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martedì 21 aprile 2015
L'amore di Dio, sparso nei nostri cuori
Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l'afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l'esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato.
Romani 5:1-5
I primi anni del cristianesimo sono stati anni di tensione, nei quali portare a maturità la comprensione degli insegnamenti di Cristo e la loro applicazione nelle molte questioni che sorgevano all'interno delle chiese, soprattutto nel problema che sorgeva tra la comunione dei credenti di origine ebraica con quelli di origine gentile, ma anche tra i credenti di entrambe le estrazioni con i giudei che ancora non riconoscevano Gesù come Messia. Dio si era rivelato prima di tutto al popolo ebraico, ed in un primo momento non era chiara la relazione tra questa "primogenitura" e il popolo credente che stava nascendo al di fuori di questa grande famiglia abramitica. La lettera che Paolo scrisse alla comunità cristiana di Roma affronta in modo completo proprio questi temi, e lo fa dall'inizio, chiarendo immediatamente che tutti, Giudei e Greci, sono ugualmente sottoposti al peccato, ma entrambi sono anche giustificati gratuitamente per la grazia di Dio mediante la redenzione in Cristo Gesù. Per tutto il genere umano quindi, vi è un'unica strada per la salvezza eterna, rappresentata non dalla legge di Mosè ma piuttosto dalla grazia di Dio mediante la redenzione in Gesù Cristo.
Nell'argomentazione dell'apostolo, tutta questa esposizione si appoggia su un punto particolare che troviamo al quarto capitolo: «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». Questa citazione del libro di Genesi (15:6) rappresenta infatti una vera e propria prova del fatto che anche nel tempo dell'antico patto la fede era sufficiente agli occhi di Dio per essere accreditata come giustizia. Il termine tradotto con messo in conto, nell'originale greco è riportato con il verbo logizomai, ed esprime proprio quel paradosso esistente tra l'atto interiore di credere e la computazione matematica di questo atto come giustizia personale. Abraamo credette e questo gli fu calcolato come giustizia. Ma allo stesso modo anche noi, sia che siamo di etnia ebraica o meno, possiamo credere, e questa nostra fede può essere a noi computata come atto come giustizia. Questa meravigliosa realtà spirituale è stata un fondamento della riforma protestante, e della relativa dottrina della giustificazione.
Avendo assodato questa salvezza comune disponibile mediante la fede, a questo punto l'apostolo Paolo sposta l'attenzione alle conseguenze di questo verdetto giuridico: per questo motivo, infatti, noi ora abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo. Questo è il cuore del Vangelo, questo è il motivo per cui ogni singolo credente ha potuto essere riconciliato con il Padre e ricevere il suo amore. Nei primi cinque versetti dei quinto capitolo della lettera, vengono descritte la pace e l'amore di Dio Padre, rese accessibili mediante Dio Figlio, grazie a Dio Spirito Santo. In due sole frasi, appaiono con splendida chiarezza l'armonia e la cooperazione delle persone della divinità nella manifestazione della salvezza del genere umano. Lo Spirito Santo sparge nei nostri cuori l'amore di Dio, lo stesso amore che ha portato il Figlio a morire sulla croce al posto dell'umanità, caricandosi dei nostri peccati e delle nostre iniquità (Is 53). E' un disegno perfetto, un amore condiviso, un proposito comune, quello che ha portato il Dio biblico all'azione per la salvezza dell'uomo. In questa grazia, possiamo gloriarci persino delle afflizioni, sapendo che sono ben poca cosa rispetto al futuro peso eterno di gloria (2 Co 4:17). Ogni afflizione infatti produce pazienza, la pazienza esperienza e l'esperienza speranza. Ogni afflizione accresce l'essere interiore e spirituale, fortificandoci e rendendoci sempre più simili a Cristo. Ogni afflizione ci unisce alle afflizioni che ha vissuto Cristo, unendoci però anche alla potenza della sua resurrezione. Per questo motivo, niente e nessuno può separarci dall'amore di Dio (Ro 8). Tanto la sofferenza quanto la gioia, nelle mani del Signore sono utilizzate per la crescita dei suoi figli, per la loro maturazione e per il loro avvicinamento al suo cuore. Nulla può separarci dall'amore di Dio, perché questo amore permea il creato e regna sovrano sopra ogni luogo, età e circostanza. E' un governo invisibile, spesso nascosto, e a volte compreso solo molto tempo dopo i singoli avvenimenti delle nostre vite. E' un governo che prende il disordine e la distruzione nati dai peccati dell'uomo e li lavora per convertirli in ordine e crescita nella vita delle persone. E' un governo soprannaturale, che agisce a volte in modo istantaneo, a volte in modo lento e progressivo. Per quanto poco possiamo capire di questo governo però, lo avvertiamo in modo sensibile nei nostri stessi cuori, attraverso lo Spirito Santo. Un amore reale, tangibile, presente. Un amore che ci parla della presenza di Dio, conducendoci fuori dalle nostre paure per afferrare il destino che il Signore ha pensato per noi. Un amore che copre e perdona molti peccati, un amore che ci spinge ad amare le altre persone, anche quelle meno amabili. Un amore che non ha fine e che desidera ripristinare la nostra identità di figli, e riscattare la nostra immagine, come immagine del Padre.
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