La moderna esegesi biblica nacque da alcune domande che si posero filosofi e teologi del XVII secolo. Di per sé, tutto questo è più che buono.
Ogni progresso – tanto quello scientifico quanto quello spirituale – nasce nel momento in cui si crea nel cuore dell'uomo una domanda. Non si tratta di semplice curiosità, è un desiderio di conoscere e sperimentare qualcosa di nuovo. Spostare il limite della conoscenza e disegnare una nuova geografia. Acquisire una nuova consapevolezza della nostra identità, di Dio e del mondo che ci circonda. Tutto questo nasce da una piccola domanda. Per questo, a volte, è addirittura più importante della risposta stessa.
Molto spesso i credenti dimostrano di credere (in base alle loro azioni) che l'essere chiamati “pecore” da Gesù significhi credere “per fede” a tutto quello che gli viene insegnato, seguendo passivamente la pecora davanti. Ma questa è vera fede?
C'è una grande differenza tra essere credenti o creduloni. I primi credono in base ad un'esperienza personale, i secondi invece credono a qualcosa che gli viene riportato.
Le pecore di Gesù conoscono e riconoscono la Sua voce e seguono il buon Pastore, non le altre pecore. Questa è la differenza.
Ma tutto questo cosa c'entra con la teoria delle quattro fonti del pentateuco?
C'entra in più di un modo.
Da una parte, gran parte della chiesa evangelica è scandalizzata dal criticismo, additandolo come irriverente nei confronti di Dio e della fede cristiana. Ma una domanda sincera non potrà mai essere male accetta davanti al Signore. Il banco di prova della propria fede è l'atteggiamento che si manifesta proprio quando non si sa rispondere a una provocazione. E' comodo e facile alzare muri di barricata, isolandosi dalla ragione per mantenere la quiete nella propria coscienza, allontanando la persona che osa mettere in dubbio i fondamenti così cari alla propria fede. Chiudere gli occhi e fare finta di niente. Questo è fondamentalismo.
Un altro discorso invece è ammettere di non saper rispondere, e dire chiaramente che è necessario approfondire la questione e domandare una risposta al Signore.
La maggior parte delle dottrine cristiane si credono perchè insegnate da qualcuno. Ma c'è differenza tra credere l'insegnamento di altre persone e approfondire personalmente la Parola di Dio, investigando il suo Spirito per arrivare ad avere una conoscenza esperienziale personale.
Dall'altra parte infatti, tutto questo prima o poi viene inevitabilmente manifestato.
E' possibile chiudere gli occhi per molto tempo, ma prima o poi ogni credente attraversa delle crisi che fanno tremare la propria fede. E a questo punto si può vedere chiaramente dove è stata costruita la propria casa. Sulla sabbia dell'insegnamento umano oppure sulla roccia della rivelazione di Cristo? Questo non deve sminuire l'importanza del ministero dell'insegnante, ma deve essere un monito per ogni discepolo. Il discepolo di Cristo infatti non si accontenta di una lezione, lui vuole acquistare la saggezza. Non gli basta una dottrina, lui vuole il Dio che viene rappresentato da questa dottrina. Solo in questo modo un cristiano può crescere sano e dare un efficace motivo della propria fede.
Dopo questi importanti concetti preliminari, credo sia utile affacciarsi all'insegnamento dell'Apostolo Paolo nei primi due capitoli della seconda lettera ai Corinzi.
Nel dettaglio:
1Corinzi 1:21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.
Il mondo non ha conosciuto Dio nella propria sapienza. E' un dato di fatto, presente nell'intero panorama biblico e nella realtà quotidiana. Non deve quindi esserci alcuna aspettativa nei confronti dei sapienti di questo secolo. Ciò che porta alla comprensione spirituale non è l'intelligenza umana ma la rivelazione divina. In questa importante verità abbiamo uno strumento che ci rende capaci di giudicare come sia meglio gestire le domande sincere.
“Chi ha scritto il pentateuco? “ è un'ottima domanda. E' la domanda che si posero Hobbes, Spinoza, Simon e duecento anni più tardi anche Wellhausen. Ma ancora di più è la domanda che si deve fare ogni credente, ogni figlio di Dio.
Come gestirono la ricerca della risposta a questa domanda i formulatori della ipotesi documentale? Essi si applicarono attraverso l'ecdotica (l'analisi del testo per identificare la sua provenienza o per ricostruire la sua storia), la critica delle fonti, la critica formale, redazionale e canonica. Tutto questo al fine di analizzare nei minimi dettagli il testo biblico e tutto quello che ne concerne, per poter capire finalmente quale fosse la sua origine.
Personalmente penso che sia stata un'attività utile, che ha portato nuove informazioni e un nuovo modo di ragionare a tutti coloro che sono interessati alla Bibbia.
Il risultato di tutti questi studi è stato il riconoscimento di quattro fonti originali, che asserirono non essere di Mosè, ma risalenti a diversi periodi della storia di Israele.
A favore di queste conclusioni, c'è da dire che un qualunque lettore della Bibbia può accorgersi – soprattutto nella Genesi – di trovare differenti stili narrativi. Due racconti della creazione. Diversi nomi per Dio. Diverse concezioni teologiche.
Di fatto “El” è il nome di una divinità del pantheon dell'area semitica e mesopotamica, comparso
per la prima volta nel 2600 a.C. nella moderna Siria; ha quindi poco a che fare con la rivelazione ebraica e molto con la contaminazione culturale.
Ci sono però delle fondamentali considerazioni da fare.
La prima, riguarda la natura della Bibbia.
Nel Nuovo Testamento comprendiamo come la natura di Gesù fosse completamente divina e completamente umana, per quanto questo possa essere impossibile da capire.
Analogamente, la Bibbia è completamente Parola di Dio ma “incarnata” in un linguaggio, in una cultura e in una geografia prettamente umane.
Analizzare sistematicamente e criticamente solo gli aspetti umani della Bibbia non possono portare a una comprensione spirituale superiore. E' impossibile.
Sono aspetti che è giusto capire per poter avere un quadro dell'insieme più ampio, ma deve esserci un livello superiore, altrimenti resta un esercizio sterile. E' importante il motivo e l'attitudine che si hanno nel cercare le risposte alle proprie domande. Questi due aspetti infatti possono viziare la ricerca e portare a delle conclusioni completamente sbagliate, perchè basate sulla sapienza di questo mondo e non sulla sapienza di Dio. La comprensione storica e culturale può dare informazioni importantissime per comprendere il significato di un brano biblico, ma deve essere uno strumento per raggiungere la forma più pura del messaggio. Non – come è stato in questo caso – il fine ultimo della ricerca.
La seconda considerazione invece riguarda la vera e propria teoria delle quattro fonti.
Molte persone non afferrano il concetto di cosa sia una teoria. Una teoria è un'idea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione.
Di fatto non vi è alcuna certezza. Semplicemente, date le informazioni in possesso, si teorizza una conclusione piuttosto che un'altra. E' un ragionamento che normalmente rimane accettato finchè non si trovano nuovi elementi che portano a formulare una nuova teoria.
Riassumendo, non vi è nulla di certo; si pensa soltanto che sia andata in questo modo.
A fronte di tutta questa insicurezza, gli elementi che associano la tradizione Jahvista al periodo monarchico sono tutt'altro che assoluti.
Le deduzioni che collegano la fonte Elohista al Regno del Nord dopo la divisione dello Stato di Israele, sono opinabili e vaghe.
Gli stessi studiosi Hermann Gunkell e Martin North ammorbidirono e modificarono le teorie di Wellhausen, sviluppando l'ipotesi che i testi biblici siano stati redatti effettivamente in un epoca successiva a quella di Mosè, ma basandosi su tradizioni orali precedenti contenenti memorie accurate degli eventi descritti.
In effetti a questo punto è lecito sviluppare la domanda originaria in una forma successiva: il pentateuco è stato composto e redatto dalla stessa persona?
Anche in questo caso non si possono avere certezze assolute, però si apre uno scenario particolarmente interessante.
A parte la Genesi, la Bibbia afferma esplicitamente la paternità di Mosè nei riguardi dei libri del pentateuco.
Esodo 24:4 Mosè scrisse tutte le parole del SIGNORE.
Levitico 27:34 Questi sono i comandamenti che il SIGNORE diede a Mosè sul monte Sinai per i figli d'Israele.
(Esdra 6:18 Stabilirono i sacerdoti secondo le loro classi e i Leviti secondo le loro divisioni, per il servizio di Dio a Gerusalemme, come sta scritto nel libro di Mosè.)
Numeri 33:2 Mosè mise per iscritto le loro marce, tappa per tappa, per ordine del SIGNORE; e queste sono le tappe che fecero nel loro cammino.
Numeri 36:13 Tali sono i comandamenti e le leggi che il SIGNORE diede ai figli d'Israele per mezzo di Mosè, nelle pianure di Moab, presso il Giordano, di fronte a Gerico.
Deuteronomio 1:1 Queste sono le parole che Mosè rivolse a Israele di là dal Giordano, nel deserto, nella pianura di fronte a Suf, tra Paran, Tofel, Laban, Aserot e Di-Zaab.
In realtà per quanto riguarda il libro della Genesi ci sono comunque molti accenni impliciti, che non lasciano adito ad altre possibilità. Per esempio:
Luca 16:29 Abraamo disse: "Hanno Mosè e i profeti; ascoltino quelli".
Dove con il nome di Mosè si intende l'intero pentateuco e con il termine profeti si rimanda ai profeti anteriori (Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Isaia, Geremia, Ezechele) e posteriori (tutti gli altri libri profetici).
Come è possibile quindi coniugare questa correlazione con le evidenti differenze testuali che abbiamo visto precedentemente?
Personalmente credo che la possibilità più completa si possa sviluppare dal pensiero iniziale di Gunkell e North. La Bibbia è un testo su cui si basa la fede di ogni credente, non ha alcun senso “non credere” a quanto afferma a riguardo della paternità mosaica, né ci sono certezze che mettono il problema su un piano così profondo. Dio non può mentire, e neanche attraverso le parole umane i suoi concetti possono rivelarsi menzogneri.
Tuttavia restano probabili la seguente possibilità:
Mosè ha effettivamente scritto il pentateuco ma questo è stato trasmesso in realtà per via orale, essendo difficoltosa, dispendiosa e poco pratica nei tempi antichi la trasmissione scritta. Il manoscritto originale è andato distrutto, ma in un secondo momento queste parole sono state messe nuovamente per iscritto, continuando la trasmissione in modo accurato e fedele.
La Genesi invece, nel dettaglio, è stata redatta inizialmente da Mosè basandosi su tradizioni orali ancora più antiche. La sua cultura sicuramente comprendeva questa grande conoscenza, e lo Spirito Santo ha preservato la redazione da ogni errore. Il Signore ha voluto rivelarsi quindi inizialmente con un nome impersonale ma familiare al popolo ebraico del tempo, riservandosi una graduale rivelazione della Sua Persona.
Personalmente credo che questa possa essere l'ipotesi più verosimile storicamente e più accreditata spiritualmente.
Oltre ad approfondire il criticismo biblico, Spinoza insegnò anche una suddivisione differente dei primi libri della Bibbia, includendo anche il libro di Giosuè e considerando la raccolta così formata come l'esateuco. Di fatto questa suddivisione comprende il canone biblico samaritano. Questa popolazione inizialmente Israelita però, si fuse nel corso dei secoli con una parte delle popolazioni pagane a loro volta deportate in Israele, annacquando la forte identità originaria e discostandosi dalle tradizioni ebraiche più pure.
Martin Noth invece esclude dal pentateuco il Deuteronomio perchè non ci sono testi “deuteronomici” nei primi quattro libri della Bibbia. Per lui quindi bisogna parlare di un tetrateuco.
Dal mio punto di vista non vedo nessun motivo nel creare una nuova raccolta dei primi libri della Bibbia, a maggior ragione del fatto che l'entrata di Israele nella terra promessa è il più naturale spartiacque tra le origini del popolo ebraico e la sua storia successiva. Credo che Giosuè possa rimanere escluso senza alcun dubbio all'originale pentateuco che nella trama della stessa Bibbia è strutturato come l'originario insieme di libri di Mosè, e che non sia lecito né utile apportare alcuna modifica a questa struttura rimasta fedele nella tradizione biblica ebraica per interi millenni.
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lunedì 31 gennaio 2011
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