Archivio blog

Cerca nel blog

mercoledì 5 ottobre 2011

Israele e la Chiesa

All'interno del mondo cristiano, ci sono tre principali linee di pensiero differenti sulla relazione tra la Chiesa cristiana e Israele. 

La prima linea di pensiero è quella apostolica e biblica. In epoca apostolica, infatti, i credenti di Gerusalemme andavano al Tempio per pregare (Atti 3:1, 5:21), ben sapendo che agli Israeliti appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse (Rom. 9:4), e che la loro caduta (causata dal mancato riconoscimento di Gesù come il Messia che doveva venire) sarebbe stata temporanea, necessaria per aprire la salvezza a tutte le nazioni in attesa della loro piena riammissione (Rom. 11:2). Tra Israele e la Chiesa dunque ci sarebbe una differenza, ma anche un certo tipo di continuità, proprio per il fatto che essa è nata nel popolo ebraico e che inizialmente è stata composta per la maggior parte da persone di origine ebraica, fino ad un rovesciamento di posizione in attesa dell'intervento risolutivo di Dio.
 

Nei decenni successivi però le relazioni tra cristiani ed ebrei diventarono sempre più tese e alla distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. i cristiani interpretarono questo fatto come un'evidente punizione di Israele da parte di Dio. Questo pensiero continuò a fortificarsi nel tempo, tanto che circa un secolo e mezzo dopo questo evento, il teologo Origene scrisse: 

 “Possiamo dunque affermare in totale fiducia che gli ebrei non ritorneranno alla loro condizione precedente, dal momento che hanno commesso il più abominevole dei crimini, dando vita alla cospirazione contro il Salvatore dell'umanità… quindi la città dove Gesù ha sofferto é stata necessariamente distrutta, la nazione ebraica é stata scacciata dal proprio paese, e un altro popolo é stato chiamato da Dio alla mirabile elezione.”1  

Questo è un secondo paradigma teologico, diverso dal primo: un altro popolo è stato chiamato da Dio (ossia la Chiesa) che sarebbe quindi il Nuovo Israele, o l'Israele spirituale, che ha preso il posto dell'Israele etnico ormai escluso dall'elezione di Dio. Questa linea dottrinale è conosciuta attualmente con il nome di "teologia della sostituzione". 

La terza posizione invece è molto più recente e affonda le sue origini con la nascita dell'ottica dispensazionalista di John Nelson Darby, avvenuta nel XIX secolo. Secondo la dottrina dispensazionalista vi sarebbero sette differenti patti/dispensazioni con sette diverse condizioni di relazione tra Dio e il suo popolo. Secondo questa prospettiva teologica, Israele e la Chiesa sarebbero due realtà distinte con due scopi differenti. Gli ebrei governeranno la terra di Israele per mille anni dopo che i cristiani saranno rapiti in cielo da Cristo, attendendo la fine dei mille anni e l'arrivo dei nuovi cieli e della nuova terra.
In tutto questo, penso che non ci sia cosa più importante che tornare alle Scritture, e in questo caso specifico alla lettura delle parole che l'apostolo Paolo ha rivolto all'antica chiesa di Roma:

Io dico la verità in Cristo, non mento, la mia coscienza me lo attesta per lo Spirito Santo: io ho una grande tristezza e un continuo dolore nel cuor mio; perché vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo, per amor dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne, che sono Israeliti, ai quali appartengono l'adozione e la gloria e i patti e la legislazione e il culto e le promesse; dei quali sono i padri, e dai quali è venuto, secondo la carne, il Cristo, che è sopra tutte le cose Dio benedetto in eterno. Amen. Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; perché non tutti i discendenti da Israele sono Israele; né per il fatto che son progenie d'Abramo, son tutti figliuoli d'Abramo; anzi: In Isacco ti sarà nominata una progenie. Cioè, non i figliuoli della carne sono figliuoli di Dio: ma i figliuoli della promessa son considerati come progenie. Poiché questa è una parola di promessa: In questa stagione io verrò, e Sara avrà un figliuolo. Non solo; ma anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand'ebbe concepito da uno stesso uomo, vale a dire Isacco nostro padre, due gemelli; poiché, prima che fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male, affinché rimanesse fermo il proponimento dell'elezione di Dio, che dipende non dalle opere ma dalla volontà di colui che chiama, le fu detto: Il maggiore servirà al minore; secondo che è scritto: Ho amato Giacobbe, ma ho odiato Esaù. Che diremo dunque? V'è forse ingiustizia in Dio? Così non sia. Poiché Egli dice a Mosè: Io avrò mercé di chi avrò mercé, e avrò compassione di chi avrò compassione. Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.  
Romani 9:1-16

L'apostolo parla in modo esplicito della posizione attuale di Israele di fronte a Dio. Il suo cuore era estremamente contrito per questa separazione, poichè lui più di tutti riconosceva che proprio ad Israele appartengono l'adozione e la gloria, i patti, la legislazione, il culto e le promesse. Appartengono. Egli usa un verbo non al passato, ma al presente. Ancora oggi, quindi, essi appartengono al popolo ebraico. L'adozione e la gloria, i patti, la legislazione, il culto e le promesse sono state affidate a loro e questo fatto non si può cambiare: è un decreto irrevocabile. Tutti gli oracoli profetici dell'Antico Testamento indirizzati ad Israele dunque non possono che continuare ad essere validi per loro in modo specifico.
E la Chiesa? I credenti in Cristo hanno ricevuto un'adozione (Ga 4:5). Gusteranno la gloria di Dio (Ap 21:23). Vivono in un nuovo patto (Lu 22:20). Amando, adempiono al comandamento di Dio (2 Gv 5:6). Offrono un culto spirituale (Ro 12:1). Possiedono innumerevoli promesse (Gv 16:7, Lu 22:18 rivolgendosi ai discepoli in qualità di Cristiani, etc.), ma le Scritture non indicano che siano le stesse specifiche di Israele. In molti casi invece, specificano che si riferiscono a qualcosa di nuovo e diverso. Qualcosa di definitivo, come viene insegnato nella lettera agli Ebrei. Il nuovo patto, la legge dell'amore, il sacrificio di Cristo hanno portato a compimento ciò che prima era solo parziale. Le promesse individuali agli uomini di Dio dell'Antico Testamento sono state sospese affinchè anche noi, oggi, potessimo entrare per fede nel Regno di Dio. Se il Regno si fosse manifestato prima, non ci sarebbe più stato posto per noi. (Lettera agli Ebrei cap. 11). Questo per le promesse individuali. Ma le promesse nazionali di Israele? L'Antico Testamento è pieno di promesse profetiche a Israele come popolo. Promesse che non riguardano la salvezza di singole persone ma la restaurazione di un intera nazione per la gloria di Dio. L'adempimento di queste promesse, resta riservato per il futuro. Nonostante questa momentanea separazione tra Israele e il Signore, comunque, la parola di Dio non è caduta a terra neanche al presente. La Scrittura avverte infatti che nel Regno di Dio sono previsti molti individui, alcuni dei quali non aderenti realmente a questo Regno (Mt. 13:47-50). Questo concetto è stato successivamente elaborato con il nome di "Chiesa Invisibile". La conversione a Cristo implica l'ingresso nella Chiesa Invisibile, cioè nel gruppo di persone (di qualsiasi epoca e luogo) conosciute ed elette da Dio per far parte del Suo popolo santo. La Chiesa Visibile invece è formata dalle comunità locali che si riuniscono per adorare e servire il Signore. Le persone possono frequentare una chiesa locale per tutta la vita senza avere mai avuto una reale conversione a Cristo. Al contrario invece, è possibile che alcuni eletti non siano conosciuti che da pochi fratelli. Il ladrone sulla croce per esempio, non ebbe la possibilità di frequentare alcuna chiesa, pur essendo riconosciuto salvato dal Signore stesso. Ma tutto questo cosa c'entra? Questo ragionamento conduce alla comprensione dell'argomentazione che ha fatto Paolo su questo tema. Egli infatti ha mostrato come gli eredi delle promesse di Dio non siano i figli della carne (la semplice discendenza) ma i figli della promessa. Abramo ebbe due figli: Ismaele e Isacco. Di questi due però, solo Isacco è considerato dalla Bibbia come erede delle promesse di Dio ad Abramo. Allo stesso modo, prima che nascessero Giacobbe e Esaù, era già manifesta la volontà di Dio e la sua scelta di Giacobbe a scapito del primogenito. All'interno della linea di sangue perciò, non tutti gli individui sono eletti ed eredi delle promesse di Dio, ma solo alcuni. Questa eredità spirituale infatti non dipende dalla volontà o dallo sforzo umano ma dalla libera scelta del Signore che mostra misericordia a chi vuole mostrare misericordia e compassione a chi vuole mostrare compassione. Quindi, non i figli della carne sono figli di Dio, ma i figli della promessa sono considerati come discendenza. Possiamo vedere quindi, esattamente come per l'illustrazione di poco fa relativa alla Chiesa Visibile e Invisibile, che la rivelazione delle Scritture ci conduce alla consapevolezza della presenza di un Israele Etnico entro il quale vi è un sottoinsieme di persone (che solo Dio conosce!) che possiamo chiamare come Israele Eletto. L'Israele Eletto ha accettato Cristo in questi ultimi duemila anni e nel tempo presente e, al ritorno del Signore, coinciderà con quello Etnico in modo che tutto Israele possa essere salvato.

Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati. Poiché io rendo loro testimonianza che hanno zelo per le cose di Dio, ma zelo senza conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio, e cercando di stabilir la loro propria, non si son sottoposti alla giustizia di Dio; poiché il termine della legge è Cristo, per esser giustizia ad ognuno che crede. Infatti Mosè descrive così la giustizia che vien dalla legge: L'uomo che farà quelle cose, vivrà per esse. Ma la giustizia che vien dalla fede dice così: Non dire in cuor tuo: Chi salirà in cielo? (questo è un farne scendere Cristo) né: Chi scenderà nell'abisso? (questo è un far risalire Cristo d'infra i morti). Ma che dice ella? La parola è presso di te, nella tua bocca e nel tuo cuore; questa è la parola della fede che noi predichiamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore, e avrai creduto col cuore che Dio l'ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti col cuore si crede per ottener la giustizia e con la bocca si fa confessione per esser salvati. Difatti la Scrittura dice: Chiunque crede in lui, non sarà svergognato. Poiché non v'è distinzione fra Giudeo e Greco; perché lo stesso Signore è Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano; poiché chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato. Romani 10:1-13

L'errore del popolo ebraico (fino ai giorni nostri) è quello di ignorare la giustizia di Dio (il sacrificio di Cristo) cercando di stabilire la propria (l'adempimento della Legge di Mosè). Molti leggono il versetto dodici per impugnare l'idea che non c'è alcuna distinzione fra Giudeo e Greco. Il contesto però è un po' più specifico e un po' meno vago. Paolo ribadisce che chiunque crede in Gesù, non sarà svergognato. E che in questo (cioè nella salvezza attraverso Cristo) non c'è alcuna distinzione tra Giudeo o Greco; perchè lo stesso Signore è Signore di tutti. Infatti, chiunque avrà invocato il nome del Signore, sarà salvato. Questo insegnamento mette sullo stesso piano Giudei e Gentili dal punto di vista della salvezza. Entrambi infatti devono arrivare a Cristo per essere salvati. Ma non dal punto di vista delle promesse di Dio, ossia a come raggiungere Cristo. Di sicuro, queste parole non traslano l'adempimento delle promesse a Israele verso la Chiesa. Ogni persona deve passare per Cristo, ma Egli sicuramente non può/vuole contraddire le promesse del Padre. Semmai, vuole portarle a compimento.

Dico dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? No di certo! Perché anch'io sono israelita, della discendenza di Abraamo, della tribù di Beniamino. Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»? Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia. Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia. Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti, com'è scritto:
«Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere
e orecchie per non udire,
fino a questo giorno».
E Davide dice:
«La loro mensa sia per loro una trappola,
una rete,
un inciampo e una retribuzione.
Siano gli occhi loro oscurati perché non vedano
e rendi curva la loro schiena per sempre».
 
Romani 11:1-10

In questa spiegazione dell'apostolo, ci stiamo avvicinando allo scioglimento dei nodi finali. Viene affermato in modo energico che Dio in realtà non ha ripudiato il suo popolo, visto che lo ha preconosciuto. Dio non può fare errori e la Sua volontà non può essere frustrata. Il punto cruciale per comprendere questa rivelazione è il concetto di elezione. Paolo torna a parlarne prendendo un esempio dell'Antico Testamento per essere più chiaro e dare contemporaneamente una spiegazione teologica. Quando Israele era al colmo dell'idolatria, il profeta Elia si era rivolto al Signore lamentandosi di essere l'unico giusto. Ma la parola del Signore non si dovette attendere a lungo. Egli infatti rispose prontamente che si era riservato settemila uomini che non avevano piegato il ginocchio davanti agli idoli. Ritorniamo ora al tema affermato già al capitolo nove, ribadito con un nuovo avvenimento biblico e una nuova sfumatura. Così come ai tempi di Elia, così anche al presente c'è un residuo eletto per grazia. Al giorno d'oggi c'è un insieme di persone che rappresenta la nazione di Israele, ma tra di loro, solo un sottoinsieme rappresenta l'Israele eletto. Gli altri infatti (gli altri Israeliti) sono stati addirittura induriti nel cuore, affinchè non possano vedere ed udire spiritualmente. Certo, quest'ultimo "dettaglio" non rientra nei canoni della nostra idea di Dio. Può suscitare sentimenti di ingiustizia, ai quali Paolo risponde:

Tu allora mi dirai: «Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?» Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?» Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile? Che c'è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non soltanto fra i Giudei ma anche fra gli stranieri? 
Romani 9:19-24 
 
Ora io dico: sono forse inciampati perché cadessero? No di certo! Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta agli stranieri per provocare la loro gelosia. Ora, se la loro caduta è una ricchezza per il mondo e la loro diminuzione è una ricchezza per gli stranieri, quanto più lo sarà la loro piena partecipazione! Parlo a voi, stranieri; in quanto sono apostolo degli stranieri faccio onore al mio ministero, sperando in qualche maniera di provocare la gelosia di quelli del mio sangue, e di salvarne alcuni. Infatti, se il loro ripudio è stato la riconciliazione del mondo, che sarà la loro riammissione, se non un rivivere dai morti?  
Romani 11:11-15  
 
In realtà, come anticipato prima, dietro l'inciampo di Israele, c'è la possibilità di salvezza che è stata allargata alle persone di tutto il mondo. Poichè gli ebrei non hanno riconosciuto Cristo, la sua salvezza è stata allargata agli uomini di ogni luogo e tempo. E' qualcosa che non dovrebbe suscitare sentimenti di ribellione, ma piuttosto timore e tremore. Ogni cristiano dovrebbe ringraziare il Signore ogni giorno per una così grande possibilità di salvezza! Una salvezza che è stata conquistata dal Signore sulla croce, e che ha comportato un momentaneo ripudio per il popolo ebraico. Infatti il loro (momentaneo) ripudio è stato la riconciliazione di Dio con il mondo e l'apertura del Nuovo Patto a persone di tutte le nazioni. Ma ci sarà una loro riammissione. E cosa sarà, di tanto più glorioso? Il rivivere dei morti.

Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto:
«Il liberatore verrà da Sion.
Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà;
e questo sarà il mio patto con loro,
quando toglierò via i loro peccati».

Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati a causa dei loro padri; perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, così anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch'essi misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti. Oh, profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto inscrutabili sono i suoi giudizi e ininvestigabili le sue vie! Infatti
«chi ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi è stato suo consigliere? 

O chi gli ha dato qualcosa per primo,
sì da riceverne il contraccambio?»

Perché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui sia la gloria in eterno. Amen.
Romani 11:25-36

Ecco la rivelazione finale! Ecco la completezza del quadro d'insieme! Al presente, in Israele c'è un residuo eletto per grazia. Al presente, all'interno dell'Israele Etnico, vi è un numero più piccolo di persone che rappresenta l'Israele Eletto. Ma non sarà sempre così. Non può essere sempre così perchè il Signore ha promesso ben altro! E infatti, viene infine rivelato che tutto questo si porterà avanti finchè siano salvati tutti i non Ebrei eletti. Dopodichè, TUTTO Israele sarà salvato. Il Signore Gesù infatti tornerà in gloria e tutta quella generazione di Israeliti lo vedranno con i loro occhi e potranno pentirsi e convertirsi:

Poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni,
come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia. In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi,
che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente,
e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente,
tanto da formare una grande valle;
metà del monte si ritirerà verso settentrione
e l'altra metà verso il meridione.
 
Zaccaria 14:3-4

«Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme
lo Spirito di grazia e di supplicazione;
essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto,
e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico,
e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito.
 
Zaccaria 12:10  

Al ritorno del Signore quindi, l'Israele Etnico coinciderà con quello Eletto, innescando l'adempimento di tutte le profezie escatologiche relative alla nazione Ebraica al ritorno del Signore. E vi sarà la resurrezione dei morti.

CONCLUSIONE 

Comprendiamo dunque come i piani di Dio per Israele siano tutt'altro che terminati. La Chiesa e Israele sono al presente parzialmente sovrapposti, e si uniranno in modo perfetto e definitivo soltanto al ritorno di Cristo. Di conseguenza non c'è alcun motivo di applicare le promesse e profezie specifiche per Israele alla Chiesa, poichè essa non ha preso il suo posto, ma vive in un Nuovo Patto che sarà raggiunto pienamente da tutto popolo ebraico solo dopo il raggiungimento di tutte le sue specifiche promesse divine. Laddove la Bibbia si mostra precisa, non credo sia lecito generalizzare. E' corretto chiedere allo Spirito Santo di rendere personale la Parola di Dio, e sicuramente il Signore può parlare anche attraverso profezie dedicate ad altri. La Parola di Dio è eterna e non ha alcuna limitazione da questo punto di vista. Tuttavia allargare queste spiritualizzazioni fino alla costruzione di nuove strutture dottrinali, credo sia un modo fin troppo facile di interpretare in modo scorretto la Bibbia, ed essere preda di un'ignoranza scritturale sicuramente dannosa.


Note:

[1] http://www.catholicsforisrael.com/it/risorse/domande/102-che-cosa-e-la-teologia-della-sostituzione

giovedì 29 settembre 2011

L'Eterno è uno

Deuteronomio 6:4 Ascolta, Israele: l'Eterno, il nostro DIO, l'Eterno è uno. 5 Tu amerai dunque l'Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. 6 E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; 7 le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. 8 Le legherai come un segno alla mano, saranno come fasce tra gli occhi, 9 e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Dopo quarant'anni nel deserto, finalmente Israele si trovava al di là del fiume Giordano, nella terra di Moab.
La generazione che visse la liberazione dagli Egiziani era scomparsa, così Mosè prima di morire prese a parlare davanti al popolo, raccontando tutta la loro storia e tutte le leggi e i precetti che il Signore gli aveva affidato.
In questo contesto, arriva a parlare direttamente al loro cuore, da parte del Signore, con queste parole che cementano l'identità religiosa e nazionale del popolo. Sono comandamenti diretti ed espliciti, considerati come i più importanti di tutta la Legge.
Per millenni, fino ai giorni nostri, queste parole sono state recitate dagli Ebrei come preghiera alla mattina e alla sera, di generazione in generazione, esattamente come è prescritto.

Alcuni, hanno preso l'inizio di questo passo per confutare la dottrina della Trinità.
Come in ogni caso, credo che approfondendo il contesto e il significato del messaggio, possiamo apprendere molto di più, e in modo più completo.

Familiarizzando con l'intero quadro biblico, si nota subito chi è il destinatario di queste parole: il popolo di Israele.
Sicuramente, la Parola di Dio è eterna e parla a tutti gli uomini di ogni epoca. E' necessario grattare sotto la superficie però, per poter avere una comprensione più ampia e consapevole. Per molti secoli la Chiesa ha preteso di essere stata sostituita a Israele in quanto popolo di Dio. Qualunque lettore senza pregiudizi però, converrà nel fatto che tale dottrina è completamente estranea all'insegnamento biblico. Nel dettaglio, all'insegnamento dell'Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani, capitoli 9, 10 e 11. Quando il Signore parla a Israele dunque, parla a Israele. E quando parla alla Chiesa, parla alla Chiesa.
In questo caso perciò, è chiaro che Egli si sta rivolgendo al popolo di Israele.

Ascolta, Israele: l'Eterno, il nostro DIO, l'Eterno è uno.

L'Eterno è uno.
Da queste parole sembra inconcepibile il pensiero di più Persone nella Deità. Ma è davvero così?

Sicuramente, la parola "Trinità" non appartiene alla Bibbia, essendo stata formulata molto tempo dopo. Il suo concetto però è intessuto nella trama dell'intero escursus biblico. A volte in modo evidente, a volte in modo celato.

In tutto l'Antico Testamento, il Signore continua con insistenza a descrivere il proprio rapporto con Israele in uno stesso modo:

Ezechiele 16:6 Io ti passai accanto, vidi che ti dibattevi nel sangue e ti dissi: 'Vivi, tu che sei nel sangue!' Ti ripetei: 'Vivi, tu che sei nel sangue!' 7 Io ti farò moltiplicare per miriadi, come il germoglio dei campi. Tu ti sviluppasti, crescesti, giungesti al colmo della bellezza, il tuo seno si formò, la tua capigliatura crebbe abbondante, ma tu eri nuda e scoperta. 8 Io ti passai accanto, ti guardai, ed ecco, il tuo tempo era giunto: il tempo degli amori; io stesi su di te il lembo della mia veste e coprii la tua nudità; ti feci un giuramento, entrai in un patto con te", dice il Signore, DIO, "e tu fosti mia.
9 Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue che avevi addosso e ti unsi con olio. 10 Ti misi delle vesti ricamate, dei calzari di pelle di delfino, ti cinsi il capo di lino fino, ti ricoprii di seta. 11 Ti fornii d'ornamenti, ti misi dei braccialetti ai polsi e una collana al collo. 12 Ti misi un anello al naso, dei pendenti agli orecchi e una magnifica corona in capo. 13 Così fosti adorna d'oro e d'argento; fosti vestita di lino fino, di seta e di ricami; tu mangiasti fior di farina, miele e olio; diventasti bellissima e giungesti fino a regnare. 14 La tua fama si sparse fra le nazioni, per la tua bellezza; essa infatti era perfetta, perché io ti avevo rivestita della mia magnificenza", dice il Signore, DIO.
15 "Ma tu, inebriata della tua bellezza, ti prostituisti sfruttando la tua fama e offrendoti a ogni passante, a chi voleva.


Geremia 3:1 Il SIGNORE dice: «Se un uomo ripudia sua moglie
e questa se ne va via e si sposa con un altro,
quell'uomo torna forse ancora da lei?
Il paese stesso non ne sarebbe forse tutto profanato?
E tu, che ti sei prostituita con molti amanti,
ritorneresti da me?», dice il SIGNORE.


Osea 1:2 Quando l'Eterno iniziò a parlare a Osea, l'Eterno disse ad Osea: «Va', prenditi in moglie una prostituta e abbi figli di prostituzione, perché il paese si prostituisce, allontanandosi dall'Eterno».
2 Protestate con vostra madre, protestate, perché essa non è mia moglie e io non sono suo marito. Allontani dalla sua faccia le sue prostituzioni e i suoi adulteri di mezzo alle sue mammelle; 3 altrimenti la spoglierò nuda e la renderò come il giorno della sua nascita; la ridurrò a un deserto, la renderò come una terra arida e la farò morire di sete.


Isaia 50:1 Così dice l'Eterno: «Dov'è la lettera di divorzio di vostra madre con la quale io l'ho ripudiata? O a quale dei miei creditori vi ho venduto? Ecco, voi siete stati venduti per le vostre iniquità, e vostra madre è stata ripudiata per le vostre trasgressioni.

In modo sistematico, il Signore descrive il proprio rapporto con Israele come il matrimonio con una donna.
E ogni sua idolatria come infedeltà, o addirittura come prostituzione. Non credo che questo non abbia alcun senso.
Credo invece che mostri in modo molto chiaro qual'è il cuore di Dio verso questo popolo che Egli ha creato e scelto apposta per Sè stesso e per i Suoi proponimenti. Per amor di completezza, sottolineo il fatto che i versetti sopra riportati non esauriscono questo argomento e che, sebbene siano molto duri, devono essere meditati insieme a tutti gli altri passi biblici profetici di restaurazione futura. Per quanto riguarda il presente invece:

Romani 11: 2 Dio non ha ripudiato il suo popolo, che ha preconosciuto. Non sapete ciò che la Scrittura dice a proposito di Elia? Come si rivolse a Dio contro Israele, dicendo: 3 «Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno demolito i tuoi altari, io sono rimasto solo e vogliono la mia vita»? 4 Ma che cosa gli rispose la voce divina? «Mi sono riservato settemila uomini che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal». 5 Così anche al presente, c'è un residuo eletto per grazia.

Ecco quindi che il tema della fedeltà e dell'infedeltà risulta un cardine del rapporto tra Israele e Dio.
E' la cosa più importante, è il fulcro della loro relazione. Esattamente come in ogni matrimonio.

Lo stimato sociologo Francesco Alberoni, descrive così il sentimento di unicità provato nel "vero innamoramento":
"Il nostro amato non è confrontabile con nessun altro. Egli è l'unico, assolutamente l'unico essere vivente che noi possiamo amare. Chiunque altro, non può rimpiazzarlo. Se siamo ricambiati, se lui ci ama, ci meravigliamo della incredibile, straordinaria fortuna che ci è capitata." ("Ti Amo", Ed. Bur. Pag. 84)

Descrive in questo modo invece il tema della fedeltà:
"In amore fedeltà vuol dire esclusività: amore con una sola persona, rapporti sessuali solo con lei. Come nel monoteismo assoluto: "Non avrai altro Dio all'infuori di me". Invece nel politeismo posso essere fedele a più di una divinità. Come nell'amicizia [...]
La fedeltà implica sempre una dedizione di energie, un dispendio di sè a favore dell'amato. E' il dono di sè, dono del proprio tempo, dono delle proprie attenzioni, dei propri pensieri. ["Ti Amo", Ed. Bur. Pag. 229-230)

Perchè citare le parole di un sociologo e affiancarle ad un brano biblico?
Ebbene, "la sociologia è la scienza sociale che studia i fenomeni della società umana, indagando i loro effetti e le loro cause, in rapporto con l'individuo e il gruppo sociale." (Fonte: Wikipedia)
In poche parole, è la scienza che osserva i comportamenti umani per poterli descrivere al meglio.
E i comportamenti umani sono causati dalla natura umana. E la natura umana è stata creata dal Signore.

Egli ha usato l'immagine del matrimonio umano perchè è ciò che va più vicino alla realtà spirituale presente in questo rapporto.
E riflettendo e osservando proprio questo tipo di relazione umana possiamo comprendere meglio il Suo desiderio e proposito per Israele. (In questa sede parlo di Israele a causa dell'argomento, ma tale relazione è indicata anche tra il Signore e la Chiesa - Efesini 5:31, 32). Ecco qual'è il quadro d'insieme più nitido e dettagliato su questo tema. Ecco qual'è la chiave di lettura dalla quale passare per comprendere in profondità ogni passaggio che parla di questo argomento nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Con questi occhiali si possono vedere le "tridimensionalità" che altrimenti appaiono celate, nascoste.

Con questo pensiero allora, torniamo a leggere il brano iniziale tratto dal Deuteronomio:

Deuteronomio 6:4 Ascolta, Israele: l'Eterno, il nostro DIO, l'Eterno è uno. 5 Tu amerai dunque l'Eterno, il tuo DIO, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua forza. 6 E queste parole che oggi ti comando rimarranno nel tuo cuore; 7 le inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando sei seduto in casa tua, quando cammini per strada, quando sei coricato e quando ti alzi. 8 Le legherai come un segno alla mano, saranno come fasce tra gli occhi, 9 e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Leggendo con gli "occhiali" che abbiamo appena scoperto, quello che affiora dal brano non è una rivelazione della natura di Dio, bensì una descrizione della Sua relazione con Israele! Dio non sta parlando di Sè stesso ma del Suo rapporto con tutto il popolo! Ed è in questa prospettiva che si può comprendere fino in fondo il Suo messaggio. Egli sta chiedendo a Israele di "innamorarsi" di Lui. Egli chiede di essere l'Unico. Chiede di essere amato con tutto il proprio essere, di meditare le Sue parole nel cuore, di parlare di Lui ai propri figli.
Esattamente come quando si è innamorati non si riesce a pensare ad altro che la persona amata, allo stesso modo il Signore sta chiedendo a Israele di vivere la propria relazione con Lui in modo ugualmente intenso e passionario. Non una religione tradizionale e vuota, ma un rapporto vivo e vibrante. Questo è il vero messaggio. Questa è l'indicazione avvinghiata alla trama del passo biblico. Qualcosa che non si può capire con la ragione, ma con il cuore. Qualcosa che non si può capire con una dottrina, ma con una fede vivente.

Ecco che perde di ogni significato la congettura che "Se l'Eterno è uno, non può essere tre Persone". In queste parole Egli non sta rivelando chi è, sta rivelando chi vuole e deve essere per Israele. Non sta dicendo che è una Persona sola, ma sta dicendo che è l'Unico! Sta dicendo che solo Lui può e deve ricevere la loro adorazione. Che non si devono rivolgere a falsi dèi! Non devono seguire gli idoli delle altre popolazioni!!

Durante la storia, purtroppo, come abbiamo letto nei brani scritti da vari profeti, le cose non sono andate in questo modo. Israele si è dato all'idolatria in modi sempre più estremi, allontanandosi davvero tanto dal suo "primo amore".
Ma questo non ha sorpreso il Signore, non è accaduto senza il Suo volere. Ci sono più gradi di comprensione della volontà di Dio, e, per quanto riguarda Israele, l'ultimo grado rivelato è descritto con queste parole dall'Apostolo Paolo:

Romani 11:25 Infatti, fratelli, non voglio che ignoriate questo mistero, affinché non siate presuntuosi: un indurimento si è prodotto in una parte d'Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; 26 e tutto Israele sarà salvato, così come è scritto:
«Il liberatore verrà da Sion.
27 Egli allontanerà da Giacobbe l'empietà;
e questo sarà il mio patto con loro,
quando toglierò via i loro peccati».
28 Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l'elezione, sono amati a causa dei loro padri; 29 perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili. 30 Come in passato voi siete stati disubbidienti a Dio, e ora avete ottenuto misericordia per la loro disubbidienza, 31 così anch'essi sono stati ora disubbidienti, affinché, per la misericordia a voi usata, ottengano anch'essi misericordia. 32 Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.


L'infedeltà di Israele è stata usata dal Signore per offrirci la riconciliazione.
Il testimone è stato passato (temporaneamente) ai Gentili affinchè si adempisse la profezia data ad Abramo:

Genesi 12:3 Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

In questo modo, la stessa relazione appassionata è stata offerta a tutti gli uomini della terra grazie al sacrifico del Signore Gesù. Fino al momento in cui si raggiungerà la pienezza dei gentili (la salvezza di tutti i non Ebrei eletti) e l'Eterno tornerà ad accogliere Israele (facendo successivamente dei due ovili uno solo - Giovanni 10:16).

Geremia 31:31 Ecco, verranno i giorni», dice l'Eterno, «nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda; 32 non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto, perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore», dice l'Eterno. 33 «Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d'Israele dopo quei giorni», dice l'Eterno: «Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 34 Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: "Conoscete l'Eterno!", perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice l'Eterno. «Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato». 35 Così dice l'Eterno, che ha dato il sole per la luce di giorno e le leggi alla luna e alle stelle per la luce di notte, che solleva il mare e ne fa mugghiare le onde, il cui nome è l'Eterno degli eserciti. 36 «Se quelle leggi venissero meno davanti a me», dice l'Eterno, «allora anche la progenie d'Israele cesserebbe di essere una nazione davanti a me per sempre». 37 Così dice l'Eterno: «Se si potessero misurare i cieli in alto, o esplorare le fondamenta della terra in basso, allora anch'io rigetterei tutta la progenie d'Israele per tutto ciò che hanno fatto, dice l'Eterno.

lunedì 26 settembre 2011

Eppure tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli...

Salmi 8
1 Al direttore del coro. Sulla ghittea. Salmo di Davide.
O SIGNORE, Signore nostro,
quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
Tu hai posto la tua maestà nei cieli.
2 Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici,
per ridurre al silenzio l'avversario e il vendicatore.
3 Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai disposte,
4 che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi?
Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?
5 Eppure tu l'hai fatto solo di poco inferiore a Dio [o secondo un'altra traduzione "degli angeli"],
e l'hai coronato di gloria e d'onore.
6 Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani,
hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi:
7 pecore e buoi tutti quanti
e anche le bestie selvatiche della campagna;
8 gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
tutto quel che percorre i sentieri dei mari.
9 O SIGNORE, Signore nostro,
quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!


Questo salmo è attribuito al re Davide.
Gesù pregò rivolgendosi al "Padre nostro", insegnando a tutti noi il significato di essere figli dello stesso Padre.
Davide invece, inizia a salmeggiare al "Signore nostro". Egli, re, si riconosce suddito insieme a tanti altri, di fronte all'Eterno.
E' un messaggio che viene esplicitato in un altro brano biblico:

Salmi 100:3
Riconoscete che il SIGNORE è Dio;
è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi;
siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.


Questa è la proclamazione che inizia il suo canto. E' come se fosse una carta d'identità.
Davide riconosce contemporaneamente chi è Dio e chi è lui stesso. Presenta i presupposti della sua lode.
Subito dopo c'è un riconoscimento della magnificenza del Suo nome su tutta la terra e della Sua maestà nei cieli. E' una forma poetica che ribadisce la gloria di Dio, manifestata in tutta la creazione.
La terra ed il cielo, i primi elementi ad essere stati creati dal Signore, rispecchiano ancora oggi in modo perfetto la Sua gloria. Anche se più avanti comprendiamo come la natura sia stata sottomessa a vanità contro la sua stessa volontà, resta significativa l'espressione della gloria di Dio in essa. Dalla natura infatti il Signore offre una rivelazione generale, rispecchiando la Sua potenza creatrice.

Romani 1:18 L'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l'ingiustizia; 19 poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; 20 infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno glorificato come Dio, né l'hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d'intelligenza si è ottenebrato.

I pagani pur avendo conosciuto Dio mediante la perfezione della natura, non l'hanno glorificato, nè ringraziato.
Al contrario, Davide inizia la sua lode e i suoi ringraziamenti proprio da questo punto.

Ecco quindi che glorifica Dio come Signore e come Creatore.

Subito dopo, il salmista esprime la potenza di Dio come guerriero. Esattamente come era successo durante la sua vita, quando per la potenza del Signore ha potuto abbattere il gigante Golia da fanciullo, allo stesso modo riconosce ora che il Signore può trarre forza dalle cose più deboli di questo mondo.

1 Corinzi 1:28 Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono

In questo viene espressa la Sua grandezza. In questo modo si manifesta il Suo intervento.
Senza grandi ostentazioni, senza chiasso. Ma in modo risoluto e sovrannaturale, affinchè chiunque possa vedere che queste opere possono venire solo da Lui.

Lo sguardo però torna là, nel cielo. Torna alla grandezza del creato e alla piccolezza dell'uomo.
Chi non si è mai sentito insignificante fissando la profondità dell'oceano?
Chi non ha mai tremato perdendosi nell'osservazione di migliaia e migliaia di stelle, nel cielo?
In confronto, l'uomo è una formica.

Eppure il Signore l'ha creato di poco inferiore agli angeli. L'ha creato come Sua immagine, e in questo senso, di poco inferiore a Sè stesso. Come il David di Michelangelo rappresenta il pieno del vigore di un guerriero, così l'uomo, statua vivente, rappresenta l'immagine di Dio. Un onore immeritato, quasi inspiegabile di fronte alle immensità della creazione.
Questo passaggio verrà ripreso circa mille anni più tardi dall'autore della Lettera agli Ebrei.

Lettera agli Ebrei 1:1 Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, 2 in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. 3 Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi altissimi.

Ebrei 2:5 Difatti, non è ad angeli che Dio ha sottoposto il mondo futuro del quale parliamo; 6 anzi, qualcuno in un passo della Scrittura ha reso questa testimonianza:
«Che cos'è l'uomo perché tu ti ricordi di lui
o il figlio dell'uomo perché tu ti curi di lui?
7 Tu lo hai fatto di poco inferiore agli angeli;
lo hai coronato di gloria e d'onore;
8 tu hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi».
Avendogli sottoposto tutte le cose, Dio non ha lasciato nulla che non gli sia soggetto. Al presente però non vediamo ancora che tutte le cose gli siano sottoposte; 9 però vediamo colui che è stato fatto di poco inferiore agli angeli, cioè Gesù, coronato di gloria e di onore a motivo della morte che ha sofferto, affinché, per la grazia di Dio, gustasse la morte per tutti.
10 Infatti, per condurre molti figli alla gloria, era giusto che colui, a causa del quale e per mezzo del quale sono tutte le cose, rendesse perfetto, per via di sofferenze, l'autore della loro salvezza. 11 Sia colui che santifica sia quelli che sono santificati provengono tutti da uno; per questo egli non si vergogna di chiamarli fratelli, 12 dicendo:
«Annuncerò il tuo nome ai miei fratelli;
in mezzo all'assemblea canterò la tua lode».
13 E di nuovo:
«Io metterò la mia fiducia in lui».
E inoltre:
«Ecco me e i figli che Dio mi ha dati».
14 Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, 15 e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. 16 Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. 17 Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione dei peccati del popolo. 18 Infatti, poiché egli stesso ha sofferto la tentazione, può venire in aiuto di quelli che sono tentati.


La lettera agli Ebrei è stata scritta molto probabilmente da un discepolo o un collaboratore dell'Apostolo Paolo.
Come suggerisce il titolo stesso, questa lettera è stata scritta per gli Ebrei convertiti, con lo scopo di insegnare il significato più profondo celato dietro la persona e il sacrificio di Gesù Cristo, come adempimento di tutta la Legge di Mosè e dei messaggi dei profeti biblici dell'Antico Testamento. 
Come argomentazione iniziale, l'autore dimostra la superiorità di Cristo agli angeli.
In modo quasi paradossale infatti, viene dimostrata la piena divinità di Gesù proprio attraverso la Sua piena umanità nel momento dell'incarnazione.
In un epoca in cui gli angeli venivano venerati in molte regioni del mondo (ma possiamo vedere come questa pratica sia quantomai attuale), viene dimostrato attraverso la stessa Parola di Dio che il mondo non viene sottoposto ad angeli ma all'uomo. Questa non è un vero e proprio adempimento profetico, in quanto il salmo non comprende profezie, ma viene piuttosto preso ad esempio sotto ispirazione divina per confermare che il piano del Signore è quello di sottomettere la creazione ad un Uomo. All'Uomo perfetto: Gesù Cristo.
Il salmista si riferiva ad una sottomissione del regno animale e vegetale, per uno scopo di nutrimento come vediamo dagli esempi che elenca successivamente. L'autore della lettera invece, assolutizza questo concetto proiettandolo con infallibilità divina alla sola persona di Gesù. Non solo viene mostrato questo significato, ma approfondendo, veniamo alla conoscenza del fatto che tale sottomissione del Kosmos, dell'intero creato, avverrà in tempi futuri.
Tutto questo è possibile proprio per il fatto che legata alla natura pienamente divina di Gesù, vi è la natura umana. Unico modo per conquistare all'uomo una posizione di dignità che aveva perso dalla caduta di Adamo.
Ecco il significato dell'uomo Gesù. La necessità di rendersi simile in tutto e per tutto alle creature che ha portato all'esistenza, per poterle salvare. Non solo salvezza però, ma anche condivisione e comprensione.
L'intera vita terrena di Gesù è stata una vittoria sulla tentazione e sul peccato e proprio per questo, Egli può ora venire in aiuto di quelli che sono tentati. Con comprensione, e con la potenza salvifica del Suo sacrificio, reso perennemente attuale ed efficace dallo Spirito Santo. Ecco quindi che le stesse parole acquistano un significato ancora più stupefacente.
L'uomo, insignificante di fronte all'universo, non solo viene coronato di gloria ed onore dalla considerazione del proprio Creatore, ma anche dalla Sua volontà di abitare tra gli uomini senza vergognarsi. Unico modo per riabilitare alla condizione originaria.

A pensarci bene, questo non può in nessun modo farci inorgoglire. Non riceviamo infatti nessun merito da tanto amore e da tanta premura. Semmai, mostra ancora di più la grandezza di Dio, e ci porta con ancora maggior meraviglia al ringraziamento e alla glorificazione del nostro Dio, facendo nostre le parole di Davide:

O SIGNORE, Signore nostro,
quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...