole renderci liberi dalla schiavitù. Siamo consapevoli però che questa è la libertà di servire. La libertà di essere servi della giustizia.
Ecco quindi infine questo importante bivio. Essere uno schiavo del peccato o un servo della giustizia? Non ci sono soluzioni intermedie. E non decidere è di per sé una decisione, la decisione di rimanere dove si è già. Da questa consapevolezza, da questa scelta dipende la mia e la tua vita.
In questo momento, dentro te stesso, invoca il Signore. Chiedi di aiutarti, di sorreggerti. Egli si manifesterà. Aprigli il tuo cuore e deponi ai Suoi piedi questo pesante fardello. Lascia che ti conduca per mano nella liberazione da te stesso. Questo è quello che sei destinato a fare. Questa è la tua realizzazione. Questa è la tua piena felicità.
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martedì 8 marzo 2011
Schiavi del peccato o servi della giustizia?
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