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venerdì 2 novembre 2012

La giustizia di Dio in un mondo perduto


La parola “giustizia” viene spiegata nel dizionario come “la virtù consistente nel dare a ciascuno il dovuto, nel giudicare con equità.”
In questo senso essa viene spesso contrapposta all'amore di Dio in Cristo Gesù, che copre ogni colpa dell'uomo, che viene perciò giustificato in modo immeritato. Da una parte, quindi, è solito descrivere la Grazia di Dio (favore immeritato) e dall'altra la Giustizia di Dio, ossia la giusta punizione per la colpa dell'uomo.

Per quanto riguarda la giustizia umana, nelle Scritture troviamo innumerevoli esortazioni e appelli del Signore ad esercitare la giustizia e un giusto giudizio. In questo caso, però, l'autore biblico non intendeva una giustizia sociale (questa era una conseguenza) ma qualcos'altro:

Deuteronomio 12:28 Osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, affinché tu sia felice, e i tuoi figli dopo di te, quando avrai fatto ciò che è bene e giusto agli occhi del SIGNORE tuo Dio.

Nel libro del Deuteronomio compare cinque volte l'espressione “giusto agli occhi del Signore” per evidenziare che la legge data a Israele non era semplicemente una legge umana ma la legge di Dio, unica in tutto il mondo. Nel pentateuco troviamo sicuramente numerose regole sociali, date allo scopo di far diventare un popolo vissuto in schiavitù per secoli una vera e propria nazione. Tuttavia, potremmo quasi dire che queste regole sono solo di contorno alla legislazione data ai Leviti, alle istruzioni del Tabernacolo e per il sacerdozio. Di fatto, Israele stava vivendo una teocrazia, non una democrazia. Il governo della nazione era diretto da Dio stesso e poi veniva comunicato a Mosè, che provvedeva a informare il popolo.
Prima di ogni altra cosa, quindi, apprendiamo che la vera giustizia in realtà coincide con la volontà stessa di Dio. Dio è giusto e la Sua giustizia si manifesta attraverso la Sua volontà.
Molti associano il dualismo tra giustizia e grazia all'Antico e Nuovo Testamento, per ordinare le idee relative alla rivelazione progressiva contenuta nelle Scritture. Ma è corretto tale ragionamento?

Giovanni 1:17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.

L'Apostolo Giovanni non associa la giustizia a Mosè, ma la Legge. Questo perchè di fatto non è la legge di per sé a causare la giustizia quanto invece l'osservanza della legge. E la Bibbia stessa afferma che nessuno ha potuto essere giustificato attraverso la Legge:

Romani 3:19 Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio;
Romani 3:20 perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.

Dunque è giusto affermare che la legge (di Mosè) è come un ponte che conduce alla giustizia di Dio, ma un ponte che nessun uomo può attraversare. Questo è il motivo per cui il Signore Gesù ha portato la grazia e la verità all'umanità. La grazia, un perdono immeritato.
La grazia, un altro ponte che può condurre finalmente gli uomini alla giustizia di Dio.
La colpa dell'umanità non viene coperta senza motivo, ma espiata dal sacrificio di Cristo. E tutti coloro che si appellano a tale sacrificio, possono passare indenni questo ponte ed essere giustificati. Potremmo quindi dire che i credenti in Cristo Gesù hanno accesso alla presenza del Padre, alla Sua giustizia e alla Sua volontà. Ma non ne hanno un accesso fine a sé stesso. Hanno un accesso legato a doppio filo con il mandato, lo scopo che Dio ha dato alla Chiesa.

Matteo 28:18 E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra.
Matteo 28:19 Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,
Matteo 28:20 insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente».

Ogni potere risiede nella persona di Gesù. Ma in questo tempo, Egli ha incaricato i Suoi discepoli di portare in tutto il mondo i Suoi insegnamenti e la Sua volontà. Lo scopo della Chiesa è adempiere alla volontà di Dio, realizzandola sulla terra così come è nel Cielo; realizzare la volontà e la giustizia di Dio nel mondo. Sicuramente il Signore non ha bisogno di intermediari per governare il mondo e sostiene attivamente ogni essere vivente, adoperandosi affinchè ogni creatura svolga il compito per la quale è stata creata. Ma, in questo contesto, è altrettanto vero che egli ha incaricato la Chiesa di portare la Sua parola fino all'estremità della terra, comportandosi in modo giusto ai Suoi occhi. Questa espansione è l'espansione stessa del regno di Dio.

Luca 13:18 Diceva ancora: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo paragonerò?
Luca 13:19 È simile a un granello di senape che un uomo ha preso e gettato nel suo orto; ed è cresciuto ed è divenuto albero; e gli uccelli del cielo si sono riparati sui suoi rami».

Nonostante Dio abbia creato ogni cosa visibile e invisibile, nonostante Dio sia presente in ogni luogo e in ogni momento, nonostante Dio governi sulla Sua creazione (Mt 10:29, Da 4:34, 35)...Egli non ha ancora estirpato tutta la “zizzania”. Nella Sua sovrana volontà, ha lasciato spazio alle ingiustizie affinchè la Sua gloria potesse risaltare e il Suo popolo potesse crescere imparando l'ubbidienza, affinando il carattere. Ecco, quindi, che il regno di Dio si è presentato come piccolo, invisibile. Qualcosa che non attirava gli sguardi. Qualcosa che suscitava l'attenzione solo delle persone che ricevevano una rivelazione diretta del Signore. Questo seme di vita è però cresciuto, si è espanso e sta continuando a farlo. Ogni preghiera, ogni proclamazione del Vangelo allarga i confini del Regno, conquistando nuovi cuori. Non è più un seme ma è già un albero che continua a crescere. Anche per questo motivo la volontà, la giustizia di Dio si sta allargando sulla terra. Non è ancora nulla di eclatante perchè è nella volontà di Dio che sia così: è già un albero di buone dimensioni ma non è ancora il più alto che si possa vedere.
Le opere di misericordia e giustizia divina (non giudizio, ma giustizia) sono già nel mondo grazie ai credenti ripieni di Spirito Santo, ma non vengono riprese al telegiornale. Non sono opere di rilevanza nazionale agli occhi del mondo perduto, perchè sono considerate debolezze. Rinnegare il proprio orgoglio e servire il prossimo è una debolezza per il mondo. Ma è giustizia per Dio. Chissà quanti atti di giustizia sono compiuti ogni giorno senza che nessuno a parte Dio e il diretto interessato ne siano consapevoli. Noi vediamo in televisione il mondo che va a rotoli perchè è quello che la società vuole farci sapere. Ma è davvero così? La perversione, l'immoralità, l'odio e la cupidigia sono veramente le uniche azioni presenti sul nostro pianeta? Sono sicuramente una buona parte, ma non sono affatto le uniche. E' vero che negli ultimi tempi “l'iniquità aumenterà e l'amore dei più si raffredderà” (Mt 24:12), ma è anche vero che negli ultimi tempi una folla immensa, “laverà le proprie vesti, imbiancandole nel sangue dell'Agnello” secondo la volontà di Dio (Ap 7:9-14). C'è un popolo che in ogni istante desidera ubbidire alla volontà giusta di Dio e questo popolo è la Chiesa! La Chiesa ha il compito di diffondere la giustizia di Dio in questo tempo. Non una giustizia di giustizio e condanna ma la giustizia personificata: Gesù Cristo.

1Corinzi 1:30 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione;
1Corinzi 1:31 affinché, com'è scritto:
«Chi si vanta, si vanti nel Signore».

Cristo è stato fatto per la Chiesa giustizia, ed ha il compito di portare al mondo le Sue opere di Giustizia, la Sua liberazione e guarigione. E' una grande responsabilità, è la volontà di Dio per questo tempo. Le Scritture però profetizzano un giorno nuovo, differente. Il giorno del Signore.



Filippesi 1:9 E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento,
Filippesi 1:10 perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo,
Filippesi 1:11 ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

Anche in questo caso, l'Apostolo Paolo riprende i frutti di giustizia che si hanno solamente per mezzo di Gesù Cristo; ma parlandone come una preparazione a qualcos'altro di ben specifico: il giorno di Cristo. Che cos'è questo giorno?
I profeti dell'Antico Testamento ne parlarono abbondantemente, mettendo in guardia da esso il popolo di Israele, sperando in un ravvedimento.

Sofonia 1:14 Il gran giorno del SIGNORE è vicino;
è vicino e viene in gran fretta;
si sente venire il giorno del SIGNORE
e il più valoroso grida amaramente.
Sofonia 1:15 Quel giorno è un giorno d'ira,
un giorno di sventura e d'angoscia,
un giorno di rovina e di desolazione,
un giorno di tenebre e caligine,
un giorno di nuvole e di fitta oscurità,
Sofonia 1:16 un giorno di squilli di tromba e di allarme
contro le città fortificate e le alte torri.
Sofonia 1:17 Io metterò gli uomini nell'angoscia
ed essi brancoleranno come ciechi,
perché hanno peccato contro il SIGNORE;
il loro sangue sarà sparso come polvere
e la loro carne come escrementi.

Il giorno del Signore è il giorno del giudizio di Dio. Un nuovo tempo, in cui la giustizia di Cristo sarà compiuta nel numero perfetto degli eletti e sostituita dalla giustizia di condanna verso tutti coloro che non hanno creduto in Gesù.
Il Signore non può sopportare per sempre gli empi, gli increduli, i malvagi. Non può sopportare per sempre le persone che scherniscono il Vangelo, che perseguitano la Chiesa. Per questo motivo, da prima che esistesse il tempo, è stato stabilito un giorno per il giudizio di Dio.
Un giorno in cui la giustizia di Dio nella sua pienezza prendesse finalmente forma. La giustizia di Cristo, nella Chiesa salvata, e la giustizia della volontà di Dio osteggiata dagli uomini ribelli che saranno distrutti. Due binari che si incontreranno al crocevia sancendo una nuova era eterna di giustizia assoluta.

Apocalisse 21:3 Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.
Apocalisse 21:4 Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».

Apocalisse 21:8 Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

L'eternità: non un tempo, ma un luogo. Un luogo ripieno della presenza di Dio, in cui tutto ciò che si vede esiste per la Sua volontà giusta e perfetta. Un luogo in cui ogni attributo e perfezione di Dio è pienamente manifesto. Una giustizia non più relativa ad un mondo perduto; ma piena, completa e totale. Una condizione ed una mèta verso cui l'intero universo tende. 

domenica 23 settembre 2012

Le Creazioni di Dio


Il termine “Genesi” deriva dal greco ghènesis, che significa “nascita, creazione, origine”. In effetti possiamo considerare questo termine come un riassunto dell'intero libro biblico a cui dà il nome. Già dal primo versetto, infatti, incontriamo l'atto creativo di Dio.

Nel principio Dio creò i cieli e la terra.
Genesi 1:1 

Questo versetto è molto speciale. Sebbene nella concezione ebraica non esista il pensiero di una creazione ex nihilo (dal nulla), acquisito solo in epoca ellenistica, in queste parole abbiamo quanto di più simile possa esserci ad una creazione dal nulla nei testi di questa epoca. All'inizio, infatti, prima che ci fosse qualsiasi cosa, quando c'era Dio stesso e null'altro, il Signore ha creato i cieli e la terra.Non ha creato solo il cielo, quello che vediamo alzando lo sguardo. Ha creato i cieli, dunque il mondo e gli esseri spirituali, oltre che la terra. Una terra però differente da quella che conosciamo oggi. Non un pianeta rigoglioso di vita, ma qualcosa di molto diverso.

La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque. 
Genesi 1:2 

Questa terra era informe e vuota. Il dottor David Sheinkin spiega che in ebraico il termine Tohu – tradotto qui con “informe” – si riferisce al concetto di “confusione”. Credo pertanto che possiamo considerare questa condizione della prima creazione come una creazione confusa, disordinata. Dio poteva creare tutto in modo perfetto con un singolo pensiero, ma non l'ha fatto. Ha voluto invece creare una terra senza forma né contenuto. Alcuni teologi ipotizzano che tra i primi due versetti della Genesi sia accaduta la ribellione di Satana e degli altri angeli decaduti e che per questo motivo la creazione risulti devastata. In ogni caso, però, questa è la condizione da cui il Signore è partito per la Sua seconda creazione.
Già, perché da questo momento in poi, Dio interviene continuando la Sua opera creatrice. Ora non si tratta più di una creazione dal nulla, ma piuttosto di una creazione che parte da qualcosa di già esistente.

Dio disse: «Sia luce!» E luce fu. Dio vide che la luce era buona; e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce «giorno» e le tenebre «notte». Fu sera, poi fu mattina: primo giorno.
Genesi 1:3-5 

Inizia, infatti, il primo dei sei giorni della creazione, nei quali Dio separa la luce dalle tenebre. Non presenterò tutti gli altri giorni della creazione in questo contesto, voglio però ricordare che nei sei giorni Dio opera tre separazioni (notte e giorno, cielo e terra, terra e mare) e tre riempimenti (gli astri, gli animali, l'uomo). Egli quindi interviene sul caos e sul disordine presente dandogli armonia, bellezza, ordine. Questi atti creativi si concludono con la creazione di Adamo, il primo uomo.

Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.
Genesi 2:7 

Adamo è un nome proprio con vari significati: umanità, uomo, uomo terreno, terroso, o della terra rossa.
Adam, Adamo ha infatti la stessa radice di Adamà, terra.

Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
Giovanni 1:1-3 

Veniamo ora al prologo del Vangelo di Giovanni. E' facile osservare come sia strettamente legato all'inizio della Genesi, rappresentando il significato teologico dell'incarnazione di Cristo e della Sua natura. Apprendiamo quindi la piena divinità di Gesù e il Suo coinvolgimento nella creazione. Senza Cristo, “neppure una delle cose fatte è stata fatta”. Alla luce di questa rivelazione, l'identità di Gesù, ma anche tutto l'Antico Testamento, appaiono sotto una luce completamente nuova; una chiave di lettura fondamentale per comprendere la profondità di ogni passo biblico. Forti di questi insegnamenti, è interessante analizzare ora un miracolo che Gesù ha compiuto, descritto ancora una volta nel Vangelo di Giovanni.

Passando vide un uomo, che era cieco fin dalla nascita. I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. Bisogna che io compia le opere di colui che mi ha mandato mentre è giorno; la notte viene in cui nessuno può operare. Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo». Detto questo, sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco, e gli disse: «Va', làvati nella vasca di Siloe» (che significa «mandato»). Egli dunque andò, si lavò, e tornò che ci vedeva.
Giovanni 9:1-7 

In questo brano vediamo l'affermazione di Gesù che identifica sé stesso come “la luce del mondo”, come anche scritto all'inizio del Vangelo. Insegna, inoltre, che Egli deve compiere le Sue opere mentre è giorno, poiché durante la notte nessuno può operare. Ebbene, cosa significano queste parole? Quali sono queste opere? Sicuramente riguardano il miracolo che ha compiuto, ma c'è un significato più profondo?

Ora: il giorno è senz'altro rappresentato dalla presenza incarnata di Cristo sulla Terra, in quanto è Lui stesso a spiegarlo.Di contro, la notte è il periodo in cui Egli non è nel mondo. Il periodo che va dalla Sua ascensione al Suo ritorno. Acquista quindi un significato negativo. Abbiamo una conferma di questo nel seguente passo biblico: 

E questo dobbiamo fare, consci del momento cruciale: è ora ormai che vi svegliate dal sonno; perché adesso la salvezza ci è più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.  
Romani 13:11,12

Perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza.
1Tessalonicesi 5:2-8 

I credenti sono figli di luce e figli del giorno, per questo motivo devono svegliarsi nell'epoca presente che rappresenta la notte. Essi devono vegliare, perché la notte è avanzata e l'alba (il ritorno di Cristo) imminente.

Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».
Apocalisse 22:16
 
Infatti il Signore, comunicando la rivelazione all'apostolo Giovanni, si presenta come la lucente stella del mattino.
Sebbene questo appellativo sia abbastanza chiaro, è interessante approfondire qualche aspetto astronomico.
L'oggetto celeste più luminoso nel cielo notturno dopo la luna, infatti, è il pianeta Venere. Una sua caratteristica interessante è quella di raggiungere la sua massima brillantezza poco prima dell'alba e poco prima del tramonto. Per questo è chiamato “Stella del mattino” e “Stella della sera”. Possiamo intravedere, grazie a tale usanza, una maggiore profondità in questo insolito nome di Gesù. Egli ha brillato con la Sua resurrezione e ascensione ed Egli brillerà al momento del ritorno glorioso, alla fine della notte. Ecco perché Egli è la lucente stella del mattino. Negli istanti precedenti al giorno, Egli brillerà più di tutti gli astri del cielo.

Il giorno, dunque, era il periodo in cui Gesù era presente fisicamente sulla Terra. Ma sono rimasti ancora degli interrogativi irrisolti. Quali sono le opere che Gesù doveva compiere durante il giorno? Tornando al passo evangelico, Gesù provvede a guarire miracolosamente il cieco nato. Leggiamolo, però, anche da un altro vangelo.

Giunsero a Betsaida; fu condotto a Gesù un cieco, e lo pregarono che lo toccasse. Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio; gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui, e gli domandò: «Vedi qualche cosa?» Egli aprì gli occhi e disse: «Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano». Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.
Marco 8:22-25 

I due racconti si completano a vicenda, in quanto presentano dettagli assenti nell'altro vangelo.

Come abbiamo visto precedentemente, il Signore Gesù ha creato ogni cosa. Egli è la luce del mondo e nel suo ministero terreno era la luce del mondo, era il giorno. Nel giorno doveva compiere delle opere. Dopo aver spiegato questo ai discepoli...

...sputò in terra, fece del fango con la saliva e ne spalmò gli occhi del cieco. Egli aprì gli occhi e disse: «Scorgo gli uomini, perché li vedo come alberi che camminano». Poi Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente.

Gesù prese della terra e con la sua saliva fece del fango che applicò sugli occhi del cieco. Egli poteva guarirlo con un solo gesto, con un solo pensiero, come era accaduto altre volte. Ma questa volta ha voluto compiere un gesto profetico. Prendere della terra – lo stesso materiale con cui ha creato l'uomo – e usarlo per ricreare gli occhi, i nervi mal funzionanti di questa persona. E' come se avesse ripreso a creare, guarendo chi era malato, per manifestare le opere di Dio in lui. Non la creazione dal nulla, ma una creazione progressiva, la stessa descritta a lungo nella Genesi. Questi insegnamenti, questi gesti e questo miracolo non sono fini a sé stessi ma ad una proclamazione profetica di chi è Gesù, della Sua volontà e del Suo scopo. Egli, infatti, è venuto per completare il piano di Dio attraverso la riconciliazione come atto creativo che porta ordine laddove c'è il caos del peccato e della separazione dell'uomo da Dio.

Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. 
Colossesi 1:13-20 

Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; ma ciascuno al suo turno: Cristo, la primizia; poi quelli che sono di Cristo, alla sua venuta; poi verrà la fine, quando consegnerà il regno nelle mani di Dio Padre, dopo che avrà ridotto al nulla ogni principato, ogni potestà e ogni potenza.
[...]
Così è pure della risurrezione dei morti. Il corpo è seminato corruttibile e risuscita incorruttibile; è seminato ignobile e risuscita glorioso; è seminato debole e risuscita potente;
è seminato corpo naturale e risuscita corpo spirituale. Se c'è un corpo naturale, c'è anche un corpo spirituale.
1Corinzi 15:22-24/42-44

Gesù è il primogenito dei morti, la primizia della resurrezione. A lui seguiranno tutti i credenti che grazie alla loro fede nel Signore risorgeranno con un corpo spirituale. Questa sarà la condizione perenne dell'umanità nella Nuova Gerusalemme, questa sarà la vera nuova creazione. Spesso ci soffermiamo sui Nuovi cieli e sulla Nuova terra ma questi saranno solo dei “contenitori” per la vera nuova creazione: la chiesa glorificata.

Gesù ha creato ogni cosa, visibile e invisibile.
Gesù si è incarnato e ha proclamato profeticamente di portare a compimento la volontà creatrice di Dio.Gesù è morto al posto dell'umanità, offrendo la possibilità a chiunque creda in Lui di risorgere come Lui ed essere parte della nuova creazione, perfetta, che Egli aveva in mente dall'eternità. Gesù è il fulcro di ogni volontà divina, è il centro di ogni creazione. La creazione informe della terra, la creazione del mondo così come lo consociamo e la nuova creazione, quella eterna. Ma non solo.

Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. 
Ebrei 12:1-2  

Gesù è anche il creatore della fede! Egli la crea dal nulla, ma la porta anche a compimento. Egli la crea, la raffina, la fa crescere e la porta a maturità nella nostra vita. Forse, pensando a Gesù, la prima cosa che ci viene in mente è la croce.Essa tuttavia è stata il mezzo scelto da Dio per portare a termine la Sua creazione. La vita cristiana non è una vita di sofferenza fine a sé stessa. La vita cristiana non è comportarsi bene. La vita cristiana è camminare con il Creatore ed essere ricreati a Sua immagine. Appropriarci della nostra vera identità da Colui che ci ha creato. Solo con questa consapevolezza potremo essere dello stesso sentimento del salmista ed affermare con Lui:

La pietra che i costruttori avevano disprezzata
è divenuta la pietra angolare.
Questa è opera del SIGNORE,
è cosa meravigliosa agli occhi nostri.
Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato;
festeggiamo e rallegriamoci in esso.
Salmi 118:22-24 

lunedì 17 settembre 2012

La pratica della presenza di Dio

Luca 10:38 Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ricevette in casa sua. 
Luca 10:39 Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. 
Luca 10:40 Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 
Luca 10:41 Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. 
Luca 10:42 Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».

In questo intervento vorrei iniziare una riflessione proprio da questo brano biblico. Credo che ciascuno di noi possa rivedersi in Marta, e nel suo affanno. Molte cose la agitavano, ma una sola era necessaria. Chi non si è mai sentito in questa condizione? Certo, Marta non stava divertendosi, non stava facendo qualcosa di sbagliato: stava servendo Gesù. Questo rende il pericolo ancora più subdolo, difficile da identificare. Ma non per questo risulta meno pericoloso. Servire Dio senza stare alla Sua presenza, l'errore più comune nel quale si può cadere.

Isaia 6:1 Nell'anno della morte del re Uzzia, vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio. 
Isaia 6:2 Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno dei quali aveva sei ali; con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi, e con due volava. 
Isaia 6:3 L'uno gridava all'altro e diceva: «Santo, santo, santo è il SIGNORE degli eserciti! Tutta la terra è piena della sua gloria!» 
Isaia 6:4 Le porte furono scosse fin dalle loro fondamenta dalla voce di loro che gridavano, e la casa fu piena di fumo. 

Facciamo un salto di qualche centinaia di anni, per leggere le parole di uno tra i più grandi profeti dell'Antico Testamento. Leggiamo che mentre Isaia stava nel tempio, iniziò ad avere una visione. Vide il Signore stesso, seduto su di un trono. Vide il Suo mantello, vide degli esseri spirituali che proclamavano la Sua santità e la Sua gloria. Che meravigliosa visione! E' facile accontentarsi di brevi preghiere, di far presente a Dio i nostri bisogni. Ma quanto può essere più glorioso vedere con i nostri occhi la gloria stessa di Dio. Un conto è cercare la mano del Signore, quello che può fare per noi; un conto è cercare il Suo volto. Cercare la Sua gloria. L'unica cosa veramente eterna. Isaia aveva sicuramente fame e sete di giustizia, fame e sete di Dio. Era un nobile ma non si accontentava di commentare la politica, il governo. Non si accontentava di seguire le leggi di Mosè in modo puramente tradizionalistico. Voleva di più, cercava di più! Quale altro personaggio biblico che viveva con questo stesso sentimento?

Esodo 33:12 Mosè disse al SIGNORE: «Vedi, tu mi dici: "Fa' salire questo popolo!" Però non mi fai conoscere chi manderai con me. Eppure hai detto: "Io ti conosco personalmente e anche hai trovato grazia agli occhi miei". 
Esodo 33:13 Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi. Considera che questa nazione è popolo tuo». 
Esodo 33:14 Il SIGNORE rispose: «La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo». 
Esodo 33:15 Mosè gli disse: «Se la tua presenza non viene con me, non farci partire di qui. 
Esodo 33:16 Poiché, come si farà ora a conoscere che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia agli occhi tuoi, se tu non vieni con noi? Questo fatto distinguerà me e il tuo popolo da tutti i popoli che sono sulla faccia della terra». 
Esodo 33:17 Il SIGNORE disse a Mosè: «Farò anche questo che tu chiedi, perché tu hai trovato grazia agli occhi miei, e ti conosco personalmente». 
Esodo 33:18 Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!» 
Esodo 33:19 Il SIGNORE gli rispose: «Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del SIGNORE davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà». 
Esodo 33:20 Disse ancora: «Tu non puoi vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere». Esodo 33:21 E il SIGNORE disse: «Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; 
Esodo 33:22 mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; 
Esodo 33:23 poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere».

 Mosè aveva ubbidito in ogni cosa al Signore. Aveva portato il popolo di Israele verso la libertà, attraversando all'asciutto il Mar Rosso. Aveva visto la potenza di Dio come mai nessun uomo prima. Segni, miracoli e prodigi avevano accompagnato la sua chiamata e la sua missione. Ma, una volta al sicuro, gli mancava ancora qualcosa. Non gli bastava tutto questo per prendersi cura dell'incarico affidatogli dal Signore. E allora chiese che la Sua presenza potesse dimorare sul popolo. Ma non era ancora abbastanza. Leggendo il testo, vediamo che Mosè colloquiava con Dio esprimendo un certo disagio, ma ad un certo punto esplode in un'affermazione liberatoria: fammi vedere la tua gloria!! Nell'Antico Testamento, era risaputo che nessun uomo poteva vedere la gloria di Dio e poi vivere. Sicuramente Mosè stesso lo sapeva. Ma non poteva vivere così vicino al Signore da rimanere lontano dalla Sua gloria. Ebbene, più ci avviciniamo a Lui, più diventa importante – anzi, vitale – vivere in una maggiore profondità. Questo è il principio spirituale , “la parte buona” di cui parlava Gesù. Molti pensano che Egli si riferisse solo agli insegnamenti che stava dando in quel momento. Ma questo è secondario. La Legge di Dio è secondaria, le buone opere sono secondarie. Senza la stessa presenza di Dio tutte queste cose buone e spirituali vengono svuotate di ogni importanza e senso. La cosa più importante è pregare? Leggere la Bibbia? Sono cose fondamentali, certo, ma ancor più importante resta cercare il volto del Signore. Cercare la Sua presenza, la Sua consolazione. Restare con Lui. Passare del tempo con il nostro Creatore senza fare null'altro che versare il nostro cuore ai Suoi piedi. Ricevere guarigione, incoraggiamento, perdono, restaurazione. Desiderare un'intimità ancora più profonda, a qualsiasi costo. Prendere coscienza di quale sia la corretta prospettiva delle cose nella nostra vita. Senza queste esperienze, le preghiere restano fredde. La lettura delle Scritture resta arida. Come potremmo compiere l'opera che il Signore vuole affidarci senza sentire il Suo vibrante amore nei nostri cuori? Come avrebbe potuto Isaia stesso portare al popolo di Israele profezie di sventura senza avere dentro di sé una profonda certezza di Chi lo stava mandando?

 Isaia 6:8 Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?» Allora io risposi: «Eccomi, manda me!» 

 Eccomi, manda me! Sono certo che nel cuore di ciascun credente c'è questo desiderio. Poter essere usati dal Signore, poter ubbidire alla Sua voce. Ma quali sono le condizioni necessarie? Come dobbiamo essere? C'è una risposta molto semplice a queste domande: dobbiamo essere dipendenti da Dio. Tutti noi sappiamo che esistono cristiani carnali e cristiani spirituali. Molti però credono che questa distinzione sia per classificare due tipi di persone in modo definitivo. No, non è così. Chiunque può essere un credente spirituale e cadere nella carnalità l'ora o il giorno dopo. Quello che fa la differenza infatti non è la nostra capacità o la nostra esperienza, ma piuttosto quanto ci affidiamo a Dio. Quanto siamo dipendenti da Lui, quanto stiamo ai Suoi piedi. Questo fa davvero la differenza. Questa è la condizione per poter essere mandati. Non è una formazione teologica, il coinvolgimento nelle attività di chiesa, o il livello di leadership a cui siamo arrivati. 

Galati 5:16 Io dico: camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 

 E' questione di camminare insieme al Signore. In modo continuativo e costante. Certo, detto così può sembrare una cosa semplice.Ma come è possibile adempiere realmente a tutte le nostre responsabilità e contemporaneamente restare in costante comunione con il Signore? Leggiamo insieme qualche indicazione dell'Apostolo Paolo.

Efesini 5:18 Non ubriacatevi! Il vino porta alla dissolutezza. Ma siate ricolmi di Spirito, 
Efesini 5:19 parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore; 
Efesini 5:20 ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; Efesini 5:21 sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. 

In questo brano veniamo esortati ad essere ricolmi di Spirito Santo. Potremmo parafrasare con “essere continuamente riempiti”. Cantare e salmeggiare con il nostro cuore al Signore. Poniamo attenzione a queste parole. Ovviamente non si tratta semplicemente di cantare, perché il nodo cruciale del versetto è “con il vostro cuore”. In altre parole: lodate Dio con tutto voi stessi. La lode e l'adorazione è un'attitudine interiore che si può manifestare con il canto, ma non solo. E' un'attitudine che si può avere anche al di fuori del tempo stabilito in chiesa, è qualcosa che parte dal nostro cuore. La lode ci porta vicini al Signore, rafforza il nostro uomo interiore. Ecco quindi che possiamo ricercare un'attitudine di lode e adorazione anche svolgendo le attività di ogni giorno. Tempo fa mi sono imbattuto in un libro che raccontava la storia di un monaco carmelitano vissuto in Francia nel XVII secolo. Il titolo era “la pratica della presenza di Dio”. Questo frate praticava continuamente la presenza di Dio, che lui trovava ovunque: sia mentre pregava che mentre svolgeva i lavori umili in cucina. Riusciva ad avere un'attitudine di adorazione durante tutto il giorno, qualsiasi cosa stesse facendo. Credo che questo sia possibile anche per noi. Credo che questo sia l'obiettivo a cui tutti noi dovremmo tendere. Questa è una vita piena della potenza di Dio, una vita piena da cristiano. Sì, ma come possiamo anche solo tendere a tutto questo? In realtà, basta poco. Basta fermarsi qualche secondo, di tanto in tanto, e spostare la nostra attenzione al Signore. Basta meditare le parole del Signore, mentre guidiamo o facciamo le faccende domestiche. Basta ricercare la preghiera, anche in modo semplice. “Signore aiutami”, “Signore dammi la pazienza per amare questa persone”. Frasi brevi ma rivolte a Dio e piene di aspettativa. Non è qualcosa per i mistici o per gli eremiti. La presenza di Dio è qualcosa che ogni credente dovrebbe sperimentare. E' uno stato interiore che ogni credente dovrebbe vivere! Con il tempo ci si abitua a volgere sempre più spesso la propria attenzione al Signore e inizia a diventare un'abitudine. In questo modo si è costantemente ripieni di Spirito Santo, in questo modo si può fare la differenza nelle vite delle persone che ci sono accanto ed essere mandati dal Signore in modo efficace.

 Genesi 5:24 Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese. 

 Chi era questo personaggio appena accennato nella Bibbia ma tanto importante da non attraversare la morte ed essere preso direttamente da Dio al pari di Elia? L'unica cosa che viene detta è che Enoc camminò con Dio. Non fece miracoli, guarigioni, conversioni. Semplicemente camminò fianco a fianco assieme a Dio per tutta la sua vita. E questo lo mise in una così buona luce davanti al Signore che decise di prenderlo con sé. Questo è proprio quello a cui siamo chiamati tutti noi. Con le nostre forze e capacità non potremo mai soddisfare i requisiti di Dio o fare realmente la differenza. Non potremo mai “guadagnarci” il favore divino. Gesù non ci chiama a questo, non ci chiama a fare opere potenti per essere approvati da Lui. Quello che ci chiama a fare è semplicemente camminare con Lui. Una cosa ordinaria. Attenzione: non facile; ma ordinaria. Qualcuno però a questo punto potrebbe pensare: “Ma se l'episodio di Isaia era tanto importante, come mai non è accaduto ad altri protagonisti nella Bibbia?” Ebbene, c'è una risposta molto interessante a questa domanda. Isaia infatti non fu l'unico a vedere il trono di Dio e a descriverlo in quel modo. Nelle Scritture possiamo trovare almeno due altri paralleli.

Ezechiele 10:1 Io guardai, ed ecco, sulla distesa sopra il capo dei cherubini, c'era come una pietra di zaffiro; si vedeva come una specie di trono che stava sopra di loro. 
Ezechiele 10:4 La gloria del SIGNORE si alzò sopra i cherubini, muovendosi verso la soglia della casa; la casa fu riempita della nuvola; il cortile fu ricolmo dello splendore della gloria del SIGNORE. 
Ezechiele 10:5 Il rumore delle ali dei cherubini si udì fino al cortile esterno, simile alla voce del Dio onnipotente quand'egli parla.

 Ezechiele vide il trono di Dio, ma in un'occasione molto triste: la dipartita della gloria del Signore dal tempio. Anche lui vide il trono, vide degli esseri angelici, vide la nuvola (simile al fumo) e un rumore simile alla voce del Dio onnipotente. La descrizione anche in questo caso è molto breve, ma sufficientemente chiara per essere affiancata alla descrizione del profeta Isaia. Ma non è tutto.

Apocalisse 4:2 Subito fui rapito dallo Spirito. Ed ecco, un trono era posto nel cielo e sul trono c'era uno seduto. 
Apocalisse 4:3 Colui che stava seduto era simile nell'aspetto alla pietra di diaspro e di sardonico; e intorno al trono c'era un arcobaleno che, a vederlo, era simile allo smeraldo. 
Apocalisse 4:4 Attorno al trono c'erano ventiquattro troni su cui stavano seduti ventiquattro anziani vestiti di vesti bianche e con corone d'oro sul capo. 
Apocalisse 4:5 Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni. Davanti al trono c'erano sette lampade accese, che sono i sette spiriti di Dio. 
Apocalisse 4:6 Davanti al trono inoltre c'era come un mare di vetro, simile al cristallo; in mezzo al trono e intorno al trono, quattro creature viventi, piene di occhi davanti e di dietro. 
Apocalisse 4:7 La prima creatura vivente era simile a un leone, la seconda simile a un vitello, la terza aveva la faccia come d'un uomo e la quarta era simile a un'aquila mentre vola. 
Apocalisse 4:8 E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt'intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene».

Anche l'Apostolo Giovanni, nell'Apocalisse, descrive la sua visione del trono di Dio. Una descrizione incredibilmente vicina a quella dello stesso Isaia. Questa volta, la visione è stata accompagnata dal più importante libro profetico del Nuovo Testamento. Ecco perciò tre uomini di Dio, tre periodi storici differenti, tre storie accomunate da una stessa esperienza. L'aver visto il trono di Dio, e la Sua gloria.  «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.» E' normale affannarsi e agitarsi per molte cose. In questa occasione però meditiamo di tornare oggi stesso all'unica cosa necessaria. Che sia mentre si guida o si lavora.  Che sia nel tempo di preghiera personale. Torniamo a cercare il volto del Signore. Torniamo a cercare di camminare con Lui, momento dopo momento; istante dopo istante. Chiediamo al Signore la forza  di poterlo fare. Egli risponderà, rafforzerà la vita spirituale di ciascuno di noi e potremo volare come aquile, volare verso il trono stesso di Dio.
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