Negli ultimi due secoli la società ha vissuto grandi sconvolgimenti. Sconvolgimenti economici, tecnologici, spirituali. All'inizio del '900 il risveglio di Azusa Street ha portato nuova freschezza nella cristianità di tutto il mondo. Lentamente ha preso sempre più piede il fenomeno delle mega-chiese: grandissime comunità di credenti che hanno dovuto adottare nuove strategie per mantenere ordine e funzionalità. Le chiese statunitensi in particolare si sono sviluppate molto sfruttando le nuove possibilità comunicative come radio, televisioni, internet. Sono fioriti gruppi musicali cristiani che hanno prodotto centinaia di album che hanno coperto quasi tutti i generi esistenti. Meccanismi che fanno girare milioni di dollari.
Sono stati garantiti gli stipendi di molti pastori. Ma non solo loro.
Cantanti, musicisti, predicatori televisivi...hanno trovato un vero e proprio lavoro a tempo pieno. Parallelamente, gli insegnamenti cristiani sono penetrati in alcuni ambiti della società. Esistono investitori, avvocati, uomini di affari che riconoscono di adottare una condotta cristiana per aver successo nel loro lavoro. Nelle librerie cristiane sono sempre più presenti manuali di leadership e strategie per la prosperità economica e spirituale.
Molti aspetti sono indubbiamente positivi. Ma molti altri sono più subdoli e difficili da inquadrare.
Complice la globalizzazione, nell'ultimo decennio le culture e le usanze di ogni popolo sono arrivate a tutti gli altri, producendo una serie di contaminazione dall'aspetto completamente nuovo. L'erba del vicino, si sa, è sempre più verde. E appare a tutti come l'unica vera direzione da inseguire per arrivare al progresso.
Anche cristiano.
Già, a quanto pare anche il cristianesimo ha bisogno di progredire, per "stare al passo con i tempi".
Ma cosa dice la Bibbia a riguardo? E' possibile che un lavoro sia un vero e proprio ministero spirituale?
IL PERICOLO DI MAMMONA - L'AVIDITA'
Matteo 6:24 Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.
"Mammona" è un termine di origine aramaica che significa letteralmente "tesoro sotterrato". E' la personificazione demoniaca del profitto, del guadagno e della ricchezza materiale. In questo contesto, Gesù mette in guardia i propri ascoltatori sul fatto che è necessario fare una scelta. Si può scegliere di servire Dio, oppure il denaro. Una scelta esclude automaticamente l'altra.
Subito dopo aver affermato questo, ribadisce il concetto ai discepoli con nuove esortazioni:
Matteo 6:25-33 «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più.
Chi decide di servire Dio, ha fede nella provvidenza e non nelle proprie capacità imprenditoriali. Questo non intende significare che il lavoro e l'imprenditoria siano cose negative, come vedremo più avanti. Significa però che ogni cosa deve avere la sua giusta dimensione per essere equilibrati davanti al Signore.
C'è un pericolo molto grave intorno all'arricchimento: il pericolo di servire Mammona e non servire più Dio.
Luca 18:24-25 «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».
LA PIETA' COME FONTE DI GUADAGNO - I FALSI MINISTRI DI DIO
1Timoteo 6:3-10 Se qualcuno insegna una dottrina diversa e non si attiene alle sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e alla dottrina che è conforme alla pietà, è un orgoglioso e non sa nulla; ma si fissa su questioni e dispute di parole, dalle quali nascono invidia, contese, maldicenza, cattivi sospetti, acerbe discussioni di persone corrotte di mente e prive della verità, le quali considerano la pietà come una fonte di guadagno. La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla; ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti. Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. Infatti l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori.
L'Apostolo Paolo mette in guardia dai falsi dottori.
Persone che si dicono credenti ma che predicano una dottrina diversa, non attenendosi alle sane parole del nostro Signore Gesù Cristo.
Quante persone conosciamo che possono ricondursi a questa descrizione? La pietà è un grande guadagno. Aiutare le persone, sembrare disinteressati, predicare l'amore, porta le persone a fare grandi offerte. Il cristiano ha lo sguardo rivolto al Cielo. Non gli interessa il guadagno, perchè il suo tesoro è custodito da Cristo stesso e ciò di cui ha bisogno gli è donato dal suo Signore. E' buono vivere con dignità, ma bisogna stare attenti all'amore per il denaro, all'arricchimento. E' facile servire Dio e lentamente cadere nella tentazione di manipolare il proprio messaggio fino a farlo diventare corrotto. Gesù non ha predicato il successo. Non ha predicato l'arricchimento. Non ha predicato la prosperità. Gesù ha predicato la sofferenza e la dipendenza dalla provvidenza di Dio.
NON METTERE LA MUSERUOLA AL BUE CHE TREBBIA - IL DIRITTO DEI MINISTRI DI DIO
1Corinzi 9:6-9 O siamo soltanto io e Barnaba a non avere il diritto di non lavorare? Chi mai fa il soldato a proprie spese? Chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto? O chi pascola un gregge e non si ciba del latte del gregge? Dico forse queste cose da un punto di vista umano? Non le dice anche la legge? Difatti, nella legge di Mosè è scritto: «Non mettere la museruola al bue che trebbia il grano». Forse che Dio si dà pensiero dei buoi?
1Corinzi 9:11 Se abbiamo seminato per voi i beni spirituali, è forse gran cosa se mietiamo i vostri beni materiali?
1Corinzi 9:12 Se altri hanno questo diritto su di voi, non lo abbiamo noi molto di più? Ma non abbiamo fatto uso di questo diritto; anzi sopportiamo ogni cosa, per non creare alcun ostacolo al vangelo di Cristo.
I ministri di Dio che si prodigano al servizio della Chiesa di Cristo hanno il diritto di essere sostenuti economicamente per le loro necessità.
Apostoli, profeti, pastori, dottori ed evangelisti che seminano beni spirituali possono avvalersi di questo diritto oppure no.
In questo caso, con la comunità di Corinto, l'Apostolo Paolo non se n'è avvalso per evitare di creare ostacolo al vangelo di Cristo. Un vero ministro se vede che questo aiuto materiale è di ostacolo per il vangelo a causa delle coscienze dei credenti, è tenuto a fare altrimenti. Anche nel caso in cui un ministro sia retribuito però, questo deve valere per i suoi bisogni e non per il suo arricchimento.
Matteo 10:7-10 Andando, predicate e dite: "Il regno dei cieli è vicino". Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non provvedetevi d'oro, né d'argento, né di rame nelle vostre cinture, né di sacca da viaggio, né di due tuniche, né di calzari, né di bastone, perché l'operaio è degno del suo nutrimento.
CHI NON VUOLE LAVORARE, NON MANGI - LO SCOPO DEL LAVORO
Atti 18:3 Essendo del medesimo mestiere, andò ad abitare e a lavorare con loro. Infatti, di mestiere, erano fabbricanti di tende.
Atti 18:4 Ma ogni sabato insegnava nella sinagoga e persuadeva Giudei e Greci.
Atti 18:5 Quando poi Sila e Timoteo giunsero dalla Macedonia, Paolo si dedicò completamente alla Parola, testimoniando ai Giudei che Gesù era il Cristo.
La prima testimonianza è l'eccellenza nel proprio luogo di lavoro.
L'onestà, la trasparenza. Solo dimostrando queste qualità si può fare il passo seguente, testimoniando Cristo. E' ottimo evangelizzare nel proprio posto di lavoro, ma l'Apostolo Paolo aveva ben chiaro in mente quale fosse lo scopo del lavoro. Il suo impiego era ciò che gli dava la possibilità di mangiare e di vivere. Non speculava su questo fabbricando "tende cristiane" come molti credenti farebbero oggi. Egli lavorava per guadagnare ciò che serviva al proprio sostentamento e con questo continuava a portare avanti l'opera apostolica nei giorni di riposo, finchè non potè dedicarsi a tempo pieno al ministero.
2Tessalonicesi 3:7-12 Infatti voi stessi sapete come ci dovete imitare: perché non ci siamo comportati disordinatamente tra di voi; né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di nessuno, ma con fatica e con pena abbiamo lavorato notte e giorno per non essere di peso a nessuno di voi. Non che non ne avessimo il diritto, ma abbiamo voluto darvi noi stessi come esempio, perché ci imitaste. Infatti, quando eravamo con voi, vi comandavamo questo: che se qualcuno non vuole lavorare, neppure deve mangiare. Difatti sentiamo che alcuni tra di voi si comportano disordinatamente, non lavorando affatto, ma affaccendandosi in cose futili. Ordiniamo a quei tali e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo, a mangiare il proprio pane, lavorando tranquillamente.
Il Signore ordina di lavorare. Il lavoro è una cosa buona. Ma come ogni altra cosa bisogna stare attenti all'uso che se ne fa. Il suo scopo infatti è quello di provvedersi il pane. Vivere in modo dignitoso. Questo è il motivo per cui il Signore l'ha creato quando insegnò ad Adamo a curare il giardino dell'Eden.
Tutti gli altri usi, possono essere considerati degli abusi.
CONCLUSIONI
L'arricchimento e il capitalismo fine a sè stesso presentano il grave rischio di portare all'amore per il denaro allontanando dall'amore per Dio.
Coloro che predicano dottrine non conformi alle parole di Gesù, quasi sempre lo fanno per il proprio guadagno, manifestandosi come falsi dottori.
Un ministro di Dio può essere sostenuto dalla comunità che cura, a patto che questo non sia di intralcio all'evangelo.
L'unico scopo del lavoro è quello di vivere in dignità.
Arricchirsi attraverso un ministero spirituale è di conseguenza illecito alla luce della Parola di Dio. Un lavoro non può essere un servizio alla chiesa (oltre a quello dei cinque ministeri), questo non è sano. Può essere invece luogo di espressione della propria testimonianza e mezzo per poter mandare avanti la missione affidata da Dio.
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mercoledì 11 maggio 2011
giovedì 5 maggio 2011
I due desideri: la presenza o l'assenza di Dio
Salmo 26:8-10 O SIGNORE, io amo trattenermi nella tua casa,
nel luogo dove risiede la tua gloria.
Non mettermi in un fascio con i peccatori,
non associarmi agli uomini sanguinari,
nelle cui mani è scelleratezza,
e la cui destra è colma di regali corruttori.
Il re Davide scrisse questo salmo, manifestando i desideri del suo cuore.
Non sono parole da prendere alla leggera, sono parole profonde, dalle implicazioni molto importanti. Sono parole di una persona rigenerata dallo Spirito Santo. Scelta da Dio. Eletta.
Salmi 63:1 O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall'alba;
di te è assetata l'anima mia, a te anela il mio corpo
languente in arida terra, senz'acqua.
Questo anelito, questo intenso desiderio e trasporto verso Dio è qualcosa di estraneo all'uomo. Certo, c'è in ogni essere umano una vaga consapevolezza dell'esistenza di una o più divinità, ma questa certezza, questa lucidissima fede, è qualcosa di soprannaturale. Qualcosa che non appartiene al genere umano, da quando Adamo scelse di mangiare il frutto proibito. La storia e la Bibbia insegnano quanto grande sia il traviamento degli uomini. La loro cattiveria, la loro malvagità. Nell'Antico Testamento troviamo la storia degli uomini di Dio del passato. Ma per poche decine di giusti (scelti e chiamati da Dio), milioni - anzi, miliardi - sono i corrotti.
Anche nella nostra società, quanti sono quelli che dicono:
"Amo mettermi in un fascio con i peccatori,
associarmi con gli uomini sanguinari
nelle cui mani è scelleratezza,
e la cui destra è colma di regali corruttori.
O SIGNORE, non mettermi nella tua casa,
nel luogo dove risiede la tua gloria."
Non c'è bisogno di dirlo. E' ancor più chiaro osservarlo in coloro che si comportano in questo modo.
Certo, molti di essi magari non si mettono con gli uomini sanguinari, ma parimenti fuggono dalla casa del Signore, dalla sua gloria. Coloro che non si interessano di Lui, ma desiderano volontariamente starne alla larga.
Le due vie portano nella medesima direzione.
Luca 10:27 «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso».
Questo è il più grande comandamento di Dio. E' composto da due parti, ma non sono divisibili. Sono legate a doppio filo, l'una all'altra.
Puoi amare il tuo prossimo, ma se non ami Dio sei mancante.
Puoi dire di amare Dio, ma se non ami il prossimo sei menzognero (1Gv 4:20).
L'adempimento passionario di questi due comandamenti invece, riconosce in modo limpido i figli di Dio. Le persone che desiderano il Signore più di ogni altra cosa e che non trovano pace finchè non arrivano alla Sua dimora, dove è presente la Sua gloria. Questi inseguitori di Dio sono coloro che Lo troveranno. Coloro che spendendo tutta la vita in questo consumante desiderio, nel giorno in cui si manifesterà potranno contemplarlo così come Egli è, manifestando a loro volta la propria natura celeste (1 Gv3:2).
Giovanni 17:16 Essi [i discepoli di Gesù] non sono del mondo, come io [Gesù] non sono del mondo.
I veri credenti non sono di questo mondo. Il loro desiderio di raggiungere Dio, la loro insaziabile fame di contemplare la Sua gloria, il loro tormento e la loro angoscia nei momenti di lontananza dalla Sua presenza sono qualcosa di spirituale e non terreno. Questi sentimenti sono il suggello dello Spirito Santo, il segno di un sigillo divino. Non c'è confusione, non ci sono svariati toni di grigio. Nel regno spirituale o si è figli di Dio oppure si è figli del diavolo. Ed è molto chiara la differenza.
Gesù Cristo sta tornando per giudicare i vivi e morti e regnare senza fine.
Le reazioni che si scateneranno sono solamente due.
Ci saranno coloro che grideranno rivolgendosi ai monti e alle rocce:
«Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?» (Ap6:16)
E quelli che invece diranno:
«Amen! Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22:20)
Entrambi questi gruppi di persone troveranno esattamente quello che cercano, e la troveranno per l'eternità.
Quanto è importante capire veramente quello che si desidera, quello che si vuole ricercare. Fermiamoci a riflettere, perchè questo è esattamente quello che troveremo. La presenza o l'assenza di Dio.
nel luogo dove risiede la tua gloria.
Non mettermi in un fascio con i peccatori,
non associarmi agli uomini sanguinari,
nelle cui mani è scelleratezza,
e la cui destra è colma di regali corruttori.
Il re Davide scrisse questo salmo, manifestando i desideri del suo cuore.
Non sono parole da prendere alla leggera, sono parole profonde, dalle implicazioni molto importanti. Sono parole di una persona rigenerata dallo Spirito Santo. Scelta da Dio. Eletta.
Salmi 63:1 O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall'alba;
di te è assetata l'anima mia, a te anela il mio corpo
languente in arida terra, senz'acqua.
Questo anelito, questo intenso desiderio e trasporto verso Dio è qualcosa di estraneo all'uomo. Certo, c'è in ogni essere umano una vaga consapevolezza dell'esistenza di una o più divinità, ma questa certezza, questa lucidissima fede, è qualcosa di soprannaturale. Qualcosa che non appartiene al genere umano, da quando Adamo scelse di mangiare il frutto proibito. La storia e la Bibbia insegnano quanto grande sia il traviamento degli uomini. La loro cattiveria, la loro malvagità. Nell'Antico Testamento troviamo la storia degli uomini di Dio del passato. Ma per poche decine di giusti (scelti e chiamati da Dio), milioni - anzi, miliardi - sono i corrotti.
Anche nella nostra società, quanti sono quelli che dicono:
"Amo mettermi in un fascio con i peccatori,
associarmi con gli uomini sanguinari
nelle cui mani è scelleratezza,
e la cui destra è colma di regali corruttori.
O SIGNORE, non mettermi nella tua casa,
nel luogo dove risiede la tua gloria."
Non c'è bisogno di dirlo. E' ancor più chiaro osservarlo in coloro che si comportano in questo modo.
Certo, molti di essi magari non si mettono con gli uomini sanguinari, ma parimenti fuggono dalla casa del Signore, dalla sua gloria. Coloro che non si interessano di Lui, ma desiderano volontariamente starne alla larga.
Le due vie portano nella medesima direzione.
Luca 10:27 «Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso».
Questo è il più grande comandamento di Dio. E' composto da due parti, ma non sono divisibili. Sono legate a doppio filo, l'una all'altra.
Puoi amare il tuo prossimo, ma se non ami Dio sei mancante.
Puoi dire di amare Dio, ma se non ami il prossimo sei menzognero (1Gv 4:20).
L'adempimento passionario di questi due comandamenti invece, riconosce in modo limpido i figli di Dio. Le persone che desiderano il Signore più di ogni altra cosa e che non trovano pace finchè non arrivano alla Sua dimora, dove è presente la Sua gloria. Questi inseguitori di Dio sono coloro che Lo troveranno. Coloro che spendendo tutta la vita in questo consumante desiderio, nel giorno in cui si manifesterà potranno contemplarlo così come Egli è, manifestando a loro volta la propria natura celeste (1 Gv3:2).
Giovanni 17:16 Essi [i discepoli di Gesù] non sono del mondo, come io [Gesù] non sono del mondo.
I veri credenti non sono di questo mondo. Il loro desiderio di raggiungere Dio, la loro insaziabile fame di contemplare la Sua gloria, il loro tormento e la loro angoscia nei momenti di lontananza dalla Sua presenza sono qualcosa di spirituale e non terreno. Questi sentimenti sono il suggello dello Spirito Santo, il segno di un sigillo divino. Non c'è confusione, non ci sono svariati toni di grigio. Nel regno spirituale o si è figli di Dio oppure si è figli del diavolo. Ed è molto chiara la differenza.
Gesù Cristo sta tornando per giudicare i vivi e morti e regnare senza fine.
Le reazioni che si scateneranno sono solamente due.
Ci saranno coloro che grideranno rivolgendosi ai monti e alle rocce:
«Cadeteci addosso, nascondeteci dalla presenza di colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello; perché è venuto il gran giorno della sua ira. Chi può resistere?» (Ap6:16)
E quelli che invece diranno:
«Amen! Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22:20)
Entrambi questi gruppi di persone troveranno esattamente quello che cercano, e la troveranno per l'eternità.
Quanto è importante capire veramente quello che si desidera, quello che si vuole ricercare. Fermiamoci a riflettere, perchè questo è esattamente quello che troveremo. La presenza o l'assenza di Dio.
mercoledì 4 maggio 2011
La causa del diluvio universale
Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla faccia della terra e furono loro nate delle figlie, avvenne che i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e presero per mogli quelle che si scelsero fra tutte. Il SIGNORE disse: «Lo Spirito mio non contenderà per sempre con l'uomo poiché, nel suo traviamento, egli non è che carne; i suoi giorni dureranno quindi centoventi anni». In quel tempo c'erano sulla terra i giganti, e ci furono anche in seguito, quando i figli di Dio si unirono alle figlie degli uomini, ed ebbero da loro dei figli. Questi sono gli uomini potenti che, fin dai tempi antichi, sono stati famosi. Il SIGNORE vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che il loro cuore concepiva soltanto disegni malvagi in ogni tempo. Il SIGNORE si pentì d'aver fatto l'uomo sulla terra, e se ne addolorò in cuor suo. E il SIGNORE disse: «Io sterminerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato: dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli dei cieli; perché mi pento di averli fatti».
Genesi 6:1-7
Questo brano precede l'episodio biblico del diluvio universale e della vicenda di Noè che tutti conosciamo. In questi pochi versetti si nasconde, di fatto, il motivo che ha scatenato l'indignazione di Dio, ed il conseguente giudizio espresso con il diluvio. Al centro di queste vicende, ci sono un gruppo di individui, chiamati "figli di Dio". Questo nome è abbastanza generico e ci sono diverse scuole di pensiero che tendono ad identificarli in modo differente. Il libro della Genesi è stato redatto centinaia di anni prima dei libri del Nuovo Testamento, la rivelazione del piano di salvezza di Dio per l'uomo era germogliato da poco. Non era ancora stato compiuto il sacrificio di Cristo. Tutto questo porta in una direzione molto lontana rispetto al significato neotestamentario di "figli di Dio", ossia quello di uomini e donne che credono nel Signore Gesù.
Oltre a questi "figli di Dio", vi sono anche altri protagonisti, chiamati "giganti" e identificati in originale con il termine "nefilim". Una traduzione letterale di questo termine può essere "quelli che sono precipitati", poichè deriva dalla radice semitica "nafal" che significa appunto "cadere". I giganti - o, meglio, i caduti - erano presenti prima che i figli di Dio e le figlie degli uomini si unirono, ma anche in seguito, ossia quanto questi fatti accaddero. I caduti quindi erano presenti prima e durante questi avvenimenti, e non possono essere collegati a queste unioni in sé, i cui frutti invece vengono presentati nei termini degli "uomini potenti e anticamente famosi".
Abbiamo dunque questi "figli di Dio", abbiamo i loro figli avuti con le figlie degli uomini, ossia degli "uomini potenti", ed infine abbiamo la presenza di questi giganti/caduti.
Entrando ora nel dettaglio, molti studiosi identificano i figli di Dio con la discendenza di Set, figlio di Adamo.
In effetti il capitolo cinque di Genesi descrive la genealogia di Adamo unicamente per la linea di Set, lasciando intendere che questo gruppo famigliare restò in disparte. Il libro apocrifo veterotestamentario "La caverna del tesoro" racconta la storia dei discendenti di Set, che rimasero sul monte del Paradiso, lontani dalle pianure circostanti dove si moltiplicarono i discendenti di Caino. Si occuparono soltanto di lodare il Signore e per questo furono chiamati figli di Dio. Nel frattempo invece i figli di Caino diventarono sempre più depravati assecondando le tentazioni di Satana, arrivando a innumerevoli possessioni demoniache, soprattutto tra le donne. C'è da dire però che il significato principale della genealogia di Genesi 5 è da trovare nel suo orizzonte messianico. L'albero genealogico è l'unico importantissimo mezzo con cui gli Ebrei possono dimostrare che l'atteso Messia discenda dal re Davide, secondo le profezie bibliche. Nel Vangelo di Luca, al quarto capitolo, leggiamo infatti questa genealogia che parte da Adamo, passando per Set, Noè, Davide, per poi finire con Gesù. Leggiamo già nella Genesi quindi gli elementi necessari per vedere il germoglio della salvezza di Dio in Cristo Gesù.
Ultimo elemento che fa pensare a questa ipotesi è che Genesi 4:26 riporta come al tempo di Enos, figlio di Set, si iniziò ad invocare il nome del Signore. Anche questo indizio fa pensare alla chiamata sacerdotale della famiglia di Set e quindi alla possibile associazione con il fatto che vengano chiamati figli di Dio.
Una seconda possibilità invece, identifica i figli di Dio con degli angeli che disubbidirono alle leggi imposte da Dio. Questa teoria si scontra però con alcune parole del Signore Gesù:
Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione.
Luca 20:34-36
Gli angeli, in quanto esseri spirituali, non hanno la possibilità di prendere moglie. In sé questa affermazione può significare soltanto che gli angeli non si possono sposare, oppure può significare per deduzione anche il fatto che non possono avere di conseguenza rapporti sessuali. La prima è un'esplicita certezza, mentre la seconda è una lecita - ma non definitiva - conclusione. Per sostenere il pensiero che questi "figli di Dio" fossero angeli ribelli, abbiamo però tutta una serie di importanti testimonianze, a partire dallo stesso Nuovo Testamento:
Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero.
Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora.
[...]
Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui».
Lettera di Giuda 5-6/14-15
Gli angeli che abbandonarono (volontariamente) la loro dimora si potrebbero riconoscere proprio negli angeli decaduti che (non conservarono la loro dignità, e) si unirono alle figlie degli uomini, venendo in seguito imprigionati da Dio in catene eterne in attesa del giorno del giudizio. I versetti 14 e 15 corrispondono ad un'esplicita citazione del primo libro di Enoch (chiamato anche Libro di Enoch Etiope [per la precisione: 1 Enoch 60:8 e 1 Enoch 1:9]) che racconta nel dettaglio la storia di 200 angeli che scendono sul monte Hermon e si uniscono con le figlie degli uomini. In questo scritto apocrifo, dopo questo avvenimento Dio ordina all'angelo Uriel di comunicare a Noè l'intenzione di punire questo gesto con il diluvio universale e agli angeli Raffaele e Michele di incatenare nelle tenebre gli angeli ribelli fino al giorno del giudizio. L'analogia del racconto e la prova della citazione rendono estremamente probabile l'indicazione che questi figli di Dio fossero quindi - a tutti gli effetti - degli angeli. Altrimenti l'Apostolo Giuda avrebbe evitato di
inserire questi versetti, oppure la Lettera non sarebbe presente nel canone Cristiano. Il primo libro di Enoch inoltre è all'interno del canone biblico della Chiesa Cristiana Ortodossa Copta, una Chiesa dall'antichissima tradizione, la cui fondazione viene ricondotta alla predicazione dell'evangelista Marco. Ma c'è dell'altro. Anche nella letteratura patristica, infatti, troviamo alcune testimonianze che mostrano come la Chiesa primitiva sostenesse proprio questa tradizione teologica. Possiamo vedere di seguito un principale esempio:
"Unico e identico è sempre il Verbo di Dio, il quale ai credenti dà una fonte d'acqua per la vita eterna, mentre inaridisce per sempre il fico sterile per distruggere la genia degli uomini di allora che ormai non potevano dare frutti essendosi uniti con gli angeli di Dio e per impedire i loro peccati e salvare il tipo dell'arca, cioè la creazione di Adamo" [...]
Ireneo di Lione, Contro le eresie IV 36,4
Inoltre, persino lo storico ebreo Giuseppe Flavio sostiene questa lettura, dicendo:
"Essi si inimicarono Dio, perché molti angeli di Dio si unirono con donne e generarono figli, che si dimostrarono ingiusti e disprezzavano tutto ciò che era buono, facevano affidamento sulla loro forza, per la tradizione questi uomini fecero cose che assomigliano gli atti di coloro che i greci chiamano giganti".
Antichità Giudaiche I 3:1
Tutte queste testimonianze convergono nell'identificare questi figli di Dio con veri e propri angeli, in accordo ,tra l'altro, anche con le espressioni di altri libri veterotestamentari, come per esempio Giobbe:
Dov'eri tu quando io fondavo la terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza.
Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai,
o chi tirò sopra di essa la corda da misurare?
Su che furono poggiate le sue fondamenta,
o chi ne pose la pietra angolare,
quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme
e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia?
Giobbe 38:4-7
A questo punto diventa chiaro il fatto che i figli di Dio presentati in Genesi 6 siano a tutti gli effetti degli esseri angelici. Come conciliare però questo con il fatto che gli angeli non prendono moglie? Da una parte, possiamo pensare che sebbene gli angeli non prendano moglie possano in ogni caso avere rapporti sessuali - così come possono anche mangiare e bere, come si evince per esempio in Genesi 19:3 - oppure, d'altra parte, possiamo anche riflettere sulla possibilità di vere e proprie possessioni demoniache di altri uomini spinti successivamente a compiere questi atti.
Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo.
Marco 5:2-4
Come possiamo constatare da questo brano evangelico, persone possedute da spiriti immondi possono avere una forza tale da rompere a mani nude delle catene e dei ceppi, mostrando caratteristiche soprannaturali. Mostrando una forza superiore a qualsiasi altro uomo. Di conseguenza potrebbe essere lecito pensare che esseri umani nati in seguito ad unioni tra uomini e donne possedute, possano avere avuto una forza sufficiente da essere ricordati come "uomini potenti, che fin dai tempi antichi, sono stati famosi." Oppure, che questi uomini possano essere addirittura il frutto dell'unione con angeli ribelli, secondo un peccato contro natura di tale entità da richiedere il diretto e devastante intervento di Dio.
CONCLUSIONE
Non ci sono chiari ed espliciti riferimenti che possano ricondurre i figli di Dio descritti nel sesto capitolo di Genesi alla discendenza di Set. Ci sono però riferimenti molto più chiari che indicano questi esseri come angeli decaduti. Inserendo questa informazione in un contesto biblico più ampio, un'ipotesi potrebbe essere quella demoniaca, compiuta attraverso vere e proprie possessioni.
Questi avvenimenti, avrebbero scardinato l'ordine naturale stabilito da Dio, richiedendo un giudizio ed una purificazione immediata e su scala globale: il diluvio universale.
Gli uomini, cambiando l'uso naturale in quello che è contro natura, sono riusciti ad attirare il giudizio di distruzione dell'intera città di Sodoma. Solo uno sconvolgimento maggiore dell'ordine costituito da Dio avrebbe potuto portare ad una distruzione di gran lunga più devastante: la contaminazione (profanazione) del mondo spirituale demoniaco con quello materiale. A causa di questo, tutto il mondo di allora venne distrutto. A causa di questo, degli angeli decaduti giacciono ancora incatenati nelle tenebre, in attesa del gran giorno del giudizio.
Genesi 6:1-7
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| Ricostruzione fotografica dello scheletro di un gigante. |
Oltre a questi "figli di Dio", vi sono anche altri protagonisti, chiamati "giganti" e identificati in originale con il termine "nefilim". Una traduzione letterale di questo termine può essere "quelli che sono precipitati", poichè deriva dalla radice semitica "nafal" che significa appunto "cadere". I giganti - o, meglio, i caduti - erano presenti prima che i figli di Dio e le figlie degli uomini si unirono, ma anche in seguito, ossia quanto questi fatti accaddero. I caduti quindi erano presenti prima e durante questi avvenimenti, e non possono essere collegati a queste unioni in sé, i cui frutti invece vengono presentati nei termini degli "uomini potenti e anticamente famosi".
Abbiamo dunque questi "figli di Dio", abbiamo i loro figli avuti con le figlie degli uomini, ossia degli "uomini potenti", ed infine abbiamo la presenza di questi giganti/caduti.
Entrando ora nel dettaglio, molti studiosi identificano i figli di Dio con la discendenza di Set, figlio di Adamo.
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| Genealogia di Seth |
Ultimo elemento che fa pensare a questa ipotesi è che Genesi 4:26 riporta come al tempo di Enos, figlio di Set, si iniziò ad invocare il nome del Signore. Anche questo indizio fa pensare alla chiamata sacerdotale della famiglia di Set e quindi alla possibile associazione con il fatto che vengano chiamati figli di Dio.
Una seconda possibilità invece, identifica i figli di Dio con degli angeli che disubbidirono alle leggi imposte da Dio. Questa teoria si scontra però con alcune parole del Signore Gesù:
Gesù disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati; ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti, non prendono né danno moglie; neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione.
Luca 20:34-36
Gli angeli, in quanto esseri spirituali, non hanno la possibilità di prendere moglie. In sé questa affermazione può significare soltanto che gli angeli non si possono sposare, oppure può significare per deduzione anche il fatto che non possono avere di conseguenza rapporti sessuali. La prima è un'esplicita certezza, mentre la seconda è una lecita - ma non definitiva - conclusione. Per sostenere il pensiero che questi "figli di Dio" fossero angeli ribelli, abbiamo però tutta una serie di importanti testimonianze, a partire dallo stesso Nuovo Testamento:
Ora voglio ricordare a voi che avete da tempo conosciuto tutto questo, che il Signore, dopo aver tratto in salvo il popolo dal paese d'Egitto, fece in seguito perire quelli che non credettero.
Egli ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora.
[...]
Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui».
Lettera di Giuda 5-6/14-15
Gli angeli che abbandonarono (volontariamente) la loro dimora si potrebbero riconoscere proprio negli angeli decaduti che (non conservarono la loro dignità, e) si unirono alle figlie degli uomini, venendo in seguito imprigionati da Dio in catene eterne in attesa del giorno del giudizio. I versetti 14 e 15 corrispondono ad un'esplicita citazione del primo libro di Enoch (chiamato anche Libro di Enoch Etiope [per la precisione: 1 Enoch 60:8 e 1 Enoch 1:9]) che racconta nel dettaglio la storia di 200 angeli che scendono sul monte Hermon e si uniscono con le figlie degli uomini. In questo scritto apocrifo, dopo questo avvenimento Dio ordina all'angelo Uriel di comunicare a Noè l'intenzione di punire questo gesto con il diluvio universale e agli angeli Raffaele e Michele di incatenare nelle tenebre gli angeli ribelli fino al giorno del giudizio. L'analogia del racconto e la prova della citazione rendono estremamente probabile l'indicazione che questi figli di Dio fossero quindi - a tutti gli effetti - degli angeli. Altrimenti l'Apostolo Giuda avrebbe evitato di
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| Croce cristiana copta |
"Unico e identico è sempre il Verbo di Dio, il quale ai credenti dà una fonte d'acqua per la vita eterna, mentre inaridisce per sempre il fico sterile per distruggere la genia degli uomini di allora che ormai non potevano dare frutti essendosi uniti con gli angeli di Dio e per impedire i loro peccati e salvare il tipo dell'arca, cioè la creazione di Adamo" [...]
Ireneo di Lione, Contro le eresie IV 36,4
Inoltre, persino lo storico ebreo Giuseppe Flavio sostiene questa lettura, dicendo:
"Essi si inimicarono Dio, perché molti angeli di Dio si unirono con donne e generarono figli, che si dimostrarono ingiusti e disprezzavano tutto ciò che era buono, facevano affidamento sulla loro forza, per la tradizione questi uomini fecero cose che assomigliano gli atti di coloro che i greci chiamano giganti".
Antichità Giudaiche I 3:1
Tutte queste testimonianze convergono nell'identificare questi figli di Dio con veri e propri angeli, in accordo ,tra l'altro, anche con le espressioni di altri libri veterotestamentari, come per esempio Giobbe:
Dov'eri tu quando io fondavo la terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza.
Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai,
o chi tirò sopra di essa la corda da misurare?
Su che furono poggiate le sue fondamenta,
o chi ne pose la pietra angolare,
quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme
e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia?
Giobbe 38:4-7
A questo punto diventa chiaro il fatto che i figli di Dio presentati in Genesi 6 siano a tutti gli effetti degli esseri angelici. Come conciliare però questo con il fatto che gli angeli non prendono moglie? Da una parte, possiamo pensare che sebbene gli angeli non prendano moglie possano in ogni caso avere rapporti sessuali - così come possono anche mangiare e bere, come si evince per esempio in Genesi 19:3 - oppure, d'altra parte, possiamo anche riflettere sulla possibilità di vere e proprie possessioni demoniache di altri uomini spinti successivamente a compiere questi atti.
Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo.
Marco 5:2-4
Come possiamo constatare da questo brano evangelico, persone possedute da spiriti immondi possono avere una forza tale da rompere a mani nude delle catene e dei ceppi, mostrando caratteristiche soprannaturali. Mostrando una forza superiore a qualsiasi altro uomo. Di conseguenza potrebbe essere lecito pensare che esseri umani nati in seguito ad unioni tra uomini e donne possedute, possano avere avuto una forza sufficiente da essere ricordati come "uomini potenti, che fin dai tempi antichi, sono stati famosi." Oppure, che questi uomini possano essere addirittura il frutto dell'unione con angeli ribelli, secondo un peccato contro natura di tale entità da richiedere il diretto e devastante intervento di Dio.
CONCLUSIONE
Non ci sono chiari ed espliciti riferimenti che possano ricondurre i figli di Dio descritti nel sesto capitolo di Genesi alla discendenza di Set. Ci sono però riferimenti molto più chiari che indicano questi esseri come angeli decaduti. Inserendo questa informazione in un contesto biblico più ampio, un'ipotesi potrebbe essere quella demoniaca, compiuta attraverso vere e proprie possessioni.
Questi avvenimenti, avrebbero scardinato l'ordine naturale stabilito da Dio, richiedendo un giudizio ed una purificazione immediata e su scala globale: il diluvio universale.
Gli uomini, cambiando l'uso naturale in quello che è contro natura, sono riusciti ad attirare il giudizio di distruzione dell'intera città di Sodoma. Solo uno sconvolgimento maggiore dell'ordine costituito da Dio avrebbe potuto portare ad una distruzione di gran lunga più devastante: la contaminazione (profanazione) del mondo spirituale demoniaco con quello materiale. A causa di questo, tutto il mondo di allora venne distrutto. A causa di questo, degli angeli decaduti giacciono ancora incatenati nelle tenebre, in attesa del gran giorno del giudizio.
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