Ezechiele 37:3 Mi disse: «Figlio d'uomo, queste ossa potrebbero rivivere?» E io risposi: «Signore, DIO, tu lo sai».
Ezechiele 37:4 Egli mi disse: «Profetizza su queste ossa, e di' loro: "Ossa secche, ascoltate la parola del SIGNORE!"
Ezechiele 37:5 Così dice il Signore, DIO, a queste ossa: "Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e voi rivivrete;
Ezechiele 37:6 metterò su di voi dei muscoli, farò nascere su di voi della carne, vi coprirò di pelle, metterò in voi lo spirito, e rivivrete; e conoscerete che io sono il SIGNORE"».
Ezechiele 37:10 Io profetizzai, come egli mi aveva comandato, e lo Spirito entrò in essi: tornarono alla vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, grandissimo.
Queste ossa secche potrebbero rivivere?
Al giorno d'oggi, il criticismo della società risponderebbe a gran voce: "sicuramente no!". La risposta del profeta Ezechiele invece fu differente.
Israele era deportato. Era un popolo schiavo, depredato di ogni suo avere e della terra che Dio gli aveva promesso. Era una nazione divisa, a causa di una scissione tra i regni di Giuda e Beniamino e le restanti tribù.
La promessa di Dio sembrava decaduta.
Il popolo scelto guardava i Babilonesi loro deportatori e si chiedeva inevitabilmente dove fosse la protezione di Dio. Se è vero che Dio esiste, perchè non fa qualcosa?
In realtà, anche questa domanda nasconde una venatura di speranza. Se Dio non ha ancora fatto qualcosa può sempre farla oggi.
In questo contesto però fu abbandonata anche la più piccola speranza.
C'è un punto in cui non vi è futuro ai nostri occhi.
C'è un punto in cui ci si convince di non essere più nulla.
Ezechiele 37:11 Egli mi disse: «Figlio d'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: "Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!"
Questo era il punto raggiunto dalla casa d'Israele. "La nostra speranza è svanita, noi siamo perduti!". Siamo arrivati alla fine, e dopo la fine non c'è più nulla.
In questo contesto Dio chiese a Ezechiele se delle ossa secche potessero rivivere.
La sua risposta avrebbe potuto essere "Temo di no, Signore." Oppure "Lo spero con tutto me stesso". O "Tu puoi sicuramente!"
Ma la risposta non fu nessuna di queste.
Le sue parole si espressero invece dicendo: «Signore, DIO, tu lo sai».
E' una frase arresa a Dio, che non pretende di sapere nulla, nè ostentare falsa sicurezza. Quando non c'è alcuna certezza, rimane sempre quella riguardante la sovranità di Dio. Egli sa cosa sta succedendo. Egli sa cosa può succedere. Tutto è in Suo potere. Ci sono molti momenti in cui non abbiamo neanche forza di domandare qualcosa a Dio, nè rispondere alle Sue domande.
Ecco però, che proprio in questo momento, il Signore comanda ad Ezechiele: "Profetizza su queste ossa!" Non è la volontà del profeta, non è un suo desiderio. E' un atto di ubbidienza a un comando di DIO.
Questa è la differenza con molte profezie del giorno d'oggi, promosse e gridate da profeti che non hanno ricevuto nessun comando, ma che agiscono seguendo i propri desideri. Desideri che possono essere spirituali, e talvolta anche in buona fede ma senza alcun discernimento. Quando la parola parte dall'uomo, essa cade a terra. Quando la parola è comandata da Dio, riporta alla vita anche le ossa secche.
Ezechiele 37:12 Perciò, profetizza e di' loro: Così parla il Signore, DIO: "Ecco, io aprirò le vostre tombe, vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi ricondurrò nel paese d'Israele.
Ezechiele 37:13 Voi conoscerete che io sono il SIGNORE, quando aprirò le vostre tombe e vi tirerò fuori dalle vostre tombe, o popolo mio!
Ezechiele 37:14 E metterò in voi il mio Spirito, e voi tornerete in vita; vi porrò sul vostro suolo, e conoscerete che io, il SIGNORE, ho parlato e ho messo la cosa in atto", dice il SIGNORE».
Dopo aver profetizzato sulle ossa, metafora di Israele, la profezia di Dio viene diretta al Suo popolo, destinatario autentico.
Questa infatti è molto più di una promessa: è un ristabilimento già accaduto nella volontà di Dio, che si manifesterà a tempo debito.
Osserviamo l'onnipotenza di Dio che può intervenire proprio quando non c'è alcuna possibilità di speranza. Tutto è perduto, non c'è più nulla da salvare. Questo è il momento in cui il Signore si compiace di intervenire, portando all'esistenza ciò che non è più.
Giovanni 11:32 Appena Maria fu giunta dov'era Gesù e l'ebbe visto, gli si gettò ai piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto»
Gesù aspettò la morte di Lazzaro proprio per insegnare e rendere manifesta l'onnipotenza del Padre.
Giovanni 11:43 Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!»
Giovanni 11:44 Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Questa comprensione e questo insegnamento deve calare nei nostri cuori, affinchè possiamo renderci conto quanto sia grande il nostro Dio.
L'uomo nasce e cresce in un mondo pieno di limiti e ordini stabiliti da Dio. Un ordine temporale, un ordine biologico, un ordine fisico. Il nostro stesso modo di pensare è soggetto a queste regole, potendo ragionare con logica solo essendone sottomessi. Ma il nostro Dio onnipotente non ha alcun limite. Egli ha creato dal nulla l'universo e può chiamare all'esistenza le cose che non esistono più, tanto quanto quelle che non sono mai esistite.
Come può consolarci tutto questo?
La consolazione è enorme, per ciascuno di noi.
Se fino ad ora abbiamo sperato solo fino a un certo punto, rimettiamoci completamente nelle mani del nostro Creatore. Deponiamo noi stessi nel Suo abbraccio, confessando "Signore, Dio, tu lo sai". Tu sai se io posso uscire da questa situazione, tu sai se posso superare questo dolore. Io non so nulla, ma Tu sai tutto. Mi abbandono alla Tua conoscenza.
Ora però stiamo in ascolto. Il Signore ci sta per parlare.
Sta profetizzando parole di vita su di noi.
Ascoltiamo attentamente, e la nostra vita cambierà.
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